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Card. Ersilio Tonini Arcivescovo emerito di Ravenna

Cardinale defunto

San Giorgio Piacentino, Piacenza, 20 luglio 1914 Ravenna, 28 luglio 2013

Arcivescovo emerito di Ravenna.
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 26 novembre 1994, del Titolo del SS. Redentore a Val Melaina.



C’era un bambino, intorno agli anni Venti del secolo scorso, in una cascina a Centovera di San Giorgio Piacentino. Il padre del bambino era il capo bifolco della cascina: governava uomini e bestiame, e raccolti. I campi si aravano ancora con gli aratri tirati dai buoi, e prima dell’alba, d’inverno, nella corte si sentivano i passi dei mungitori, invisibili nella nebbia, che andavano alla stalla. D’estate la terra diventava del colore dell’oro e il sole a picco bruciava il grano. Quando per settimane non pioveva si andava in processione a pregare la Madonna, tutti insieme, sulle sterrate polverose.

Sarei rimasta per ore ad ascoltarlo, il cardinale Ersilio Tonini, quando, finita un’intervista, si lasciava andare a raccontare della sua infanzia e giovinezza. Era nato il 20 luglio 1914, nello stesso anno e nella stessa terra di mio padre; e quindi mi immaginavo che le cose che avevano visto quei due, da bambini, erano le stesse. Ciò che mi colpiva era la presenza forte della madre, Celestina, nei ricordi del cardinale; viva nella memoria dello sguardo sulla natura, uno sguardo meravigliato e grato, che aveva trasmesso ai suoi cinque figli.

Tonini raccontava della sua infanzia fra i campi, e per descrivere quei giorni usò un giorno una parola rara, “incantagione”, che mi affascinò – come una piantagione di incantesimi la campagna, agli occhi di quel bambino. In una terra rossa Tonini incontrò precocemente l’asprezza anticlericale. Sapeva ancora a memoria le parole che gli disse un bracciante, nei campi, quando lui aveva solo dieci anni: «Ragazzo, ma non vorrai mica andare prete? Guarda che son tutte bugie quelle dei preti, quelli badano solo a mantenere la loro bottega». Ersilio a 11 anni voleva esattamente, assolutamente andar prete. Venne ordinato a neanche 23 anni, il che significa che ha celebrato messa per 76 anni. Parroco, a lungo, a Salsomaggiore. Stava molte ore in confessionale. Ne deve aver sentito di tutte. Eppure aveva una grande fiducia negli uomini. Diceva che ogni uomo ha sempre al fondo di sé una possibilità di bene.

Nel 1992, da poco sposata, ero con Tonini in Amazzonia per il mio giornale, Avvenire, e stavo male. Avevo sempre nausea. Alla terza volta che mi vide pallida il futuro cardinale mi lanciò un’occhiata lunga, paterna, che mi lasciò stupita, e si preoccupò che non mi stancassi troppo. Io non avevo capito, lui, vecchio parroco, sì; il primo a intuire che aspettavo il primo figlio. Ricorderò di lui la misericordia, e la passione grande per la vita e gli uomini. “Dove l’ha imparata?”, gli chiesi un giorno. «Mia madre, il suo sguardo», rispose senza esitare: «Bisogna aver provato questo amore radicale della vita per comprendere che le tue mani, i tuoi occhi sono un bene che devi custodire».

Autore: Marina Corradi

Fonte: www.tempi.it

 


 

Il Cardinale Ersilio Tonini, Arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia (Italia), è nato il 20 luglio 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino, terzo di cinque figli di Cesare e Celestina Guarnieri, umili salariati agricoli. A undici anni è entrato nel Seminario di Piacenza, dove ha completato gli studi superiori; è stato ordinato sacerdote il 18 aprile 1937 dal Vescovo Ersilio Menzani. Fino al 1939 è stato vice-rettore del Seminario piacentino, poi si è trasferito a Roma per studiare Diritto Civile e Canonico alla Università Lateranense. Rientrato nel 1943 a Piacenza, ha iniziato a insegnare Italiano, Latino e Greco, venendo contemporaneamente nominato Assistente spirituale dei gruppi Fuci e dei Laureati cattolici. Risale al 1947 il suo primo incontro con il mondo della comunicazione sociale, quando ha assunto la Direzione del settimanale diocesano "Il nuovo giornale", in un momento segnato da forti contrasti sociali e dalla lotta di classe.

