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Beato Giovanni Marinoni

13 dicembre

Venezia, 25 dicembre 1490 - Napoli, 13 dicembre 1562

Martirologio Romano: A Napoli, beato Giovanni (Francesco) Marinoni, sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari detti Teatini, che si dedicò insieme a san Gaetano alla riforma del clero e alla salvezza delle anime e diede impulso al Monte di Pietà per l’aiuto ai bisognosi.


È chiamato il maestro dei santi teatini; nacque a Venezia il 25 dicembre 1490 da genitori oriundi bergamaschi, al battesimo ebbe il nome di Francesco che cambiò in seguito alla sua professione religiosa.
Allievo diligente negli studi fu chierico nella Collegiata di s. Pantaleo, universitario a Padova, sacerdote di vita e pietà esemplare, divenne prima sacrista poi canonico della Basilica di S. Marco, cappellano dell’Ospedale degli Incurabili e infine divenne teatino il 9 dicembre 1528, prendendo l’abito dalle mani di Giampietro Carafa che diverrà poi papa con il nome di Paolo IV e facendo la sua professione in quelle di s. Gaetano da Thiene il 29 maggio 1530.
Nell’agosto 1533 Giovanni Marinoni e Gaetano da Thiene, obbedendo alla richiesta di papa Clemente VII, lasciarono Venezia diretti a Napoli; qui dimorò presso gli Incurabili per un certo tempo, finché nel 1538 si fermò alla Basilica di S. Paolo Maggiore nel centro antico di Napoli.
La sua grande spiritualità diede frutti eccellenti, in stretta collaborazione con il fondatore s. Gaetano; ispirò nel 1539 i nobili Aurelio Paparo, Gian Domenico di Lega e Leonardo Palma suoi figli spirituali, nel dare inizio al Monte di Pietà da cui derivò in seguito il Banco di Napoli.
Altre figlie spirituali si prodigarono in opere meritorie, Giovanna Scorziata, fondava il pio luogo “Il Tempio” per l’educazione delle giovinette, le quattro sorelle Palescandolo fondarono il monastero di S. Andrea delle Dame. Lavorò alacremente insieme a s. Gaetano per preservare la Fede, in parte avvelenata da movimenti non ortodossi sorti in quel periodo.
Fu nominato nell’aprile 1540 superiore della casa di S. Paolo Maggiore e direttore spirituale del monastero delle monache domenicane della Sapienza. Con la sua mitezza e forza guidò e formò le prime leve del nuovo Ordine teatino ad una vita interiore intensa, apostolica attività, distacco dai beni terreni e fiducioso abbandono in Dio. Fu maestro di santi come s. Andrea Avellino, beato Paolo Burali cardinale, venerabili Giacomo Torno e Salvatore Caracciolo e altri insigni vescovi e uomini di Dio che tennero alta la spiritualità teatina di cui Giovanni fu insigne guida spirituale.
S. Andrea Avellino fu il primo biografo del beato Marinoni e di lui dice: “Era sempre di natura amabile, che da tutti i secolari buoni e cattivi, era amato, riverito, honorato e stimato. Il che con gl’occhi proprij ho visto, perché spesso l’accompagnava per Napoli e vedeva l’honore che da tutti gli era fatto; che lo tenevano per santo”.
Ottimo predicatore fu seguito ed ascoltato da folte e anche dotte schiere di fedeli fra cui alcuni, divenuti vescovi e partecipanti al Concilio di Trento lo additarono come esempio di autentica predicazione evangelica. Rifiutò la sede arcivescovile di Napoli che il papa teatino Paolo IV voleva affidargli; nel 1558 iniziò dalle fondamenta la costruzione del nuovo convento di S. Paolo Maggiore che sotto la direzione del dotto padre Gerolamo Ferro terminò nel 1565, tre anni dopo la morte del Marinoni.
L’età avanzata e le malattie ne avevano minato la salute, mentre lui continuava intensamente il lavoro e lo zelo per la salute del prossimo, in quel tempo di epidemie di colera che funestavano la città di Napoli e fu una epidemia che lo stroncò in pochi giorni, il 13 dicembre 1562.
Le sue spoglie si venerano nella cripta della basilica di S. Paolo Maggiore che è poi diventata una vera e propria chiesa con ingresso diretto nella piazza antistante e dove sono anche le spoglie di s. Gaetano da Thiene, del beato Paolo Burali e altri venerabili confratelli, quelle di s. Andrea Avellino sono invece nella sovrastante basilica.
Papa Clemente XIII, l’11 settembre 1762 ne confermava il culto che già da due secoli gli veniva tributato. Viene raffigurato con in mano il Crocifisso per la sua grande devozione alla Passione di Cristo.

