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San Turibio Romo Gonzalez Sacerdote e martire

25 febbraio

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Santa Ana de Guadalupe, Messico, 16 aprile 1900 - Tequila, Messico, 25 febbraio 1928

Nacque a Santa Ana de Guadalupe, appartenente alla parrocchia di Jalostotitlán, Jalisco, (Diocesi di San Juan de los Lagos) il 16 aprile del 1900. Vicario con funzioni di parroco a Tequila, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara). Sacerdote dal cuore sensibile e di assidua orazione. Profondamente preso dal mistero dell'Eucarestia chiese molte volte: "Signore non mi lasciare nemmeno per un giorno senza dire la Messa, senza abbracciarti nella Comunione". In occasione di una Prima Comunione, tenendo l'Ostia Sacra nelle sue mani disse: "Signore, accetteresti il mio sangue che ti offro per la pace della chiesa?". Mentre si trovava ad "Agua caliente", luogo vicino a Tequila, che serviva come rifugio e centro del suo apostolato, volle aggiornare i registri parrocchiali. Lavorò tutto il giorno del venerdí ed anche la notte. Alle cinque della mattina del sabato 25 febbraio 1928, volle celebrare l'Eucarestia ma, sentendosi molto stanco e con sonno, preferì dormire un po' per celebrare meglio. Si era appena addormentato quando un gruppo di contadini e soldati entrarono nella stanza e uno di questi lo indicò dicendo: "Quello è il sacerdote, uccidetelo", el Padre Toribio si svegliò impaurito, si sollevò e lo colpirono. Ferito e vaccillante camminò un po, ma una nuova scarica, alle spalle gli tolse la vita ed il suo sangue generoso tinse di rosso la terra di questa zona di Jalisco.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: In località Tequila nel territorio di Guadalajara in Messico, san Turibio Romo, sacerdote e martire, che fu ucciso nell’imperversare della persecuzione in odio del suo sacerdozio.


Per ordinarlo prete, dato che ha solo 22 anni e qualche mese, ci vuole a norma di codice la dispensa papale, ma gli inizi del suo ministero non sono dei migliori. Nella prima parrocchia la gente non lo capisce e gli crea un mucchio di difficoltà; nella seconda gli proibiscono addirittura di celebrar messa e recitare il rosario in pubblico. Forse è un po’ troppo schierato dalla parte dei poveri, forse dà noia a qualcuno, certamente è un elemento che disturba e che bisogna “tenere a bada”. Lui ingoia, sopporta, soffre in silenzio; al vescovo ricorre non per chiedere giustizia, ma per spiegare le cose secondo verità. Il vescovo ascolta e…lo trasferisce: quattro parrocchie in appena cinque anni e nell’ultima lo manda come parroco perché il clima di quegli anni, da generalmente caldo, lì si è fatto rovente e nessuno vuole andarci. Anche così si forma un prete: tra le incomprensioni del parroco, le diffidenze dei fedeli e le cattiverie delle malelingue. Toribio Romo Gonzalez nasce nel 1900 in una famiglia messicana di umili condizioni, dove davvero si lavora per mangiare e dove anche i più piccoli devono fare la loro parte. Così nessuno è più contrario dei genitori al suo ingresso in seminario: perché le sue braccia si stan facendo robuste e servono per mantenere la famiglia; ma anche perchè non ci sono soldi per comprare i libri. Fortuna sua che in casa c’è anche Maria, la sorella maggiore, che si prende cura della sua vocazione, lavorando nei campi al posto suo e mettendo da parte i soldi per gli studi. E’ forse per questa povertà che lo accompagna fin dalla nascita, che Toribio, non appena prete, si schiera dalla parte dei poveri. Nelle varie parrocchie in cui lo mandano, per prima cosa organizza l’Azione Cattolica, insegna catechismo ai bambini, ma soprattutto aiuta i poveri e sostiene i lavoratori.. A settembre del 1927, nel pieno della persecuzione religiosa e della rivolta dei “cristeros”, diventa parroco di Tequila. Vi porta il suo grande amore per l’Eucaristia, la sua spiritualità forte, la sua prolungata preghiera: quando non è in giro ad amministra sacramenti, per trovarlo bisogna cercarlo in chiesa, ai piedi del tabernacolo. “Non lasciarmi un solo giorno senza Eucaristia”, è la sua preghiera di ogni giorno, ma intanto diventa un “prete in incognito”, che battezza, predica e celebra in clandestinità per sfuggire alla “caccia al prete” che il generale Calles ha instaurato in Messico. A dicembre 1927 il fratello Roman è ordinato prete e il vescovo glielo assegna come viceparroco: con loro va ad abitare anche la sorella Maria, che continua a prendersi cura delle due vocazioni di cui è stata “mamma” e li aiuta a fare catechismo. Hanno stabilito il loro “quartier generale” in una vecchia fabbrica di tequila, dove celebrano di nascosto. Qui, durante la prima comunione di un gruppetto di bambini, padre Toribio ha trovato la forza di dire: “Gesù, accetteresti il mio sangue per la pace del Messico?” All’alba del 25 febbraio 1928, dopo una notte trascorsa a sistemare i registri parrocchiali, viene svegliato da un gruppo armato che fa irruzione nella casa che lo ospita e che è guidato da un contadino della zona. E’ lui ad indicarlo agli altri: “Questo è il prete”. Nella risposta di Padre Toribio non c’è nulla di eroico: “Sì, sono il prete, ma non uccidermi”. Lo crivellano di colpi e Maria raccoglie tra le lacrime il suo ultimo respiro. Su una barella improvvisata il corpo del martire viene portato in piazza ed esposto allo scherno e alle oscenità dei suoi assassini, ma i parrocchiani riescono a recuperarlo e a dargli degna sepoltura il giorno dopo, con un funerale che sembra la “canonizzazione popolare” di padre Toribio. Che di lì a poco comincia davvero a far miracoli: a lui ricorrono, soprattutto, i malati di tumore, le donne desiderose di un figlio e gli emigranti, sia regolari che clandestini per necessità, che nell’attraversare le frontiere si raccomandano a lui. Alla sua tomba accorrono anche i “vip” e i calciatori, anch’essi contagiati da quello che i “media” messicani hanno definito la “toribiomania”. Nessuno riesce a spiegarsi la popolarità che gode questo umile e giovane prete, mentre fioccano grazie speciali, insieme a veri e propri miracoli, che attirano nel suo piccolo villaggio natale anche duecento pulman ogni domenica. Giovanni Paolo II° lo ha beatificato nel 1992 e lo ha proclamato santo il 21 maggio 2000.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2009-07-19

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