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Sant' Eva Prima donna

Personaggi biblici

Il nome "Eva" è spiegato in vari modi, che il primo uomo secondo Genesi 3,20 ha dato alla sua compagna, dopo che l'aveva chiamata "donna". La Bibbia dà dei due nomi un'etimologia popolare. Eva viene fatto derivare da "vivente" o "che suscita la vita". Il nome "donna" ('ishshah) viene considerato come forma femminile di ish (= maschio). L'intendere donna come "maschi-a" indica una relazione essenziale: sia per l'origine come per la finalità la donna costituisce una unità con l'uomo. A ciò allude anche il racconto di Genesi 2,18-22, secondo cui la donna è formata da una costola del primo uomo.


Tutta la sua storia raccontata nella Bibbia, è legata a quella di Adamo, primo uomo, alla cui scheda si rimanda per un approfondimento. Dopo aver creato il cielo e la terra, il firmamento e le acque, i vegetali e gli animali, Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo pose a custodia e dominio su tutto ciò; quindi Adamo il primo uomo, è il padre del genere umano, che non deriva da un altro uomo per generazione, ma direttamente da Dio per creazione.
Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto degno di lui” e visto che nessun animale poteva stare ‘di fronte a lui’, gli procurò un sonno profondo e mentre dormiva prese una sua ‘costola’ (se così si deve intendere la parola ebraica che in tutta la Bibbia, con questo significato ricorre soltanto in questo luogo), e con essa formò Eva, da Adamo poi riconosciuta come propria compagna: “Questa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen.2, 23).
“Non è bene che l’uomo sia solo”; la solitudine viene indicata da Dio come condizione negativa per l’essere umano; l’uomo è fatto per entrare in relazione con gli altri e costruire rapporti. Il momento più alto di questa sua capacità di relazione, si trova nel suo incontro con la donna, l’aiuto che può stare ‘di fronte a lui’, cioè sullo stesso piano.
L’Autore sacro, seguendo come di solito l’etimologia popolare, spiega il significato del nome Eva che Adamo diede alla sua compagna; Eva (ebraico Hawwah) ha relazione con l’idea di ‘vita’, perciò ella era o doveva essere “madre di tutti i viventi” (Gen. 3, 20).
Poi il racconto biblico ci presenta la coppia felice nell’Eden, il paradiso terrestre, finché compare il demonio sotto le sembianze del serpente, che tenta Eva a cogliere e mangiare il frutto dell’albero della Conoscenza, l’unico frutto proibito ad Adamo ed Eva da parte di Dio, così che potesse acquistare la Conoscenza e diventare come Dio.
Eva non seppe resistere e colse il frutto, convincendo poi Adamo a mangiarlo anche lui; quanto ci sarebbe da dire su questo immaginoso episodio, per le implicazioni sociali, culturali, di giustizia che ne sono scaturite, una cosa è certa che la donna, qui presentata come proveniente dall’uomo, simbolicamente capo dell’umanità, in realtà ha la forza e il potere di convincere e trasportare l’uomo stesso, verso le sue richieste.
La Bibbia presenta quindi Eva come sposa felice, che dopo un periodo forse breve di innocenza e letizia, si lasciò sedurre dal serpente-demonio; trasgredì e fece trasgredire ad Adamo la disposizione divina, dando inizio così al peccato e alla morte: “Dalla donna ebbe principio il peccato e per sua cagione si muore tutti” (Eccl. 25, 33).
Ci fu poi l’accusa di Dio, il riconoscimento della colpa, il castigo-espiazione; dopo aver condannato il serpente a strisciare per terra, Dio sentenziò contro Eva. “Moltiplicherò le tue sofferenze e le tue gravidanze, con doglie dovrai partorire figliuoli. Verso tuo marito ti spingerà la tua passione, ma egli vorrà dominare su di te”.
Ad Adamo, dimostratosi debole per essersi lasciato convincere dalla donna e per la disubbidienza fatta, Dio, disse: “Perché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero proibito, maledetto sia il suolo per causa tua. Con affanno ne trarrai nutrimento, per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi farà spuntare per te, mentre tu dovrai mangiare le erbe dei campi. Con il sudore della tua faccia mangerai il pane, finché tornerai alla terra, perché polvere sei e in polvere devi tornare!”.
Rivestiti di tuniche di pelle, perché ebbero la conoscenza di essere nudi, Adamo ed Eva furono cacciati dal giardino dell’Eden, perdendo ogni privilegio soprannaturale, finendo vittime di malattie, miserie, dolori, sacrifici, morte corporale e dissolvimento post-mortem, ma soprattutto perdendo l’amicizia con Dio.
Essendo Eva “madre di tutti i viventi”, si è formato nella tradizione dei Padri della Chiesa, il parallelismo Eva - Maria, perché Eva è madre della vita naturale degli uomini decaduti e Maria, per mezzo del frutto benedetto del suo seno, è madre della vita spirituale degli uomini redenti.
Ella è ricordata, per la sua contrapposizione spesso nelle più belle preghiere mariane, ricordiamo la “Salve Regina” e l’inno “Ave maris stella”, dove gli “esuli figli di Eva in questa valle di lacrime” si rivolgono a colei che ha cambiato il nome di Eva con l’Ave dell’Angelo, cioè la tristezza in gioia.
Adamo ed Eva ebbero vari figli fra cui Caino, Abele, Seth, Enos; il primogenito Caino, per invidia e odio si macchiò del primo fratricidio del mondo, uccidendo Abele e procurando ai due genitori un dolore terribile.
Eva accettò umilmente, come Adamo, il castigo di Dio come espiazione del suo peccato, confortata dalla speranza nella vittoria finale, che la sua discendenza avrebbe riportata sul serpente-demonio seduttore.
Condusse una vita penitente e si crede sia morta dopo Adamo, che secondo lo scrittore sacro biblico, visse 930 anni.
Considerata santa in Oriente, è venerata insieme ad Adamo ed agli altri antenati di Cristo, che fecero la volontà di Dio, il 24 dicembre nella Chiesa Romana e prima dell’Avvento nella Chiesa d’Oriente.
Innumerevoli opere d’arte di insigni artisti, l’hanno raffigurata mentre tentata dal serpente, coglie il frutto proibito e mentre lo porge anche ad Adamo, commettendo così il peccato originale, fonte di ogni sofferenza umana e della perdita dell’amicizia con Dio.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-07-20

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