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Beata Alessandrina Maria da Costa Cooperatrice salesiana

13 ottobre

Balasar, Portogallo, 3 marzo 1904 - 13 ottobre 1955

Laica portoghese, all'età di quattordici anni si gettò da una finestra per difendere la sua verginità. Riportò gravi danni, che un po' alla volta la resero completamente paralizzata. Abbracciò la sua croce e in vari modi partecipò alla passione di Gesù. Dal suo letto svolse un prezioso apostolato di preghiera e di consiglio a favore dei numerosi visitatori, attratti dalle sue virtù e carismi straordinari, che esercitò nella obbedienza alle autorità ecclesiastiche. Il decreto sulle sue virtù eroiche è stato emesso nel 1995.

Etimologia: Alessandrina = piccola protettrice degli uomini, dal greco

Martirologio Romano: Nel villaggio di Balasar vicino a Braga in Portogallo, beata Alessandrina Maria da Costa: rimasta paralizzata in tutto il corpo per sfuggire alle cattive intenzioni di un tale contro di lei, offrì tutti i suoi dolori al Signore per amore di Dio e dei fratelli bisognosi nella contemplazione dell’Eucaristia.


Nella parrocchia di Balazar, piccola cittadina del Portogallo, nacque il 30 marzo 1904 Alessandrina Maria Costa, conosciuta come “la malata di Balazar” o come “la crocifissa del Calvario”. Nascita e Battesimo avvennero nella Settimana Santa di quell’anno e, precisamente, il Mercoledì Santo e il Sabato Santo.
La Parrocchia di Balazar avrebbe avuto un segno della Misericordia Divina: la presenza di una creatura straordinaria che, conformemente al disegno di Dio, si sarebbe offerta vittima per la conversione di tanti peccatori e per la salvezza del Portogallo (questa Nazione, infatti, non sarà toccata dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, perché rimasta fuori dal conflitto).

“All’inferno io non voglio andare!”

È Alessandrina che parla della sua infanzia e della sua adolescenza, dei pregi e dei difetti di quell’età; sì che è facile pensare, seguendo il suo racconto, ad una bambina vivace ed alquanto birichina, testarda e un po’ vanitosa. La sorella Diolinda, più grande di lei, era spesso bersaglio dei suoi scherzi; Alessandrina, però, aveva sufficiente discernimento ed umiltà per capire gli errori commessi ed anche volontà ferma per non ricadervi. Questi aspetti positivi del suo temperamento, spiegano le tappe vittoriose del suo cammino verso la perfezione. Spesso contemplava il Cielo e, nella sua semplicità infantile, pensava a che mezzi disponibili vi fossero per raggiungerlo. Questo pensiero del Cielo, finché visse, fu l’anelito costante della sua anima.
A cinque anni cominciò a frequentare il catechismo e, proprio in questo periodo, sbocciò nel suo cuore l’amore tenero e fiducioso per la Madonna. Con la Prima Comunione, ricevuta a sette anni, ebbe inizio anche quel legame di amore che la unirà per sempre a Gesù Eucaristia, legame rinsaldato dalla Comunione quotidiana e dalle frequenti visite al Santissimo Sacramento.
Con assiduità partecipava a tutte le pratiche religiose della sua Parrocchia perché amava molto pregare. Una volta, all’età di nove anni, con la sorella Diolinda e una cugina, si recò in un paese vicino per ascoltare la predica di un santo Frate: Fra’ Emanuele delle Sante Piaghe. L’inferno fu l’argomento della predica e, quando il Frate invitò i fedeli a scendere con lui in spirito in questo luogo di sofferenza senza fine, Alessandrina pensando che si potesse entrare realmente in quel luogo, decise di scappare: no, all’inferno non sarebbe mai andata e, per essere pronta alla fuga, prese in mano gli zoccoletti che aveva sistemato vicino alla balaustra...
Rispettosa dei principi fondamentali della vita cristiana, più grandicella, si impegnava nel lavoro ed evitava trasgressioni che fossero motivo di peccato.

“Strinsi con fede nella mano il mio Rosario...”

