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San Monone Eremita

Festa: 18 ottobre

Irlanda, ca. 600 - Nassogne, Vallonia, Belgio, ca. 630-645

E' un eremita venerato a Nassogne, nelle Ardenne belghe, la cui figura appartiene alla prima fase della cristianizzazione dell'area durante il VII secolo. La sua esistenza storica è attestata soprattutto dalla tradizione agiografica e dalla precoce formazione del culto presso il luogo della sua sepoltura. La Vita Mononis prima, composta diversi secoli dopo gli eventi, lo presenta come originario dell'Irlanda e giunto nella regione attraverso la Gallia, dove avrebbe incontrato il vescovo Giovanni l'Agnello, quindi stabilito la propria cella presso la sorgente Nassania. La tradizione lo considera martire, ma le circostanze della morte non sono ricostruibili con certezza: le fonti agiografiche parlano di un'uccisione violenta, mentre le tradizioni posteriori ne attribuiscono la responsabilità alternativamente a briganti o ad abitanti di Forrières ostili alla sua opera di evangelizzazione. Il Martyrologium Romanum lo ricorda il 18 ottobre come eremita nella foresta delle Ardenne e martire, usando però una formulazione prudente sull'attribuzione del martirio.

Patronato: Agricoltori, allevatori, bestiame e raccolti.

Etimologia: L'origine del nome è discussa. Alcuni studiosi rilevano che Monon non è un nome irlandese; un'interpretazione moderna lo collega al greco monos, 'solo, unico'.

Emblema: Palma del martirio; abito diaconale con libro; maiale e campanella.

Martirologio Romano: A Nassogne nel Brabante, nel territorio dell’odierno Belgio, san Monóne, che si ritiene sia stato eremita nella foresta delle Ardenne e martire.


Le notizie sulla prima parte della vita di Monone (Mono, Muno, Monon) derivano principalmente dalla Vita Mononis prima, identificata con il testo BHL 6006, e dalla successiva Vita Mononis secunda. La prima Vita fu redatta in epoca molto posteriore rispetto al santo, probabilmente tra la metà e il terzo quarto del X secolo. Essa presenta Monone come originario dell'Irlanda, indicata con il termine latino Scotia.
L'origine insulare di Monone non è tuttavia certa. Alain Dierkens ha osservato che il nome non è irlandese e che non esiste una tradizione irlandese antica collegata al culto di Monone a Nassogne. Anche la caratterizzazione del santo come peregrino insulare potrebbe quindi appartenere alla costruzione agiografica posteriore. Per questo motivo l'origine irlandese, tradizionalmente ripetuta, non può essere considerata un dato storico sicuro.
Secondo la Vita Mononis prima, Monone ricevette in visione l'indicazione di recarsi nella foresta delle Ardenne, presso un luogo chiamato Fridier e la sorgente Nassania. La visione sarebbe stata ripetuta per tre volte. Il racconto prosegue con il viaggio verso Roma e con l'incontro, durante il percorso, con Giovanni l'Agnello, vescovo di Tongres. La fonte collega così direttamente Monone a una figura episcopale storicamente collocabile nel secondo quarto del VII secolo.

L'eremita di Nassogne
L'elemento storicamente più plausibile della tradizione è la presenza di un religioso presso Nassogne durante l'episcopato di Giovanni l'Agnello. Dierkens identifica Monone con un religioso che era diacono ma non sacerdote e che ottenne il permesso di stabilirsi nella foresta delle Ardenne, presso una sorgente chiamata Nassania. Il luogo non era una regione completamente isolata: la presenza di una importante strada romana e di resti di epoca romana e merovingia mostra che l'area era inserita in una rete abitativa e viaria già esistente.
Monone avrebbe costruito un piccolo oratorio e una cella per la vita eremitica. La sua attività assunse anche una dimensione missionaria, attirando gli abitanti della regione. La Vita Mononis prima lo presenta come patrono della comunità di Nassogne e della comunità canoniale che si sarebbe sviluppata intorno al suo culto.
La tradizione della campanella trovata da un maiale appartiene invece alla narrazione agiografica. Secondo il racconto, l'animale avrebbe riportato alla luce una piccola campana che Monone avrebbe poi utilizzato per richiamare i fedeli alla preghiera. L'episodio non costituisce una testimonianza contemporanea alla vita del santo ed è rimasto soprattutto come elemento della tradizione e dell'iconografia locale.

