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Beata Maria Teresa (Maria Giovanna) Fasce Badessa agostiniana

18 gennaio (12 ottobre)

Torriglia, Genova, 27 dicembre 1881 - Cascia, Perugia, 18 gennaio 1947

Maria Giovanna Fasce, nata a Torriglia, in provincia di Genova e diocesi di Tortona, il 27 dicembre 1881, è figlia di una famiglia borghese. Nonostante il parere contrario dei familiari, nel 1906 entra nel monastero agostiniano di Santa Rita a Cascia, prendendo il nome di suor Teresa Eletta. A causa della rilassatezza spirituale che trova, nel 1910 rientra in famiglia, ma solo temporaneamente. Viene eletta badessa nel 1920 e lo rimane fino alla morte. Diventa propagatrice della devozione a santa Rita anche grazie al periodico «Dalle Api alle rose». Per accogliere bambine orfane realizza l’orfanotrofio detto Alveare di santa Rita, dove riceve le piccole, che chiama “apette”, rimandando a uno dei prodigi avvenuti quando la Santa era ancora bambina. Infine avvia la costruzione del santuario, sempre dedicato a santa Rita. Un tumore alla mammella sinistra, che sopporta per ventisette anni, pone fine ai suoi giorni il 18 gennaio 1947; esattamente quattro mesi dopo, il 18 maggio, viene consacrato il nuovo santuario. Madre Maria Teresa Fasce viene beatificata il 12 ottobre 1997 a Roma da san Giovanni Paolo II. I suoi resti mortali sono venerati presso il santuario di Santa Rita a Cascia, precisamente nella Basilica Inferiore. Il Martirologio Romano la commemora nel giorno della sua nascita al Cielo, La sua memoria liturgica, nel calendario proprio dell’Ordine Agostiniano, ricorre invece il 12 ottobre, giorno anniversario della beatificazione. Viene particolarmente invocata dai malati di tumore.

Martirologio Romano: A Cascia in Umbria, beata Maria Teresa (Maria Giovanna) Fasce, badessa del monastero dell’Ordine di Sant’Agostino, che con ogni cura uń l’ascesi e la contemplazione alle opere di carità verso i pellegrini e i bisognosi.


Maria Giovanna Fasce nasce il 27 dicembre 1881 a Torriglia, nell’entroterra genovese e in diocesi di Tortona. La sua è una famiglia borghese, dove si respira una religiosità intensa, tanto che ben tre figlie avvertono in modo chiaro e distinto la vocazione alla vita consacrata.
Ma per quell’incoerenza illogica di troppe famiglie cristiane, ogni vocazione trova una ferma opposizione. Riesce a spuntarla solo lei, forse più cocciuta, certamente con una vocazione così salda da superare tutti gli ostacoli. Perché a lei non va bene un monastero qualsiasi, ma solo uno agostiniano; e non in una città qualunque, ma unicamente a Cascia.
La famiglia, già contraria alla vocazione di per sé, tanto più ostacola la sua idea del monastero di Cascia, oscura cittadina che nessuno conosce e molto distante da Genova. Certamente più distante di Savona dove pure c’è un monastero agostiniano in cui la famiglia si adatterebbe a vederla entrare, ma di cui lei non vuole sapere.
Il suo non è però un capriccio infantile, ma l’espressione della sua tenera devozione a Rita, la quattrocentesca monaca agostiniana che Leone XIII ha proclamato Santa nel 1900 e che appunto nel monastero di Cascia è vissuta ed è morta.
Quando la famiglia si è convinta a lasciarla partire, a complicare ulteriormente la tormentata storia della sua vocazione arriva il netto rifiuto del monastero, le cui monache proprio non riescono a capire come quella “signorina in cappellino” avrebbe potuto adattarsi alla povertà del monastero dell’insignificante paesino di Cascia. Ancora una volta vince lei e nel 1906 entra nel monastero che ha sognato, prendendo il nome di suor Teresa Eletta.
Qui però non trova una situazione rosea, perché sette giovani monache provenienti da Macerata vi hanno portato un clima di aridità spirituale che la fa soffrire e la manda in crisi. Così nel 1910 si prende una pausa di riflessione e rientra in famiglia, ma torna a Cascia l’anno dopo, ben decisa, con la sua presenza e la sua opera, a risanare quel rilassato ambiente spirituale.
Viene eletta badessa nel 1920 e tale resterà per ventisette anni, cioè fino alla morte. Con fermezza, amorevolezza e tanta umiltà riesce nel suo intento, ridonando al monastero il suo giusto equilibrio spirituale e caritativo.
Innamorata di santa Rita, allora conosciuta solo in Umbria o poco più, si fa propagatrice della sua devozione nel mondo, anche grazie al periodico «Dalle api alle rose» che fonda nel 1923, e promuove pellegrinaggi che a quell’epoca per Cascia rappresentavano un evento eccezionale.
Fa sorgere un orfanotrofio, l’Alveare di Santa Rita, per accogliere le “Apette”, cioè le piccole senza famiglia o abbandonate dai propri cari. I nomi sono dovuti a uno dei prodigi della vita della Santa, avvenuto quando quest’ultima era ancora nella culla: uno sciame di api entrò e uscì dalla sua stanza, per posarle il miele in bocca, senza farle alcun male.
Pensa poi di costruire un santuario, in grado di accogliere i tanti pellegrini che già intravvede. Ci riesce a prezzo di sacrifici immensi, incomprensioni, amarezze, cause giudiziarie, ostacoli della
Soprintendenza. Non avrà la soddisfazione di vedere ultimato il tempio, perché sarà consacrato quattro mesi dopo la sua morte.
Sul suo fisico si accumulano malanni a non finire: il diabete si assomma all’asma, a problemi di cuore e di circolazione, al punto da impedirle di camminare. Inoltre convive per ventisette anni con un tumore alla mammella sinistra; non per nulla adesso viene invocata da chi è assalito dal medesimo male.
Madre Maria Teresa Fasce si spegne nella mattinata del 18 gennaio 1947, circondata da una fama di santità che quasi vent’anni più tardi porta all’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione. L’11 luglio 1995 il Papa san Giovanni Paolo II autorizza la promulgazione del decreto sull’eroicità delle sue virtù.
Il miracolo riconosciuto per la beatificazione si è verificato a Napoli per Chiara Gargano, guarita, dopo aver invocato proprio la Madre, da un calcolo della colecisti incuneato nell’infundibolo, con diametro di 2,1 centimetri. Il 12 ottobre 1997 san Giovanni Paolo II ha quindi proclamato Beata madre Maria Teresa, insieme ad altri quattro candidati agli altari, alla presenza di molti devoti arrivati da Cascia e da Torriglia.
I suoi resti mortali sono venerati presso il santuario di Santa Rita a Cascia, precisamente nella Basilica Inferiore. La sua memoria liturgica, nel calendario proprio dell’Ordine Agostiniano, ricorre il 12 ottobre, giorno anniversario della beatificazione.


Autore:
Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-01-18

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