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San Verano di Cavaillon Vescovo

19 ottobre

Martirologio Romano: A Cavaillon nella Provenza in Francia, san Verano, vescovo, colmo di grandi virtù, soprattutto nell’assistenza ai malati.


Verano (Wrain, latinizzato in Veranus o Uranus) nacque in Francia, a Barjac (secondo alcune fonti invece ebbe i natali a Lanuéjols). Ordinato sacerdote nel 540, visse da eremita a Vaucluse conquistandosi la fama di Santo. Desideroso di pregare sulle tombe degli Apostoli, intraprese un viaggio diretto a Roma, seguendo in  parte la "Strada peregrinorum" che sarebbe poi diventata la via Francigena o Romea. La “Leggenda” di Verano enumera numerosi miracoli che il Santo operò nelle varie località in cui visse o che visitò. Il suo apostolato fu in particolare per la conversione dal paganesimo e per tale motivo è sovente raffigurato mentre sottomette simbolicamente un drago. A Fontaine-de-Vaucluse liberò il fiume Sorgue da un drago che cacciò nelle Alpi, a Ravenna richiamò in vita il figlio di un gentiluomo e una fanciulla, distrusse gli idoli e convertì molti alla Fede. A Torino liberò un uomo condannato al rogo, estinguendo il fuoco gettandovi il bastone, a Milano col segno della Croce liberò dai demoni e da malattie molte persone come fece ad Embrun. A Briancon offrì senza alcuna resistenza il collo ad un masnadiero, ma poi lo convertì risanandogli un braccio. In Cavaillon trasse fuori da una caverna un dragone che infestava tutto il paese legandolo con  una catena. A Peccioli (Pisa) con un segno di croce liberò il borgo da una pestilenza e dal paganesimo che in parte era ancora presente nella popolazione. Sostò ad Albenga dove collaborò con il vescovo per l’evangelizzazione dei pagani anche in quelle terre ancora numerosi. Rientrato in Gallia, Re Sigeberto I lo elesse vescovo di Cavallion nel 568, come riferisce un antico manoscritto conservato a Orlèans. L'anno seguente, avendo la Regina Fredegonda fatto assassinare l’arcivescovo di Rouen, durante una celebrazione, Verano la apostrofò per l'omicidio. Lo storico Gregorio di Tours raccontò che poco dopo il 581 lo conobbe personalmente. Verano fu tra i sottoscrittori del sinodo di Macon, convocato nel 585. Fu padrino del futuro re merovingo Teodorico II che venne battezzato ad Orléans nel 587. Nel 589 difese con altri otto prelati di fronte al re di Borgogna alcuni vescovi che giustamente avevano scomunicato una comunità di monache. Si attribuisce a Verano uno scritto contro il matrimonio dei preti, a quell'epoca fatto usuale. Dopo averne predetto il giorno, Verano morì di peste ad Arles nel 590. Durante il funerale, il suo mantello si alzò in aria facendo da guida al corteo fino al luogo che il Santo aveva deciso per la sepoltura. Dopo la sua morte la sede vescovile di Cavallion rimase vacante per due secoli. Verano fu probabilmente sepolto a Vallis Clausa, in una chiesa distrutta dai barbari nel VI secolo, sostituita nel 979 dal priorato di Notre-Dame et Saint-Véran. All'inizio dell'XI secolo parte delle reliquie fu trasportata presso Orléan, dove fu nominato patrono del capitolo della collegiata di Saint-Étienne a Jargeau. Nel 1311 il vescovo di Cavaillon le fece trasportare in cattedrale. Parte delle spoglie sono venerate ad Albenga in S. Michele. Ben sette comuni francesi portano il suo nome, Verano è inoltre patrono di quattro abbazie e  ha ispirato numerosi inni. È patrono di Saint Véran (dipartimento delle Hautes-Alpes) e in Italia di Abbadia Alpina (Pinerolo) e di Peccioli (Pisa) che celebra solennemente la sua festa il 25 ottobre. Qui gli fu dedicata una chiesa che divenne meta di pellegrini anche perché conserva una sua insigne reliquia. Vi esisteva anche una tavola duecentesca, attualmente al museo di Brera a Milano, intitolata “Verano tra due angeli e storie della sua vita”. Di scuola pisana, databile al 1270-1275, il Santo è a figura intera e benedicente. La più antica notizia di Verano ad Albega si trova negli statuti comunali del 1288, in un elenco di festività. Parte delle sue reliquie sarebbero giunsero nella cittadina ligure nel 1251 ad opera del canonico arcidiacono della cattedrale, Giacomo Cepulla, segretario di Papa Innocenzo IV, come risulta da un manoscritto del 1637. Nel 1665 fu pubblicata ad Avignone da François Mathieu «La vie admirable du bienheureux saint Véran, évêque de Cavaillon et patron de la ville et du diocèse». Una ricognizione delle reliquie venerate ad Albenga è stata fatta nel 1989. Si festeggia il 14 novembre, in passato, l’8 giugno, veniva celebrata la traslazione delle spoglie nel nuovo altare a lui dedicato nel 1460 dal vescovo Napoleone Fieschi.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2012-03-11

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