Autore: Antonio Borrelli




Giorno di nascita: il Natale. Nome dibattesimo: Francesco. I suoi genitoriprovengono dal Bergamasco, all’epocadominio veneziano. Si orienta senzaproblemi verso la vita ecclesiastica, va aPadova per gli studi universitari e, di ritorno,arriva al sacerdozio, prestandopoi servizio nella basilica di san Marco.Giorno della “seconda nascita”:29 maggio 1528. Nuovonome: Giovanni. A 38 anni,lo accoglie l’Ordine dei Chiericiregolari, che è nato pocotempo prima, nel 1524, peropera di Gaetano da Thiene,del vescovo di Chieti GianPietro Carafa (poi papa PaoloIV) e dei sacerdoti BonifacioColli e Paolo Consiglieri.(Saranno chiamati Teatini inonore di “Theates”, Chieti, sede vescoviledel Carafa).
Nati nello stesso anno in cui MartinLutero abbandonava la sua tonaca di frateagostiniano, i Teatini vogliono lavorarealla riforma della Chiesa dall’interno,senza rivolte; e incominciando dal clero,che in troppi casi rinnega con la suacondotta il Vangelo che predica (quandolo predica). Giovanni Marinoni ritrovanella comunità teatina lo stile di vitacristiano modellato sulla prima comunitàdi Gerusalemme, descritta negli Attidegli Apostoli. Nel 1533, papa ClementeVII manda Gaetano da Thiene e GiovanniMarinoni a Napoli, la grande capitaledel Sud, la città dei viceré spagnoli, deivivaci fermenti riformatori, anti-romani,dei molti poveri, delle rivolte. Il fondatoredei Teatini deve peròassentarsi più volte da Napoli,per le sue responsabilitàdi capo dell’Ordine. E GiovanniMarinoni lo sostituisce,fino a succedergli dopola morte (1547).
Uno dei suoi compiti fondamentaliè la formazioneculturale e spirituale di unanuova generazione teatinanel Sud. A questi giovani egliriesce a trasmettere il contagio del viverepoveri – senza il “beneficio”, le rendite,le terre, le eredità – e insieme allegridentro e fuori, secondo il detto evangelico:"Non prendete mai un’aria melanconicacome gli ipocriti, i quali sfigurano laloro faccia, per far vedere agli altri che digiunano" (Matteo 6,16). Dice di lui unodi questi discepoli e futuro santo, AndreaAvellino: "Era sempre di naturaamabile che da tutti i secolari, buoni ecattivi, era amato e riverito, onorato e stimato". E molto aiutato per le iniziativeche intraprende o incoraggia, nella metropolimalata di indigenza.
È amabile, è colto, piace. Ma a tuttoquesto si accompagna un rigore personaledi vita che incute rispetto, e certocontribuisce ai suoi successi di predicatorein difesa della fede cattolica, e nell’incoraggiamentoa iniziative contro lapovertà e contro l’analfabetismo, specialmentefemminile. (Si ritiene che anchela nascita del Monte di Pietà in Napoliabbia avuto il primo impulso da Gaetanoda Thiene e da lui).
Al concilio di Trento si parla spessodi lui, tra vescovi che lo conoscono oche l’hanno avuto per maestro. Il papateatino Paolo IV pensa di nominarlo arcivescovodi Napoli. Ma lui dice di no.Prete e basta, fino alla morte. Una morteanch’essa da povero: di colera, duranteuna delle tante epidemie che flagellanoNapoli. Papa Clemente XIII nel 1762ha confermato il culto per lui come beato.I resti si trovano in San Paolo Maggioredi Napoli, accanto a quelli di Gaetanoda Thiene, di sant’Andrea Avellinoe del beato Paolo Burali.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana



Spunti bibliografici a cura di LibreriadelSanto.it

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Aggiunto il 2005-12-06
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