Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Beata Maria del Pilar Izquierdo Albero Condividi su Facebook

Beata Maria del Pilar Izquierdo Albero Fondatrice

Festa: 27 agosto

Saragozza, Spagna, 27 luglio 1906 - San Sebastian, Spagna, 27 agosto 1945

Nacque a Saragozza nel 1906, in una famiglia povera e profondamente cristiana. La sua esistenza fu segnata fin dall'adolescenza da gravi problemi di salute, culminati nel 1927 in una condizione di paraplegia e cecità che la costrinse per oltre un decennio tra ospedali e la modesta abitazione familiare. Proprio durante gli anni della malattia maturò in lei il progetto di un'opera dedicata a riprodurre nella società la vita attiva di Cristo attraverso le opere di misericordia. L'8 dicembre 1939, dopo più di dieci anni di immobilità, Maria Pilar sperimentò una guarigione improvvisa che le fonti ecclesiali qualificano come straordinaria e che sarebbe stata successivamente esaminata nell'ambito della causa di beatificazione. Poco dopo si trasferì a Madrid con alcune giovani e avviò un'attività apostolica tra i poveri, i malati e i bambini dei quartieri periferici. L'iniziativa incontrò però forti difficoltà e attraversò diverse forme giuridiche prima di stabilizzarsi dopo la sua morte. Nel 1944 Maria Pilar fu costretta a ritirarsi dalla propria opera. Morì a San Sebastián il 27 agosto 1945, a soli trentanove anni, dopo una nuova grave malattia e un incidente che le aveva provocato la frattura di una gamba. Le sue compagne continuarono il progetto e nel 1948 l'Opera Missionaria di Gesù e Maria ricevette una nuova approvazione canonica. Nel 1981 divenne congregazione di diritto pontificio. Giovanni Paolo II riconobbe l'eroicità delle sue virtù nel 2000, approvò il miracolo attribuito alla sua intercessione nel 2001 e la beatificò il 4 novembre dello stesso anno.

Etimologia: Maria deriva dall'ebraico Miryam, di etimologia discussa; Pilar significa 'colonna'.

Martirologio Romano: A San Sebastián in Spagna, beata Maria del Pilar Izquierdo Albero, vergine, che, a lungo oppressa dalla povertà e da gravi malattie, cercò Dio nell’operoso amore per i poveri e gli afflitti, per servire i quali fondò l’Opera Missionaria di Gesù e Maria.


María Pilar Izquierdo Albero nacque a Saragozza il 27 luglio 1906, terza di cinque fratelli. I genitori erano persone di modeste condizioni economiche, ma secondo la testimonianza raccolta nella documentazione ecclesiastica trasmisero ai figli una solida educazione cristiana, un particolare amore per i poveri e una speciale devozione alla Vergine del Pilar.
Fu battezzata il 5 agosto 1906 nella chiesa della Maddalena. In seguito avrebbe attribuito a quel giorno un significato particolare, considerandolo il momento nel quale era divenuta figlia della Chiesa. La sua formazione scolastica fu molto limitata: non frequentò regolarmente la scuola e imparò appena a leggere e a scrivere. Questa condizione, che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo alla sua attività futura, non impedì tuttavia lo sviluppo di una notevole capacità di ascolto e di accompagnamento spirituale.
Fin dall'infanzia mostrò una particolare attenzione verso chi era più povero di lei. Le fonti ricordano che rinunciava volentieri alla merenda o a piccoli oggetti personali per darli ai bisognosi. Il tema della carità verso gli ultimi sarebbe rimasto centrale per tutta la sua vita.

