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Beata Margherita di Savoia Religiosa domenicana

23 novembre

Pinerolo, Torino, 1390 - Alba, Cuneo, 23 novembre 1464

La beata Margherita di Savoia è conosciuta con l'appellativo di «grande». Nata nel 1390 a Pinerolo rimase presto senza genitori e passò insieme alla sorellina Matilde sotto la tutela dello zio Ludovico, il quale, per mancanza di eredi, succedeva al defunto principe Amedeo. Per risolvere le lunghe discordie tra il Piemonte e il Monferrato lo zio la destinò in sposa al marchese di Monferrato. Lei accosentì, nonostante, anche grazie alle parole di Vincenzo Ferrei, pensasse già al chiostro. Alla morte del marito si ritirò nel palazzo di Alba, dove, con l'approvazione di Papa Eugenio IV, nel 1441, fondò il monastero di Santa Maria Maddalena. Vestito l'Abito del Terz'Ordine Domenicano, più tardi abbraccò la Regola più austera delle Monache dell'Ordine. Morì nel 1464. (Avvenire)

Etimologia: Margherita = perla, dal greco e latino

Emblema: Tre frecce, Corona deposta

Martirologio Romano: Ad Alba in Piemonte, beata Margherita di Savoia, che, rimasta vedova, si consacrò a Dio nel monastero delle monache dell’Ordine dei Predicatori da lei fondato.


«A partire dal XVII secolo noi Europei siamo stati assillati dalla questione sull’identità. Chi sono? Qual è la mia identità come essere umano, come cristiano, come domenicano? E ci richiudiamo nelle nostre piccole identità che ci danno poca sicurezza. (…) Dal XVII secolo le nostre società hanno sviluppato l’orrore nei riguardi della folla. Nella folla, l’individuo perde la sua identità.
Nella folla noi non sappiamo chi siamo. La folla è pericolosa, come la folla della Rivoluzione Francese. Ma per noi, c’è una folla immensa, che nessuno può contare, la folla dei santi. Il nostro destino è appartenere a questa folla; è qui che noi saremo liberati da tutte le nostre piccole questioni d’identità, perché chi siamo è al di la di ciò che noi possiamo immaginare. E noi saremo liberi». Questo disse il domenicano Padre Timothy Radcliffe nell’omelia che tenne a Friburgo il 1° Novembre 1992.
Nella «folla dei santi» figura, fra i 29 beati domenicani, Margherita di Savoia, colei che piegò la volontà dell’antipapa Felice V e della quale quest’anno ricorrono i 550 anni dal suo dies natalis. Era imparentata con le principali famiglie reali d’Europa: suo padre era il conte Amedeo di Savoia-Acaja, mentre sua madre, Caterina di Ginevra, era una della sorelle dell’antipapa Clemente VII. Margherita si meritò l’appellativo di “Grande”: fu infatti testimone d’evangelica grandezza nei differenti stati in cui Dio la mise alla prova, come figlia, sposa, sovrana, monaca, mistica.
Nacque nel castello di Pinerolo (TO) nel 1382 (altri biografi, la minoranza, sostengono nel 1390). La sua vicenda iniziò poco dopo la morte di santa Caterina da Siena, in un periodo doloroso sia per le guerre continue tra i Signori del tempo, sia per lo sconvolgimento portato nella Chiesa dallo scisma d’Occidente. A 12 anni rimase orfana e passò sotto la tutela dello zio Ludovico, che per mancanza di eredi maschi diretti, succedette al defunto Principe Amedeo.
Primo pensiero di Ludovico di Savoia fu di porre fine alle lunghe discordie fra Piemonte e Monferrato servendosi della nipote Margherita: da decenni il territorio subalpino era sconvolto per il suo possesso dalle guerre tra i Savoia, i marchesi di Saluzzo, i marchesi del Monferrato ed i Visconti di Milano, la giovane principessa sarebbe stata una speranza di pace. Ella, in cuor suo, già era orientata al chiostro, riconfermata nel suo proposito dallo spagnolo domenicano san Vicent Ferrer; tuttavia si sacrificò per il bene delle popolazioni, stremate per le guerre e le carestie.
Così, appena tredicenne, per ragioni di Stato, si unì in matrimonio, nel 1403, con Teodoro II Paleologo, marchese del Monferrato. Il marito aveva 39 anni e già due figli. Margherita, il cui primo pensiero fu sempre e solo rivolto a Dio, accettò di sacrificarsi per amore del Signore e per amore del suo prossimo: se Cristo era stato crocefisso anche le sue aspirazioni potevano essere crocefisse.
Nei quindici anni di matrimonio si prodigò per smussare le angolosità dello scontroso marito, si dedicò all’educazione dei figliastri e con eroica carità soccorse poveri, malati, appestati. Rimase vedova nel 1418 e divenne sovrana reggente del Monferrato, stimata e amata.
Terminato il suo compito, si ritirò nel suo palazzo di Alba (CN) insieme alle sue più fedeli dame per dedicarsi alla preghiera e alle opere di carità, rifiutando perciò la proposta di nozze avanzata da Filippo Maria Visconti. Dapprima divenne terziaria domenicana, poi fondò il monastero delle domenicane di Santa Maria Maddalena. E un giorno ebbe una visione: Cristo le porgeva tre frecce, recanti ciascuna una scritta: malattia, calunnia, persecuzione, che realmente subirà.
Le tre frecce, che attraversano il suo stemma nobiliare, ricordano che solo la croce accettata con Cristo conferisce alla persona la vera, imperitura nobiltà, che i secoli non possono cancellare.
Nonostante le molteplici difficoltà e sofferenze, per circa venticinque anni superò tutto con la preghiera, lo studio, la carità. Formidabile fu il ruolo che assunse di riappacificazione unitiva nella Chiesa: si prodigò con successo affinché suo cugino Amedeo VIII, eletto antipapa dal Concilio di Basilea con il nome di Felice V, recedesse dalla sua posizione. Tornò pertanto a guidare l’Ordine Mauriziano da lui fondato nel monastero sulle rive del lago di Ginevra e fu creato Cardinale, nonché legato pontificio. Morì in fama di santità ed oggi riposa nella Cappella della Sindone di Torino.
Margherita di Savoia si spense ad Alba il 23 novembre 1464, circondata dall’affetto e dalla venerazione. San Pio V, già religioso domenicano e priore del convento di Alba, nel 1566 permise per Margherita un culto locale riservato al suo monastero, mentre Papa Clemente IX la beatificò nel 1669. Il suo corpo incorrotto è oggetto di ininterrotta devozione.
L’insegnamento di san Domenico, che Margherita fece suo, è sintetizzato nella nota formula di un altro gigante domenicano, san Tommaso d’Aquino: «contemplari et contemplata aliis tradere»: contemplare, attingere la verità nell’ascolto e nella comunione con Dio, donando agli altri il frutto della propria contemplazione.

