|
Parma, 1072 c. - Parma, 1106/1110
E' ricordato come un religioso laico vissuto tra l'XI e l'inizio del XII secolo e legato al monastero benedettino femminile di Sant'Alessandro. La sua biografia è conosciuta soprattutto attraverso una tradizione agiografica posteriore, fissata in una Vita conservata nella tradizione manoscritta e ripresa in età moderna, mentre le testimonianze direttamente riconducibili alla sua epoca sono molto scarse. Secondo il racconto agiografico, Bertoldo nacque a Parma da una famiglia straniera e, ancora giovane, abbandonò il mestiere paterno per dedicarsi al servizio della chiesa e del monastero di Sant'Alessandro. Vi svolse mansioni di sagrestano e condusse una vita caratterizzata dalla preghiera e dalla penitenza. La tradizione gli attribuisce pellegrinaggi a Roma e in Francia, oltre a guarigioni miracolose. La memoria liturgica è celebrata il 21 ottobre e il suo culto è particolarmente legato alla città di Parma. La Chiesa parmense lo annovera tra i propri santi e lo qualifica come religioso.
Etimologia: Bertoldo = famoso, illustre, splendente, dall'antico germanico
Emblema: Oblato con abito religioso.
|
Le notizie sulle origini di Bertoldo (Bertholdus, Bertoldus) provengono da una tradizione agiografica tarda. La Vita lo presenta come figlio di Abbondio e di Berta. Il padre sarebbe stato originario dell'Inghilterra e avrebbe esercitato il mestiere di calzolaio; la madre sarebbe stata di origine bretone. Secondo il racconto, la famiglia avrebbe lasciato l'Inghilterra nel contesto delle vicende seguite alla conquista normanna, trasferendosi dapprima a Milano e successivamente a Parma. La tradizione colloca la nascita di Bertoldo a Parma intorno al 1072 e lo presenta come figlio unico. Treccani sottolinea tuttavia il carattere tardo della narrazione e definisce Berta una figura leggendaria. Non sono disponibili testimonianze contemporanee che consentano di verificare autonomamente i dati relativi ai genitori, alla loro provenienza o alle circostanze della nascita.
Il servizio a Sant'Alessandro Secondo la Vita, Bertoldo avrebbe iniziato ancora bambino a lavorare nella bottega paterna. Intorno ai dodici anni avrebbe lasciato il mestiere di calzolaio per dedicarsi alla chiesa di Sant'Alessandro, presso il monastero delle monache benedettine. La sua condizione è descritta come quella di un oblato o converso, cioè di un laico inserito nella vita di una comunità religiosa e dedito ai servizi necessari al monastero. La sua principale attività sarebbe stata quella di sagrestano. La tradizione lo colloca negli ambienti della chiesa e del campanile, impegnato nella preparazione delle celebrazioni e nella cura del luogo sacro. La documentazione agiografica insiste inoltre sulla sua vita ascetica, caratterizzata da preghiera, obbedienza e penitenza. Gli vengono attribuiti l'uso del cilicio e pratiche di flagellazione. Questi particolari appartengono però al ritratto agiografico trasmesso dalla Vita e non sono attestati da documenti contemporanei indipendenti.
I pellegrinaggi La tradizione attribuisce a Bertoldo un pellegrinaggio a Roma e successivamente un viaggio in Francia. Durante il viaggio francese avrebbe visitato l'ospedale di Sant'Antonio Abate nel Delfinato, istituzione fondata alla fine dell'XI secolo. Gli Acta Sanctorum ricordano esplicitamente la tradizione secondo cui Bertoldo avrebbe visitato l'ospedale e vi avrebbe compiuto prodigi. La presenza storica di Bertoldo in Francia non può essere separata dalla narrazione agiografica che la trasmette. Non risultano testimonianze contemporanee indipendenti sufficienti a ricostruire con precisione il viaggio, il suo itinerario o la durata della permanenza.
Morte e tradizione miracolosa La tradizione colloca la morte di Bertoldo a Parma, in giovane età. Le fonti moderne divergono sulla data: la tradizione parmense più diffusa indica il 1106, mentre altre fonti riportano il 1111; Treccani propone più prudentemente una morte intorno al 1110. La data precisa non è quindi stabilita con sicurezza. Il racconto agiografico narra che Bertoldo morì durante la preghiera e che le campane della città avrebbero accompagnato il suo transito. Alla sua intercessione furono attribuite guarigioni e altri miracoli, sia durante il pellegrinaggio in Francia sia dopo il ritorno a Parma. Tali episodi appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere assunti come fatti storici verificati.
Il culto e la questione della canonizzazione Il culto di Bertoldo è legato soprattutto alla chiesa di Sant'Alessandro di Parma, dove la tradizione conserva la memoria del religioso e identifica il luogo con la custodia delle sue reliquie. La diocesi di Parma lo inserisce attualmente tra i santi della Chiesa parmense e ne celebra la memoria il 21 ottobre. Una tradizione storiografica parmense ha attribuito a papa Gelasio II, durante una permanenza a Parma nel 1119, la canonizzazione di Bertoldo. La ricostruzione non è però confermata dagli Acta Sanctorum. L'analisi bollandista osserva espressamente che Callisto II, succeduto a Gelasio II nel 1119, non sembra avere canonizzato Bertoldo. La stessa fonte distingue quindi il culto di Bertoldo dalla documentazione di una canonizzazione pontificia. Il caso di Bertoldo appartiene al più ampio fenomeno dei culti locali medievali sorti e consolidatisi prima della progressiva centralizzazione pontificia delle procedure di canonizzazione. Il titolo di santo utilizzato dalla tradizione parmense non costituisce di per sé una prova dell'esistenza di una canonizzazione formale.