Il 14 maggio 1953 viene nominato Parroco a Salsomaggiore, dove fa costruire il grande "Oratorio Don Bosco", e contemporaneamente assiste spiritualmente le universitarie del Collegio di Castelnuovo Fogliano dell'Università Cattolica.

È di nuovo a Piacenza nel settembre 1968 per la nomina a Rettore del Seminario, ma vi resta per un breve periodo, perché Paolo VI, il 28 aprile 1969, decide di elevarlo alla dignità episcopale. Viene ordinato Vescovo da Mons. Umberto Marchiodi - conconsacranti sono il futuro Cardinale Agostino Casaroli e il Vescovo Ausiliare di Milano Carlo Colombo - il 2 giugno 1969: ventisei giorni dopo prende possesso delle Diocesi di Macerata e Tolentino, nonché delle Amministrazioni Apostoliche di Treja, di Cingoli e di Recanati (solo successivamente unite), dove si impegna a tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II nella concretezza della vita diocesana. Vi resta fino alla fine del 1975, quando, il 22 novembre, viene chiamato a reggere l'antica Archidiocesi di Ravenna e la diocesi di Cervia (poi unite il 30 settembre 1986), succedendo a Mons. Salvatore Baldassarri. È il 17 dicembre 1975 quando l'Arcivescovo Tonini sale sulla Cattedra di Sant'Apollinare per dare inizio, su esplicita indicazione di Paolo VI, all'opera di riunificazione della Chiesa Ravennate, resa necessaria dai forti contrasti seguiti all'annuncio delle novità conciliari, per ridare fiducia e per incitare tutti a guardare sempre avanti, per riuscire ad accogliere preparati i grandi mutamenti in atto nella società. Con un gesto che colpì profondamente i suoi nuovi concittadini, lasciò il suo appartamento nello splendido Palazzo arcivescovile a un nucleo di tossicodipendenti in cerca di salvezza. Si ritirò nell'Istituto Santa Teresa, vero cuore della Romagna, fondato da Don Angelo Lolli, dove da allora vive a fianco dei malati più gravi che la Provvidenza ha affidato alla carità dei romagnoli.

Conoscendo bene la sua mentalità aperta di autentico giornalista sempre pronto a cogliere le novità del proprio tempo, Paolo VI lo ha voluto nel 1978 Presidente del Consiglio di Amministrazione della NEI, la società editrice di "Avvenire". Ancora pochi giorni prima della sua morte, Papa Montini gli ha affidato anche i mezzi materiali necessari per rivitalizzare il quotidiano cattolico.

Si deve ancora a Mons. Tonini se il 28 settembre 1978 può riaprire le sue porte il Seminario Ravennate, chiuso nel periodo più buio della contestazione del ruolo stesso del sacerdote nella Chiesa. La riapertura del Seminario è stata in cima ai pensieri dell'Arcivescovo fin dal momento in cui Paolo VI gli comunicò la decisione di affidargli la Chiesa di Ravenna. Poco tempo dopo l'ingresso in diocesi, Mons. Tonini era stato raggiunto da tre sacerdoti gesuiti: "Ci manda il Santo Padre per aiutarla a riaprire il Seminario". Nel corso del suo Episcopato, ripartendo dal deserto, ha avuto la gioia di conferire l'ordinazione a undici preti.

Nel 1984 s'inaugura il Centro Ravennate di Solidarietà, luogo di accoglienza per tossicodipendenti, che fa parte della Federazione delle Comunità Terapeutiche del Ce.I.S. di don Picchi. Nel 1985, Mons. Tonini rivitalizza e sviluppa il settimanale diocesano "Risveglio 2000", affidato a una cooperativa di laici, e "Ravegnana Radio".

