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Sant' Emilia de Vialar Vergine, fondatrice

24 agosto

Gaillac, Francia, 12 settembre 1797 - Marsiglia, Francia, 24 agosto 1856

Nasce a Gaillac, in Francia, il 12 settembre 1797 da una famiglia aristocratica distintasi nella magistratura. A diciotto anni decide di servire il Vangelo dedicandosi ai poveri. Donna dal carattere estremamente forte, le sue attitudini corrispondono alle necessità per la Chiesa francese di riorganizzarsi dopo l'età napoleonica. Fa dono di tutti i suoi beni e della sua casa ai molti poveri e anziani della Parigi post rivoluzionaria. Costretta a lasciare l'Algeria, dove aveva aperto un ospedale, Emilia sceglie Marsiglia come sede di una congregazione rivolta alle missioni e fonda la congregazione delle Suore di san Giuseppe dell'Apparizione. Qui incontra l'appoggio del vescovo Eugenio de Mazenod, noto per la sua sensibilità e l'interesse per le terre extraeuropee. La capacità di lavoro, di relazioni e di dialogo si accompagnano in Emilia ad una profondità spirituale che le fa incontrare il Signore: in mezzo alle preoccupazioni, ai viaggi faticosi, non perde mai il contatto con il divino. Muore a 59 anni il 24 giugno 1856. Pio XII la canonizza nel 1951. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Marsiglia in Francia, santa Emilia de Vialar, vergine, che, dedita alla diffusione del Vangelo in regioni lontane, istituì la Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione e la diffuse con dedizione.


Sua madre muore mentre in carrozza accompagna lei tredicenne al collegio parigino delle Dame dell’Abbaye-au-Bois, per signorine di alta condizione. Dal lato paterno, Emilia appartiene a un casato di uomini di legge; e il suo nonno materno è il ricchissimo barone Antonio Portal, scienziato e medico del re Luigi XVIII. Da Parigi, Emilia ritorna quindicenne a Gaillac per stare col padre e i due fratelli, più giovani di lei. Ma il padre sembra ormai indifferente a tutto e a tutti. Chi manda avanti la casa è una domestica fidata, laboriosa, decisionista.
E per Emilia questi sono anni confusi: bella e ricca com’è, non si sposa, e pare che non sappia cosa fare. Durante una missione popolare, i predicatori la orientano verso i drammi della povertà, e lei dà una prima risposta aprendo casa sua a molti infelici. Ma così entra in conflitto col padre e con Toinon (Antonietta), l’autoritaria domestica, che l’accusa di rovinare la famiglia. Intanto ha radunato un gruppetto di ragazze che condividono il suo aiuto ai poveri e le sue speranze in qualcos’altro. E questo “altro” giunge nel 1832: la morte del nonno materno procura una ricca eredità a Emilia, che subito compra una casa, raccogliendovi le compagne, e con l’aiuto del vescovo di Albi fonda la congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Si è ispirata al Vangelo di Matteo, là dove narra dell’Angelo che appare a san Giuseppe per rassicurarlo: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dalloSpirito Santo" (Mt 1,20).
Agostino de Vialar, fratello di Emilia, vive in Algeria, già occupata dai francesi, e le propone di aprire un ospedale a Boufarik, presso Algeri. Lei arriva con le prime compagne, in tempo per affrontare un’epidemia di colera. Col denaro del nonno crea ospedali e scuole, tra l’ammirazione dei musulmani. (Uno di essi, mentre lei gli medica una gamba in cancrena, le indica il Crocifisso dicendo: "Lui deve essere molto buono se ti spinge a fare questo per me"). Ma nel 1843 il vescovo francese di Algeri fa richiamare tutte le suore in Francia, e si tiene le loro opere. Così Emilia è anche povera, adesso: ma non ha visto ancora il peggio. Riparte dalla Francia portando scuole e ospedali a Malta, Cipro, Tripoli, Beirut; viaggia nel mondo spingendosi fino all’Australia.
E intanto arriva, per lei, il disastro proprio in casa: a Gaillac, nella sua prima comunità. Qui la superiora locale rovina tutto con un’amministrazione disastrosa, e poi se ne va facendo anche causa a madre Emilia, per avere indietro la dote. Povertà, debiti, ondate di maldicenza, sembra davvero la fine. Ma lei è tranquilla: "Il nostro Ordine deve prosperare nella povertà". Abbandonata Gaillac, il cuore della Congregazione trova sistemazione definitiva nel 1852 a Marsiglia, con l’aiuto del vescovo che è un padre di missionari e futuro santo: Eugenio di Mazenod, fondatore degli Oblati di Maria Immacolata. Emilia non ha più eredità da spendere, ma avrà sempre più esempi da mostrare, dovunque operino le Suore dell’Apparizione, in Europa, in Asia, in Africa.
Muore a 59 anni, e già la dicono santa quelli che l’hanno conosciuta in Francia e fuori, cristiani e non cristiani. Pio XII la canonizza nel 1951.

