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> Home > Sezione (Sezione Papi) > Servo di Dio Pio VII (Barnaba Chiaramonti) Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Pio VII (Barnaba Chiaramonti) Papa

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+ 20 agosto 1823

(Papa dal 21/03/1800 al 20/08/1823)
Nato a Cesena, dopo la sua elezione dovette fare i conti con le prepotenze di Napoleone Bonaparte che, incoronato imperatore, aveva incorporato all'Impero gli Stati Pontifici. Pio VII rispose con la scomunica. Per questo fu fatto prigioniero e condotto a Grenoble e quindi a Savona e Fontainbleau. In seguito alla disastrosa campagna di Russia, mentre Napoleone sbarcava prigioniero nell'isola d'Elba, rientrava a Roma. Dopo i "cento giorni" di Napoleone e la sua definitiva prigionia, Poi VII poté dedicarsi al governo della Chiesa. A lui si deve il ripristino della Compagnia di Gesù e un decisivo impulso all'attività missionaria.



É appena trascorso il duecentesimo anniversario di una delle lotte più dure e più eroiche che la Chiesa ha dovuto affrontare nella sua storia: lo ha indirettamente ricordato anche papa Benedetto XVI visitando il 17 maggio 2008 Savona, la città dove Napoleone tenne prigioniero il suo predecessore Pio VII (Barnaba Chiaromonti, Cesena 14 agosto 1742 -Roma 20 agosto 1823).  Il 17 maggio 1809 Napoleone Bonaparte aveva emanato da Vienna il decreto con il quale spogliava il Papa dello Stato Pontificio; decreto che venne notificato a Roma proprio il 10 giugno e che presentava sette articoli, in cui si stabiliva che gli Stati della Chiesa venivano uniti all’Impero, Roma era dichiarata città imperiale e libera (!), ed era altresì richiesto il giuramento, anche da parte dei Pontefici, delle quattro proposizioni della Chiesa gallicana.
 
La Chiesa gallicana
Il gallicanesimo era una dottrina politico-religiosa che aveva per oggetto l’organizzazione della Chiesa cattolica di Francia (la Chiesa gallicana), voluta largamente autonoma dal Papa: pur riconoscendogli un primato d’onore e di giurisdizione, se ne contestava il potere effettivo, in favore dei consigli generali della Chiesa e dei sovrani, con controllo stretto dei re francesi sulle nomine e sulle decisioni dei vescovi. L’autorità del Concilio era in questo ambito valutata superiore a quella del Papa (eresia conciliarista). Il suo maggior rappresentante, Jacques Bénigne Bossuet (1627-1704), vescovo di Meaux (XVII secolo), si occupò della redazione dei quattro articoli gallicani (1682) sottoscritti dai vescovi di Francia. Bossuet riprese le decisioni del Concilio di Costanza (1414-1418), in cui si affermava che il Concilio ecumenico doveva considerarsi l’organo supremo in materia di autorità e insegnamento in seno alla Chiesa. Il contenuto dei quattro articoli prevedeva tesi che poi verranno riprese dal Modernismo tardo ottocentesco e novecentesco e che affermavano in particolare la superiorità del Concilio sul Papa e che l’infallibilità del Papa era condizionata dall’assenso dell’episcopato.  Il magistero pontificio risponderà agli attacchi gallicani e modernisti prima con il beato Pio IX che, nel 1870, con il Concilio Vaticano I, proclamerà l’infallibilità papale attraverso la costituzione dogmatica Pastor Aeternus, e poi con san Pio X, che condannerà il Modernismo con la Lettera Enciclica Pascendi Dominici Gregis del 1907.  Nel 1801, preoccupato di ristabilire la pace civile, Napoleone Bonaparte trattò un Concordato con Pio VII, firmato a Parigi il 15 luglio e ratificato il 14 agosto, che ridiede alla Chiesa la libertà di culto. Questo il pensiero dell’imperatore: «Nessuna società può reggersi in piedi se non è fondata sulla religione, e non c’è buona morale se non c’è religione: soltanto la religione offre allo Stato un  appoggio stabile e sicuro».
 