La malattia e gli anni della sofferenza
Verso i dodici anni Maria Pilar fu colpita da una malattia che le fonti dell'epoca descrivono come difficile da diagnosticare. Per ragioni di salute trascorse circa quattro anni ad Alfamén, nella provincia di Saragozza. Tornata in città, lavorò in una fabbrica di calzature per contribuire al sostentamento della famiglia.
Nel 1926, mentre rientrava dal lavoro, cadde da un tram e riportò la frattura del bacino. L'anno successivo, secondo la biografia ufficiale della Santa Sede, una patologia caratterizzata da molteplici cisti provocò la paralisi e la perdita della vista. Iniziò così un lungo periodo di malattia, trascorso tra gli ospedali di Saragozza e la povera abitazione di via Cerdán 24.
Gli anni della malattia furono interpretati da Maria Pilar alla luce della spiritualità della croce. Il dolore non divenne per lei motivo di isolamento. La sua abitazione si trasformò progressivamente in un luogo frequentato da persone che cercavano conforto, consiglio e orientamento. Durante gli anni della guerra civile spagnola, tra il 1936 e il 1939, quella modesta casa divenne anche un ambiente nel quale si pregava, si coltivavano rapporti di amicizia cristiana e alcune giovani cercavano di discernere la propria vocazione.
Questo aspetto è importante per comprendere la futura fondazione: l'idea dell'Opera non nacque infatti soltanto dopo la sua guarigione, ma maturò proprio durante il lungo periodo di immobilità.

Il progetto dell'Opera di Gesù
Nel 1936 Maria Pilar cominciò a parlare di una futura Opera di Gesù. La finalità che le attribuiva era quella di riprodurre nella società la vita attiva di Cristo attraverso le opere di misericordia. Il progetto univa quindi due elementi che sarebbero rimasti caratteristici del suo carisma: l'evangelizzazione e il servizio concreto ai poveri.
La sua concezione della missione cristiana non si limitava all'assistenza materiale. I poveri dovevano essere aiutati nella loro dignità umana e accompagnati anche nella fede. Questa sintesi tra carità e apostolato avrebbe trovato una concreta applicazione nei quartieri periferici di Madrid, dove l'Opera avrebbe iniziato la propria attività.

La guarigione dell'8 dicembre 1939
L'8 dicembre 1939, solennità dell'Immacolata Concezione, avvenne l'episodio più straordinario della sua vita. Dopo oltre dieci anni di immobilità, Maria Pilar recuperò improvvisamente la capacità di muoversi e, secondo la documentazione ecclesiastica, anche la vista. Le cisti che avevano caratterizzato la sua lunga malattia risultarono scomparse.
La guarigione fu considerata un evento straordinario già durante la sua vita. È importante, tuttavia, distinguere il dato biografico dalla valutazione ecclesiastica: la Chiesa non si limita a registrare il racconto della guarigione, ma ne ha esaminato l'eventuale carattere miracoloso nel procedimento canonico. Nel 2001 Giovanni Paolo II approvò infatti il miracolo attribuito all'intercessione di Maria Pilar, dopo il precedente riconoscimento dell'eroicità delle sue virtù.
La guarigione segnò una svolta decisiva. Maria Pilar non interpretò il ritorno alla salute come una semplice liberazione personale, ma come l'inizio della missione che aveva maturato durante gli anni della sofferenza.

Madrid e la nascita dell'Opera
Nel 1939 Maria Pilar si trasferì a Madrid con alcune giovani che avevano aderito al suo progetto. Le fonti della congregazione indicano il 14 novembre 1939 come data della fondazione dell'Opera. L'iniziativa incontrò però presto difficoltà di carattere ecclesiastico.
L'arcivescovo di Madrid, Leopoldo Eijo y Garay, aveva inizialmente concesso il nulla osta per l'iniziativa, ma l'approvazione non ebbe uno sviluppo lineare. Le circostanze legate alla guarigione di Maria Pilar suscitarono discussioni e prudenza da parte delle autorità ecclesiastiche. La prima configurazione dell'opera venne quindi modificata e alla fondatrice fu imposto per un periodo di non svolgere attività apostolica.
Nel 1942 il vescovo di Madrid approvò una nuova configurazione dell'iniziativa come pia unione delle Missionarie di Gesù, Maria e Giuseppe. Le giovani poterono così dedicarsi in modo più stabile all'apostolato.
L'attività si concentrò soprattutto nelle periferie povere di Madrid. Maria Pilar e le sue compagne visitarono malati, assisterono persone in difficoltà e si dedicarono ai bambini. Il progetto originario di una vita cristiana tradotta concretamente nelle opere di misericordia cominciava così a diventare una realtà organizzata.

