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Santa Cirilla di Roma Vergine e martire

28 ottobre

Sec. III

Emblema: Palma


Il nome di Cirillo appartiene ad un gruppo di derivati dal nome di Ciro: Ciriaco, Ciriano, Cirino e Cirillo. E il nome di Ciro, d'origine, sembra, persiana, sarebbe il corrispondente del greco Kyros, che significa " comando " e di Kyrios, che significa " signore ". Non per nulla era il nome preferito dai sovrani persiani, e tutti ricorderanno quel Ciro, fondatore d'uno dei più grandi Imperi orientali e che restituì agli Israeliti la libertà perduta durante la cosiddetta " schiavitù di Babilonia ".
" Mortale, - fu scritto sulla sua tomba - io sono Ciro, che assicurai ai Persiani la dominazione e governai l'Asia; non m'invidiare la tomba ".
Dal suo nome, certamente invidiato, derivarono quelli che abbiamo elencato, fra i quali Cirillo è un diminutivo, che parrebbe più adatto ad una donna che ad un uomo. Infatti, il nome di Cirilla fu diffuso nell'antichità, e portato con femminile grazia.
Quello di Cirillo venne illustrato da uomini di grande statura intellettuale e morale, e altrove abbiamo avuto occasione di parlare di due Santi, veri luminari della Chiesa orientale. Il primo, San Cirillo d'Alessandria, fu l'avversario di Nestorio, e venne chiamato " l'invitto difensore della divina maternità della Vergine ".
Il secondo, col fratello Metodio, fu l'evangelizzatore della Moravia e dei popoli slavi. Il suo nome è restato a quella particolare scrittura che egli inventò per tradurre in segni la difficilissima lingua slava, e quei caratteri alfabetici sono ancora detti " cirillici ".
A questi due luminosi personaggi corrispondono, nel Calendario cristiano, due quasi oscure donne dello stesso nome. Oscure come fama, ma luminosissime come santità, perché tutt'e due Martiri e degne d'appartenere al Regno immortale di Cristo.
La prima Santa Cirilla del Calendario è una vedova, commemorata il 5 giugno. Era una cristiana di Cirene, nella Libia, e durante la persecuzione di Massimino, verso il 300, fu invitata a sacrificare dinanzi agli idoli pagani. Poiché ella rifiutò, le furono messi in mano alcuni carboni ardenti e dell'incenso, nella speranza ch'ella gettasse tutto nel braciere, per non scottarsi. Con quel gesto, ella avrebbe, almeno formalmente, consumato il sacrificio pagano.
Ma la donna fu più forte di quello che i suoi martirizzatori credevano. Chiuse il pugno della mano, facendosi cuocere la carne, piuttosto che sacrificare.
Questo non fu che l'inizio della sua tortura, che terminò sotto i raffi, coi quali la carne di Santa Cirilla venne strappata a brandelli, finché la donna non rese l'anima, avvolta nel rosso mantello del Re dei Re.
La seconda è quella commemorata oggi, una Santa Cirilla romana, dei III secolo, battezzata con la madre Trifonia e con la madre martirizzata perché cristiana. Una leggenda che ebbe una certa diffusione, narrava come i parenti pagani avessero voluto darle uno sposo. Ella avrebbe risposto, come tante altre Vergini, che il suo sposo era troppo più nobile e più ricco. Si trattava di quel Gesù Cristo che molti pagani ancora dileggiavano, ma che nell'anima di Cirilla già splendeva in tutta la magnificenza della sua universale regalità.


Fonte:
Archivio Parrocchia

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Aggiunto il 2001-10-22

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