Un giorno Alessandrina, Diolinda ed un’amica erano in casa impegnate in un lavoro di cucito. Ad un tratto si sentirono dei passi: tre uomini entrati in casa stavano salendo la scala che portava nella stanza in cui erano le tre giovani. Diolinda che aveva intuito il pericolo, chiuse la porta della stanza a chiave, né aprì quando sentì bussare. Ma quando uno dei tre tentò di sorprenderle servendosi di una scaletta che immetteva direttamente nella stanza attraverso una botola, Diolinda non esitò ad aprire la porta per darsi alla fuga, seguita dall’amica, ma fu ostacolata dai due uomini che erano rimasti in attesa. Mentre avveniva tutto questo, Alessandrina, non avendo altra via d’uscita, corse verso la finestra che era aperta e si buttò nel vuoto facendo un salto di quattro metri. Per il terribile impatto con il terreno, rimase a terra per qualche tempo, poi, preoccupata per la sorte della sorella e dell’amica, si alzò, prese un palo ed affrontò gli aggressori con tanta forza da costringerli alla fuga.
Ma la passione che acceca non si arrende facilmente; una volta che Alessandrina era rimasta sola a casa, ebbe la triste sorpresa di avvertire ancora la presenza in casa dell’uomo che ella ben conosceva, avendo lavorato alle sue dipendenze. Il pericolo era grave ma Alessandrina, forte della sua fede, strinse fra le mani il suo Rosario e confidò nell’aiuto della Madonna. Sebbene non fosse chiusa a chiave la porta della stanza, inspiegabilmente, non si aprì e l’uomo fu costretto a rinunziare al suo piano diabolico.
Le conseguenze della caduta si fecero presto sentire. Fino all’età di diciannove anni, Alessandrina di tanto in tanto sarà costretta a rimanere a letto per tempi più o meno lunghi; poi l’aggravarsi della malattia non le consentirà mai più di alzarsi. Ebbe momenti di scoraggiamento, mai di disperazione; non trascurò mai la preghiera, anzi i momenti di maggiore tristezza li viveva quando la sorella si recava in Parrocchia per partecipare alle funzioni religiose e lei non poteva seguirla. Ma non per questo ella interrompeva il suo colloquio con Gesù e con la Celeste Madre. Nella preghiera chiedeva anche la sua guarigione, ma non trascurava l’offerta delle sue sofferenze per la salvezza dei peccatori.

Il mondo al Cuore Immacolato

Alessandrina aveva cementata nel cuore una forte devozione alla Madonna, che ella esprimeva con particolare intensità nel mese di maggio. Aspettava questo tempo benedetto con ansia e lo viveva con amore e devozione. Non avendo la possibilità di comprare una statuina della Madonna, perché povera, ne chiedeva una in prestito al suo parroco, a cui poi la restituiva. Preparava per onorarla un altarino, e voleva che vi fossero sempre fiori; ma, più belli dei fiori erano i fioretti che ogni giorno offriva alla Madonna con tante intenzioni quante erano le creature per le quali li offriva.
La devozione alla Madonna era, quindi, anche per lei la strada maestra per giungere a Gesù. E a Gesù, prigioniero per amore, vittima per la salvezza dei peccatori, era rivolto in particolare il suo cuore. La confidenza verso la divina Madre le donava la forza per esprimere la preghiera più generosa e ardita: «Mammina dite a Gesù che lo aiutate voi a crocifiggermi, affinché nulla resti nel mio corpo e nell’anima mia da crocifiggere».
Alessandrina, con piena disponibilità all’azione purificatrice del Maestro Divino, si preparava alla missione a cui Gesù l’aveva chiamata: immolarsi per la salvezza dei peccatori. Ed infatti, per lunghi anni, ogni venerdì, ella vivrà in lei la Passione di Gesù dal Getsemani al Calvario.
Gesù, il 1° agosto 1935, chiese ad Alessandrina che si manifestasse al Papa il suo desiderio di consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria, essendo questa la strada più sicura per salvare dall’eterna rovina l’umanità smarrita nei meandri tenebrosi del male. Alessandrina ubbidì e si rivolse al suo direttore spirituale perché intervenisse. La richiesta fu comunicata al Cardinale Eugenio Pacelli perché si facesse interprete di quanto avveniva a Balazar presso il Papa Pio XI allora regnante; ma fu ostacolata da contrasti e dubbi. Solo dopo lunghi anni, nel settembre del 1942 il mondo venne consacrato al Cuore Immacolato di Maria proprio dal Card. Pacelli, salito al Soglio Pontificio.