Il difficile rapporto tra il Papa e Napoleone

Ma la situazione era critica per la Chiesa e in particolare anche per la stessa incolumità di Pio VII, visti i trattamenti gia subiti dal suo predecessore Pio VI (1717-1799), anche lui nativo di Cesena, il quale era stato oggetto di persecuzione sia durante la Rivoluzione Francese, sia con Napoleone, che lo deportò in Francia, a Grenoble prima e nella fortezza  di Valence dopo, dove morì.  Con questi antefatti, Pio VII era pronto anche al martirio. Era salito al soglio pontificio il 14 marzo 1800 e aveva immediatamente concentrato la sua attenzione sullo stato di profonda anarchia della Chiesa francese, dilaniata dallo scisma dei «preti giurati», vale a dire di quei preti che avevano accettato di sostituire la fedeltà al Papa con quella allo Stato. Molte chiese erano state chiuse, alcune diocesi erano prive del Vescovo, contrariamente ad altre contese da più pastori.
Erano anni di violenza e di aggressione alla Chiesa, con le tragiche soppressioni a tappeto delle congregazioni e degli ordini religiosi e le confische dei beni ecclesiastici.
Il 2 dicembre 1804 Napoleone volle essere incoronato da Pio VII nella cattedrale di Notre-Dame, ma il Papa si limitò a benedire l’imperatore, che si incoronò da sé. La tensione fra il Vaticano e Napoleone crebbe di anno in anno, fino ad arrivare all’occupazione militare di Roma. I francesi divennero i veri padroni della città eterna e di tutto lo Stato Pontificio: organizzavano la guardia civica e il corpo di gendarmeria; sorvegliavano le amministrazioni comunali, arrestavano civili e militari; saccheggiavano le opere d’arte e commettevano ogni sorta di violenza.  

La fermezza di Pio VII e la persecuzione  

Al momento del decreto imperiale, notificato  in Roma, Pio VII, rivestito unicamente della forza di Cristo, lo dichiarò nullo, deciso a respingere ogni rendita o pensione che l’imperatore voleva assegnare alla sua persona e ai membri del Sacro Collegio, dichiarando che sceglieva una vita di miseria piuttosto che accettare il vitto da un usurpatore. Quello stesso 10 giugno 1809 redasse il breve di scomunica dell’imperatore, Quum memoranda, che nella notte venne affisso sulle porte delle basiliche di San Pietro, di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore. La mattina i francesi lo strapparono. Nove giorni dopo Napoleone scriveva al cognato, Giocchino Murat, re di Napoli: «Se il Papa, contro lo spirito del suo grado e del Vangelo, predica la rivolta e vuol servirsi dell’immunità della sua casa per far stampare manifesti, si deve arrestarlo… Filippo il Bello fece arrestare Bonifazio e Carlo V tenne a lungo in prigione Clemente VII; e questi avevano fatto anche meno».
Mentre si macchinava l’arresto del Pontefice, da Firenze giunse il generale Radet per coadiuvare il generale de Miollis, avendo timore che la popolazione, unita al Papa, potesse insorgere. Lo stesso generale Radet scriverà al ministro della guerra: «Il Papa governa con la punta delle dita molto meglio di noi con le nostre baionette».