La nuova prova
Il successo dell'apostolato fu però seguito da una nuova stagione di sofferenza. La salute di Maria Pilar peggiorò nuovamente e ricomparvero problemi fisici, mentre all'interno dell'opera si manifestarono contrasti e incomprensioni.
La documentazione ecclesiastica parla di calunnie, tensioni e difficoltà che finirono per compromettere la posizione della fondatrice. Nel novembre 1944, con il consiglio del proprio confessore, Maria Pilar dovette ritirarsi dall'opera che aveva contribuito a fondare. Nove delle sue compagne decisero di seguirla.
Questo episodio costituisce uno degli elementi più singolari della sua biografia. Maria Pilar non vide realizzarsi pienamente, durante la propria vita, l'opera alla quale aveva dedicato le sue energie. La fondazione avrebbe assunto la sua forma definitiva soltanto dopo la sua morte.

Gli ultimi mesi a San Sebastián
Nel dicembre 1944 Maria Pilar partì per San Sebastián. Durante il viaggio, in condizioni meteorologiche difficili, l'automobile ebbe un incidente e riportò la frattura di una gamba. Quasi nello stesso periodo comparve un tumore maligno.
La fase finale della sua vita fu quindi segnata contemporaneamente dalla malattia fisica, dalla perdita della propria opera e dalla separazione da alcune delle giovani che l'avevano seguita. Le fonti agiografiche insistono soprattutto sulla sua capacità di perdonare e sul rifiuto di conservare rancore verso coloro che riteneva l'avessero ferita.
Nelle parole attribuitele durante gli ultimi mesi emerge con particolare chiarezza la sua concezione della carità: anche dopo la separazione, continuava a preoccuparsi del bene spirituale delle compagne che l'avevano abbandonata. La sofferenza personale veniva così ricondotta al tema centrale della sua spiritualità, cioè l'unione con Cristo attraverso la croce e il servizio agli altri.
Maria Pilar morì a San Sebastián il 27 agosto 1945, a trentanove anni.

La continuità dell'Opera
Dopo la morte della fondatrice, le sue compagne rimasero unite sotto la guida del sacerdote Daniel Díez García, che aveva accompagnato Maria Pilar negli ultimi anni. Nel 1947 il gruppo si trasferì a Logroño, dove poté riprendere in modo stabile il progetto originario.
Nel maggio 1948 il vescovo Fidel García Martínez approvò canonicamente l'Opera come pia unione con il nome di Opera Missionaria di Gesù e Maria. Nel 1961 essa fu riconosciuta come congregazione di diritto diocesano e il 12 ottobre 1981 venne approvata come congregazione di diritto pontificio.
La storia dell'istituto dopo il 1945 costituisce quindi una conferma significativa di un elemento già presente nella vicenda della fondatrice: l'Opera non dipese esclusivamente dalla sua presenza personale, ma riuscì a sopravvivere alla sua morte e a consolidarsi progressivamente nella Chiesa.

La causa di beatificazione
La fama di santità di Maria Pilar si mantenne viva dopo la morte. La causa di beatificazione e canonizzazione fu aperta nella diocesi di Calahorra-La Calzada-Logroño. Il processo diocesano si svolse dal 1983 al 1988.
Il 18 dicembre 2000 Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto sull'eroicità delle virtù, riconoscendola così come Venerabile. Il 7 luglio 2001 lo stesso Pontefice approvò il miracolo attribuito alla sua intercessione, aprendo la strada alla beatificazione.
La beatificazione ebbe luogo a Roma il 4 novembre 2001, durante una celebrazione presieduta da Giovanni Paolo II nella quale furono proclamati otto nuovi Beati. Maria Pilar fu presentata insieme a Pavol Peter Gojdič, Metod Dominik Trčka, Giovanni Antonio Farina, Bartolomeo Fernandes dei Martiri, Luigi Tezza, Paolo Manna e Gaetana Sterni.
Il giorno successivo, incontrando i pellegrini, Giovanni Paolo II tornò specificamente sulla figura di Maria Pilar. La indicò come esempio di apostolato tra i poveri e gli emarginati e mise in rilievo la sua capacità di conservare l'amore anche in mezzo alle incomprensioni e alle difficoltà.

