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Beato Francesco Kesy Martire

24 agosto

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Berlino, 13 novembre 1920 - Dresda, Germania, 24 agosto 1942

Francesco Kesi era nato a Berlino dove i suoi genitori si trovavano per motivi di lavoro. Suo padre era carpentiere, ma trasferitosi a Poznan lavorava in una centrale elettrica della città. Francesco aveva l'intenzione di entrare tra i candidati al noviziato salesiano. Durante l'occupazione, non potendo continuare gli studi, si impiegò in uno stabilimento industriale. Il tempo libero lo passava all'oratorio dove in strettissima amicizia di ideali con gli altri quattro animava le associazioni e attività giovanili. Era il terzo di cinque figli di una famiglia povera. Di lui si ricorda che era sensibile e fragile e spesso si ammalava; ma allo stesso tempo allegro, tranquillo, simpatico, amava gli animali, ed era sempre disposto ad aiutare gli altri. Di mattina si dirigeva verso la chiesa e quasi ogni giorno riceveva la comunione; la sera recitava il rosario. Fu arrestato dai nazisti nel settembre 1940 con altri quattro giovani oratoriani; furono tutti decapitati a Dresda il 24 agosto 1942.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Dresda in Germania, beati Ceslao Jóżwiak, Edoardo Kaźmierski, Francesco Kęsy, Edoardo Klinik e Iarognievo Wojciechowski, martiri, che, di origine polacca, gettati in carcere nello stesso periodo, patirono il martirio a colpi di scure.


Non solo gli ebrei sono state vittime delle persecuzioni naziste, come si sa queste imperversarono anche contro gli zingari, malati di mente, omosessuali, ecc. In Polonia, vittima privilegita fu anche la Chiesa Cattolica, che era vista come guida del popolo molto influente, e dato che nel programma nazista vi era l’annientamento del popolo polacco come entità politica, era chiaro che bisognava colpire, prima di tutto l’Istituzione che maggiormente lo rappresentava e guidava, cioè la Chiesa.
Questa persecuzione ebbe luogo durante l’occupazione nazista dal 1939 al 1945 e provocò più di cinque milioni di vittime tra la popolazione civile polacca.
Papa Giovanni Paolo II nel corso del suo settimo viaggio apostolico in Polonia, ha beatificato il 13 giugno 1999, 108 martiri morti per la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica, sia come consacrati, sia come laici impegnati nell’apostolato, accusati di inesistenti tradimenti, complotti, resistenze, ecc.
I 108 beati martiri polacchi appartenevano a 18 diocesi e a 22 Congregazioni religiose; di essi 3 erano vescovi, 52 sacerdoti diocesani, 3 seminaristi, 26 sacerdoti religiosi, 7 fratelli professi, 8 suore professe, 9 laici; testimoni in vita e in morte della loro grande fede in Cristo e nella Chiesa Cattolica.
Quasi tutti deportati nei campi di concentramento, tristemente noti come Auschwitz, Dachau, Majdanek, Ravensbrück, Sachsenhausen, dove morirono uccisi dalle guardie dei campi o dalle torture inflitte. Altri morirono in varie prigioni come i cinque giovani laici, capigruppo di Associazioni giovanili salesiane, chiamati poi “i cinque di Poznan”, tutti decapitati nel carcere di Dresda, il 24 agosto 1942.
“I cinque di Poznan” sono stati chiamati così, come se fossero una persona sola, perché giovani poco più che ventenni, vissero insieme uniti nell’Oratorio Salesiano di Poznan e insieme offrirono il sacrificio della loro vita il 24 agosto del 1942, giorno dedicato al ricordo di Maria Ausiliatrice, alla cui materna protezione avevano affidato insieme la loro vita di cristiani.
I loro carnefici li vollero uniti anche nella morte e ne stroncarono la giovane vita sotto la mannaia della ghigliottina, pur essendo in cinque erano un cuor solo nell’amore per Dio e per i fratelli; all’Oratorio avevano ricevuto la stessa formazione e cominciato ad affrontare i più impegnativi ideali della loro vocazione cristiana. Esuberanti nella loro giovinezza, uniti da una fraterna amicizia, animati dalla Grazia di Dio, portarono nelle celle buie del carcere, il sereno clima dell’Oratorio Salesiano, che era nel loro spirito.
Contro di loro vennero imbastite false accuse di aver promosso il tradimento di Stato, travolti loro malgrado dall’odio scatenato dalla guerra ed invasione nazista, furono arrestati tutti nel settembre del 1940, sottoposti a processi senza prove, erano troppo giovani ed innocenti per sapere le oscure trame dei traditori.
Ma per i nazisti la loro condanna e morte doveva essere una durissima lezione per il popolo polacco oppresso; pertanto scelsero come mezzo di esecuzione la ghigliottina, da tempo non più usata, piazzandola nel cortile della prigione del carcere di Dresda, sotto gli occhi inorriditi di tutti i prigionieri e condannati, per aumentare lo sgomento della loro pena.
Un’ora prima dell’esecuzione fu permesso loro di scrivere una lettera di commiato alla propria famiglia e queste lettere, poi raccolte e conservate, provano con quale spirito seppero morire i cinque giovani, come fossero stati dei giovani che si preparavano ad una consacrazione sacerdotale.
I loro nomi che splendono nell’albo dei Beati sono:
1) Czeslaw Józwiak, nato il 7 settembre 1919
2) Edward Klinik nato il 21 giugno 1919
3) Franciszek Kesy nato il 13 novembre 1920
4) Jarogniew Wojciechowski nato il 5 novembre 1922
5) Edward Kazmierscki nato il 1° ottobre 1919
Si riporta un brano dell’ultima lettera ai familiari di Franciszek Kesy:
“Miei carissimi genitori e fratelli! È venuto il momento dell’addio detto a voi, e proprio oggi il 24 agosto, nel giorno di Maria Ausiliatrice. Quale gioia per me che sto scendendo da questo mondo e così come dovrebbe morire ciascuno. Sono stato un momento fa alla santissima confessione e fra poco mi rinforzerò con il Santissimo Sacramento. Dio buono mi porterà da sé. Non mi pento che così giovane scendo da questo mondo…”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-07-28

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