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† Cnosso, Creta, Grecia, circa 180
Fu vescovo di Cnosso, nell'isola di Creta, e appartiene alla generazione dei responsabili delle comunità cristiane della seconda metà del II secolo. La sua esistenza è storicamente attestata soprattutto da Eusebio di Cesarea, che lo presenta tra gli scrittori ecclesiastici del tempo e conserva una parte della corrispondenza intercorsa tra Pinito e Dionigi, vescovo di Corinto. La discussione epistolare riguardava il rapporto tra continenza, disciplina cristiana e maturazione spirituale dei fedeli. Dionigi aveva raccomandato prudenza nell'imporre ai cristiani un peso troppo gravoso; Pinito, pur riconoscendo il valore della sua posizione, insisteva sulla necessità di offrire ai credenti anche un insegnamento più esigente e maturo. Eusebio ne sottolinea l'ortodossia, la sollecitudine pastorale e la competenza nelle cose divine. Girolamo riprese successivamente la testimonianza di Eusebio. La data della morte non è attestata da una fonte contemporanea e viene tradizionalmente collocata intorno al 180. La memoria liturgica ricorre il 10 ottobre.
Etimologia: Il greco πινυτός significa 'prudente', 'assennato', 'saggio'.
Martirologio Romano: Commemorazione di san Pinìto, vescovo di Cnosso nell’isola di Creta, che fiorì sotto gli imperatori Marco Antonino Vero e Lucio Aurelio Commodo e con i suoi scritti provvide sommamente alla fede e alla crescita spirituale del gregge a lui affidato.
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Le notizie biografiche su Pinito (Pinytus; Pinitus; Pinito di Creta) sono estremamente scarse. Non sono noti il luogo e la data della sua nascita, i genitori, la formazione, l'ordinazione episcopale o le circostanze della sua morte. La sua identificazione come vescovo di Cnosso è invece ben attestata da Eusebio di Cesarea, che lo inserisce tra gli esponenti ecclesiastici fioriti nella seconda metà del II secolo. Cnosso era allora un importante centro della Creta romana. La presenza di una comunità cristiana nella città è attestata almeno nella seconda metà del II secolo, proprio nel periodo nel quale compare Pinito. L'episcopato di Cnosso rimase successivamente una realtà ecclesiastica significativa nella storia cristiana dell'isola.
La corrispondenza con Dionigi di Corinto La principale testimonianza su Pinito è conservata nel libro IV della Historia Ecclesiastica di Eusebio. Dionigi, vescovo di Corinto, aveva indirizzato una lettera ai cristiani di Cnosso e al loro vescovo. Il tema riguardava soprattutto la continenza. Dionigi raccomandava a Pinito di non imporre ai fedeli un peso eccessivo come se la continenza fosse un obbligo assoluto per tutti, invitandolo a considerare la debolezza della maggioranza. La risposta di Pinito assumeva un orientamento diverso, pur senza configurarsi come una rottura con Dionigi. Il vescovo di Cnosso ne riconosceva il valore e ne apprezzava l'insegnamento, ma riteneva necessario che ai cristiani venisse offerto anche un nutrimento spirituale più solido. La metafora utilizzata era quella del latte e del cibo solido: una comunità cristiana non avrebbe dovuto rimanere indefinitamente in una condizione spirituale infantile, ma essere condotta verso una maturità maggiore. Il confronto non documenta quindi una semplice opposizione tra i due vescovi. Dionigi insisteva sulla necessità di adattare la disciplina alla debolezza dei fedeli; Pinito sottolineava invece il rischio che una disciplina e un insegnamento eccessivamente elementari impedissero la crescita spirituale della comunità. Eusebio presenta la risposta di Pinito come testimonianza della sua fede retta, della cura pastorale per i fedeli affidatigli, della cultura e della conoscenza delle realtà divine.
Uno scrittore ecclesiastico Eusebio colloca Pinito tra gli scrittori ecclesiastici del suo tempo e afferma che dagli uomini da lui ricordati era giunta per iscritto la dottrina della fede ricevuta dalla tradizione apostolica. Anche Girolamo, nel De viris illustribus, dedica a Pinito il capitolo 28 e lo presenta come vescovo di Cnosso e autore di una lettera a Dionigi di Corinto. La lettera di Pinito a Dionigi non è giunta autonomamente fino a noi. Il suo contenuto è conosciuto attraverso il resoconto di Eusebio e attraverso la successiva ripresa di Girolamo. Non sono pertanto conservate opere complete che permettano di ricostruire in maniera più ampia il suo pensiero teologico. La testimonianza di Eusebio è particolarmente importante anche perché costituisce la fonte antica fondamentale per la conoscenza di Pinito. Le informazioni successive dipendono in larga misura da questa tradizione. L' Encyclopedia of Ancient Christianity indica Eusebio come la fonte che ha conservato il nome del vescovo di Cnosso e la notizia della sua corrispondenza con Dionigi.