Il miracolo e la guarigione
Nella vicenda di Maria Pilar bisogna distinguere due episodi differenti.
Il primo è la guarigione del 1939, che costituisce uno degli eventi centrali della sua biografia e che le fonti ecclesiali descrivono come una guarigione straordinaria dalla paralisi e dalla cecità.
Il secondo è il miracolo riconosciuto ufficialmente nel procedimento di beatificazione. La documentazione pubblica consultata della Santa Sede conferma che il 7 luglio 2001 Giovanni Paolo II approvò il miracolo attribuito all'intercessione della Venerabile Maria Pilar. Le fonti ufficiali accessibili non forniscono però, nella pagina biografica, una descrizione clinica sufficientemente dettagliata del caso per consentire di ricostruirlo responsabilmente in questa scheda. È quindi preferibile non attribuirgli particolari non verificati.

Culto e memoria liturgica
La memoria liturgica della Beata Maria Pilar Izquierdo Albero ricorre il 27 agosto, anniversario della sua morte. Il Martirologio Romano la ricorda a San Sebastián come vergine, sottolineando le prove della povertà e della malattia, la sua carità verso i poveri e gli afflitti e la fondazione dell'Opera Missionaria di Gesù e Maria.
La sua figura è particolarmente legata alla città di Saragozza, dove nacque e dove trascorse la prima parte della vita, e a Logroño, luogo nel quale l'Opera assunse dopo la sua morte la configurazione destinata a garantirne la continuità.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