Verso le altezze

Gesù aveva ascoltato le preghiere di Alessandrina e aveva assecondato l’ardente suo desiderio di amarlo. Entrato in quel cuore, Gesù aveva dato inizio a un processo di trasformazione interiore che avrebbe portato quella creatura a gradi di perfezione sempre più alti, col distacco progressivo dell’anima da ciò che è terreno, mentre lo spirito si sarebbe librato in atmosfere più elevate, lontano dalle realtà contingenti. Alessandrina passerà dalla “morte mistica” alla “notte oscura”, dai lunghi silenzi del Maestro Divino agli assalti del demonio con soli brevi pause di consolazioni interiori, seguite sempre dai dubbi tormentosi. La forza di Alessandrina è l’amore a Gesù Eucaristico (per ben tredici anni non si ciberà che della sola Ostia consacrata!) e l’abbandono fiducioso nella Celeste Madre: «Mammina, o mia Mammina cara, voglio essere di Gesù, voglio essere tua...».
Alessandrina vivrà nello spirito la tragedia della ribellione a Dio e la disperazione dell’anima condannata a non godere in eterno la visione beatifica di Lui. Subirà nel corpo e nell’anima i tormenti che schiere di demoni infliggono alle anime che hanno meritato l’inferno. Ma questa immolazione servirà a salvare tante anime destinate altrimenti alla dannazione eterna. La creatura, vittima per amore, non potrebbe vivere questa condizione senza l’aiuto di Dio. E, nel cuore di Alessandrina, Gesù stabilisce la sua dimora, il suo trono. È Gesù che la incoraggia e sostiene; è Lui che chiede sofferenza e immolazione, perché attraverso la disponibilità della creatura, vuole continuare la sua missione redentrice. Tutto questo è la dimostrazione che l’amore di Dio e della Madre sua per gli uomini, anche se ingrati, non conosce limiti e non cesserà di operare finché ci saranno uomini sulla terra bisognosi di redenzione.
«Venite, andiamo tutti al Cielo», diceva. Questo era l’anelito costante della sua anima e deve essere anche l’anelito di ogni creatura; e tanti furono quelli che avvicinandosi a lei mentre era ancora in vita, furono illuminati e conquistati interiormente.
Nell’autunno del 1955 sente, finalmente, che il Cielo si sta schiudendo per accoglierla. E con la visione di un Cielo pieno di luce, si chiude la straordinaria vicenda terrena di Alessandrina. È il giorno 13 ottobre, giorno privilegiato dal Cuore Immacolato.

Autore: Marcella De Tata

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

 


 