La rappresentazione iconografica Una testimonianza particolarmente significativa è costituita da un dipinto conservato a Parma e datato al 1664-1666. Nel dipinto Bertoldo compare insieme a sant'Omobono di Cremona, vestito da oblato e con un sacco da questuante. Si tratta di una testimonianza dell'iconografia posteriore del santo e non di una rappresentazione medievale contemporanea alla sua vita.
Curiosità - Bertoldo è tradizionalmente considerato patrono dei sagrestani, in rapporto diretto con la funzione che la tradizione gli attribuisce nella chiesa di Sant'Alessandro. - La tradizione agiografica lo presenta come oblato o converso di una comunità monastica femminile, una condizione che lo rende una figura significativa per la storia delle forme di partecipazione laicale alla vita benedettina. - Una Vita e miracoli di S. Bertoldo oblato del monastero delle monache di Santo Alessandro di Parma fu pubblicata a Parma nel 1624 presso Giacomo Ardizzoni.
Cronologia - circa 1072 - Nascita tradizionalmente collocata a Parma. - circa 1084 - Secondo la tradizione, intorno ai dodici anni Bertoldo lascia il mestiere paterno e inizia il servizio presso Sant'Alessandro. - tra il 1090 e il 1100 circa - Tradizionale pellegrinaggio a Roma e successivo viaggio in Francia. - tra il 1090 e il 1100 circa - Secondo la Vita, Bertoldo visita l'ospedale di Sant'Antonio Abate nel Delfinato. - 1106 - Data della morte secondo una tradizione parmense. - circa 1110 - Datazione prudenziale della morte proposta da Treccani. - 1111 - Data della morte riportata da una diversa tradizione moderna. - 1624 - Pubblicazione della Vita e miracoli di S. Bertoldo oblato del monastero delle monache di Santo Alessandro di Parma.
Valutazione storico-critica - L'identificazione di Bertoldo come religioso laico legato al monastero di Sant'Alessandro a Parma è il nucleo più stabile della tradizione agiografica e cultuale. - Le informazioni sulla famiglia, sull'origine inglese del padre, sull'origine bretone della madre e sulle vicende migratorie appartengono a una Vita tarda e non sono confermate da testimonianze contemporanee indipendenti. La stessa Treccani considera Berta una figura leggendaria. - La data di nascita intorno al 1072 è tradizionale e non può essere considerata documentata con precisione. - La data della morte presenta una divergenza significativa tra 1106, 1110 circa e 1111. Non esiste una base sufficientemente solida per fissare con certezza il giorno o l'anno della morte. - La permanenza a Roma, il viaggio in Francia e i miracoli attribuiti a Bertoldo sono trasmessi dalla tradizione agiografica. Gli Acta Sanctorum registrano tali elementi senza trasformarli in testimonianze contemporanee ai fatti. - La tradizione secondo cui Bertoldo sarebbe stato canonizzato a Parma nel 1119 non trova conferma nella valutazione dei bollandisti. Gli Acta Sanctorum affermano che Callisto II non sembra averlo canonizzato. - Il culto è tuttavia storicamente attestato nella tradizione parmense ed è tuttora riconosciuto dalla diocesi di Parma, che celebra Bertoldo il 21 ottobre. - Le reliquie conservate a Sant'Alessandro appartengono alla tradizione cultuale parmense; l'identificazione materiale del corpo non è accompagnata, nelle fonti qui considerate, da una documentazione medievale sufficiente per ricostruirne la storia con certezza. - L'iconografia documentata è posteriore di diversi secoli alla vita del santo. Il dipinto parmense del XVII secolo mostra Bertoldo come oblato con sacco da questuante.
Fonti e bibliografia essenziale - Acta Sanctorum, Octobris, t. XIII, Addenda ad diem 21 Octobris, pp. 408-413, con il commento storico su Bertoldo converso di Parma e sulla tradizione del suo culto. - Vita e miracoli di S. Bertoldo oblato del monastero delle monache di Santo Alessandro di Parma, Parma, Giacomo Ardizzoni, 1624. - Bibliotheca Hagiographica Latina, BHL 1284, Vita Bertholdi conversi. - Base dell'Institut de Recherche et d'Histoire des Textes, dossier Bertholdus conversus oblatus in monasterio Parmensi, BHL 1284. - Treccani, voce 'Bertòldo', per la distinzione tra Bertoldo di Parma e gli altri santi omonimi e per la valutazione critica della tradizione biografica. - Diocesi di Parma, 'Santi e beati della Chiesa parmense', per la memoria liturgica contemporanea di San Bertoldo di Parma. - Catalogo generale dei beni culturali, scheda del dipinto con Sant'Omobono e San Bertoldo parmigiano, 1664-1666, per la documentazione iconografica.
Autore: Giampietro Cattini
|