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Beata Raffaella Santina Cimatti

23 giugno

Faenza, 6 giugno 1861 - Alatri, 23 giugno 1945

Martirologio Romano: Ad Alatri nel Lazio, beata Maria Raffaella (Santina) Cimatti, vergine, delle Suore della Misericordia per gli Infermi, che condusse una vita umile e nascosta, adoperandosi con cordiale carità e costante attenzione specialmente per i malati e i poveri.


Nello spirito dei tempi moderni questa suora ha svolto con intelligenza e serenità un servizio costante ed eroico in favore degli afflitti e degli ammalati. "Quando non era intenta alla cura degli ammalati, era in preghiera davanti al Sacramento; e le sue mani quando non erano al servizio del prossimo, scorrevano sui grani del Rosario".
Nella fertile terra romagnola, a Faenza, il 6 giugno 1861, da padre bracciante agricolo e da madre tessitrice, nasce Santina Cimatti; la natura la dota di un volto sorridente sereno e di belle fattezze, illuminato da occhi sereni e profondi. Può dedicare poco tempo agli studi, in quanto la famiglia ha ben presto bisogno del suo lavoro per arrotondare un po' il non prospero bilancio familiare aiuta la mamma come tessitrice, o si occupa dei lavori di casa. l due unici fratelli maschi sopravvissuti, Luigi e Vincenzo, entrano giovanissimi nella congregazione salesiana; Santina allora ritiene indispensabile rimanere vicino alla madre sino a quando troverà per lei una dignitosa sistemazione nella casa di un sacerdote.
Nel novembre del 1889 si aggrega alle suore ospedaliere della Misericordia, presso la casa madre di San Giovanni in Laterano a Roma. Assume il nome di Maria Raffaella e nel 1893 viene inviata presso l'ospedale di San Benedetto ad Alatri, dove inizia la sua professione di infermiera. Passa successivamente all'ospedale Umberto I di Frosinone, dove dal 1921 ha anche l'incarico di priora della comunità. Dal 1928 al 1940 ritorna ad Alatri sempre come priora.
Nel 1943 comincia a manifestarsi il male che si rivelerà incurabile. Muore il 23 giugno 1945.
Il campo principale di apostolato di suor Raffaella fu la farmacia, dove prestò servizio per ben trentaquattro anni; suor Raffaella però, quand'era necessario, riusciva a mettersi a disposizione dei malati e della comunità per qualsiasi occupazione.
Il lavoro tra pillole, sciroppi e a pestare nel mortaio è per Raffaella un dono di Dio: attraverso l'impegno semplice ma continuo nel quotidiano ella riesce a realizzare con esemplare dedizione il vero amore per il prossimo.
Quando la malattia bussa forte alla sua porta pensa sempre alla preghiera come mezzo di sostegno. Giorni difficili e drammatici furono quelli vissuti da suor Raffaella a Frosinone durante la guerra. Non solo confortò e avvicinò gli ammalati, ma quando percepi, attraverso le suppliche delle persone dell'ospedale che Alatri avrebbe potuto subire un bombardamento allo scopo di contrastare l'avanzata delle forze alleate, Raffaella raccolse tutte le poche energie che le rimanevano e collaborando con il vescovo riuscì a far cambiare il piano strategico al generale Kesserling: Alatri fu salva. "Miracolo! - gridarono in coro -; un angelo ha salvato la città".
Ogni giorno suor Raffaella vive la presenza di Dio nel sofferente: mai dimentica che il singolo uomo abbisogna di amore concreto anche nei piccoli fatti quotidiani. Racconta una sua paziente: "Ero giovane, ma sofferente per disturbi vari. Dopo qualche tempo fui ricoverata in ospedale per l'operazione di appendicite. Ero preoccupata e sentivo la mancanza della mamma lontana... Piangevo per questa situazione come non mai. La serva di Dio si accorse della mia profonda prostrazione morale e mi chiese: "Perché piangi?". Ed io: "Sto male e non ho la mamma...". Con tono profondamente comprensivo mi rispose: "E io non sono la mamma? Perché sto qui? Ogni suora ospedaliera deve essere la mamma di chi soffre"".
Per le proprie consorelle sa essere superiora attenta e gentile. Non pretende di essere servita, ma che ciascuno serva la comunità. Una sua consorella annota: "Non si dava arie per l'ufficio di superiora che ricopriva, ma si considerava la serva delle suore, aiutandole nel lavoro. All'occorrenza amava anche rammendare e confezionare le calze delle consorelle".
Beatificata il 12 maggio 1996. Festa il 23 giugno.


Autore:
Giuseppe Gottardo

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Aggiunto il 2001-07-06
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