L’arresto e la prigionia
Pio VII venne arrestato nelle prime ore del 6 luglio. Il generale Radet e i suoi uomini scalarono in tre punti le mura dei giardini del Quirinale e penetrarono negli appartamenti pontifici. Pio VII li attendeva, già alzato e molto sereno, insieme al cardinale Pacca.  In nome del Governo imperiale il generale lo invitò alla rinuncia del potere temporale. Il Papa rispose: «Noi non possiamo né cedere né abbandonare quello che non ci appartiene. L’imperatore potrà farci a pezzi, ma non potrà ottenere questo da noi. Dopo quanto abbiamo fatto per lui dovevamo attenderci una simile condotta?». E quando il generale gli comunicò l’ordine di arresto soggiunse: «Ecco la ricompensa che mi è riservata per quanto ho fatto per il vostro imperatore. Ecco il premio per la mia grandissima condiscendenza verso di lui e verso la Chiesa di Francia! Ma forse sotto tale riguardo sono colpevole dinanzi a Dio; e adesso che vuol punirmi, mi sottometto a Lui con umiltà…».
Chiese due ore di tempo. Non gli furono concesse. Chiese di essere accompagnato da alcune persone di sua fiducia. Non gli fu permesso, se non il cardinale Pacca.  Con sé prese il breviario e un Crocifisso e salì in una carrozza, scortata da Radet e dai gendarmi. Fu condotto prima a Firenze, nella Certosa che dieci anni prima aveva ospitato Pio VI; poi fu prigioniero a Genova, Alessandria, Torino, Grenoble, Valenza, Avignone. Pacca, invece, fu rinchiuso nel forte di Fenestrelle, dove rimase fino al 1813. Ma in Francia il Papa divenne un peso ingombrante e fu rimandato in Italia: Nizza, Monaco, Oneglia, Finale Ligure, infine fu incarcerato nella fortezza di Savona, dove rimase fino al 1812. Con la morte di Napoleone e la Restaurazione del 1815, Pio VII tornò a Roma, dove ricostruì lo Stato Pontificio. Incaricò lo scultore Canova di trattare con il re di Francia, Luigi XVIII, la restituzione delle preziose opere rubate durante le scorrerie napoleoniche, ma riuscì a recuperare ben poco.
Negli ultimi anni del suo pontificato, Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti; Pio VII fu particolarmente benigno nei confronti dei sovrani in esilio, dimostrando singolare magnanimità, originata dal perdono, anche nei confronti della famiglia di Napoleone Bonaparte, persecutore suo e della Chiesa intera.

Autore: Cristina Siccardi

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Pio VII, al secolo Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti nacque a Cesena, penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata dei marchesi Ghini, donna di profonda religiosità.

 

Compiuti i 14 anni, entrò nel monastero benedettino di S. Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. Immediatamente i suoi superiori, resisi conto delle sue capacità, lo inviarono a Roma al collegio di Sant’Anselmo perché si perfezionasse nello studio della teologia.
Divenuto professore di teologia, cominciò a insegnare. Nel febbraio 1775, fu nominato priore dell’Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il 16 dicembre 1782, Pio VI lo nominò vescovo di Tivoli. Il 14 febbraio 1785 ricevette la porpora cardinalizia e la nomina a Vescovo di Imola dove enne ricordato soprattutto per il suo amore per la cultura.
Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio presieduto dal Cardinale Decano Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia.
I cardinali si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Dopo più di tre mesi di lotte tra fazioni, il 14 Marzo 1800, il Collegio Cardinalizio elesse come al Soglio Pontificio il Cardinale Chiaramonti.
Il Papa appena eletto e giunto a Roma trovò una situazione finanziaria disastrosa.
Il Santo Padre si interessò subito anche e soprattutto dello stato di anarchia che vigeva nella Chiesa francese la quale aveva alcune diocesi prive di vescovo mentre altre con addirittura più di uno. Inoltre si era diffuso il matrimonio degli ecclesiastici.
Nel 1801 Pio VII sottoscrisse con Napoleone il famoso Concordato grazie al quale la Francia ritrovò la liberta di culto che si era persa con la Rivoluzione.
Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare con il papa la propria investitura come Imperatore. Dopo alcune esitazioni il Pontefice si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre Dame a Parigi.
Quando Napoleone decise lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo con la moglie aumentarono i contrasti tra la Santa Sede e l’Imperatore tanto che Roma fu occupata dal generale Miollis e, le provincie di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia.
Per ritorsione, Pio VII scomunicò gli invasori mentre il generale Miollis per paura di una rivolta popolare arrestò il Papa costringendolo ad annullare la scomunica, non riuscendoci.Tornato il Papa a Roma dopo la prigionia e accolto da una folla esultante di gioia, il Segretario di stato Card. Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa.
Il Pontefice morì il 20 agosto del 1823.
Il 15 agosto 2007 la Santa Sede ha concesso il "nulla osta" all'introduzione del processo di beatificazione di Papa Pio VII. Attore della Causa è la Diocesi di Savona-Noli.


Autore:
Nicolas Fulvi

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Aggiunto il 2010-08-23

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