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Beata Chiara Agolanti da Rimini Clarissa

10 febbraio

1280 - 1326

Chiara Agolanti nacque a Rimini nel 1280 in una famiglia molto ricca. Dopo una giovinezza dissipata, segnata anche da molteplici scandali, Chiara si convertì ed intraprese una vita di carità e di penitenza. Alla morte del secondo marito intensificò le sue penitenze fino alla decisione di formare una comunità di vita claustrale secondo la regola di Chiara di Assisi, con alcune donne che nel frattempo si erano unite a lei. Durante questo ultimo periodo della sua vita il Signore le fece dono di elevatissime grazie spirituali. Chiara Agolanti morì il 10 febbraio 1326. Gode del culto di Beata per antica tradizione.

Martirologio Romano: A Rimini, beata Chiara, vedova, che espiò con la penitenza, la mortificazione della carne e i digiuni la precedente vita dissoluta e, radunate delle compagne in un monastero, servì il Signore in spirito di umiltà.


Nel corso dei secoli, la vita di s. Maria Maddalena, come libertina e poi convertita e penitente, ha sempre avuto delle anime che si sono ritrovate, nel loro tempo, quasi nella stessa situazione, fra queste annoveriamo Chiara Agolanti.
Nata nel 1280 fu educata dal padre Onosdeo in modo molto forte nell’agire, quasi maschile e insofferente di ogni sottomissione. Passò la sua adolescenza cavalcando e giostrando, ribelle alle pratiche religiose che la madre Gaudiana cercava di inculcarle.
Morta la madre, il padre si risposò e lei divenne ancora più indipendente. Giovanissima sposò il figlio della matrigna ma rimase vedova dopo tre anni ereditando immense ricchezze. Per otto anni continuò a darsi alle feste, alle giostre cavalleresche, a conviti, con una vita frivola e mondana, dando adito in città a scandali e pessime dicerie.
Il padre e il fratello morirono lo stesso giorno mentre erano in guerra contro i Malatesta, per rivalità di dominio del territorio riminese, così che tutte le ricchezze della famiglia Agolanti si accentrarono nelle mani della giovane vedova.
Fu richiesta in sposa da un nobile che faceva anche lui una vita dissipata e lei acconsentì a patto che potesse continuare lo stesso modo di vivere. Un giorno per curiosità, entrò nella chiesa dei Padri Conventuali, s. Maria in Tribio e si sentì dentro di sé per la prima volta turbata e agitata, tornata a casa si rinchiuse nella sua stanza, dove gettatosi a terra ebbe un pianto dirotto di pentimento e decise allora di mutare vita.
Il giorno dopo si recò nella stessa chiesa ove si confessò in generale, da quel momento ricominciò un’esistenza di pietà, di opere buone, di penitenza, convertendo anche lo sposo, che due anni dopo morì in modo cristiano. A quel punto Chiara non pose più limiti alle sue penitenze che divennero terribili, animata da un fuoco d’espiazione che la divorava.
Con le sue immense ricchezze, prese ad aiutare tutte le miserie materiali e morali, dotò di dote ed assistenza tutte le ragazze povere da sposare. Alcune donne di grande fervore si riunirono intorno a lei disposte a fare una vita di clausura e di penitenza, Chiara fondò così un piccolo convento detto di s. Maria degli Angeli, poi successivamente detto di s. Chiara; ottenne la benedizione del vescovo di Rimini Guido Abasio, recandosi poi alla Chiesa Cattedrale per emettere i voti religiosi, secondo la Regola di s. Chiara.
Visse una decina d’anni come superiora, intensificando i sacrifici e la contemplazione della Passione di Cristo. Il Signore le concesse il dono di grazie mistiche elevatissime, con estasi così profonde che nessuna forza umana riusciva a farle sospendere e solo se le si portava davanti il ss. Sacramento si riprendeva.
Morì a 46 anni il 10 febbraio 1236, consumata dalle penitenze e dalla contemplazione; il suo corpo riposa nella chiesa del monastero.
Per antica tradizione gode del culto di Beata. Ricorrenza liturgica il 10 febbraio.

Autore: Antonio Borrelli





Se qualcuno avesse ancora dei dubbi che per il Signore nulla è perduto e che per ciascuno c’è la possibilità di ricominciare una vita nuova, segua la vicenda singolare della beata Chiara Agolanti, che con l’omonima santa di Assisi ha ben poco da spartire, almeno per i primi tre quarti della sua vita. Di famiglia fiorentina, nata nella seconda metà del 1200 a Rimini, dove la famiglia è stata esiliata, è una bambina ribelle, anzi una scavezzacollo che la mamma fatica a controllare e ad educare a più civili modi di vivere. La morte della mamma, quando lei ha appena sette anni, le concede ancora più indipendenza, mentre il padre cerca inutilmente di educarla con uno stile marziale e rigoroso che aumenta ancor più il suo senso di ribellione. Poco più che bambina viene promessa al figlio della matrigna, che sposa appena adolescente. Il giovane marito muore appena tre anni dopo, lasciandola erede di un’immensa ricchezza, che Chiara non fatica a sperperare. Il lutto, infatti, non l’ha certo addolorata né depressa, se riesce subito a darsi alla pazza gioia, alle feste mondane, ai banchetti e alle giostre. Un comportamento il suo, che finisce sulla bocca di tutti i riminesi, scandalizzati dal suo peccaminoso stile di vita. Nemmeno la morte tragica, in combattimento e nello stesso giorno, del papà e del fratello riesce a scuoterla. Anzi, questo ulteriore lutto concentra nelle sue mani tutto l’ingente patrimonio di famiglia, permettendole di condurre una vita ancora più trasgressiva e facendola diventare uno dei migliori “partiti” della città. Incapace di ogni solido legame, accetta di sposare uno dei compagni delle sue quotidiane bravate, un discusso e chiacchierato “gentiluomo”, a patto di poter continuare la sua vita sregolata. A 34 anni un fatto insolito nello squallore della sua vita morale: una forza misteriosa ma irresistibile la obbliga un giorno ad entrare in una chiesa e a recitare un “Padre nostro” che ha il potere di cambiarle la vita. Dopo una notte insonne, ritorna il giorno dopo nella stessa chiesa, questa volta per confessarsi e per fare il proposito di cambiare vita. Tanto sregolata e trasgressiva prima, quanto risoluta e tenace adesso nel tener fede ai propositi fatti, coinvolge nella conversione anche il marito libertino, che cambia vita e muore due anni dopo, in pace con Dio e con se stesso. Chiara, adesso, ha tutto un suo mondo di poveri da aiutare, affamati da sfamare e malati da curare, cui dona tutti i suoi beni. Da ricchissima che era sceglie di bussare di casa in casa per elemosinare quelle che serve alla vita di un convento di clausura. Addirittura fonda un convento tutto suo, nel quale vive esperienze mistiche molto intense, a volte appena turbate dal rimorso dei peccati giovanili, cui cerca di rimediare con rigorosissime penitenze. Alla sua morte è subito circondata dalla venerazione e dalla simpatia della gente, che la sente vicina non solo nel comune sforzo di fedeltà a Dio, ma anche nell’umana debolezza che ha contraddistinto la sua vita. E’ festeggiata il 10 febbraio.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2002-01-22

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