La morte
La data della morte non è certa. Le tradizioni locali hanno fissato talvolta il 636 o il 645, mentre la ricostruzione storico-critica permette soprattutto di collocare la morte prima del 648-649, cioè prima della fine dell'episcopato di Giovanni l'Agnello. Il Martyrologium Romanum contemporaneo utilizza una formulazione più prudente e colloca Monone a Nassogne intorno al 630-640.
La morte fu violenta e il culto successivo lo venerò come martire. Le fonti tarde divergono però sulle circostanze. Una tradizione parla genericamente di briganti che lo avrebbero ucciso; un'altra, particolarmente sviluppata nel folklore di Nassogne e Forrières, attribuisce l'uccisione agli abitanti di Forrières, ostili alla distruzione di antichi luoghi di culto. Quest'ultima narrazione non è sufficientemente documentata e appartiene alla tradizione agiografica e locale.
L'ipotesi di un conflitto tra Monone e comunità ancora legate a culti precristiani riflette il modello narrativo ricorrente nelle Vitae dei missionari medievali. Non è possibile stabilire storicamente che Monone abbia distrutto specifici idoli o strutture cultuali, né che gli abitanti di Forrières siano stati responsabili della sua morte.

Il culto e la formazione della collegiata
Dopo la morte, il corpo di Monone sarebbe stato deposto nell'oratorio. Il luogo divenne progressivamente centro di venerazione. La tradizione collega a Giovanni l'Agnello la costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine presso Nassogne, nella quale le reliquie del santo furono successivamente custodite.
La documentazione medievale mostra che il culto era ormai stabilmente organizzato prima dell'anno 1100. La Vita Mononis prima si rivolge infatti ai fedeli riuniti nella chiesa di San Monone nel giorno della festa e definisce il santo patrono di Nassogne e della comunità canoniale. La presenza di un capitolo di canonici è legata allo sviluppo del santuario e alla sua crescente importanza religiosa.
Una tradizione storica attribuisce a Pipino di Herstal, nell'VIII secolo, un intervento decisivo nel consolidamento della chiesa e del capitolo. La tradizione locale colloca intorno al 687 la fondazione o il finanziamento del capitolo canonicale, ma le vicende documentarie dell'istituzione sono più complesse e sono state oggetto di studio da parte di Alain Dierkens.
Le Acta Sanctorum, nell'edizione ottocentesca, dedicano a Monone un commento preliminare, la Vita e la Passio, riconoscendo esplicitamente la presenza di manoscritti che conservano la tradizione agiografica del santo.

Le reliquie e la devozione popolare
Il culto di Monone rimase strettamente legato a Nassogne. Le reliquie sono conservate nella collegiata a lui dedicata e vengono portate annualmente in processione nella celebrazione dei cosiddetti Remuages, la domenica successiva all'Ascensione. La processione raggiunge la cappella di San Monone, tradizionalmente identificata con il luogo dell'antico eremo e con il luogo della morte del santo.
La devozione assunse nel tempo una marcata caratterizzazione rurale. Monone è invocato come protettore degli agricoltori, degli animali domestici, del bestiame e dei raccolti. Durante i Remuages, i pellegrini usano tradizionalmente erba o rami fatti entrare in contatto con la teca delle reliquie e li portano agli animali. Il rito appartiene alla storia della devozione popolare sviluppatasi intorno al santuario di Nassogne.

Le Vitae di san Monone
La principale fonte narrativa è la Vita Mononis prima, BHL 6006, pubblicata da Victor De Buck negli Acta Sanctorum, volume di ottobre VIII, alle pagine 367-369. Esiste anche una seconda Vita, la cui relazione con la storia del capitolo di Nassogne e con le pretese dell'abbazia di Saint-Hubert è stata analizzata criticamente da Alain Dierkens.
La distanza cronologica tra Monone e la prima redazione della sua Vita impone prudenza nell'utilizzo dei particolari narrativi. Il testo conserva tuttavia elementi utili per la storia del culto e presenta una tradizione già consolidata, nella quale Monone è considerato patrono della comunità di Nassogne.

Il problema dell'origine irlandese
L'origine irlandese o scozzese di Monone è uno degli aspetti più discussi. La Vita Mononis prima lo presenta come nato in Irlanda, ma Alain Dierkens ha rilevato l'assenza di una tradizione irlandese antica relativa al santo e la natura non irlandese del nome Monon. Anche studi più recenti hanno messo in dubbio l'immagine tradizionale del santo come irlandese. L'origine insulare rimane pertanto una tradizione agiografica, non un dato biografico definitivamente accertato.

