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San Giorgio Preca Sacerdote

26 luglio

La Valletta, Malta, 12 febbraio 1880 - 26 luglio 1962

Nacque a Malta il 12 febbraio 1880. Da bambino, secondo l'usanza del tempo, venne incorporato nella Famiglia carmelitana con l'imposizione dello scapolare. Fu ordinato sacerdote il 22 Dicembre 1906. Nei primi mesi del 1907 raccolse attorno a sé e formò un piccolo gruppo di giovani ventenni. Iniziò così la Società della dottrina cristiana, detta comunemente Museum, lettere iniziali di «Magister, utinam sequatur evangelium universus mundus» («Maestro, che l'intero mondo segua il Vangelo»), opera dedicata all'educazione religiosa dei bambini e dei giovani. Preca, da adulto, divenne terziario carmelitano: si iscrisse il 21 luglio 1918 e professò il 26 settembre dell'anno successivo. Alla sua professione scelse il nome di Franco. Nel 1952, come riconoscimento alla sua infaticabile divulgazione della devozione alla Madonna del Carmine, venne affiliato all'Ordine Carmelitano. Morì il 26 luglio 1962. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 9 maggio 2001 a Malta ed infine canonizzato da Benedetto XVI il 3 giugno 2007 a Roma. (Avvenire)

Martirologio Romano: A La Valletta nell’isola di Malta, beato Giorgio Preca, sacerdote, che, amorevolmente dedito alla cura dell’istruzione catechistica dei fanciulli, fondò la Società della Dottrina Cristiana per dare testimonianza dell’azione provvidenziale della parola di Dio in mezzo al popolo.


Bambino allegro e vivacissimo, quasi uno scavezzacollo, al punto da rischiare una volta di annegare per un gioco troppo pericoloso: eppure, sulla vita di questo bambino esuberante, esercita un’influenza particolare lo scapolare del Carmine, che secondo la tradizione gli è stato imposto quando ha appena pochi anni. Così, quasi senza accorgersene, si ritrova in seminario e sta per diventare prete, ma una malattia grave lo blocca all’indomani del diaconato e per i medici è ormai spacciato. Si salva contro ogni pronostico e viene ordinato prete a 26 anni, prendendo come programma di vita la riflessione del suo direttore spirituale: “Dio ti ha scelto per insegnare al suo popolo”, mentre la sua unica preoccupazione, da quel giorno in poi, è aiutare e incoraggiare gli altri a “cambiare cuore”. Si tuffa nell’educazione e nell’istruzione dei bambini e gli riconoscono capacità eccezionali nell’avvicinare i giovani, al punto da essere identificato come il “san Filippo Neri di Malta”. Pochi mesi dopo già raccoglie attorno a sé un gruppo di giovani operai, il nucleo di quello che diventerà poi la “Societas Doctrinae Christianae”: suo sogno è di trasformarli in evangelizzatori e renderli in grado, attraverso un’adeguata formazione, di istruire gli altri nella fede. E’ un’esigenza quantomai sentita a Malta, dove la pratica religiosa è ridotta alla partecipazione alla messa festiva e ad alcune pratiche devozionali, ma è pure un’idea giudicata da molti troppo ardita, perché non si vede di buon occhio che la Bibbia e la teologia sia consegnata in mano ai laici, per lo più semplici operai, ed è addirittura intollerabile che ad essi sia affidata la proclamazione della Parola di Dio. Anticipando di 60 anni l’Apostolicam actuositatem del Concilio Vaticano II°, questo pretino sfida la mentalità del tempo e, mentre la Chiesa tiene sotto stretta osservazione la sua opera, egli si preoccupa di formare i membri della sua comunità, ai quali chiede il vincolo del celibato e dai quali esige almeno un’ora di formazione al giorno. La Chiesa impiega 25 anni per approvare la nuova Associazione ed in questo periodo egli, nell’assoluta fedeltà alla gerarchia, continua ad educare, istruire, formare. Innanzitutto se stesso, lasciandosi plasmare dalla spiritualità carmelitana, attingendo a piene mani dagli scritti spirituali dei grandi santi, da San Vincenzo de Paoli a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, ma nello stesso tempo conservando quella carica di novità che è il suo specifico carisma: evangelizzare attraverso i laici. “Il mio pane lo faccio con la farina che prendo dal sacco degli altri” era solito dire, “ma alla fine tutti dobbiamo attingere da un unico sacco: il Vangelo”. Nuovi centri di dottrina cristiana si aprono in tutte le parrocchie, mentre la missionarietà lo spinge a nuove fondazioni in Australia, nel Sudan, in Kenya e in Albania, in una fioritura di vocazioni che continua ancora oggi. Muore il 26 luglio 1962, a 82 anni, e Papa Giovanni Paolo II il 9 maggio 2001 a Malta proclamò “beato” don Giorgio Preca, un prete il cui unico desiderio era stato “che l’intero mondo segua il vangelo”. Benedetto XVI, dopo pochi anni, ha infine canonizzato il 3 giugno 2007 il primo santo maltese.