Autore: Cristina Siccardi

 


 

La Beata Margherita di Savoia, da non confondere assolutamente con l’omonima regina d’Italia vissuta ben cinque secoli dopo, era imparentata con le principali famiglie reali d’Europa: suo padre era il conte Amedeo di Savoia-Acaja, mentre sua madre era una della sorelle di quel Clemente VII che durante il Grande Scisma si dichiarò papa ad Avignone. Margherita si meritò addirittura l’appellativo di “Grande”. Fu infatti testimone d’evangelica grandezza nei differenti stati in cui Dio la mise alla prova: di figlia, di sposa, di sovrana ed infine di religiosa.
Nata a Pinerolo tra il 1382 ed il 1390, sin dalla sua giovinezza fu l’immagine del candore ed una precoce saggezza le fece aborrire tutto ciò che invece il mondo è solito amare. Rimasta ben presto orfana, passò con la sorellina Matilde sotto la tutela dello zio Ludovico, che per mancanza di eredi maschi diretti succedette al defunto Principe Amedeo. Primo pensiero di Ludovico di Savoia fu di porre fine alle lunghe discordie intercorse tra Piemonte e Monferrato e da ambe le parti non si guardò che a Margherita come a pegno sicuro di pace duratura. Da decenni, infatti, il Piemonte era sconvolto per il suo possesso dalle guerre tra i Savoia, i marchesi di Saluzzo, i marchesi del Monferrato ed i Visconti di Milano. La giovane principessa, che in cuor suo già era orientata al chiostro, riconfermata ancora di più nel suo proposito da San Vincenzo Ferreri, a quel tempo predicatore in terra piemontese.
Con cuore assai generoso Margherita sacrificò i suoi più cari ideali per il bene comune e la pace fra le due zone del Piemonte, divenendo dunque sposa nel 1403 del Marchese di Monferrato, Teodoro II Paleologo, molto più anziano di lei. Nessun miraggio terreno riuscì però a sedurre la giovane marchesa, che iniziò la nuova vita di sovrana con i piedi per terra ma con il cuore fisso in cielo, atteggiamento tipico del cristiano. Dopo essere stata la saggia consigliera di suo marito e madre tenerissima dei sudditi, rimase vedova nel 1418.
Governò allora il marchesato in prima persona quale reggente, sino alla maggiore età del figliastro Giovanni. Si ritirò poi nel palazzo di Alba di sua proprietà insieme alle sue più fedeli damigelle, per dedicarsi ad opere di carità, rifiutando la proposta di matrimonio avanzatale da Filippo Maria Visconti. Divenne terziaria domenicana e fondò poi una congregazione, prima di terziarie e poi nel 1441, con l’approvazione di Papa Eugenio IV, di monache. Nacque così il Monastero di Santa Maria Maddalena in Alba. La nuova vita religiosa religiosa di Margherita non fu però esente da travagli e difficoltà. Un giorno ebbe una visione di Cristo, che le porse tre frecce recanti ciascuna una scritta: malattia, calunnia e persecuzione. Infatti nel periodo seguente ebbe a patire tutti e tre i tormenti indicati.
Afflitta da una salute assai cagionevole, fu accusata d’ipocrisia, poi di tirannia nei confronti delle consorelle. Inoltre un pretendente da lei respinto sparse in giro la voce che il monastero fosse un centro ove si propugnava l’eresia dei valdesi. Il frate che era loro guida spirituale fu arrestato e, quando Margherita giunse al castello per chiederne il rilascio, il portone le fu chiuso violentemente in faccia, fratturandole anche una mano. Nonostante tutte queste difficoltà, per circa venticinque anni condusse una vita ritirata di preghiera, studio e carità. La Biblioteca Reale di Torino conserva un volume contenente le lettere di Santa Caterina da Siena, copiate e rilegate “per ordine della nostra illustre signora, Margherita di Savoia, marchesa del Monferrato”.