Nel maggio 1986 si svolge in Romagna la visita pastorale di Giovanni Paolo II che, guidato dal Metropolita Tonini e accompagnato dal caldissimo affetto dei romagnoli, percorre le diocesi di una terra considerata fino ad allora la patria dell'anticlericalismo italiano. Fu, in realtà, un momento di eccezionale grazia. Come lo stesso Giovanni Paolo II ha più volte confidato a Mons. Tonini. Quella visita ha in effetti segnato il crollo degli ultimi storici steccati tra laici e cattolici in Romagna.

Nel 1987, interviene sulla questione della "domenica festiva" abolita da un contratto di lavoro nel settore tessile, ricordando che simili iniziative distruggono la dignità stessa del lavoro. Solo pochi giorni prima, a marzo, l'Italia intera si era commossa e indignata per la tragedia della "Elisabetta Montanari", la nave incendiatasi nel porto di Ravenna con il suo prezioso carico di tredici vite umane, ed aveva compreso fino in fondo le parole dell'Arcivescovo che condannava la regola del profitto senza limiti nell'economia, causa vera della strage. In quello stesso anno, Mons. Tonini ha fondato a Cervia-Milano Marittima il Centro di accoglienza alla Vita; nel 1988, ha animato la campagna nazionale per la raccolta di fondi per l'acquisto di mucche per gli indios Yanomani della diocesi brasiliana di Roraima. L'iniziativa - "Uma vaca para o Indio" - aveva lo scopo di impedire l'esproprio delle terre degli indigeni. La legge brasiliana prevede infatti che non possano essere tolte agli indios le terre dove pascolano le mandrie. Giovanni Paolo II, informato da Mons. Tonini stesso durante il Sinodo dell'autunno 1987, fu il primo a contribuire generosamente all'iniziativa.

Negli anni del suo episcopato, Mons. Tonini ha dato un forte impulso alla Caritas diocesana invitandola a seguire maggiormente i bisogni emergenti nel territorio ravennate e portando alla creazione dell'AVULSS per il servizio di volontariato alle fasce più emarginate - anziani, handicappati, carcerati -, la Mensa della Fratellanza, il Tribunale dei diritti del Malato, il Gruppo Alcolisti Anonimi, il primo nucleo degli obiettori di coscienza. Tra l'ottobre 1988 e il giugno 1989 regge, come Amministratore Apostolico, la sede di Rimini. Nell'87, per scelta di Giovanni Paolo II, partecipa al Sinodo dei Vescovi sui Laici. Nel settembre '90 ha ancora la gioia di accogliere il Santo Padre nell'Archidiocesi di Ravenna, per la visita nel Duomo di San Nicolò di Argenta alla tomba di D. Giovanni Minzoni.

Pochi giorni dopo, il 27 ottobre, il Papa accoglie la rinuncia di Mons. Tonini al governo della Chiesa di S. Apollinare. Il 15 dicembre, in Cattedrale, dopo aver affidato il Pastorale al successore, Mons. Amaducci, Mons. Tonini pronuncia parole che rimangono nel cuore dei ravennati: "Permettetemi di continuare ad amarvi". Da allora, "come il più ubbidiente e riverente dei preti diocesani", prosegue nell'instancabile attività di sempre, insegnando filosofia e teologia alle religiose e ai giovani, predicando gli esercizi spirituali, scrivendo articoli su "Avvenire" e su altri giornali, portando la testimonianza della sua esperienza sacerdotale e della sua saggezza pastorale in tante trasmissioni televisive, per le quali è diventato una delle figure più conosciute e popolari della Chiesa in Italia.

Nel febbraio '91 viene chiamato dal Santo Padre a predicare gli Esercizi Spirituali per la Curia Romana, sul tema: "La Chiesa della speranza per questo nostro tempo". Nello stesso anno, anima, insieme con Enzo Biagi, la trasmissione televisiva "I dieci Comandamenti" che è a tutt'oggi un esempio di moderna catechesi che si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo. Nel gennaio '92 torna in Brasile, a Roraima, per partecipare al 1° congresso dei capi tribù Indios. Nel 1994, ancora una volta Giovanni Paolo II lo ha chiamato a partecipare all'Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 26 novembre 1994, del Titolo del SS. Redentore a Val Melaina.


Fonte:
Santa Sede (aggiornamento: 02.10.2003)

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Aggiunto/modificato il 2016-07-22

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