Gli ultimi anni e la morte Non sono conosciute le circostanze nelle quali terminò la vita di Pinito. Le fonti antiche ricordano il suo periodo di attività sotto gli imperatori Marco Aurelio e Lucio Aurelio Commodo, il cui governo si estese dal 161 al 192. Girolamo conferma la stessa collocazione cronologica. La data intorno al 180, frequentemente associata alla morte di Pinito, appartiene alla tradizione martirologica e agiografica successiva e non può essere ricavata con precisione dalla testimonianza di Eusebio. Gli Acta Sanctorum, sotto il 10 ottobre, pongono infatti la memoria di Pinito circa annum CLXXX, mentre il Martirologio Romano moderno lo ricorda come vescovo fiorito sotto Marco Antonino Vero e Lucio Aurelio Commodo, aggiungendo l'indicazione cronologica 'c 180'. Non vi sono testimonianze antiche sufficienti per affermare che Pinito sia morto martire. La sua memoria appartiene piuttosto alla tradizione dei vescovi e degli scrittori cristiani della seconda metà del II secolo.
Il problema della continenza La discussione tra Dionigi e Pinito è una delle testimonianze più interessanti sulla disciplina delle comunità cristiane del II secolo. Il tema non riguarda semplicemente l'elogio o il rifiuto dell'ascetismo, ma il modo nel quale una norma spirituale doveva essere proposta a una comunità composta da fedeli con differenti livelli di maturità. Dionigi insisteva sulla prudenza pastorale; Pinito sulla necessità di non ridurre l'insegnamento cristiano a una formazione elementare. Il linguaggio del 'latte' e del 'cibo solido' appartiene alla metafora della crescita spirituale e permette di cogliere l'idea che Pinito aveva della formazione cristiana. La sua posizione non è presentata da Eusebio come eterodossa. Al contrario, lo storico ecclesiastico ne elogia esplicitamente l'ortodossia e la sollecitudine pastorale.
Cnosso e il cristianesimo cretese La presenza di Pinito documenta l'esistenza di una comunità cristiana organizzata a Cnosso nella seconda metà del II secolo. Le testimonianze archeologiche e storiche mostrano che la città rimase un centro cristiano importante anche nei secoli successivi. Il vescovato di Cnosso è infatti attestato nella documentazione ecclesiastica dell'età tardoantica e bizantina.
Curiosità - Pinito è ricordato da Eusebio non soltanto come vescovo, ma anche tra gli scrittori ecclesiastici della sua epoca. - La sua unica opera conosciuta è una lettera indirizzata a Dionigi di Corinto, oggi perduta e conosciuta attraverso la testimonianza di Eusebio. - Il nome greco Πινυτός è attestato nell'antichità anche al di fuori dell'ambiente cristiano e il termine πινυτός significa 'prudente' o 'assennato'.
Cronologia - seconda metà del II secolo - Pinito esercita il ministero episcopale a Cnosso, in Creta. - 161-180 - Periodo nel quale Eusebio colloca la fioritura di Pinito e degli altri scrittori ecclesiastici della sua generazione. - circa 170 - Pinito è coinvolto nella corrispondenza con Dionigi, vescovo di Corinto, sulla disciplina della continenza e sulla formazione spirituale dei fedeli. - 180 circa - Data tradizionale della morte di Pinito, priva di una testimonianza contemporanea che permetta di precisarla. - IV secolo - Eusebio di Cesarea conserva nella Historia Ecclesiastica le principali notizie antiche su Pinito. - circa 392-393 - Girolamo dedica a Pinito il capitolo 28 del De viris illustribus, riprendendo la tradizione relativa al vescovo di Cnosso e alla sua lettera a Dionigi. - 10 ottobre - Memoria liturgica di san Pinito nel Martirologio Romano e nei calendari della tradizione cristiana orientale.
