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Beato Augusto Czartoryski Sacerdote

8 aprile

Parigi, 2 agosto 1858 - Alassio, Savona, 9 aprile 1893

Il principe polacco Augusto Czartoryski nacque a Parigi da genitori polacchi il 2 agosto 1858. La famiglia, da tre decenni, si era stabilita in Francia quando, dopo lo rivoluzione del 1830 e lo confisca dei beni, era stata posta al bando dalla Russia. Augusto perse la mamma a sei anni: la donna morì di tubercolosi, malattia che trasmise al figlio. Augusto cercò inutilmente di curarsi, viaggiando in Svizzera, Italia, Spagna ed Egitto. A Parigi soffriva lo stile di vita della nobiltà e la sua esistenza cambiò grazie all'incontro con don Bosco. Nel 1886 entrò nella Congregazione salesiana. A causa della malattia fu mandato a completare gli studi in Liguria dove venne ordinato sacerdote a San Remo il 2 aprile 1892. La sua vita sacerdotale si svolse un solo anno, ad Alassio nel Savonese. Morì infatti a 34 anni l'8 aprile 1893. È stato beatificato a Roma da Giovanni Paolo II il 25 aprile 2004.

Martirologio Romano: Ad Alassio presso Albenga in Liguria, beato Augusto Czartoryski, sacerdote della SocietÓ Salesiana, al quale la malferma salute non impedý di raggiungere grandi doni di santitÓ e di seguire con fermezza la divina vocazione.


