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Beata Felicia Meda Badessa

Festa: 30 settembre

† Pesaro, Marche, 29-30 settembre 1444

Fu una religiosa clarissa vissuta tra Milano e Pesaro nella prima metà del Quattrocento, ricordata soprattutto per il governo del monastero milanese di Sant’Orsola e per il ruolo avuto nell’organizzazione del monastero del Corpus Domini di Pesaro. La documentazione consente di seguirne con una certa precisione gli ultimi decenni di vita, mentre rimangono molto meno sicure le notizie sulla nascita e sulla famiglia. La sua presenza a Sant’Orsola è attestata documentalmente almeno dal 1412 e nell’ottobre 1425 compare come badessa. Nel 1439 il ministro generale dei Frati Minori, Guglielmo da Casale, le ordinò di trasferirsi a Pesaro per assumere la guida del nuovo monastero clariano voluto da Battista di Montefeltro, moglie di Galeazzo Malatesta. La tradizione agiografica le attribuisce anche episodi edificanti, come il rifiuto della carrozza offertale all’ingresso di Pesaro, ma tali racconti devono essere distinti dalla documentazione contemporanea. Morì nel 1444 e il suo culto, radicato a Pesaro, fu approvato ufficialmente da Pio VII nel 1807.

Martirologio Romano: A Pesaro, beata Felicia Meda, badessa dell’Ordine delle Clarisse.


Le origini di Felicia Meda sono uno degli aspetti meno sicuri della sua biografia. Le fonti disponibili non consentono di stabilire con certezza né il luogo di nascita né la famiglia di provenienza. La tradizione erudita la considera milanese, mentre Antonio Gallucci la fece originaria di Meda. Quest’ultima interpretazione fu oggetto di discussione già nella storiografia agiografica successiva. Anche le forme del nome, tra cui ‘de Meda, de Mediolano’, hanno contribuito alla diffusione dell’identificazione con Milano.
Le notizie sui genitori, sui fratelli e sulla giovinezza appartengono soprattutto alla tradizione agiografica e non trovano un corrispondente riscontro documentario. Secondo tale tradizione, Felicia sarebbe rimasta orfana e avrebbe avuto un fratello entrato tra i Frati Minori dell’Osservanza e una sorella divenuta anch’essa clarissa. Questi elementi appartengono alla memoria religiosa della beata e non possono essere considerati dati biografici certi.
Tra il 1398 e il 1400 circa Felicia entrò nel monastero milanese di Sant’Orsola a Porta Vercellina. Il monastero, sorto nel secolo precedente come fondazione agostiniana, aveva successivamente adottato la regola di santa Chiara. La presenza di Felicia nella comunità è documentata da atti notarili a partire dal 1412. Nell’ottobre 1425 compare con certezza nella documentazione come badessa, carica che mantenne fino al 1439.
Questi documenti permettono di distinguere la figura storicamente documentabile dalla successiva elaborazione agiografica. La sua posizione alla guida di Sant’Orsola è infatti attestata da fonti documentarie, mentre molti particolari sulle sue virtù personali, sulle tentazioni affrontate e sulla sua vita interiore provengono da una tradizione successiva.

La fondazione del Corpus Domini di Pesaro
Negli anni Trenta del Quattrocento maturò il progetto di creare a Pesaro un nuovo monastero di Clarisse legato alla riforma dell’Osservanza francescana. L’iniziativa fu sostenuta da Battista di Montefeltro, moglie di Galeazzo Malatesta, signore della città.
Un documento di papa Eugenio IV del 10 dicembre 1438 conferma l’erezione del monastero del Corpus Domini e stabilisce che esso fosse sottoposto al vicario dell’Osservanza. La documentazione pontificia permette quindi di collocare la fondazione nel più ampio movimento di riforma della vita religiosa promosso dagli Osservanti.
Il 24 luglio 1439 Guglielmo da Casale, ministro generale dei Frati Minori, ordinò a Felicia di trasferirsi a Pesaro e le affidò il nuovo monastero. La tradizione ha attribuito un ruolo determinante a san Bernardino da Siena nella scelta della religiosa. Bernardino era allora una delle figure principali dell’Osservanza francescana, ma il documento direttamente conservato relativo al trasferimento è la lettera di Guglielmo da Casale. È quindi più prudente collegare la vicenda all’ambiente dell’Osservanza senza presentare come documentato ogni particolare della tradizione.
Felicia raggiunse Pesaro con altre religiose provenienti da Milano. La tradizione successiva ha fissato in sette il numero delle consorelle e ha narrato il suo ingresso in città a piedi, dopo aver rifiutato la carrozza inviatale incontro dalla duchessa. L’episodio appartiene alla tradizione agiografica ed esprime simbolicamente l’ideale di povertà francescana attribuito alla religiosa, ma non presenta lo stesso grado di certezza della documentazione relativa al trasferimento.

