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Sant' Eusicio (o Eusizio) Eremita a Celles

27 novembre

Sec. VII

Martirologio Romano: Nel territorio di Blois sempre in Francia, sant’Eusicio, eremita, che si costruì una piccola cella sulle sponde dello Cher.


Di Sant'Eusicio, o Eusizio, ci parla, nella sua Gloria dei Confessori, San Gregorio di Tours narrandoci alcuni suoi fatti e detti che hanno il sapore di una lontana favola, un po' ingenua. Si era ritirato lontano dagli uomini, il solitario Eusicio, vivendo in mezzo a roveti irti di spine. Aveva rinunziato a tutto - ricchezze, onori. comodità - per poter pregare e meditare, senza affanni o distrazioni.
Ma gli uomini, come sempre succede, corsero presto intorno a colui che sfuggiva ogni umana compagnia, non però per egoismo. E nei contatti, sempre più frequenti, tra il solitario e coloro, che a lui ricorrevano, rifulgeva lo spirito carità dell'eremita francese: quella carità senza la quale la solitudine sarebbe vuota e a preghi era sterile.
Una " specialità ", diciamo così, dell'eremita era la guarigione dei mali di gola, che affliggevano soprattutto i fanciulli. Le madri, angustiate, li portavano a lui, che dolcemente li carezzava e scherzava un po' sulla loro malattia, dicendo: " E' giusto che questa gola sia dolente, e non permetta così d'inghiottire! ". Ma poi con un segno di croce, liberava i piccoli ammalati dalla loro indisposizione, rimandandoli felici alle loro case.
Guariva, racconta Gregorio di Tours, anche la febbre quartana, somministrando ai pazienti acqua benedetta. Non sempre coloro che da lui erano stati beneficati lo ricambiavano con la dovuta gratitudine.
Una volta, si legge, un uomo da lui guarito tornò la notte successiva, con un complice, per rubare due alveari che i discepoli di Eusicio avevano regalato al solitario, poggiandoli sopra un albero.
Mentre il ladruncolo era sull'albero, ecco sopraggiungere l'eremita. Fuga del complice e imbarazzo del predatore, il quale si affretta a restituire al sant'uomo gli alveari rubati. Eusicio riceve il primo, ma quando il ladro gli porge il secondo, scuote la testa: " Questo basta, figlio mio. L'altro tienilo pure, dato che hai tanto faticato per averlo ".
Poi lo conduce nella sua cella, e prosegue: " Perché, figlio mio, vuoi seguire il demonio? Non hai forse ricevuto da me, ieri, la benedizione del Signore? Se il miele ti piace, bastava che tu me lo chiedessi. Te lo avrei dato a volontà, senza alcuna osservazione che potesse imbarazzarti ". Poi, nel congedarlo, un ultimo avvertimento: " Attento, non ricominciare! Rubare arricchisce il demonio! ".
Anche il Re Childeberto seppe della fama di santità del solitario, e volle visitarlo, prima di partire in guerra contro i Visigoti di Spagna. Gli offri 50 monete d'oro, ma l'eremita si schermì: " Perché mi porti questo denaro? Donalo a chi potrà distribuirlo ai poveri, poiché per me è superfluo. Mi basta di poter pregare Dio per i miei peccati ".
Poi leggendo nel pensiero del Sovrano, aggiunse: " Va' pure: otterrai la vittoria, e ciò che hai risolto di fare, lo compirai ". li Re donò ai poveri l'oro e promise, se fosse tornato sano e salvo dalla guerra, di costruire una basilica in onore di Dio, e per accogliervi il corpo del vecchio eremita, una volta giunto il suo giorno.
Così infatti fece: ma non si sa in quale anno la spoglia del solitario venne deposta nella basilica costruita dal Re per ispirazione di Sant'Eusicio, personaggio quasi di favola, un po' ingenua, nella notte di tempi lontani.


Fonte:
Archivio Parrocchia

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Aggiunto il 2001-10-26

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