Il principe polacco Augusto Czartoryski nacque a Parigi il 2 agosto 1858. Ormai da tre decenni la sua nobile famiglia, fortemente legata agli interessi dinastici della Polonia, era stata esiliata in Francia. Qui, dal Palazzo Lambert, sulle rive della Senna, si adoperava tra i connazionali e presso le cancellerie di tutta Europa al fine di restaurare l’unità della loro patria, che dal 1795 era stata smembrata tra le grandi potenze vicine.
Il principe Adamo Czartoryski, cedette le redini del casato e dell’attività patriottica al principe Ladislao, che si unì in matrimonio alla principessa Maria Amparo, figlia della regina di Spagna Maria Cristina e del duca Rianzarez. Da loro nacque dunque il beato Augusto. Primogenito della famiglia, divenne punto di riferimento per tutti coloro che sognavano la rinascita dell’unità territoriale polacca.
A sei anni gli morì la mamma, a causa della tubercolosi, che trasmesse al figlio. Manifestatisi i primi sintomi del male, Augusto cominciò un lungo girovagare in cerca della salute, che purtroppo non riuscirà mai a riacquistare. Le sue tappe principali furono l’Italia, la Svizzera, l’Egitto e la Spagna. Ma non era la propria salute l’obiettivo primario della sua ricerca: nel suo animo giovanile covava un’altra ricerca assai più speciale e preziosa: la sua vocazione.
Nell’assai travagliata storia della sua vocazione fu sempre costante l’impegno nel discernimento, alla luce della preghiera e nel confronto con la sua guida spirituale, consigliarsi con essa prima di prendere qualsiasi decisione. La sua vita costituì una vera e propria “lotta per la vocazione”. Sempre fisso e fermo nell’offerta fatta a Dio, era solito ripetere ripetere: “Qui è dove mi ha chiamato il Signore, e qui è dove il Signore mi vuole”.
Augostò non tardò molto a capire di non essere fatto per la vita di corte. All’età di soli vent’anni scrisse al padre dicendogli, alludendo tra l’altro alle feste mondane cui era costretto a partecipare: “Le confesso che sono stanco di tutto ciò. Sono divertimenti inutili che mi angustiano. Mi è molesto esser obbligato a far conoscenze in tanti banchetti”.
Un grande influsso positivo fu esercitato sul giovane principe dal suo precettore San Giuseppe Kalinowski, che aveva alle spalle dieci anni di lavori forzati in Siberia. Ad orientare Augusto nella ricerca vocazionale furono soprattutto le figure di San Luigi Gonzaga e del suo compatriota San Stanislao Kostka. Di quest’ultimo era solito citare il celebre motto: “Ad maiora natus sum”. Scrisse poi inoltre il Kalinowski: “La Vita di san Luigi […] ebbe efficacia risolutiva sul progresso spirituale di Augusto e gli aprì la via a più facile unione con Dio”.
In seguito Giuseppe Kalinowski entrò tra i Carmelitani e don Stanislao Kubowicz fu scelto quale nuovo precettore di Augosto. Ciò costituì per il giovane un ulteriore splendido nella sua vita spirituale.
Ma la svolta decisiva nella sua vita si ebbe con l’incontro con San Giovanni Bosco. Ciò avvenne a Parigi, proprio nel palazzo Lambert, dove il santo fondatore dei Salesiani celebrò la Messa nella cappella di famiglia. Per il servizio all’altare era stati designati i principi Ladislao e Augusto. Quest’ultimo aveva l’età di 25 anni. Don Bosco disse ad Augusto: “E’ da molto tempo che desideravo fare la sua conoscenza!”. Da quel giorno il giovane principe non poté che affidare la sua anima ed il suo avvenire al santo educatore.
La sua vocazione alla vita religiosa si era manifestata sempre con più evidente chiarezza ed in modo altrettanto esplicito non mostrava la benché minima propensione a metter su famiglia, nonostante la sua importante posizione di erede primogenito. Pur non avendo mai opposto un netto rifiuto alle proposte di matrimonio offertegli dal padre, per rispetto all’etichetta nobiliare, Augusto non aveva mai alcun interesse nei confronti delle ragazze presentategli.
Dopo l’incontro con San Giovanni Bosco, il principe polacco sentì non solo rafforzarsi la vocazione religiosa, ma si convinse inoltre della chiamata a diventare sacerdote salesiano. Scisse don Ceria: “Appena il padre glielo permetteva, Augusto veniva a Torino per incontrarsi con don Bosco e riceverne i consigli. Fece anzi vari corsi di Esercizi Spirituali sotto la direzione del Santo, prendendo abitazione all’Oratorio, con suo gran disagio per la mancanza di comodità”.
Don Bosco era così divenuto il punto di riferimento privilegiato per un definitivo discernimento vocazionale da parte di Augusto. Don Bosco manifestò sempre tuttavia un atteggiamento di grande cautela circa l’eventualità di accettare il principe nella congregazione. Ma il pontefice allora regnante, Leone XIII, sciolse definitivamente ogni dubbio congedandosi così dall’incontro avuto con Augusto: “Dite a don Bosco essere volontà del Papa che vi riceva tra i Salesiani”. Il santo fondatore non poté che gioire di tale responso, traendo le sue conclusioni: “Ebbene, mio caro”, rispose immediatamente don Bosco, “io l'accetto. Da questo istante, ella fa parte della nostra Società e desidero che vi appartenga fino alla morte”.
Dopo aver fatto tutte le dovute rinunce in favore dei suoi fratelli, alla fine del giugno 1887 il giovane fu mandato presso l’Istituto Salesiano di San Benigno Canavese per un breve periodo di aspirantato, prima di cominciare il noviziato, che iniziò in quello stesso anno a Torino sotto la guida di Don Giulio Barberis. Augusto, allora ventinovenne, si trovò così a dover capovolgere tante sue abitudini e a dover lottare anche contro la famiglia che non si rassegnava a questa insolita scelta. Il 24 novembre 1887 ricevette l’abito talare da Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. “Coraggio, mio principe. Oggi abbiamo riportato una magnifica vittoria. Ma posso anche dirle, con grande gioia, che verrà un giorno in cui lei sarà sacerdote e per volontà di Dio farà molto bene alla sua patria”.
Don Bosco morì appena due mesi dopo e proprio sulla sua tomba a Valsalice il principe Czartoryski emise i voti religiosi entrando così a pieno titolo tra i salesiani.
A causa della sua malattia fu inviato a proseguire gli studi teologici in Liguria. Ebbe modo di scrivere al cardinale Parocchi: “In piena libertà ho voluto emettere i voti, e lo feci con grande gioia del mio cuore. Da quel giorno godo, vivendo in Congregazione, una grande pace di spirito, e ringrazio il Signore di avermi fatto conoscere la Società Salesiana e di avermi chiamato a vivere in essa”.
Sempre più in preda alla sofferenza, il 2 aprile 1892 fu ordinato sacerdote a San Remo dal vescovo di Ventimiglia, il Beato Tommaso Reggio. Dopo la mancata partecipazione all’ordinazione presbiterale, l’intera famiglia Czartoryski si riunì invece a Mentone il 3 maggio seguente, come una sorta di tacita riconciliazione.
La nuova vita sacerdotale durò per Don Augusto solamente un anno, che trascorse ad Alassio, nella vicina diocesi di Alberga.
Giovanni Cagliero, primo vescovo e cardinale salesiano, riassunse così questo ultimo periodo della sua vita: “Egli non era più di questo mondo! La sua unione con Dio, la conformità perfetta al divino volere nell’aggravata infermità, il desiderio di uniformarsi a Gesù Cristo nei patimenti e nelle afflizioni, lo rendevano eroico nella pazienza, calmo nello spirito, e invitto, più che nel dolore, nell’amore di Dio”.
Augusto Czartoryski morì ad Alassio la sera dell’8 aprile 1893, sabato dell’Ottava di Pasqua, sul seggiolone che fu di Don Bosco. Appena pochi giorni prima, il lunedì dell’Angelo, aveva esclamato con un suo confratello: “Che bella Pasqua!”. Appena trentacinquenne e con cinque anni di vita salesiana alle spalle, aveva portato a pieno compimento il proposito che aveva scritto sul retro dell’immaginetta della sua Prima Messa: “Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi” (Salmo 83).
La sua salma fu trasportata in Polonia, per essere tumulata nella tomba di famiglia dei Czartoryski, presso la cripta parrocchiale di Sieniawa. Tra l’altro questa era anche la chiesa dove da piccolo Augusto aveva ricevuto la prima Comunione. In seguito i suoi resti furono traslati nella chiesa dei salesiani di Przemysl, dove ancora oggi è oggetto di venerazione da parte dei fedeli.
Il processo di canonizzazione di Augusto Czartoryski, grande principe polacco e sacerdote salesiano, fu aperto il 14 febbraio 1921. Riconosciuto l’esercizio eroico delle virtù cristiane, fu dichiarato “venerabile” il 1° dicembre 1978. Riconosciuto un miracolo avvenuto per sua intercessione, il papa suo connazionale Giovanni Paolo II Magno lo beatificò in San Pietro il 25 aprile 2004.

DALL’OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II PER LA BEATIFICAZIONE – 25 aprile 2004

“Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore… Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove” (Sal 84/83/, 2.11). Queste parole del Salmo ha scritto come motto di vita sull’immaginetta della prima Messa il beato Augusto Czartoryski. In esse è contenuto il rapimento di un uomo che, seguendo la voce della chiamata, scopre la bellezza del ministero sacerdotale. Risuona in esse l’eco delle diverse scelte che deve fare chiunque scorge la volontà di Dio e desidera compierla. Augusto Czartoryski, giovane principe, ha elaborato un efficace metodo di discernimento dei disegni divini. Presentava a Dio nella preghiera tutte le domande e le perplessità di fondo e poi nello spirito di obbedienza seguiva i consigli delle sue guide spirituali. Così ha compreso la sua vocazione di intraprendere la vita povera per servire i più piccoli. Lo stesso metodo gli ha permesso, nel corso di tutta la vita, di compiere scelte tali, che oggi possiamo dire che egli ha realizzato i disegni della Provvidenza Divina in modo eroico.
Voglio lasciare l’esempio della sua santità soprattutto ai giovani, che oggi cercano il modo di decifrare la volontà di Dio nei riguardi della loro vita e desiderano ogni giorno procedere fedelmente secondo la parola divina. Miei cari giovani amici, imparate dal beato Augusto a chiedere ardentemente nella preghiera la luce dello Spirito Santo e guide sagge, affinché possiate conoscere il piano divino nella vostra vita e siate capaci di camminare sempre sulla via della santità.

PREGHIERE

Signore Gesù, che da ricco ti sei fatto povero,
aiutaci ad imitare l’esempio del beato Augusto:
fa’ che sappiamo discernere la tua volontà,
docili alle ispirazioni interiori e alle guide spirituali che tu stesso ci doni;
rendici umile e poveri, capaci di lasciare tutto quello che impedisce di seguirti;
confermaci nel proposito di amare e di servire te e i giovani con il tuo stesso amore.
Amen.

O Gesù, nostro Dio e nostro Re,
che visibilmente prediligete coloro
che tutto abbandonano per Vostro amore,
degnateVi glorificare il fedelissimo Vostro Servo Don Augusto,
che rinunciò agli agi d’una vita principesca
ed esemplarmente seguì i consigli evangelici;
e a sua intercessione fate che riusciamo noi pure
ad adempiere con fede i doveri del nostro stato,
per meritare le grazie che ci sono necessarie
in questa valle di lacrime..., ed essere ammessi un giorno al Paradiso.
Amen.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-04-29

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