Il martirio e la tradizione di Forrières
La tradizione secondo cui Monone sarebbe stato ucciso dagli abitanti di Forrières perché avrebbe abbattuto antichi monumenti pagani è fortemente radicata nel folklore locale. Le fonti presentano però anche una versione più semplice, secondo la quale il santo sarebbe stato ucciso da briganti. Non esiste una testimonianza contemporanea che consenta di scegliere con certezza fra le due ricostruzioni. La responsabilità specifica attribuita agli abitanti di Forrières appartiene quindi alla tradizione locale.

Cronologia
- ca. 600 - Tradizionale nascita di Monone in Irlanda, secondo la Vita Mononis prima; l'origine insulare rimane discussa.
- primo quarto del VII secolo - Tradizionale ingresso di Monone nella vita monastica.
- secondo quarto del VII secolo - Monone viene collegato a Giovanni l'Agnello, vescovo di Tongres, e si stabilisce presso Nassogne.
- ca. 630-645 - Periodo nel quale viene generalmente collocata la morte violenta di Monone.
- prima del 648-649 - Termine cronologico entro il quale Alain Dierkens ritiene debba essere collocata la morte, se si accetta il rapporto fra Monone e Giovanni l'Agnello attestato nelle tradizioni agiografiche.
- VII secolo - Sviluppo iniziale del culto presso il luogo della sepoltura e formazione del centro cultuale di Nassogne.
- VIII secolo - Consolidamento della venerazione di Monone e sviluppo dell'istituzione canonicale di Nassogne secondo la tradizione medievale.
- metà o terzo quarto del X secolo - Redazione della Vita Mononis prima, secondo la datazione proposta da Alain Dierkens.
- X-XI secolo - Il culto di Monone è stabilmente inserito nella vita liturgica e istituzionale di Nassogne.
- XVI-XVII secolo - È documentata la tradizione processionale dei Remuages e la particolare devozione rurale legata alla protezione del bestiame.