Il breve governo e la questione di Urbino
La permanenza di Felicia alla guida del Corpus Domini fu accompagnata da difficoltà. Luca Wadding riferisce che il 7 novembre 1439, su richiesta di Guidantonio da Montefeltro, Felicia sarebbe stata sollevata dalla carica di badessa di Pesaro e nominata badessa del monastero di Santa Chiara di Urbino, con la facoltà di condurre con sé le compagne milanesi. La stessa fonte collega il provvedimento a contrasti sorti attorno alla nuova fondazione.
La ricostruzione deve però essere trattata con cautela. Wadding non fornisce elementi decisivi per stabilire che il trasferimento sia realmente avvenuto. È possibile che Felicia abbia raggiunto Urbino, ma non è possibile escludere che la nomina sia rimasta senza seguito o che l’eventuale permanenza sia stata molto breve. La documentazione successiva continua infatti a collegare Felicia al monastero pesarese. Non è quindi corretto presentare come certo un effettivo periodo di governo a Urbino.
La documentazione relativa al Corpus Domini permette comunque di conoscere alcuni aspetti della sua organizzazione e della vita interna. Essa testimonia la presenza delle Clarisse dell’Osservanza nelle Marche e i rapporti tra monasteri femminili, autorità francescane e poteri signorili nel Quattrocento.

La morte
Felicia morì a Pesaro nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1444. La tradizione e la documentazione successiva hanno mantenuto memoria di questa data come momento conclusivo della sua vita.
Alla sua morte era già presente una forma di venerazione pubblica. Le fonti agiografiche riferiscono numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione presso la sepoltura. Queste testimonianze sono importanti per ricostruire la storia del culto, ma non possono essere utilizzate automaticamente come prova storica degli eventi miracolosi narrati.

Il corpo e la memoria a Pesaro
Secondo la tradizione documentaria, tre anni dopo la morte il corpo fu sottoposto a ricognizione e venne descritto come incorrotto. Successivamente fu collocato nel coro delle monache del Corpus Domini per volontà dei duchi di Urbino Guidubaldo II della Rovere e Vittoria Farnese.
Il corpo rimase legato al monastero fino alla soppressione del Corpus Domini nel 1810. In quell’occasione le spoglie di Felicia furono trasferite nella cattedrale di Pesaro insieme a quelle della beata Serafina Sforza. La tradizione cultuale delle due religiose rimase così strettamente collegata nella memoria della città.

La documentazione storica e la tradizione agiografica
Il caso di Felicia Meda mostra bene la differenza tra una biografia storicamente documentabile e una biografia costruita dalla tradizione religiosa. Gli atti notarili permettono di stabilire la sua presenza a Sant’Orsola dal 1412 e il suo ruolo di badessa dal 1425. È inoltre documentato il trasferimento a Pesaro nel 1439 attraverso la lettera di Guglielmo da Casale.
Al contrario, molte notizie sulla sua infanzia, sulla famiglia, sul voto di castità pronunciato a dodici anni e su alcuni episodi edificanti appartengono alla tradizione minoritica e agiografica.
Particolarmente significativo è il rapporto tra tradizione e documentazione nella scelta di Felicia per il Corpus Domini. La tradizione attribuisce a Bernardino da Siena un ruolo diretto, mentre il documento conservato relativo al trasferimento è la lettera del ministro generale Guglielmo da Casale. La ricerca storica consente quindi di conservare la tradizione nel suo corretto contesto senza confonderla con ciò che i documenti permettono effettivamente di affermare.

