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San Gregorio di Tours Vescovo

17 novembre

Clermont-Ferrand (Francia), ca. 538 - Tours, 17 novembre 594

Etimologia: Gregorio = colui che risveglia, dal greco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Tours in Neustria sempre in Francia, san Gregorio, vescovo, che succedette in questa sede a sant’Eufronio e compose una storia dei Franchi con stile chiaro e semplice.


Giorgio Fiorentino, che prese il nome di Gregorio in occasione della sua consacrazione episcopale, in memoria di un bisavolo che fu vescovo di Langres, nacque nell'Alvernia, a Clermont, il 30 novembre 538. L'anno della sua nascita ci è noto da qualche punto di riferimento contenuto nei suoi scritti. Tuttavia gli storici di Gregorio hanno interpretato diversamente questi dati cronologici; la maggioranza si accorda però sulla data del 538 e sembra che questa interpretazione sia definitiva.
Gregorio apparteneva a una delle piú illustri famiglie della nobiltà gallo-romana; essa contava un martire, cinque vescovi poi onorati come santi, dei senatori. Suo padre, di salute cagionevole, morí giovane senza avere mai occupato cariche pubbliche, lasciando alla vedova Armentaria la cura di allevare i loro tre figli, Giorgio, Pietro, che diverrà diacono e morrà assassinato da un invidioso, e una figlia di cui si ignora il nome, che sposerà un certo Giustino.
Dopo la morte del marito, Armentaria lasciò Clermont e venne a stabilirsi nel regno di Borgogna presso Cavaillon, dove aveva una proprietà. Il piccolo Gregorio aveva allora otto anni; uno dei suoi zii, il futuro vescovo di Lione, s. Nicezio, si incaricò della sua educazione. Un altro zio, s. Gallo, aveva fondato a Clermont, sua città episcopale, una scuola diretta da Avito, anche lui futuro vescovo. Gregorio frequentò questa scuola e prese un gusto vivissimo agli studi e l'amore per i libri: infatti, divenuto vescovo, cercò di procurarsi una biblioteca ben fornita. Lesse molto, soprattutto libri storici; infatti, delle citazioni o reminiscenze che si trovano fra le sue opere è possibile affermare che lesse la Cronaca di Eusebio, tradotta da s. Girolamo, e la sua Storia Ecclesiastica, tradotta da Rufino, le Ricognizioni di Clemente, il libro degli Uomini illustri di s. Girolamo, passiones di martiri e Vitue di santi, specialmente i libri di Sulpizio Severo su s. Martino.e lesse anche Sidonio Apollinare. Dell'opera di Virgilio studiò a memoria lunghi frammenti tanto che soleva citare spesso l'Eneide. Lesse anche Sallustio e forse Aulo Gellio e Plinio, ma non conosceva Cicerone che attraverso s. Girolamo.
Fu soprattutto attirato dagli scritti sacri, specialmente dalla Bibbia come informa lui stesso. Le citazioni che fa della Sacra Scrittura nei suoi scritti provano che doveva averla letta nelle versioni popolari di quelle "antiche Bibbie latine fatte per il popolo da gente del popolo, di cui il testo del Pentateuco di Lione ci dà un'idea molto esatta e il cui latino, pieno di barbarismi e di scorrettezze di ogni genere, non era adatto ad inculcare il rispetto della grammatica, né a rendere il suo orecchio piú delicato".
Gregorio Iesse ed usò alcuni apocrifi del Nuovo Testamento e una collezione di estratti apocrifi degli Atti degli Apostoli. Conobbe anche, ma non molto, s. Girolamo, Cassiano, Sedulio, Lattanzio, Marziano Capella, s. Ilario di Poitiers, il Liber pontificalis. I Padri della Chiesa non occuparono alcun posto nelle sue citazioni, ma non si può concludere che non li avesse letti.
All'età di venticinque anni, Gregorio fu ordinato diacono della Chiesa dell'Alvernia; poco tempo dopo, cadde gravemente malato, ma fece un pellegrinaggio alla tomba di s. Martino, dove ottenne la guarigione. Poi rimase qualche tempo a Tours presso il vescovo Eufronio, suo cugino. Soggiornò in seguito in Borgogna poi a Lione, dove assolse le funzioni di diacono presso suo zio Nicezio.
Durante la sua permanenza a Reims nel 578 ebbe notizia della morte di suo cugino vescovo di Tours e della propria elezione a succedergli, fatta diciotto giorni dopo la morte del predecessore. Ricevette la consacrazione episcopale a Reims dalle mani del vescovo Egidio indi raggiunse la sua città residenziale. Fra i vescovi di Tours solo cinque non erano della sua famiglia, non c'è da stupirsi quindi che sia succeduto a suo cugino, inoltre egli aveva nella Chiesa franca, fama di sapiente e di sant'uomo.
Tours si trovava, dopo la divisione del 567, nel regno di Sigeberto regno in verità composto di territori distaccati, aventi per capitali Reims e Tours. Quando Gregorio accedette all'episcopato, la Chiesa gallo-romana era in un periodo di adattamento ad una situazione nuova. La Gallia stava perdendo; il suo aspetto romano ed entrava nel periodo barbarico. Politicamente il paese riunificato da Clotario I, era stato diviso dopo la sua morte, nel dicembre 561, fra i suoi quattro figli, Cariberto, Gontranno, Sigeberto e Chilperico. Cariberto fu re dell'Ovest, da Amiens fino ai Pirenei con Parigi per capitale (Tours era in questa parte); Gontranno ebbe Orléans, il Berry, le vallate della Saona e del Rodano; Sigeberto ebbe, con Reims, i paesi dell'Est sul bacino della Mosa, del Reno e, al di là di questo fiume, il dominio su diverse tribú germaniche fino all'Elba, ebbe inoltre, l'Alvernia e una parte della Provenza. Chilperico ebbe la parte piú piccola verso Nord con capitale Soissons. Ma essendo Cariberto morto nel 567, i suoi tre fratelli se ne divisero il territorio in maniera bizzarra. Chilperico, che aveva sposato una schiava affrancata, Fredegonda di triste memoria, ottenne il Nord e il Mezzogiorno, piú Rouen e il suo territorio, Evreux, Le Mans, Angers e la Bretagna, Bordeaux, Limoges, Cahors, il Béarn e Bigorre. Sigeberto ricevette Tours, Poitiers e qualche altro dominio al Sud della Garonna. Gontranno ottenne Nantes, Saintes, Angouleme, Périgueux e Agen. La città di Parigi restò indivisa fra i tre fratelli.
Data l'instabilità provocata da queste frequenti divisioni di territori, la guerra civile era una minaccia costante e spesso una triste realtà. Per giunta i costumi rudi dell'epoca facevano sí che, anche senza guerre e razzie, gli assassini, gli assedi alle città fossero frequenti. La Chiesa soffriva nel suo clero, nel suo patrimonio e specialmente nei suoi edifici spesso rovinati o bruciati.
La città di Tours aveva allora una grande importanza, la sua posizione geografica, la sua ricchezza la rendevano invidiabile. Essa era inoltre un centro spirituale della Gallia: il vescovo di Tours, infatti, successore di s. Martino e custode del suo sepolcro, era uno dei grandi personaggi della Chiesa franca.


Autore:
Jacques Lahache


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2002-06-24

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