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San Cerbonio (Cerbone) di Populonia Vescovo

10 ottobre

Sec. VI

"Chi non beve a san Cerbone è un ladro o un birbone". La saggezza popolare ha immortalato così la "fonte di san Cerbone", in Maremma, che sgorga presso una cappella romanica, dove furono miracolosamente traslate le spoglie del Santo. Sulla collina sovrastante sorgeva l'etrusca Populonia, di cui Cerbone (o Cerbonio) fu vescovo nel VI secolo. La difese dapprima dalle incursioni dei Goti. Il re Totila lo mise a morte, ma l'orso che lo doveva sbranare si ammansì ai suoi piedi. Vennero poi i Longobardi. E Cerbone riparò all'Isola d'Elba, dove morì. Una tempesta si placò per consentire il ritorno del corpo sulla costa. (Avvenire)

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Populonia in Toscana, san Cerbonio, vescovo, che, come riferisce il papa san Gregorio Magno, durante l’invasione longobarda della regione, si ritirò sull’isola d’Elba, offrendo numerosi esempi della sua virtù.


Nel piccolo golfo di Baratti, in Maremma, dominato dalla collina sulla quale molti secoli or sono sorse l'etrusca Populonia, a fiore del livello marino e in mezzo alle antiche tombe che ogni tanto riemergono dagli scavi, sgorga una fonte, sulla quale è costruita una piccola cappella di stile romanico. E' la fonte di San Cerbone, e un proverbio del luogo dice: " Chi non beve a San Cerbone - è un ladro o un birbone ".
Tra le città dell'antica Dodecàpoli etrusca, quella di Populonia aveva il primato della metallurgia. Dalla vicina isola d'Elba venivano trasportati, nel piccolo golfo ben protetto, i minerali di ferro e di rame, che a Populonia erano " abbrustoliti " nei forni a basso fuoco, Per tutto il periodo etrusco e romano, i " bassi fuochi " di Populonia fumarono, e migliaia di schiavi sudarono attorno alla fusione dei metalli. Tutta la vallata, tra le colline e il mare, si riempì così di scorie provenienti dai rifiuti dei forni. Scorie ancora ricche di ferro e di rame, e che oggi possono essere nuovamente sfruttate. Proprio scavando tra queste scorie si sono trovate, e si seguitano a trovare, le belle tombe etrusche.
Durante le incursioni dei barbari, l'industria mineraria di Populonia decadde, il porto s'insabbiò, il golfo si ridusse di superficie, e la malaria portò la desolazione dove un tempo era stata la vita della città metallurgica. San Cerbone fu Vescovo di Populonia proprio nel tempo delle invasioni barbariche. Di lui parla San Gregorio Magno, nei suoi Dialoghi, definendolo " uomo di vita venerabile, che dette grandi prove di santità ".
La più celebre di queste prove la dette quando Totila ricercava alcuni militi romani e cristiani. Il Vescovo di Populonia li nascose, e per questo incorse nell'ira del Re barbaro, che decretò la sua morte per mezzo delle fiere. Mandò il Vescovo nel cosiddetto Campo del Merlo, dove un ferocissimo orso avrebbe dovuto sbranarlo, alla presenza dello stesso Re.
Lo spettacolo sembrava promettere grandi emozioni, ma Totila non aveva previsto un fatto che lo sbalordì. Quando l'orso giunse dinanzi al Vescovo Cerbone, rimase per un istante quasi pietrificato nell'atto dell'aggressione, con le zampe anteriori alzate e le fauci spalancate. Poi, lentamente, ricadde sugli artigli, chiuse la bocca, e prese a leccare con inaspettata mansuetudine i piedi del Vescovo santo.
Totila rilasciò San Cerbone, ma dopo i Goti di Totila giunsero i Longobardi, a scacciare il Vescovo di Populonia, che riparò nell'isola di Elba.
Ormai vecchio e cadente, sentendo vicina la morte, pregò i suoi fedeli di seppellirlo sulla riva del mare, sotto Populonia. Dei Longobardi, che occupavano la costa, non avessero paura. Infatti, quando la nave si staccò dall'Elba, sullo stretto si scatenò una delle consuete tempeste, che tenne lontani i Longobardi, ma rispettò la nave dove si trovava la salma del Santo.
In fretta la sbarcarono; in fretta la seppellirono, dove poi sorse la cappella; in fretta ripartirono. I Longobardi, cessata la tempesta, non videro che la fonte a fior del livello marino; la fonte di San Cerbone, che restò caratteristica di quel luogo, e dette poi origine al proverbio, ancora ripetuto in Maremma: " Chi non beve a San Cerbone, è un ladro o un birbone ".


Fonte:
Archivio Parrocchia

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Aggiunto il 2001-10-30

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