Alessandrina Maria da Costa nacque a Balasar, in provincia di Oporto e Arcidiocesi di Braga il 30 marzo 1904, e fu battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo.Venne educata cristianamente dalla mamma, insieme alla sorella Deolinda. Alessandrina rimase in famiglia fino a sette anni, poi fu inviata a Pòvoa do Varzim in pensione presso la famiglia di un falegname, per poter frequentare la scuola elementare che a Balasar mancava. Qui fece la prima comunione nel 1911, e l’anno successivo ricevette il sacramento della Confermazione dal Vescovo di Oporto.
Dopo diciotto mesi tornò a Balasar e andò ad abitare con la mamma e la sorella nella località “Calvario”, dove resterà fino alla morte.
Cominciò a lavorare nei campi, avendo una costituzione robusta: teneva fronte agli uomini e guadagnava quanto loro. La sua fu una fanciullezza molto vivace: dotata di un temperamento felice e comunicativo, era molto amata dalle compagne. A dodici anni però si ammalò: una grave infezione (forse una febbre intestinale tifoidea) la portò ad un passo dalla morte. Superò il pericolo, ma il fisico resterà segnato per sempre da questo episodio.
Fu all’età di quattordici anni che avvenne un fatto decisivo per la sua vita. Era il sabato santo del 1918. Quel giorno lei, la sorella Deolinda e una ragazza apprendista erano intente nel loro lavoro di cucito, quando si accorsero che tre uomini tentavano di entrare nella loro stanza. Nonostante le porte fossero chiuse, i tre riuscirono a forzare le porte ed entrarono. Alessandrina, per salvare la sua purezza minacciata, non esitò a gettarsi dalla finestra, da un’altezza di quattro metri. Le conseguenze furono terribili, anche se non immediate. Infatti le varie visite mediche a cui fu sottoposta successivamente diagnosticarono con sempre maggiore chiarezza un fatto irreversibile.
Fino a diciannove anni poté ancora trascinarsi in chiesa, dove, tutta rattrappita, sostava volentieri, con grande meraviglia della gente. Poi la paralisi andò progredendo sempre di più, finché i dolori divennero orribili, le articolazioni persero i loro movimenti ed essa restò completamente paralizzata. Era il 14 aprile 1925, quando Alessandrina si mise a letto per non rialzarsi più, per i restanti trent’anni della sua vita.
Fino al 1928 essa non smise di chiedere al Signore, mediante l’intercessione della Madonna, la grazia della guarigione, promettendo che, se fosse guarita, sarebbe andata missionaria. Ma, appena capì che la sofferenza era la sua vocazione, l’abbracciò con prontezza. Diceva: “Nostra Signora mi ha fatto una grazia ancora maggiore. Prima la rassegnazione, poi la conformità completa alla volontà di Dio, ed infine il desiderio di soffrire”.
Risalgono a questo periodo i primi fenomeni mistici, quando Alessandrina iniziò una vita di grande unione con Gesù nei Tabernacoli, per mezzo di Maria Santissima. Un giorno in cui si trovava sola, le venne improvvisamente questo pensiero: “Gesù, tu sei prigioniero nel Tabernacolo ed io nel mio letto per la tua volontà. Ci faremo compagnia”. Da allora cominciò la prima missione: essere come la lampada del Tabernacolo. Passava le sue notti come pellegrinando di Tabernacolo in Tabernacolo. In ogni Messa si offriva all'Eterno Padre come vittima per i peccatori, insieme a Gesù e secondo le Sue intenzioni.
Cresceva in lei sempre più l’amore alla sofferenza, a mano a mano che la vocazione di vittima si faceva sentire in maniera più chiara. Emise il voto di fare sempre quello che fosse più perfetto.
Dal venerdì 3 ottobre 1938 al 24 marzo 1942, ossia per 182 volte, visse ogni venerdì le sofferenze della Passione. Alessandrina, superando lo stato abituale di paralisi, scendeva dal letto e con movimenti e gesti accompagnati da angosciosi dolori, riproduceva i diversi momenti della Via Crucis, per tre ore e mezzo.
“Amare, soffrire, riparare” fu il programma che le indicò il Signore. Dal 1934 - su invito del padre gesuita Mariano Pinho, che la diresse spiritualmente fino al 1941 - Alessandrina metteva per iscritto quanto volta per volta le diceva Gesù.
Nel 1936, per ordine di Gesù, essa chiese al Santo Padre, per mezzo del padre Pinho, la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Questa supplica fu più volte rinnovata fino al 1941, per cui la Santa Sede interrogò tre volte l'Arcivescovo di Braga su Alessandrina. Il 31 ottobre 1942 Pio XII consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria con un messaggio trasmesso a Fatima in lingua portoghese. Questo atto lo rinnovò a Roma nella Basilica di San Pietro l’8 dicembre dello stesso anno.
Dal 27 marzo 1942 in poi Alessandrina cessò di alimentarsi, vivendo solo di Eucaristia. Nel 1943 per quaranta giorni e quaranta notti furono strettamente controllati da valenti medici il digiuno assoluto e l'anuria, nell'ospedale della Foce del Duro presso Oporto.
Nel 1944 il nuovo direttore spirituale, il salesiano don Umberto Pasquale, incoraggiò Alessandrina, perché continuasse a dettare il suo diario, dopo aver constatato le altezze spirituali a cui era pervenuta; ciò che essa fece con spirito di obbedienza fino alla morte. Nello stesso anno 1944 Alessandrina si iscrisse all’Unione dei Cooperatori Salesiani. Volle collocare il suo diploma di Cooperatrice “in luogo da poterlo avere sempre sotto gli occhi”, per collaborare col suo dolore e con le sue preghiere alla salvezza delle anime, soprattutto giovanili. Pregò e soffrì per la santificazione dei Cooperatori di tutto il mondo.
Nonostante le sue sofferenze, ella continuava inoltre ad interessarsi ed ingegnarsi a favore dei poveri, del bene spirituale dei parrocchiani e di molte altre persone che a lei ricorrevano. Promosse tridui, quarant'ore e quaresimali nella sua parrocchia.
Specialmente negli ultimi anni di vita, molte persone accorrevano a lei anche da lontano, attratte dalla fama di santità; e parecchie attribuivano ai suoi consigli la loro conversione.
Nel 1950 Alessandrina festeggia il XXV della sua immobilità. Il 7 gennaio 1955 le viene preannunciato che quello sarebbe stato l’anno della sua morte. Il 12 ottobre volle ricevere l’unzione degli infermi. Il 13 ottobre, anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, la si sentì esclamare: “Sono felice, perché vado in cielo”. Alle 19,30 spirò.
Sulla sua tomba si leggono queste parole da lei volute: “Peccatori, se le ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi, passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano. Ma non peccate più; non offendete più il nostro Gesù!”. E’ la sintesi della sua vita spesa esclusivamente per salvare le anime.
A Oporto nel pomeriggio del giorno 15 ottobre i fiorai rimasero privi di rose bianche: tutte vendute. Un omaggio floreale ad Alessandrina, che era stata la rosa bianca di Gesù.


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto il 2016-07-22

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