Valutazione storico-critica
- Monone è una figura storicamente plausibile del processo di cristianizzazione dell'area di Nassogne nel VII secolo, ma i dati biografici individuali sono scarsamente documentati.
- Il collegamento con Giovanni l'Agnello è sostenuto dalla tradizione agiografica e dagli studi storico-critici sul dossier di Nassogne; esso consente di collocare la vicenda di Monone entro il secondo quarto del VII secolo.
- L'origine irlandese, pur attestata dalla Vita Mononis prima, non è storicamente sicura. L'assenza di una tradizione irlandese antica e l'analisi del nome Monon hanno portato Dierkens a dubitare dell'identificazione tradizionale.
- La qualifica di diacono è presente nelle Vitae e trova riscontro nella ricostruzione proposta da Dierkens; Monone non risulta invece documentato come sacerdote.
- La morte violenta prima del 648-649 è compatibile con il rapporto tradizionale con Giovanni l'Agnello, ma il giorno e l'anno esatti non sono accertabili. La data 645 appartiene a una tradizione consolidata, mentre il Martyrologium Romanum indica più prudentemente circa 630-640.
- Il riconoscimento di Monone come martire è antico e appartiene alla tradizione liturgica consolidata. Il Martyrologium Romanum formula tuttavia l'attribuzione con il verbo creditur, cioè 'si ritiene', qualificandolo come eremita e martire.
- Le circostanze concrete del martirio non sono storicamente stabilite. La responsabilità attribuita agli abitanti di Forrières appartiene al folklore locale e non è sostenuta da una testimonianza contemporanea indipendente.
- La Vita Mononis prima, BHL 6006, costituisce una fonte fondamentale per la storia del culto, ma è posteriore di diversi secoli alla vita del santo. La sua redazione è stata collocata da Alain Dierkens tra la metà e il terzo quarto del X secolo.
- Il culto di Monone è storicamente ben attestato a Nassogne e ha prodotto una duratura istituzione canonicale, una tradizione processionale e una devozione rurale ancora riconoscibile.
- Le reliquie conservate nella collegiata costituiscono il centro materiale del culto locale, mentre l'identificazione archeologica dell'antico luogo dell'eremo e della morte appartiene in parte alla tradizione devozionale di Nassogne.
- Non è documentata una canonizzazione individuale secondo le procedure moderne. Il culto appartiene alla fase anteriore alla disciplina centralizzata delle canonizzazioni.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vita Mononis prima, BHL 6006, ed. Victor De Buck, Acta Sanctorum, Octobris, t. VIII, Bruxelles, 1853, pp. 367-369.
- Alain Dierkens, Le culte de saint Monon et le chapitre de Nassogne avant 1100, in A. Dierkens e J.-M. Duvosquel, Villes et campagnes au Moyen Âge. Mélanges Georges Despy, Liège, Éditions du Perron, 1991, pp. 297-321.
- Philippe Mignot, La collégiale Saint-Monon de Nassogne : traces de l'accès à la crypte disparue, in Archaeologia Mediaevalis, 47, 2024.
- Diocesi di Namur, La collégiale et la chapelle Saint-Monon de Nassogne, 2023, per la tradizione cultuale e processionale di Nassogne.
- Acta Sanctorum, Octobris VIII, commento preliminare alla festa di san Monone e testi della Vita e della Passio.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nato in Irlanda nel 600, Monone (lat. Mono; fr. Monon) trascorse una gioventù senza storia in seno a una famiglia nobile e ricca. Un giorno, gli apparve un angelo e gli comunicò che Dio desiderava si ritirasse nelle foreste delle Ardenne, a Frydier, vicino alla sorgente Nasonia. Monone si mise in cammino, ma pensò di recarsi prima a Roma per ricevervi la benedizione apostolica. Cammin facendo, incontrò il vescovo di Liegi, Giovanni l’Agnello (623-646) che, di ritorno dalla città santa, vi aveva dimenticato il suo pallio. Su sua richiesta, quindi, Monone glielo riportò. Nacque allora una viva amicizia fra i due uomini e il vescovo insistette perché il suo grande amico rimanesse presso di lui. Ben presto, tuttavia, la gelosia dei cortigiani costrinse Monone ad allontanarsi e, ricordando la visione, si recò a Nassogne dove Si costruì un romitorio.
La presenza del santo fu in breve nota e la sua pietà attrasse molti fedeli che egli chiamava con una campanella, miracolosamente scoperta da un maiale in quel luogo deserto. Alcuni ladroni dei dintorni, però, disturbati dall’andirivieni incessante dei pellegrini, uccisero a sassate il santo eremita.
Il vescovo Giovanni fece costruire un oratorio sul luogo del delitto e ordinò ai canonici di Huy, di Amay di celebrarvi la Messa. Più tardi Pipino figlio di Carlo Martello, mentre cacciava nella regione di Nassogne, si interessò all’oratorio e donò ai canonici il suo berretto d’oro guarnito di pietre preziose e, a titolo di prebenda, una parte delle decime di sua spettanza percepite tra l’Ourthe e la Mosa.
Questa è la leggenda di Monone, di cui possediamo due redazioni anonime. La prima (Vita brevior) sarebbe stata redatta alla fine del X secolo o agli inizi del secolo XI. Si tratta di un sermone redatto per la festa del santo, comprovato dall’esordio: «Secundum nostri sereno ariditatem». L’altra redazione (Vita fusior), che è seguita due inni in onore di Monone, si pensa risalga a dopo 980, poiché cita Erigerò, ma prima del 1055 perché all’epoca della sua redazione il clero di Nassos riconosceva ancora i diritti abbaziali di Sai Hubert.
