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San Marciano di Siria Confessore

2 novembre

Sec. IV

Monaco del IV secolo, abbandonò la carriera militare per vivere da eremita nel deserto dell'Asia minore. Di lui parla la «Storia dei monaci» scritta nel 423 da Teodoreto vescovo di Ciro che ne sottolinea lo spirito di penitenza. La sua piccola cella nella Calcide era meta di gente in cerca di conforto e saggezza. Una volta, interrogato da 5 vescovi stette a lungo senza parlare. Quando i suoi intervistatori gli fecero notare che il suo silenzio poteva essere segno di umiltà ma anche mancanza di carità, rispose: «Il Signore dell'universo ci parla continuamente per mezzo del creato; ci istruisce per mezzo delle Sacre Scritture; ci insegna quel che dobbiamo fare, spaventandoci con la minaccia dei castighi e spronandoci con la promessa dei premi divini. Che cosa potrebbe aggiungere Marciano a tutto ciò?». Marciano viveva poveramente e si mortificava, ma non faceva di queste cose lo scopo della sua vita. L'unico scopo dell'uomo è infatti la carità, anche se abita lontano dagli uomini. (Avvenire)

Martirologio Romano: Commemorazione di san Marciano, eremita, che, nato a Cirro nel territorio dell’odierna Turchia, si ritiṛ in monastero a Calcedonia, dove, vivendo in una angusta dimora, non si nutriva che la sera di poco pane e acqua, anteponendo tuttavia al digiuno l’amore fraterno.


San Marciano, eremita del IV secolo, visse in un deserto dell'Asia Minore. Egli ha avuto la fortuna di essere stato ricordato da uno scrittore d'eccezione, Teodoreto, Vescovo di Ciro, il quale compose, nel 423, una "Storia dei Monaci", dando larga parte a Marciano, nato a Ciro, quindi gloria di quella città.
Naturalmente anche Teodoreto parla della cella nel deserto, dove non c'era posto che per una sola persona; elogia lo spirito di penitenza di Marciano; esalta le sue doti soprannaturali e le sue mistiche elevazioni; descrive la vita ascetica dell'eremita, e ricorda l'ammirazione di cui era contornato nel deserto. Ha inoltre il pregio, non comune a tutti i biografi di simili personaggi, di riportare i detti dei monaco saggio e solitario.
Una volta, per esempio, si recarono a visitarlo cinque Vescovi, per interrogarlo, o come oggi si direbbe, per intervistarlo. Gli si posero intorno, seduti, in attesa della sua prima risposta, che però non veniva. Silenzioso e immobile, in mezzo a quei Vescovi, il vecchio Marciano sembrava un tronco d'albero, scuro e rugoso.
I suoi intervistatori non erano però giunti da lui perché spinti dalla curiosità o eccitati dalla novità. Gli fecero capire che il suo silenzio poteva essere segno di umiltà, ma anche mancanza di carità. Marciano allora parlò: "Il Signore dell'universo - disse - ci parla continuamente per mezzo del creato; ci istruisce per mezzo delle Sacre Scritture; ci insegna quel che dobbiamo fare, spaventandoci con la minaccia dei castighi e spronandoci con la promessa dei premi divini. Che cosa potrebbe aggiungere Marciano a tutto ciò? Marciano che, come gli altri, non ascolta il suo Dio né segue i suoi santi consigli?".
Un altro giorno, fu visitato da un eremita che viveva nello stesso deserto. Marciano gli offri qualcosa per sfamarsi. L'altro se ne scandalizzò. E il Santo allora parlò, per ristabilire quel la che noi diremmo la gerarchia dei valori.
"Non si deve - disse - stimare il digiuno più del nutrimento. Dobbiamo invece stimare soprattutto la carità. La carità ci è comandata dal Signore ed è a Lui gradita. Il digiuno invece dipende da una nostra scelta. Non c'è dubbio, dobbiamo avere in onore più il comandamento di Dio che la nostra austerità". Nonostante ciò, egli era austero. Digiunava volontariamente e volentieri; si disciplinava e si mortificava, ma non faceva di queste cose lo scopo della sua vita. L'unico scopo dell'uomo è infatti la carità, anche se abita nel deserto, lontano dagli uomini e dal mondo.
Senza la carità, dice San Paolo, non siamo altro che cembali sonanti; tutti, anche se anacoreti o eremiti nel deserto!

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Aggiunto/modificato il 2001-10-23

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