Autore: Domenico Agasso (Famiglia Cristiana)




EMILIA de VIALAR, fondatrice delle Suore DI S. GIUSEPPE DELL'APPARIZIONE, nacque a Gaillac, nel Tarn, il 12 settembre 1797 da una famiglia aristocratica distintasi nella magistratura. Sua madre, figlia del barone Portal, scienziato e celebre medico di Parigi, la allevò con tenerezza e religione, come i suoi due fratellini. A tredici anni fu affidata alle Dame dell'Abbaye-au-Bois, in Parigi, per completare la sua educazione. La signora de Vialar morì nel corso del viaggio. Allorché due anni più tardi Emilia tornò a Gaillac, trovò un padre rattristato per la sua vedovanza e la casa sotto la direzione di Toinon, serva devota ma dispotica, che intendeva conservare la sua autorità. Questo dramma domestico ne nascondeva un altro: quello di un'anima combattuta fra le attrazioni mondane e gli appelli ad una vita totalmente consacrata a Dio. Nel 1816, in occasione di una missione, la Grazia trionfò. Questa giovane di diciotto anni, carina, intelligente, corteggiata, chiude definitivamente il suo cofanetto di gioielli per ubbidire alla voce interiore. "Che cosa volete da me, Signore?". In attesa di una risposta precisa ella si dà a Cristo che soffre nei poveri, nei vecchi e negli infelici. Presto essi invadono la casa. Toinon grida. Il signor de Vialar, deluso di non aver maritato la figlia, si lascia trascinare a violente scenate. "Soffri tutto per mio amore", dice la voce interiore. Passano quindici lunghi anni. Prima di porre la pietra della fondazione, Dio la cesella lungamente. Infine nel 1832 la svolta decisiva. Nonno Portal muore lasciando ai nipoti un'immensa fortuna. È per Emilia Ia possibilità di cominciare la sua opera, lungamente maturata. Ella acquista una grande casa e la sera di Natale, passando sopra alla dolorosa opposizione del padre (per molti anni egli rifiuterà di rivederla), col cuore spezzato, ma nella gioia di un dono totale, vi si insedia con le compagne.
Gaillac, da buona città meridionale, si riscalda, schernisce, chiacchiera, poi si calma davanti al successo manifesto. Le postulanti affluiscono.
Il vescovo di Albi, mons. de Gualy, prende sotto la sua protezione "Le Suore di s. Giuseppe delI'Apparizione". Emilia ha preso per patrono e per modello il grande umile dell'Evangelo che, sulla parola dell'angelo, credette per primo al mistero del Bambino-Dio.
I poveri, i malati, i fanciulli non bastano al suo ardore apostolico: ella ha sempre sognato le Missioni. Non è chimerico per un Istituto appena nato? Dio non lo pensa. Tre anni più tardi le vie si aprono.
Agostino de Vialar, suo fratello, che dimora in Algeria dalla conquista ed è colpito dalla miseria degli indigeni, fa appello a sua sorella a nome del console di Reggenza per aprire un ospedale a Bouffarik. Appena sbarcata, scoppia una violenta epidemia di colera e madre de Vialar e le sue figlie fanno fronte a tutto con una efficacia e una dedizione che attirano la venerazione dei musulmani sulle "marabutte bianche".
In un breve soggiorno a Gaillac, madre Emilia scrive, in ginocchio, davanti al tabernacolo, le costituzioni del suo Istituto che mons. de Gualy approva calorosamente. Ella riguadagna l'Africa, I'anima piena di vasti progetti. Il suo Istituto è giovane, ma le avventuriere del cielo contano nella Grazia, che soffia in tempesta. Le fondazioni si scaglionano: Algeri, Bona, Costantina, Tunisi... Noviziati, ospedali, asili, scuole.