María Pilar Izquierdo Albero, terza di cinque fratelli, nacque a Saragozza (Spagna) il 27 luglio 1906. I suoi genitori, una coppia umile e povera di beni materiali, ma ricca in virtú, trasmise alla bambina lo spirito di pietá, l’amore ai poveri e una tenera devozione alla Madonna del Pilar. Il 5 agosto, festa di Santa Maria della Neve, portarono al fonte battesimale María Pilar. Piú tardi, come lei stessa avrebbe detto, questo fu il giorno piú importante della sua vita perché in esso era divenuta figlia della Chiesa.
Fin da piccola rifulse in lei un amore squisito verso Dio e verso i poveri. Tante volte faceva a meno della sua merenda e delle sue piccole cose per aiutare i piú bisognosi di lei. Dato che non aveva potuto frequentare la scuola, non sapeva scrivere e leggeva a malapena, per questo si riteneva “una tontica” che non sapeva altro che “soffrire e amare, amare e soffrire”.
Presto sperimentò sulla propria pelle la realtà del dolore e comprese il valore redentore della sofferenza. All´etá di 12 anni fu vittima di una malattia misteriosa che nessuno dei medici seppe diagnosticare. Dopo quattro anni vissuti ad Alfamen per motivi di salute, ritornó a Saragozza dove cominciò a lavorare in una fabbrica di calzature, attirando su di sé l’amore di tutti per la sua semplicitá, la sua naturale simpatia, la sua bontá e laboriosità. Il Signore però, voleva condurla verso un’altra strada e lo fece facendola addentrare sempre più nel mistero della croce. Tanto amò María Pilar la sofferenza che era solita ripetere: «Trovo in questo soffrire un amore così grande verso il nostro Gesú che muoio e non muoio... perché è questo amore che mi fa vivere».
Nel 1926, mentre tornava dal lavoro, si fratturó il bacino cadendo dal tram; nel 1927, come conseguenza di molteplici cisti, rimase paraplegica e cieca: cominciò per lei una via dolorosa durata piú di dodici anni fra gli ospedali di Saragozza e la povera soffitta della via Cerdan, 24. Questo luogo divenne, nonostante tutto, una scuola di spiritualitá e un’oasi di luce, di pace e di gioia per quanti la visitavano, specialmente durante i tre anni della guerra civile spagnola. Lì si pregava, si coltivava l´amicizia evangelica e le anime venivano aiutate dalla Madre nel discernimento della vocazione a cui Dio le chiamava.
Nel 1936 María Pilar comincia a parlare dell´Opera di Gesú che sarebbe dovuta sorgere nella Chiesa e che avrebbe avuto come scopo “riprodurre la vita attiva del Signore sulla terra mediante le opere di misericordia”. L’otto dicembre 1939, festa dell´Immacolata, di cui lei era devotissima, María Pilar guarì in modo straordinario dalla sua paralisi che la costrinse a restare a letto per piú di 10 anni. Sparirono pure le cisti e la vista tornò istantaneamente. Subito dopo mise in marcia l´Opera, trasferendosi con un gruppo di giovani a Madrid dove era già stata approvata la fondazione con il nome di “Missionarie di Gesù e Maria”. Presto però, si frapposero i giudizi umani ai piani di Dio: le fu vietato di esercitare nessuna forma di apostolato fino a 1942, anno in cui il vescovo di Madrid concesse l’approvazione canonica dell´opera come pia unione di Missionarie di Gesú, Maria e Giuseppe.
Dopo due anni di fecondo apostolato tra i poveri, i bambini e gli ammalati dei sobborghi di Madrid, Dio volle condurla nuovamemte sul cammino della croce. Si riprodussero in lei le cisti dell’addome e, alla malattia, si unirono le sofferenze morali con cui Dio è solito purificare le anime che vuole portare alle vette della perfezione. Le calunnie, gli intrighi e le incomprensioni screditarono l´Opera e allontanarono da essa diverse giovani che sempre le erano state fedeli. La situazione arrivò a un punto tale che María Pilar, su consiglio del suo confessore, nel novembre del 1944, dovette ritirarsi dalla sua stessa Opera. La seguirono nove delle sue figlie.
Il 9 dicembre si mise in viaggio alla volta di San Sebastiano, ultimo tratto della sua salita al calvario. Durante il viaggio, in una notte gelida e su una strada coperta di neve, si fratturò una gamba in un incidente di macchina. Un tumore maligno che si manifestò quasi contemporaneamente, la ferì a morte, ma tutto questo non riuscì a spegnere la luce della sua fede né la ferma convinzione che l’Opera sarebbe sorta di nuovo. Prostrata sul letto di dolore, abbandonata, potè assaporare meglio il calice, mentre incoraggiava le sue figlie dicendo loro: «Mi dispiace tanto lasciarvi perché vi amo molto, ma dal cielo vi sarò più utile. Sarò presso di voi per stare sempre con quelli che soffrono, con i poveri, gli ammalati. Quando più sole sarete, più vicina sarò a voi».
Morì a San Sebastiano, a 39 anni di età, il 27 agosto 1945, offrendo la sua vita per le figlie che si erano separate da lei e ricordando con dolore e con amore: «Le amo tanto –diceva – che non le posso dimenticare; anche se mi percuotessero e mi trascinassero per terra, vorrei averle tutte qui. Non voglio ricordare il male che mi fanno, ma il bene che mi hanno fatto. Lo sa bene il nostro amato Gesù, che più, molto più di quello che mi fanno soffrire, voglio che Lui dia loro il cielo”.
Le sue figlie, fiduciose nelle parole della Madre, rimasero unite sotto la guida del Padre Daniel Díez García, che l’aveva aiutata e assistita negli ultimi anni della sua vita. Nel 1947 arrivarono a Logroño e nel maggio del 1948 il vescovo D. Fidel García Martínez approvò canonicamente l’Opera come pia unione con il nome di “Opera Missionaria di Gesù e Maria”. Nel 1961 l’Opera fu approvata come Congregazione di Diritto Diocesano e nel 1981 fu dichiarata Congregazione di Diritto Pontificio. L’Istituto conta attualmente 220 religiose distribuite in 22 case sparse in diversi punti della Spagna, Colombia, Ecuador, Venezuela, Italia e Mozambico.
La fama di santità della Venerabile María Pilar Izquierdo si accrebbe a tal punto che il vescovo di Calahorra - La Calzada - Logroño, Mons. Francisco Alvarez Martínez, considerò opportuno aprire la Causa di Beatificazione e Canonizzazione. Il Processo Diocesano si celebrò dal 1983 al 1988.
Il 18 dicembre del 2000, S. S. Giovanni Paolo II dichiarò l’eroicità delle virtù e il 7 luglio 2001 approvò il miracolo attribuito alla sua intercessione.


Autore:
Santa Sede

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-12

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati