La prima cautela necessaria riguarda la scarsità delle fonti. Per San Giusto non è conservata una Passio antica che permetta di ricostruire la sua esistenza. Non sappiamo quindi quando sia nato, quale fosse la sua professione, se appartenesse al clero oppure ai laici, né possiamo stabilire con sicurezza quale persecuzione imperiale ne abbia provocato la morte. La tradizione sarda lo considera un martire dell'età paleocristiana e alcune narrazioni posteriori lo collegano alle persecuzioni di Diocleziano. Si tratta tuttavia di una collocazione tradizionale, non sostenuta da una documentazione biografica contemporanea. Anche la modalità della morte, talvolta indicata nella tradizione locale come decapitazione, non può essere considerata un dato storicamente accertato. Questa povertà documentaria non diminuisce l'importanza storica del culto, ma impone di distinguere nettamente il martire venerato dalla ricostruzione leggendaria della sua vita.
La Cagliari paleocristiana Per comprendere la figura attribuita a Giusto occorre inserirla nel contesto della Cagliari cristiana dei primi secoli. La città, importante centro mediterraneo della Sardegna romana, fu coinvolta nel processo di diffusione del cristianesimo e conserva testimonianze archeologiche di grande rilievo relative alle prime comunità cristiane. L'area di San Saturnino, in particolare, rappresenta uno dei principali complessi funerari e monumentali della Cagliari cristiana. Nel corso dei secoli la memoria dei martiri e delle sepolture cristiane contribuì a formare una geografia sacra della città. È in questo ambiente che la tradizione successiva colloca la sepoltura di Giusto. Non è però possibile stabilire se il personaggio ricordato dall'iscrizione del XVII secolo corrisponda effettivamente a un martire vissuto durante le persecuzioni imperiali. L'epigrafe costituisce una testimonianza del nome e dell'attribuzione cultuale, ma non fornisce una biografia.
La ricerca dei Corpi Santi Tra la fine del XVI e il XVII secolo si diffuse in numerose città italiane una forte attenzione verso il recupero delle reliquie dei martiri antichi. Anche Cagliari fu interessata da questa stagione di ricerche. All'inizio del Seicento l'arcivescovo Francisco de Esquivel promosse una vasta attività di ricerca delle antiche sepolture cristiane. Le reliquie rinvenute furono raccolte e in parte sistemate nella cripta della cattedrale, il cosiddetto Santuario dei Martiri, inaugurato nel 1618. Il fenomeno deve essere compreso nel quadro religioso dell'epoca: il ritrovamento di resti attribuiti ai martiri rafforzava la memoria delle origini cristiane delle comunità locali e offriva nuove testimonianze materiali al culto dei santi. Tuttavia, proprio perché molte identificazioni furono effettuate sulla base di iscrizioni e interpretazioni dell'epoca, la moderna ricerca storica deve evitare di trasformare automaticamente un'attribuzione seicentesca in una certezza sull'identità del personaggio antico.
Il ritrovamento del 1645 La vicenda documentata di San Giusto prende forma nel 1645. Il 26 maggio, durante gli scavi effettuati presso la basilica di San Saturnino a Cagliari, fu individuato un sarcofago di pietra recante l'iscrizione: 'S. IVSTVS M. ET SOCII' L'abbreviazione è stata interpretata come riferimento a San Giusto martire e ai suoi compagni. È importante però sottolineare che i cosiddetti 'Socii', cioè i compagni associati a Giusto nell'iscrizione, non sono identificati. I documenti relativi alla successiva traslazione delle reliquie non forniscono infatti i loro nomi. La data del ritrovamento è attestata nella documentazione successiva. Un atto notarile conservato negli archivi siciliani, datato 1 ottobre 1646 e corredato dalla documentazione del notaio cagliaritano Andrea Mameli, registra le vicende della scoperta e della successiva donazione. Un documento di particolare interesse risulta inoltre datato 26 novembre 1645 e riguarda la donazione delle reliquie. È proprio questa documentazione notarile seicentesca a costituire la base storica più importante per la ricostruzione della vicenda di San Giusto.
Dalla Sardegna alla Sicilia Dopo il ritrovamento, una parte delle reliquie attribuite a San Giusto fu destinata alla Sicilia. La documentazione ricorda il nobile Don Giuseppe Della Matta, interessato alla ricerca dei cosiddetti 'Corpi Santi'. Le reliquie furono inviate alla nipote Donna Antonia Sagara, che successivamente le donò a Donna Maddalena Bazan, prima moglie di Don Francesco Del Bosco, principe di Cattolica e duca di Misilmeri. La vicenda non fu quindi una semplice traslazione ecclesiastica, ma passò attraverso una rete di rapporti familiari e nobiliari, secondo modalità abbastanza comuni nella circolazione delle reliquie in età moderna. La documentazione notarile registra anche dichiarazioni con le quali le persone coinvolte attestavano l'autenticità delle parti ossee ricevute. Tali attestazioni sono preziose per ricostruire la storia della reliquia e del culto, ma non consentono da sole di dimostrare l'identità storica del martire vissuto nell'antichità.
San Giusto patrono di Misilmeri Le reliquie rimasero per alcuni decenni nell'ambito della famiglia Del Bosco. Alla morte di Don Francesco Del Bosco furono ereditate dal figlio Giuseppe. La madre di quest'ultimo, Donna Tommasa del Bosco e Sandoval, principessa di Cattolica e duchessa di Misilmeri, decise quindi di destinare le reliquie alla comunità. La donazione solenne avvenne il 17 maggio 1761. L'atto notarile, rogato a Misilmeri dal notaio Pietro Campanile, stabilì che le reliquie fossero pubblicamente venerate nella chiesa maggiore e che ogni anno fosse celebrata una festa in onore dei martiri. I giurati della città riconobbero San Giusto e i compagni come patroni della comunità. Da questo momento la memoria del martire cagliaritano si radicò stabilmente nella vita religiosa di Misilmeri. Il culto assunse anche una dimensione identitaria: la reliquia non rappresentava soltanto una testimonianza religiosa, ma diventava un elemento della memoria collettiva della città.
L'urna delle reliquie Le reliquie furono inizialmente collocate in una cassa lignea argentata dotata di quattro vetri, attraverso i quali potevano essere osservate. Successivamente venne realizzata una più importante sistemazione. La tradizione locale collega all'argentiere palermitano Don Ignazio Richichi la realizzazione dell'urna destinata a custodire le reliquie. La presenza dell'urna testimonia l'importanza assunta dal culto nella società misilmerese del Settecento. Ancora oggi la memoria di San Giusto è strettamente legata alla venerazione delle reliquie custodite nella chiesa maggiore di Misilmeri.
Il culto e la festa La festa di San Giusto costituisce uno degli appuntamenti religiosi più significativi della tradizione locale. La celebrazione liturgica è associata al 28 agosto, mentre la festa patronale viene tradizionalmente celebrata nell'ultima domenica di agosto. Nel corso del tempo la celebrazione religiosa si è intrecciata con manifestazioni popolari, processioni e iniziative comunitarie. Particolare rilievo ha la processione delle reliquie, durante la quale l'urna viene portata attraverso le strade della città. Tra le tradizioni più caratteristiche figura la cosiddetta 'volata degli angeli', nella quale bambini vestiti da angeli vengono calati da balconi contrapposti e recitano versi al passaggio del carro con le reliquie. Si tratta di una tradizione popolare sviluppatasi nel contesto della festa patronale e non di un elemento appartenente all'antico culto del martire.
L'immagine del Miles Christi L'iconografia tradizionale presenta San Giusto prevalentemente come giovane martire in abito militare, con la palma nella mano. L'abbigliamento da soldato richiama il tema cristiano del Miles Christi, il 'soldato di Cristo', mentre la palma costituisce il consueto attributo dei martiri. In alcune raffigurazioni più recenti compare anche il giglio, interpretato come simbolo di purezza. Nelle immagini legate a Misilmeri il santo può essere rappresentato con il paesaggio della città sullo sfondo, compreso il castello dell'Emiro. In questo modo l'immagine del martire antico viene collegata visivamente alla comunità che ne custodisce le reliquie e ne celebra il patronato.
Storia e tradizione La figura di San Giusto richiede una distinzione particolarmente rigorosa tra storia e tradizione. È storicamente documentabile l'esistenza di una sepoltura attribuita a un Giusto martire a Cagliari nel 1645, l'iscrizione 'S. IVSTVS M. ET SOCII', la circolazione delle reliquie attraverso persone e famiglie identificabili, la loro donazione a Misilmeri nel 1761 e il successivo consolidamento del culto patronale. Non sono invece documentabili con lo stesso grado di certezza la nascita, la professione, la formazione cristiana, la specifica persecuzione subita, l'età del martire, il luogo preciso del martirio e le circostanze della sua morte. Anche l'identificazione dei 'compagni' rimane priva di elementi sufficienti. La tradizione che presenta Giusto come giovane soldato romano e martire decapitato appartiene quindi alla successiva elaborazione agiografica e iconografica e non deve essere confusa con una biografia antica conservata dalle fonti.
Il valore storico delle reliquie Nel caso di San Giusto, le reliquie costituiscono paradossalmente la principale traccia documentaria legata al santo. Non possediamo una vita antica, ma possediamo una serie di documenti notarili che permettono di seguire il percorso delle ossa attribuite al martire dal ritrovamento cagliaritano fino alla loro definitiva destinazione a Misilmeri. La loro importanza per la storia religiosa è quindi notevole, anche indipendentemente dalla possibilità di identificare scientificamente i resti con un determinato cristiano dell'antichità.
Cagliari e Misilmeri La storia di San Giusto unisce due comunità molto distanti geograficamente. Cagliari rappresenta il luogo nel quale le reliquie furono riscoperte e da cui prese avvio la documentazione moderna sul santo. Misilmeri è invece il luogo nel quale il culto si consolidò e nel quale le reliquie divennero oggetto di una venerazione pubblica e continuativa. Il santo, dunque, appartiene contemporaneamente alla memoria paleocristiana attribuita a Cagliari e alla storia religiosa moderna di Misilmeri.
I Compagni Martiri L'iscrizione rinvenuta nel 1645 parla di Giusto e dei suoi 'Socii', cioè dei suoi compagni. Nonostante la successiva devozione abbia mantenuto questa denominazione, i documenti conosciuti non consentono di stabilire chi fossero tali compagni. È quindi preferibile parlare di 'Compagni Martiri' come denominazione tradizionale collegata all'iscrizione, evitando di attribuire loro nomi o vicende biografiche non documentate.
La festa di Misilmeri La celebrazione patronale conserva ancora oggi un forte carattere comunitario. La processione delle reliquie rappresenta il momento nel quale il culto esce dallo spazio della chiesa e attraversa fisicamente la città. Elementi come i palii, la processione, la 'volata degli angeli' e le manifestazioni collaterali appartengono alla storia della festa popolare e mostrano come la venerazione di un martire antico sia stata progressivamente incorporata nella cultura locale. Autore: Giampietro Cattini
All’inizio del sec. XVII, in Sardegna come a Roma, si sviluppò un’intensa campagna di scavi per portare alla luce i resti dei primi martiri Cristiani. Presso l’Archivio arcivescovile di Cagliari si trovano tre manoscritti che raccolgono gli atti di quei ritrovamenti. Tra le reliquie trovate, alcune vennero collocate nel “Santuario dei Martiri, inaugurato il 27 novembre 1618 all’interno della cattedrale di Cagliari, e altre vennero donate a uomini illustri del tempo perché venissero esposte al culto del pubblico. Di S. Giusto, vissuto nell’età paleocristiana non si possiedono notizie relative alla sua vita terrena. Unica fonte rimangono gli atti notarili del Seicento relativi al ritrovamento della sua sepoltura. Il 26 maggio del 1645, durante gli scavi all’interno della basilica di S. Saturnino, a Cagliari, venne ritrovato un sarcofago di pietra con l’epigrafe:
"S. IVSTVS M. ET SOCII". Dopo il ritrovamento, le sacre reliquie, furono donate al Signor Don Giuseppe della Matta, appassionato alle ricerche dei “Cuerpos Santos” (Corpi Santi), il quale le inviò in Sicilia alla nipote Donna Antonia Sagara. Questa a sua volta le donò a Donna Maddalena Bazan, prima moglie di Don Francesco del Bosco, principe di Cattolica e duca di Misilmeri. Le reliquie furono ereditate da Don Giuseppe del Bosco,figlio di don Francesco, la cui moglie Donna Tommasa del Bosco e Sandoval le donò solennemente a Misilmeri il 17 maggio 1761. Da qui inizia il culto di S. Giusto,che venne dichiarato patrono della cittadina. Inizialmente le reliquie vennero poste in una cassa lignea argentata con 4 vetri. Si tratta però soltanto di una soluzione sempre provvisoria, per cui nel 1748 venne commissionata la realizzazione di una nuova urna all’ argentiere Palermitano Don Ignazio Richichi. All’interno di questa stessa urna, ancora oggi vengono custodite le reliquie, oggetto di fervida venerazione da parte dei fedeli. La festa di S. Giusto ricorre l’ultima domenica di Agosto. All’inizio della settimana dedicata ai festeggiamenti, un tempo, sfilavano i cosiddetti “palii” (specie di insegne a forma di colomba indicanti i giorni di festa, ogni tre palii era un giorno di festa), accompagnati dalla banda musicale. Durante i festeggiamenti si svolgevano anche le corse dei cavalli, con l’esibizione di cantanti famosi nella piazza principale del paese. Nella chiesa madre, durante la festa, le reliquie di San Giusto vengono solennemente esposte sull’altare e si celebra la Santa messa solenne cantata, con la partecipazione delle autorità civili e militari. Una particolare menzione merita il carro addobbato dove viene collocata l’urna. Al suo passaggio durante la processione, avviene la cosiddetta “volata degli angeli”: due bambini vestiti da angeli, in due balconi situati uno di fronte all’altro e trattenuti in aria da due corde, all’arrivo del santo si posizionano sopra il carro e recitano una poesia. Al termine dei giorni di festa ci sono i giochi pirotecnici eseguiti da ditte locali. L’iconografia,raffigura il santo in abbigliamento militare,ossia cioè del “MILES CHRISTI”, soldato di Cristo, associando alla divisa militare anche la palma, simbolo del martirio .Qualche pittore più recente ha aggiunto alla palma anche il giglio, simbolo di purezza. Un particolare importante nelle varie iconografie è la presenza del paesaggio di Misilmeri con il castello Emiro, simbolo del paese, che fa da sfondo alla figura del santo. Nell’anno 2000, alla figura di San Giusto e alle circostanze storiche del suo ritrovamento e della sua traslazione in Sicilia, Mauro Dadea, Don Giovani Liotta e Maria Concetta di Natale hanno dedicato un libro, dal titolo: San Giusto Martire, patrono di Misilmeri, edito sotto il patrocinio dell'Amministrazione comunale.
Mauro Dadea, archeologo cagliaritano, ha introdotto il volume con uno studio generale su Cagliari e la Sardegna in età Paleocristiana. Il compianto Don Giovanni Liotta, recentemente scomparso, è stato per tanti anni parroco di Misilmeri facendosi promotore di questa rivalutazione del Santo. Alle sue ricerche dobbiamo la riscoperta di tutta la documentazione seicentesca relativa al Santo e la prima ricchissima raccolta delle sue varie testimonianze iconografiche.
La professoressa Maria Concetta di Natale, dell’università di Palermo, si è invece occupata dello studio dell’urna argentea settecentesca.
Si tratta di un volume di grande valore, ormai già esaurito, che pertanto si desidererebbe poter vedere presto ristampato.
Autore: Antonino Cottone
|