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Beata Maria Teresa Fasce Agostiniana

18 gennaio (12 ottobre)

Torriglia, Genova, 1881 - Cascia, 18 gennaio 1947

Nata nel 1881 a Torriglia, nell'entroterra genovese da una famiglia borghese molto religiosa, nonostante la contrarietà della famiglia, nel 1906 entra nel monastero agostiniano di Santa Rita a Cascia di cui sarà abbadessa dal 1920 fino alla morte, nel 1947. Diventa propagatrice della devozione a santa Rita anche grazie al periodico «Dalle Api alle rose»; realizza l'«alveare di santa Rita» per accogliere le «apette», le piccole orfane. Riesce a realizzare un santuario che non vedrà ultimato e che sarà consacrato quattro mesi dopo la sua morte. La sua esistenza è contrassegnata da gravi malattia a partire da un tumore al seno col quale convive per 27 anni. Non a caso oggi viene invocata dalle fedeli colpite da questa malattia. Scomparsa il 18 gennaio 1947, Giovanni Paolo II l'ha proclamata beata il 12 ottobre 1997. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Cascia in Umbria, beata Maria Teresa (Maria Giovanna) Fasce, badessa del monastero dell’Ordine di Sant’Agostino, che con ogni cura uń l’ascesi e la contemplazione alle opere di carità verso i pellegrini e i bisognosi.


Nasce nel 1881 a Torriglia, nell’entroterra genovese, in una famiglia borghese, dove si respira una religiosità intensa, tanto che ben tre figlie avvertono in modo chiaro e distinto la vocazione alla vita consacrata. Ma per quell’incoerenza illogica di troppe famiglie cristiane, ogni vocazione trova una ferma opposizione. Riesce a spuntarla solo lei, forse più cocciuta, certamente con una vocazione così salda da superare tutti gli ostacoli. Perché a lei non va bene un monastero qualsiasi , ma solo uno agostiniano; e non in una città qualunque, ma unicamente a Cascia. La famiglia, già contraria alla vocazione di per sé, tanto più ostacola la sua idea del monastero di Cascia, oscura cittadina che nessuno conosce e molto distante da Genova. Certamente più distante ddi Savona dove pure c’è un monastero agostiniano in cui la famiglia si adatterebbe a vederla entrare, ma di cui lei non vuole sapere. Il suo non è però un capriccio infantile, ma l’espressione della sua tenera devozione a Santa Rita, la quattrocentesca monaca agostiniana che Leone XIII ha proclamato santa nel 1900 e che appunto nel monastero di Cascia è vissuta ed è morta. Quando la famiglia si è convinta a lasciarla partire, a complicare ulteriormente la tormentata storia della sua vocazione arriva il netto rifiuto del monastero, le cui monache proprio non riescono a capire come quella “signorina in cappellino” avrebbe potuto adattarsi alla povertà del monastero dell’insignificante paesino di Cascia. Ancora una volta vince lei e nel 1906 entra nel monastero che ha sognato. Qui però non trova una situazione rosea, perché sette giovani monache provenienti da Macerata vi hanno portato un clima di aridità spirituale che la fa soffrire e la manda in crisi. Così nel 1910 si prende una pausa di riflessione e rientra in famiglia, ma torna a Cascia l’anno dopo, ben decisa, con la sua presenza e la sua opera, a risanare quel rilassato ambiente spirituale. Viene eletta Abbadessa nel 1920 e tale resterà per 27 anni, cioè fino alla morte. Con fermezza, amorevolezza e tanta umiltà riesce nel suo intento, ridonando al monastero il suo giusto equilibrio spirituale e caritativo. Innamorata di Santa Rita, allora conosciuta solo in Umbria o poco più, si fa propagatrice della sua devozione nel mondo, anche grazie al periodico “Dalle api alle rose” che fonda nel 1923; promuove pellegrinaggi che a quell’epoca per Cascia rappresentavano un evento eccezionale; realizza l’”Alveare di S. Rita” per accogliere le “Apette”, cioè le piccole orfane; pensa di costruire un santuario, in grado di accogliere i tanti pellegrini che lei già intravede. Ci riesce a prezzo di sacrifici immensi, incomprensioni, amarezze, cause giudiziarie, ostacoli della Soprintendenza, e che non avrà la soddisfazione di vedere ultimato, perché sarà consacrato quattro mesi dopo la sua morte. Sul suo fisico si accumulano malanni a non finire: il diabete si assomma all’asma, a problemi di cuore e di circolazione al punto da impedirle di camminare ed inoltre convive per 27 anni con un tumore al seno (non per nulla adesso viene invocata da chi è assalito dal male del secolo). Si spegne nella mattinata del 18 gennaio di 60 anni fa, circondata da una fama di santità che Giovanni Paolo II ha sancito il 12 ottobre 1997 con la solenne beatificazione di Madre Maria Teresa Fasce.


Autore:
Gianpiero Pettiti


Note:
Il Martyrologium Romanum ha posto la sua memoria al 18 gennaio, mentre le Monache Agostiniane la ricordano il 12 ottobre.

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Aggiunto il 2007-05-15

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