Van der Essen ha dimostrato che esiste una relazione letteraria fra queste due versioni e cita la seconda, «opera di rimaneggiatore», sarebbe soltanto una ripresa amplificata della prima. I racconti seguono il medesimo ordine nell’esposizione dei fatti, ma l’autore della Vita fusior riferisce diversi particolari omessi nella Vita brevior, specialmente la descrizione dell’Irlanda secondo Beda, la storia di Pipino secondo il Liber historia, la leggenda di san Lamberto e di Alpaide, concubina di Pipino. I due scritti riferiscono l’insediamento fatto dal vescovo di Liegi dei chierici incaricati di servire la chiesa di Nassogne, ma la Vita brevior erra dicendo che venivano da Amav.
Nelle biografie di Monone noi ritroviamo molti temi propri alle Vitae irlandesi: la visione dell’angelo che indica il luogo in cui Monone dovrà risiedere, il pellegrinaggio a Roma, il maiale che scopre la campanella, l’eremitismo, molto praticato in Irlanda fin dagli inizi del monachiamo. Ouesto. tuttavia, non prova l’origine irlandese di Monone che è messa seriamente in dubbio dal Kenney.
Parrebbe piuttosto che auesto santo sia stato uno di quegli eremiti «che devono la loro popolarità ad una fine tragica, di cui è difficile provare la realtà».
Nessuna fonte degna di fede fornisce indicazioni sulla vera personalità del nostro martire.
Solo Erigero lo ricorda come uno dei buoni discepoli di Giovanni l’Agnello «... e quibus (discepoli) accepimus beatum scilicet Mononem responsis sub co ecclesiasticis instante perfectum exhibuisse martyrium», ma confessa, peraltro, di aver tratta la storia di Giovanni dalla sola tradizione. Valendosi di reperti toponimici e archeologici si può avanzare la tesi che il luogo dove il santo eremita si era stabilito, chiamato Frydier, fosse consacrato al culto di Freyr, uno dei tre dèi della triade scandinava che presiedeva al dissodamento del terreno e all’agricoltura. Forse Monone aveva abbattuto gli idoli e i loro altari e ciò aveva causato la sua fine. In quanto alla campanella ritrovata dal maiale, essa non sarebbe che uno di quei tintinnabula che si ritrovano fra tutte le antiche rovine.
Nassogne onora Monone da molti secoli. Ancora oggi diverse località della cittadina portano il suo nome, in particolare una fontana posta presso la chiesa, una strada, antica via romana, una cappella posta sulla montagna di Caumont, un circolo parrocchiale e un caffè. Si conserva anche una lastra scolpita, chiamata «tomba di san Monone»: il santo vi è rappresentato con il maiale che porta in bocca la campanella.
Monone è stato naturalmente scelto come patrono di Nassogne, che deve la sua origine alla collegiata fondata in suo onore da Pipino di Héristal. Il capitolo, che rimase fino alla dominazione francese, possedeva un sigillo che rappresentava Monone in abiti sacerdotali, nella destra la palma del martirio e la sinistra ad indicare il cielo; accanto a lui un maiale che portava la campanella e l’iscrizione: sigillum capitoli Nassondensis. La parrocchia celebra l’Ufficio del patrono nella domenica seguente il 18 ottobre; nella domenica dopo l’Ascensione ha luogo una processione detta degli «spostamenti» (remuagés). In quel giorno si espongono alla venerazione dei fedeli le reliquie del santo: le sue ossa, la cintura e la campanella. Questa processione si svolgeva anticamente secondo tradizioni ben stabilite. Il signore di Mirwart o il suo rappresentante si recava alla collegiata nel giorno della festa e dichiarava al capitolò che veniva ad adempiere al suo compito di avvocato. Il prevosto del capitolo pregava allora i membri dell’alta corte di giustizia di pronunciarsi sulla legittimità di questo incarico. In caso di risposta affermativa si riconosceva al signore il diritto di portare la cassa del santo durante la processione. Al ritorno, lo stesso signore domandava al prevosto se aveva adempiuto bene all’incarico. Gli alti giustizieri, cioè il sindaco e gli scabini, si pronunciavano in proposito. Quando tutto era andato secondo le regole, il signore di Mirwart riceveva dall’abate di Saint-Hubert otto pezzi di moneta e quattro staie di avena da cui i giustizieri prelevavano una certa parte. Nel XVI secolo il prevosto del capitolo si arrogò il diritto di autorizzare il signore a portare le reliquie e la cosa apparve come un attentato alle prerogative detenute dall’abate di Saint-Hubert. Ne risultò un processo celebrato nel 1556.
Segnaliamo ancora una confraternita di san Monone fondata a Nassogne agli inizi del XVII secolo dal principe-vescovo di Liegi (Bolla di Gregorio XV) e tuttora esistente. Monone è soprattutto invocato dalle genti della regione in casi di malattia del bestiame; è anche patrono di molte parrocchie della diocesi (Contesse, Lierneux, Vaux, Hompré e Hubermont).
Secondo il Butler esisterebbe in Scozia una Monon's kirk presso St-Andrew dove il santo è festeggiato il 24 luglio. La festa è celebrata a Nassogne il 18 ottobre.


Autore:
Michèle De Vuyst


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-05-27

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