Proprio ad imitazione della santa Dottore della Chiesa, che durante la cattività avignonese si era spesa anima e corpo per il ritorno a Roma del pontefice, Margherita si adoperò intensamente affinchè suo cugino Amedeo VIII, primo duca di Savoia, eletto antipapa con il nome di Felice V dal Concilio di Basilea, recedesse dalla sua posizione. Così avvenne: Felice V abdicò e repose la tiara, riconoscendo come unico capo della Chiesa il papa allora legittimamente regnante a Roma. Tornato dunque ad essere Amedeo di Savoia, continuò a guidare l’Ordine Mauriziano da lui fondato nel monastero sulle rive del lago di Ginevra ed il Papa lo ricompensò per aver ricomposto l’unità della Chiesa nominandolo cardinale e legato pontificio per gli stati sabaudi e dintorni. Il Cardinale Amedeo morì poi in fama di santità ed ancora oggi riposa nella Cappella della Sindone, adiacente alla cattedrale torinese.
Tornando invece a Margherita ed al suo monastero di clausura, degno di nota è ancora un misterioso avvenimento la cui prova documentaria è stata resa pubblica solo nell’anno 2000: nell’ormai lontano 16 ottobre 1454, circondata da tutte le sue consorelle e dal confessore padre Bellini, agonizzava una suora. Presente anche la superiora e fondatrice del convento, la Beata Margherita appunt, durante questa triste circostanza si verificò il fatto straordinario di cui recitano così i documenti: “Avvenne la visione profetica avuta e riferita agli astanti in punto di morte dall’agonizzante Suor Filippina alla quale Nostra Signora Santissima, Santa Caterina da Siena, il Beato Umberto di Savoia e l’Abate Guglielmo di Savoia, predissero avvenimenti prosperi e funesti per la Casa di Savoia, fino ad un tempo futuro imprecisato di terribili guerre, di esilio in Portogallo di un altro Umberto di Savoia e di un mostro proveniente dall’Oriente con grande sofferenza per l’Umanità, mostro che sarà però distrutto da Nostra Signora del Santo Rosario di Fatima se tutti gli esseri umani la invocheranno con grande contrizione”. Ogni lettore non sprovveduto potrà ben scorgere fra queste righe delle allusioni ai tragigi avvenimenti del XX secolo ed al messaggio poi trasmesso anche dalla Madonna nelle apparizioni di Fatima. Questa Suor Filippina era in realtà una cugina di Margherita, dunque di sangue sabaudo, sfuggita ad una congiura contro la sua famiglia. La sua vicenda sarebbe però assai lunga complessa e snaturerebbe l’oggetto della presente.
Margherita di Savoia morì ad Alba il 23 novembre 1464, circondata dall’affetto e dalla venerazione delle sue figlie spirituali. Il pontefice piemontese San Pio V, già religioso domenicano e priore del convento di Alba, nel 1566 permise per Margherita di Savoia un culto locale riservato al Monastero di Alba, mentre Papa Clemente IX la beatificò solennemente il 9 ottobre 1669, fissandone la memoria al 27 novembre per tutto l’Ordine Domenicano, oggi celebrata anche da alcune diocesi piemontesi. Il Martyrologium Romanum la festeggia invece al 23 novembre, anniversario della nascita al cielo della beata. Il suo corpo incorrotto è ancor oggi oggetto di venerazione nella chiesa di Santa Maria Maddalena ad Alba, anche dopo il trasferimento definitivo nel monastero in una nuova sede avvenuto nel 1956.
Margherita di Savoia, grande ed attiva figura femminile nel Piemonte del suo tempo, fautrice di pace e di concordia fra le varie zone della regione, meriterebbe a pieno titolo di essere onorata, accanto al protovescovo vercellese Sant’Eusebio, quale celeste patrona del Piemonte, nonchè la canonizzazione affinchè si possa universalmente guardare a lei quale virtuoso modello di sposa, di madre, di sovrana e di religiosa.

PREGHIERA
O Dio, che hai chiesto alla Beata Margherita di Savoia
di rinunciare alle ricchezze del mondo
per vivere la povertà evangelica,
concedici di seguire da vicino Cristo povero
per essere arricchiti della sua grazia e della sua gloria.
Egli è Dio e vive e regna con Te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Autore:
Fabio Arduino


Note:
Per informazioni e richiesta di immagini:
Monache Domenicane "Beata Margherita di Savoia"
Strada Serre 10 - 12051 Alba (CN)
Tel. 0173440182
Mail: priora@monasterodomenicane.it

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Aggiunto il 2014-11-26

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