Valutazione storico-critica - L'esistenza storica di Pinito e il suo episcopato a Cnosso sono attestati con particolare solidità dalla Historia Ecclesiastica di Eusebio, fonte antica che conserva il suo nome e parte della sua corrispondenza. - La collocazione di Pinito nella seconda metà del II secolo è confermata da Eusebio e da Girolamo, che lo pongono sotto Marco Aurelio e Lucio Aurelio Commodo. - La testimonianza di Girolamo non costituisce una fonte indipendente di pari livello rispetto a Eusebio: il suo breve profilo riprende la notizia della lettera e la collocazione cronologica di Pinito. - La corrispondenza con Dionigi è storicamente significativa, ma le lettere originali non sono conservate. Il contenuto noto deriva principalmente dalla sintesi e dagli estratti trasmessi da Eusebio. - La discussione sulla continenza mostra una differenza di accento pastorale tra Dionigi e Pinito, senza che Eusebio presenti quest'ultimo come eterodosso. Al contrario, Eusebio ne elogia espressamente la fede, la cultura e la cura pastorale. - La data della morte intorno al 180 non è documentata da una fonte contemporanea. Essa deriva dalla tradizione martirologica e dagli Acta Sanctorum ed è quindi meno sicura della collocazione generale della sua attività nel II secolo. - Non sono documentati il luogo preciso della morte, le circostanze della morte, un martirio, le reliquie o episodi miracolosi attribuiti a Pinito. - Non risultano dati attendibili sulla sua nascita, sulla famiglia, sulla formazione, sull'ordinazione episcopale o sulla successione episcopale a Cnosso. - La memoria liturgica del 10 ottobre è antica nella tradizione martirologica: gli Acta Sanctorum ricordano già i martirologi di Adone e Usuardo e altre compilazioni precedenti. - La figura di Pinito è quindi storicamente più documentata come vescovo e scrittore ecclesiastico del II secolo che come protagonista di una biografia narrativa. Le tradizioni successive non consentono di ampliare legittimamente il quadro biografico oltre questi elementi.
Fonti e bibliografia essenziale - Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, IV, 21, dove Pinito è ricordato tra gli scrittori ecclesiastici del periodo. - Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, IV, 23, 7-8, per la corrispondenza tra Dionigi di Corinto e Pinito e per il giudizio sulle sue qualità pastorali e teologiche. - Girolamo, De viris illustribus, 28, per la notizia relativa a Pinito, vescovo di Cnosso, e alla sua lettera a Dionigi. - Acta Sanctorum, 10 ottobre, 'De S. Pinito episcopo Cnossi in insula Creta', con la tradizione relativa alla memoria liturgica e alla datazione intorno al 180. - Martyrologium Romanum, 10 ottobre, commemorazione di san Pinito, vescovo di Cnosso. - Angelo Di Berardino et al., Encyclopedia of Ancient Christianity, voce 'Pinytus', per la valutazione delle fonti antiche e della posizione di Pinito nella letteratura cristiana del II secolo. - W. H. C. Frend e David E. Johnston, 'The Byzantine basilica church at Knossos', Annual of the British School at Athens 57, per il contesto storico-archeologico della comunità cristiana di Cnosso e la testimonianza di Pinito nel II secolo. Autore: Giampietro Cattini
Eusebio di Cesarea nella sua Historia Ecclesiastica, enumerando gli scrittori ecclesiastici fioriti sotto il regno di Marco Aurelio (161-180), cita Pinito vescovo dei fedeli di Creta. Un po’ più oltre lo stesso autore, occupato a descrivere l’attività epistolare del vescovo Dionigi di Corinto, segnala tra i suoi corrispondenti, Pinito, facendone un breve elogio:
«A queste si trova unita un’altra lettera, diretta agli abitanti di Cnosso, dove raccomanda al loro vescovo Pinito di non voler imporre ai fratelli, come necessario, il grave peso della continenza carnale, e di prendere in considerazione la debolezza dei più.
«Pinito nella lettera di risposta, dapprima esprime ammirazione e lode a Dionisio, e poi lo eccita a continuare, sì, a nutrire il suo popolo, ma vorrebbe che gli desse un cibo più solido, scritti di più perfetta dottrina, temendo che alla fine, con la continuata alimentazione a base di latte, abbiano insensibilmente a invecchiare in un tenore di vita infantile.
«Questa lettera è veramente come un quadro perfetto, dal quale risultano l’ortodossia della fede di Pinito, la sollecitudine per il profitto del gregge affidatogli, la sua eloquenza e la sua perspicacia nelle cose divine».
Questo breve ritratto di Pinito tracciato dalla penna entusiasta di Eusebio, fornisce le uniche informazioni che ci siano pervenute su questo personaggio. E se san Girolamo gli dedica un capitolo del suo De viris illustribus è soltanto a causa della testimonianza di Eusebio, da cui in realtà dipende.
Adone, per primo, introdusse Pinito nel suo Martirologio alla data arbitraria del 10 ottobre e l’elogio a lui dedicato proviene da Eusebio. Usuardo lo riprodusse tale e quale, ma C. Baronio nel Martirologio Romano aggiunse una precisazione d'ordine cronologico indicando che Pinito visse sotto gli imperatori Marco Aurelio (161-180) e Commodo (180-92), precisazione attinta da san Girolamo.
Autore: Joseph-Marie Sauget
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