Mancava a questa meravigliosa riuscita ciò che la madre de Vialar chiamava il sigillo della Croce. Il vescovo di Alieri è generoso, confusionario, autoritario; egli ha tanta stima di Emilia de Vialar che vorrebbe monopolizzare per sé il nascente Istituto. Ciò sarebbe tagliare ad esso le ali. Madre de Vialar "difende il suo diritto", dice Gregorio XVI. Il vescovo di Algeri tormenta Parigi che ritira alle religiose l'autorizzazione a risiedere in Algeria. Nel genn. 1843 madre Emilia deve abbandonare il paese lasciandovi la maggior parte della sua fortuna. Dice alle figlie: "Non piangete, non è che una prova, Gesù ha sofferto molto di più". Chiusa l'Algeria, resta il vasto mondo. Niente arresta lo slancio della madre de Vialar. Per quindici anni ella solca il mare per impiantare le sue figlie ovunque la Prowidenza le chiami. "E' sempre lei che le chiama", diceva con la sua semplicità. In periplo intorno al Mediterraneo fonda quattro prospere case: Malta, dove la tempesta la getta come s. Paolo, Cipro, Tripoli, Beiruth. Visita la Palestina del Cristo, l'Egitto della Sacra Famiglia, Aleppo ed Erzerum e, più tardi, la Birmania lontana, l'Australia degli antipodi. Quindici anni di fatiche, di audacia, di abbandono alla Provvidenza perché tutte le fondazioni continuino sotto il segno della Croce. Dopo le persecuzioni, le rovine: a Gaillac la superiora locale, ingannata da un uomo d'affari senza scrupoli, ha accumulato dei debiti. In luogo di scusarsi abbandona la Congregazione ed ordisce processi su processi per la restituzione della sua dote. Tormentata dalle calunnie, con i creditori "come lupi divoranti", madre de Vialar è costretta a lasciare la sua città natale "ove non può più fare del bene". Tolosa è una tappa sulla via dell'esilio. Quivi mangerà il pane secco della povertà, condito di un energico sorriso. "Se io non fossi divenuta povera l'Ordine non avrebbe prosperato". Ma quale dolore per la madre vedere le figlie nella privazione completa! Infine in Marsiglia, la terra promessa, nel 1852. La "Porta dell'Oriente" era indicatissima per diventare la sede di un Ordine missionario tenuto a conservare uno stretto contatto con le sue fondazioni. Madre de Vialar vi trovò il benevolo accoglimento del suo vescovo missionario, mons. de Mazenod, fondatore degli Oblati di Maria Immacolata. Fu un incontro provvidenziale fra due anime fatte per comprendersi. La fondatrice aveva finito il suo compito. Morì, quasi improvvisamente, come se avesse voluto essere umile fino alla fine, il 24 agosto 1856. "La santa è morta", disse la povera gente che conosceva la sua bontà. La Chiesa ha ratificato questo giudizio popolare il 24 giugno 1951, fissandone la festa al 24 agosto.
La santità utilizza i doni della natura. Quelli di madre de Vialar erano notevoli. " Dio mi ha dato un cuore forte, nessuna prova lo può abbattere". Ella aveva tutte le qualità del capo, univa l'audacia alla prudenza, non tentava nulla di impossibile, ma pensava che la grazia di Dio allarga molto i limiti del possibile per coloro che s'abbandonano a lei. Il suo cuore era forte come la sua intelligenza. Non si può dimenticare la grazia del suo sorriso, il calore della sua accoglienza; aveva gesti delicati che le aprivano i cuori più induriti. Sapeva che nella carità niente è piccolo. In Algeri durante il colera spese una piccola fortuna per dare ai malati quella limonata, che l'amministrazione rifiutava. Le sue figlie, che ella mandava ai confini del mondo, restavano l'oggetto della sua sollecitudine materna. Ella raggiunse i musulmani, i giudei, i pagani che si sentivano immersi nell'irraggiamento di una vera tenerezza.


Autore:
Paola Hoesle


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2004-08-23

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