Il monastero del Corpus Domini
Il Corpus Domini di Pesaro rappresenta l’aspetto più importante della vicenda di Felicia dopo il trasferimento dalla Lombardia. Il monastero nacque nell’ambito della riforma osservante e fu sostenuto dalla signoria dei Malatesta.
La sua storia proseguì anche dopo la morte di Felicia, accogliendo in seguito altre figure importanti della vita religiosa pesarese, tra cui Serafina Sforza. La documentazione relativa al monastero comprende anche le ‘Notizie delle cose più essenziali che si conservano nell’Archivio delle monache del Corpus Domini di Pesaro’, conservate presso la Biblioteca Oliveriana.

La festa liturgica
La memoria liturgica di Felicia Meda è fissata al 30 settembre nel Martirologio Romano, con l’elogio: ‘A Pesaro, beata Felicia Meda, badessa dell’Ordine delle Clarisse’.
Alcune pubblicazioni più antiche o locali indicano invece il 5 ottobre. La data del 30 settembre è quella attualmente riportata nel Martirologio Romano e nella documentazione liturgica ufficiale italiana.

Curiosità
- Un’incisione settecentesca raffigurante la Beata Felicia Meda come fondatrice del monastero del Corpus Domini di Pesaro è conservata nelle Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco di Milano, nella Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.
- Le fonti tramandano diverse forme del nome, tra cui ‘Felix’ e ‘Felixina de Meda, de Mediolano’.
- La vicenda di Felicia è strettamente legata a quella della beata Serafina Sforza, le cui spoglie furono trasferite nella cattedrale di Pesaro insieme alle sue nel 1810.

Cronologia
- 1378 circa: nascita di Felicia; luogo e famiglia d’origine non sono documentati con certezza.
- 1398-1400 circa: ingresso nel monastero di Sant’Orsola a Milano.
- 1412: prima attestazione documentaria della sua presenza a Sant’Orsola.
- Ottobre 1425: prima attestazione documentaria di Felicia come badessa di Sant’Orsola.
- 10 dicembre 1438: Eugenio IV autorizza l’erezione del monastero clariano del Corpus Domini a Pesaro.
- 24 luglio 1439: Guglielmo da Casale ordina a Felicia di trasferirsi a Pesaro per assumere la guida del nuovo monastero.
- 7 novembre 1439: Wadding riferisce una nomina di Felicia a badessa di Santa Chiara di Urbino; l’effettivo trasferimento rimane incerto.
- 1444: morte a Pesaro nella notte tra il 29 e il 30 settembre.
- 1447 circa: secondo la tradizione documentaria, ricognizione del corpo tre anni dopo la morte, con attestazione della sua incorruzione.
- 2 maggio 1807: papa Pio VII approva il culto della beata Felicia Meda.
- 1810: dopo la soppressione del monastero del Corpus Domini, le sue reliquie vengono trasferite nella cattedrale di Pesaro.

