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San Satiro Fratello di Sant'Ambrogio

17 settembre

Treveri, 334 - Milano, 378

Uranio Satiro, nato a Treviri nel 334, fratello maggiore di sant'Ambrogio, venne a Milano nel 375 per aiutare il fratello Vescovo. Morì nel 378 ed è sepolto nella Basilica Ambrosiana.

Patronato: Patrono dei sacrestani dell'Arcidiocesi di Milano

Martirologio Romano: A Milano, deposizione di san Satiro, i cui meriti sono ricordati da sant’Ambrogio, suo fratello: non ancora iniziato ai misteri di Cristo, avendo fatto naufragio, non temette la morte, ma, per non lasciare la vita senza aver ricevuto i sacramenti, salvato dalle onde aderì alla Chiesa di Dio; un’intimo e reciproco affetto lo unì al fratello Ambrogio, che lo seppellì accanto al santo martire Vittore.


Le uniche fonti a nostra disposizione circa la vita di Uranio Satiro, fratello dei santi Aurelio Ambrogio di Milano e Marcellina, sono i due discorsi “De excessu fratris” (“Sulla dipartita del fratello”) che il santo vescovo pronunciò, uno il giorno della sua morte e l’altro una settimana dopo. Paolino, nella sua Vita di Ambrogio, non ne fa alcuna menzione.
Satiro nacque probabilmente nel 330 o nel 332 d. C. ed era il secondo dei tre fratelli, preceduto da Marcellina. Il luogo che gli diede i natali è discusso: forse Treviri, dove certamente nacque Ambrogio, o forse Roma, dove la famiglia si trasferì perché appartenente all’aristocrazia senatoria. In giovane età, i due fratelli maschi intrapresero la carriera forense e divennero governatori di due province dell’impero romano: quella di Emilia-Liguria per il minore, mentre per l’altro non è precisato quale fosse. Ciò che più conta è che fu, per i suoi sottoposti, «un padre piuttosto che un giudice», come è attestato nel primo dei due discorsi sopra citati.
Quando, nel 374, Ambrogio divenne vescovo di Milano, Satiro lasciò i suoi incarichi pubblici, con un intento preciso: sollevare il fratello dalle incombenze relative all’amministrazione della Diocesi, difendere Marcellina e il suo proposito di verginità e occuparsi del patrimonio di famiglia. Dato che, fra le virtù menzionate nei due discorsi funebri, risalta in maniera particolare la sua castità, pare certo che non si sia mai sposato, proprio per essere più libero nel sostenere i suoi congiunti.
A dimostrazione del suo operato attento, Ambrogio cita un fatto avvenuto probabilmente fra l’autunno del 377 e l’inverno del 378. Un certo Prospero, a cui erano stati affidati dei possedimenti in Africa, si era appropriato di una somma di denaro che non gli spettava e non intendeva restituirla; Satiro intervenne e risolse la situazione.
In ogni caso, non era nuovo a comportamenti del genere: quando, come in tutte le famiglie, sorgevano dissidi fra il fratello vescovo e la sorella vergine consacrata, veniva da loro scelto come arbitro e riusciva sempre a non scontentare nessuno dei due. L’armonia e l’accordo erano in realtà predominanti, a tal punto che, quando Ambrogio veniva scambiato per Satiro in base ad una particolare somiglianza fisica fra di loro, gioiva se gli venivano rivolte delle lodi che in realtà andavano a suo fratello.
Di ritorno dall’Africa, fatta tappa in Sicilia, l’uomo avvertì i sintomi di una non ben precisata malattia. Forse a quell’epoca risale un episodio che avrebbe poi goduto di una certa fortuna in campo iconografico: durante il ritorno a casa, la nave di Satiro incappò in una tempesta. Lui non aveva ancora completato il cammino dei sacramenti cristiani, ma richiese con insistenza ai compagni di viaggio un frammento di pane eucaristico: se lo legò al collo con un fazzoletto e poi si gettò in mare, «ritenendosi in tal modo – afferma Ambrogio – protetto e difeso a sufficienza». Giunto a riva, quasi certamente in Sardegna, avrebbe voluto ricevere il Battesimo, ma, una volta appreso che il vescovo locale aderiva allo scisma di Lucifero, vescovo di Cagliari, decise di rimandare finché non avrebbe trovato un suo pari, fedele però a Roma e al Papa. Finalmente «ricevette la sospirata grazia di Dio e, ricevutala, la conservò integra», vivendo in maniera sobria e trattando il denaro senza attaccarsi troppo ad esso.
Non visse molto a lungo dopo quell’incidente: la malattia ricomparve e lo condusse alla morte nel 378. Ambrogio, come detto, lo ricordò pubblicamente e volle che i suoi resti mortali riposassero accanto a quelli del martire Vittore, nel sacello detto di San Vittore in Ciel d’Oro. Da lì furono traslati, insieme a quelli dell’altro santo, in un sarcofago pagano riadattato ad uso cristiano, e vi rimasero anche quando le ossa di Vittore furono portate nella basilica detta appunto di San Vittore in Corpo, retta dai Benedettini Olivetani. Intorno al 1560, però, i monaci del luogo affermarono di possedere gli autentici resti del fratello di Ambrogio: sorse una disputa che si concluse definitivamente solo nel 1941, quando, sotto l’episcopato del Beato cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, una relazione storica, archeologica ed anatomica stabilì che nel sarcofago conservato nella Basilica Ambrosiana c’erano i resti di un uomo sui quarant’anni, di corporatura normale, molto simili a quelli del santo vescovo milanese. Dal 1980 sono collocati in un’urna di cristallo, nella prima cappella a destra per chi entra in sant’Ambrogio.
Il culto di san Satiro è attestato per la prima volta intorno al IX secolo, quando l’arcivescovo Ansperto da Biassono fece costruire una piccola basilica dedicata ai santi Satiro, Ambrogio e Silvestro, ponendola sotto la giurisdizione del monastero benedettino di sant’Ambrogio. Consacrata forse nel 1036 dall’arcivescovo Ariberto d’Intimiano, fu poi inglobata nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, progettata dal Bramante.
Dal X secolo il nome del santo compare in alcuni calendari e libri liturgici ambrosiani alla data del 18 settembre, forse per confusione con un altro personaggio omonimo. La sua memoria liturgica è stata poi fissata al giorno precedente.
In base al suo amore per l’Eucaristia e al ruolo rivestito accanto al fratello vescovo, i sacrestani dell’Arcidiocesi di Milano considerano san Satiro il loro patrono. Come però osserva monsignor Marco Navoni, Dottore della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, il suo patrocinio andrebbe esteso su tutti quei laici che spendono tempo ed energie per aiutare i sacerdoti ad essere più liberi nel compiere la loro missione fondamentale.

PREGHIERA (Orazione a conclusione della Liturgia della Parola della Messa propria)

Nel ricordo del beato Satiro
concedi, o Dio misericordioso, ai tuoi figli
la perseveranza nella grazia battesimale,
l’innocenza della vita e lo spirito di sacrificio
perché possano crescere nel mondo come segni
eloquenti della tua volontà di salvezza.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2012-09-15

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