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Sant' Obizio da Niardo

6 dicembre

Nasce nel 1150 a Niardo, in provincia di Brescia, da una famiglia agiata. Il padre, Gratiadeus, è governatore della Valcamonica. Anche se devoto di santa Margherita, Obizio non intraprende da subito la carriera ecclesiastica ma decide di diventare «Milites», termine allora in uso per designare il gentiluomo dedito, per professione, al maneggio delle armi a cavallo. Ancora giovane, prende in moglie la contessa Inglissenda Porro, da cui avrà quattro figli: Jacopo, Berta, Margherita e Maffeo. Il 7 luglio 1191, sull'Oglio, Obizio si trova a combattere quella che sarà l'ultima battaglia della sua carriera militare. Durante un contrasto con i bergamaschi, che stanno battendo in ritirata, un ponte di legno crolla sotto il peso delle pesanti corazze dei soldati. Obizio finisce nel fiume, tratto a riva perde conoscenza ma ha una visione dell'inferno. L'esperienza lo porterà a scegliere la vita religiosa. La famiglia dapprima lo ostacolerà e poi lo sosterrà. Nel 1197, ottenuti i consensi necessari, è ammesso come oblato nel monastero di Santa Giulia a Brescia. Trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in questo luogo. Morì nel 1204. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Brescia, sant’Obizio, che, cavaliere, convertitosi a Dio e datosi a una vita di penitenza, distribuì i suoi averi per il bene di tutti.


Sant’Obizio nasce intorno al 1150 a Niardo, un paese in provincia di Brescia. Nessun documento riporta con esattezza la sua data di nascita. Un'indicazione, seppur incerta, ci viene dalla tradizione popolare che vuole sia il 4 febbraio.
L'agiatezza della famiglia e la posizione sociale del padre, Gratiadeus, governatore della Valcamonica, fanno da sfondo ad un'infanzia serena e ad una giovinezza non priva di svaghi.
È molto devoto a S. Margherita, che figurerà addirittura sul suo scudo, e, fra i suoi antenati, si rivela la presenza di uno zio fondatore di due monasteri e una parentela alquanto stretta con S. Costanzo, l'altro patrono di Niardo. La religione, però, non occupa ancora il primo posto nella sua vita.
Obizio, sull'esempio del padre, decide di intraprendere la carriera di "Milites", termine allora in uso per designare il gentiluomo dedito, per professione, al maneggio delle armi a cavallo.
Ancora giovane, prende in moglie la contessa Inglissenda Porro, da cui avrà quattro figli: Jacopo, Berta, Margherita e Maffeo.
Favorito dalla sua forza, agilità e intelligenza, diventa ben presto un ottimo guerriero. Grazie al suo coraggio e valore è insignito a parecchi onori militari. Una brillante carriera militare sembra attenderlo.
È proprio nel corso di uno dei tanti combattimenti che accade l’evento straordinario che obbliga Obizio a rivedere completamente la sua esistenza.
L'ultima battaglia del futuro Santo, si svolge il 7 luglio 1191, sul fiume Oglio, in territorio bresciano. Obizio, a capo del suo esercito, è impegnato a respingere l'attacco dei Bergamaschi. Questi ultimi, ormai in ritirata, si accalcano su di un ponte costruito con materiale ligneo di fortuna.
La fragile struttura del ponte, messa a dura prova dalle violente sollecitazioni e dal ben grave peso dei cavalieri in armatura e dai loro destrieri, non regge all'urto. In un attimo, tutto crolla, uomini e cavalli precipitano insieme nelle gelide acque sottostanti.
Anche Obizio è fra di loro. Rischia di affogare, appesantito com'è dall'armatura e ostacolato nei movimenti dallo scenario di morte che regna tutt'intorno: nel fiume galleggiano, l'uno fianco all'altro, come in battaglia, i corpi dei senza vita, i moribondi, i feriti che invocano soccorso, macerie d'ogni genere…
Obizio, ormai allo stremo delle forze, viene soccorso da un conoscente che lo trae in salvo sulla riva. Esausto, cade a terra, privo di conoscenza, e vive in questi momenti l'esperienza che cambierà per sempre la sua vita: una visione lo conduce all'inferno. È una visione cupa, minacciosa, densa d'odio lacerante, d'angoscia profonda, di disperazione senza fine. È una visione di tale intensità d'emozioni, cosi' vivida, precisa, reale, che scuote il cuore del futuro Santo.
Obizio decide proprio in quegli attimi di dare l'addio alle armi e di dedicare la sua vita totalmente a Dio.
Inizialmente, questo proposito è ostacolato dalla moglie e dai figli che non riescono a comprendere il motivo dell'improvviso cambiamento e tentano, in tutti i modi, di distoglierlo da questa sua decisione, per poterlo riportare alla vita ricca d'agi che sino allora egli aveva condotto.
Obizio, però, è irremovibile. Anzi, inizia un'opera di paziente convincimento perchè i suoi familiari lo comprendano e lo imitino. Le sue preghiere, unite a quest'azione costante, tramutano la moglie e i figli da ostili a sostenitori. Addirittura, i suoi due ultimi figli, Margherita e Maffeo, vorranno seguire le sue orme e diverranno religiosi.
Obizio dovrà attendere ancora parecchi anni prima di potersi consacrare interamente a Dio; anni che il Santo trascorre con la sua famiglia ma in completa povertà, in preghiera e dedicandosi ad innumerevoli opere di bene.
Nel 1197, ottenuti finalmente i consensi necessari, è ammesso come oblato nel monastero di Santa Giulia a Brescia. Sant'Obizio trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in questo luogo, dedicandosi completamente a Dio e ai piu' bisognosi e compiendo i primi di una lunga serie di miracoli.
Intanto, si spargono voci sulle sue opere di carità e sui miracoli da lui compiuti. La gente capisce di avere un Santo in città.
Sant'Obizio muore il 6 dicembre 1204, dopo aver dato l'ultimo saluto ai suoi familiari. Le esequie, celebrate nella chiesa del monastero di S. Giulia, saranno svolte con gran solennità e con tutto l'onore riservato ai Santi.


Autore:
Claudia Gioia

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Aggiunto il 2001-06-21

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