Valutazione storico-critica
- La documentazione più solida riguarda gli anni trascorsi da Felicia a Sant’Orsola e il successivo trasferimento a Pesaro. Gli atti notarili e la documentazione dell’Ordine permettono di seguire la sua attività almeno dal 1412.
- Il luogo e la famiglia d’origine non possono essere stabiliti con certezza. L’identificazione con Milano è sostenuta dalla tradizione erudita e da elementi onomastici, ma manca una documentazione diretta relativa alla nascita.
- Le notizie sull’infanzia, sui genitori, sui fratelli e sul voto di castità a dodici anni appartengono alla tradizione agiografica e non devono essere presentate come dati biografici certi.
- Il trasferimento a Pesaro nel 1439 è documentato dalla lettera di Guglielmo da Casale. Il ruolo personale di Bernardino da Siena nella scelta di Felicia appartiene invece soprattutto alla tradizione successiva e deve essere formulato con prudenza.
- La presunta esperienza di Felicia come badessa a Urbino nel 1439 rimane problematica. La testimonianza di Wadding non consente di stabilire con certezza se il trasferimento sia realmente avvenuto o se sia durato più di pochissimo tempo.
- Il culto di Felicia è documentato a Pesaro e fu riconosciuto ufficialmente da Pio VII nel 1807. La storia delle reliquie e la loro traslazione nella cattedrale nel 1810 costituiscono elementi importanti della successiva storia del culto.
- Le narrazioni dei miracoli, dell’ingresso a Pesaro a piedi e dell’incorruzione del corpo devono essere considerate nel loro specifico contesto agiografico. Sono importanti per la storia della memoria di Felicia, ma non hanno tutte lo stesso valore documentario delle fonti notarili, pontificie e amministrative.
- La memoria liturgica attuale è fissata al 30 settembre, mentre una parte della tradizione editoriale più antica ha utilizzato il 5 ottobre.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vitae compendium auctore anonymo ex monasterio Corporis Christi Clarissarum Pisauriensium ad nos transmissum, in Acta Sanctorum, Septembris, VIII, Parisiis-Romae 1869, pp. 751-769.
- Bullarium Franciscanum. Nova series, I, Quaracchi 1929, n. 404.
- Bullarium Franciscanum. Supplementum, Quaracchi 2002, pp. 450, n. 525; 463, n. 596.
- Filippo Meda, ‘Una insigne clarissa milanese: la b. Felice Meda (1378-1444)’, in Archivum Franciscanum Historicum, XX (1927), pp. 241-259.
- Luca Wadding, Annales Minorum, XI, Quaracchi 1932, pp. 82 ss., 93-97, 256-258.
- M. Sensi, ‘Un regolamento di vita per il monastero di S. Chiara di Pesaro (sec. XV)’, in Reviviscunt chartae, codices, documenta, textus. Miscellanea in honorem fr. Caesaris Cenci OFM, II, Roma 2002, pp. 1183 ss., 1187, 1190-1193.
- A. Gallucci, Vita delle beate Felice e Serafina monache di S. Chiara nel Corpus Domini di Pesaro, Ingolstadio 1637.
- A.M. Bonucci, Vita della b. Felice M., Pesaro 1885.
- Felice da Mareto, ‘Meda Felice da Milano’, in Bibliotheca Sanctorum, IX, Roma 1967, coll. 258-261.
- Martyrologium Romanum, memoria del 30 settembre.
- Archivio di Stato di Milano, Archivio generale del Fondo di religione, S. Orsola, bb. 2187-2189, 2197-2198.
- Biblioteca Oliveriana di Pesaro, ms. 376, fasc. III, Notizie delle cose più essenziali che si conservano nell’Archivio delle monache del Corpus Domini di Pesaro, cc. 57-69.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Quando la Duchessa di Pesaro volle fondare nella sua città un nuovo convento di Clarisse, si rivolse a San Bernardino da Siena, allora vicario generale dei Francescani Osservanti. Ma la richiesta che la nobildonna fece era assai specifica, in quanto desiderava che il nuovo convento fosse affidato a Felicia Meda, milanese, clarissa francescana nel convento di Sant'Orsola. La fama di questa religiosa era dunque nota anche lontano dalla città natale, nonostante il naturale silenzio che circonda una suora di clausura. Non risulta che Felicia Meda avesse compiuto azioni clamorose o gesti risonanti tali da dare notorietà al suo nome. San Bernardino non ebbe difficoltà a convincere la suora a lasciare Milano per Pesaro, con sette consorelle, per lavorare alla nuova fondazione voluta dalla Duchessa Malatesta. Felicia obbedì prontamente al superiore, anche se le costò un certo dolore allontanarsi ormai anziana dalla città dove era sempre vissuta.

Nata più di sessant'anni prima, nel 1378, era la maggiore di tre figli, restati presto orfani per la morte dei genitori. A dodici anni aveva già fatto voto di castità, consacrando il suo corpo a Dio. Ma soltanto dopo i vent'anni, esaurito il suo compito di accudire il fratello e la sorella, entrò tra le Clarisse di Sant'Orsola. Prima di questo passo, lasciò tutti i suoi beni alla sorella, al fratello e ai poveri. Il suo esempio fu così contagioso che presto anche la sorella la seguì tra le Clarisse, mentre il fratello divenne frate francescano. Dopo venticinque anni di vita religiosa, contraddistinta da un'estrema regolarità e rigorosità, e dal continuo combattimento contro spossanti tentazioni, divenne superiora del convento di Sant'Orsola. Se ne staccò, come abbiamo detto, soltanto per recarsi a Pesaro, in obbedienza.

E quando, con le sette consorelle, giunse nella città dei Malatesta, invano la Duchessa le andò incontro con la sua carrozza. Felicia rifiutò di salirvi e preferì  entrare a Pesaro a piedi, camminando fino al nuovo monastero in mezzo all’ammirazione della folla. La stessa ovazione popolare si ripeté quattro anni dopo, alla sua morte, il 30 settembre 1444, acclamata santa dal popolo. Il culto, come beata, fu approvato da Pio VII il 2 maggio 1807.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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