Autore: Gianpiero Pettiti
 




E' il primo beato maltese, nato e sempre vissuto nell’isola. Nasce in una famiglia agiata e a otto anni segue i genitori (Vincenzo e Natalina Ceravolo) da La Valletta al sobborgo di Hamrun. Dopo il liceo entra in seminario, arrivando al sacerdozio nel dicembre 1906. Già da chierico incontrava ad Hamrun gruppi di ragazzi e giovani per spiegare loro il Vangelo.
Diventato sacerdote, raccoglie e prepara un gruppo di giovani per un compito preciso e duraturo: si dedicheranno regolarmente alla formazione cristiana dell’infanzia e della gioventù, ma senza prendere gli ordini: resteranno laici. "Le circostanze odierne richiedono assolutamente che l’apostolato dei laici sia più intenso ed esteso": questo dirà il concilio Vaticano II in modo chiaro, ma 60 anni dopo.
Quando comincia lui, invece, lo capiscono in due: il parroco e il confessore. Ma al suo fianco c’è pure l’apostolo Paolo, che a Malta trovò scampo dopo il naufragio. C’è la sua esortazione a Timoteo: "Le cose che hai udito da me, in presenza di numerosi testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri" (2Tim 2,2). Prepara il gruppetto di partenza ai primi del 1907, e quando si tratta di dargli un nome qualcuno suggerisce scherzosamente: "Chiamiamolo Museum". Il nome resterà, interpretato da lui come acrostico delle parole Magister, utinam sequatur Evangelium universus mundus! (“Maestro, che tutto il mondo segua il Vangelo!”).
Per molti è una novità attraente sentir spiegare il Vangelo da giovani come tutti, vestiti come tutti. Già li chiamano varie parrocchie, ma c’è chi fa girare voci di dissenso, e un giorno arriva dal vescovado l’ordine: chiudere le sedi, cessare l’attività. Don Giorgio obbedisce subito, ma vari parroci intervengono in sua difesa, convincono il vescovo e l’ordine viene ritirato.
Nel 1914-15, c’è un altro attacco e varie accuse, sostenute da una campagna di stampa. La nuova crisi viene superata, ma è interessante il suo comportamento: piena obbedienza quando il vescovo comanda, e silenzio totale di fronte a qualsiasi accusa. Tace, non reagisce, convince i suoi a fare lo stesso. La vittoria è vincere sé stessi. Scrive anche una Lettera popolare sulla mansuetudine, che sarà sempre letta nel giorno di santo Stefano in tutte le sue case.
L’opera si sviluppa col nome di Società della dottrina cristiana, coi rami maschile e femminile, riconosciuta canonicamente nel 1932. Ne fanno parte laici lavoratori, non sposati, dediti all’apostolato per i piccoli e per gli adulti. Chi si sposa, può entrare fra i cooperatori della Società, della quale oggi fanno parte più di 1.200 persone operanti in gran parte a Malta, ma presenti anche in Australia, in Sudan, in Kenya, in Perù, in Albania e in Inghilterra. Don Giorgio Preca, vicino fin da giovane alla spiritualità carmelitana, ne era terziario già nel1918, e nel 1952 l’Ordine ha voluto affiliarlo con il nome di don Franco.
Accanto alla Società della dottrina, il fondatore ha creato pure una casa editrice religiosa, pubblicando 150 libri in lingua maltese, e nella stessa lingua ha fatto tradurre la Bibbia. Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 2001. Il corpo riposa nella cripta della Casa generalizia della Società, a Blata l-Bajda (Malta).


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto il 2007-05-16

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