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Beato Teodoro Romza Vescovo e martire

1 novembre

Velikij Bickiv (Ucraina), 14 aprile 1911 - Mukacevo, 27 ottobre 1947

Nel giorno in cui la Chiesa addita alla nostra contemplazione la gloria di tutti i santi che, in comunione con tutti noi sulla terra, nel Paradiso vivono già la beatitudine eterna, ricorre anche la festa liturgica dell’ucraino Teodoro Romza, uno dei martiri del Novecento beatificati da Giovanni Paolo II. Era nato il 14 aprile 1911 nella regione dei Carpazi. Dopo gli studi a Roma fu ordinato sacerdote della comunità greco-cattolica nel 1936. Rientrato nella sua diocesi di Mukacevo, ne divenne vescovo a soli trentatré anni. Visse il suo ministero coraggioso in anni difficilissimi, tra gli orrori della guerra prima e le minacce comuniste poi. Il 27 ottobre 1947 fu autorizzato a recarsi in visita a una chiesa del suo distretto. Ma in realtà si trattava di una trappola: la sua carrozza venne investita da un camion e i superstiti picchiati con spranghe di ferro. Per essere sicuri di ucciderlo all’ospedale dove fu trasportato il vescovo Romza venne anche avvelenato. Ma la coraggiosa testimonianza che aveva lasciato non morì: negli anni della persecuzione la comunità greco-cattolica ne tenne viva la memoria. (Avvenire)

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: Nella cittadina di Mukacevo in Ucraina, beato Teodoro Giorgio Romzsa, vescovo e martire, che, in tempo di proibizione della fede, meritò di conseguire la palma della gloria per aver conservato la fedeltà alla Chiesa.


Vescovo di Mukacevo della Chiesa greco-cattolica ucraina, fu il più giovane vescovo della Chiesa Cattolica a soli 33 anni. Nacque il 14 aprile 1911 nella Regione Subcarpatica, liceale nel 1930, divenne poi allievo del Collegio Germanico-Ungarico di Roma, frequentando gli studi di filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, passando poi al ‘Russicum’ per prepararsi all’opera missionaria in Russia.
Nel 1936 fu ordinato sacerdote, nel 1937 rientrò nella diocesi di Mukacevo di cui nel 1944 ne divenne vescovo in piena guerra mondiale e con una situazione politica incerta.
Nell’ottobre del 1944, l’Armata Rossa entrò nella Regione Subcarpatica e la Diocesi con la guida del suo vescovo si trovò di fronte alla pretesa dei russi di appoggiare l’unione della Regione con l’Ucraina Sovietica.
Richiamandosi al carattere apostolico della Chiesa, essa prese le distanze dalla proposta e questo fu interpretato come un’opposizione al potere dello Stato.
La repressione cominciò subito e dal 1944 il clero greco-cattolico fu perseguitato e imposto la consegna delle chiese alla Chiesa Ortodossa pravoslava, il regime inoltre impediva il funzionamento della diocesi di Mukacevo di cui Teodoro era vescovo.
Nel 1945 la Regione Subcarpatica fu annessa all’Ucraina e qui la persecuzione divenne più visibile, i conflitti con i pravoslavi divennero frequenti, mentre i fedeli greco-cattolici si schieravano coraggiosamente a difesa dei loro sacerdoti, il vescovo Teodoro indomito nei suoi principi era presente in ogni posto per confortare e sostenere clero e fedeli in questo periodo buio della storia della Chiesa greco-cattolica.
E quando nel 1946, dopo il consolidamento del potere sovietico nella Regione e dell’incorporazione delle diocesi greco-cattoliche della Galizia nel patriarcato ortodosso di Mosca, l’unica diocesi greco-cattolica che funzionasse nella Regione Subcarpatica era quella di Mukacevo.
Le autorità sovietiche erano ben consce della grande fede cattolica di questo popolo e della intrepida difesa del suo clero guidato dal giovane vescovo, pertanto non vollero usare la violenza per eliminarli e convogliarli forzatamente nella Chiesa Ortodossa fedele allo Stato.
Nel 1947, comunque a livello degli organi superiori dell’URSS fu decisa l’eliminazione del vescovo Teodoro Romza con morte violenta, Nikita Krusciov, allora capo del partito nell’Ucraina, ne ottenne l’autorizzazione da Stalin. Quando il vescovo, che era controllato continuamente nei suoi spostamenti, chiese il permesso di recarsi presso una chiesa nel suo distretto, gli fu accordato, con lo scopo di approfittare dell’occasione per creare un incidente automobilistico in cui poteva perdere la vita.
Il 27 ottobre 1947, la carrozza a cavallo del vescovo e del suo seguito, fu investita da un camion pesante e gli attentatori con spranghe di ferro, cercarono di ammazzare i superstiti, ma la comparsa di un furgone postale li fece fuggire. Ricoverati nell’ospedale di Mukacevo, ebbero subito la visita del generale Pavel Sudoplatov del Ministero della Sicurezza Statale, il quale con l’aiuto del medico primario e di un’infermiera fece somministrare al vescovo una dose del potente veleno kurare che provocò l’immediata morte; lo stesso generale lo raccontò nelle sue memorie.
La sua morte diede il coraggio a tutto il suo clero di opporsi alla distruzione della diocesi e ben 128 sacerdoti presero la via della prigionia e l’internamento in Siberia; la Chiesa greco-cattolica continuò nel nascondimento a vivere, in mezzo a continui controlli e persecuzioni, testimoniando la grande fede e il legame con la Sede Apostolica di Roma.
Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 27 giugno 2001 durante il suo pellegrinaggio apostolico in Ucraina.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2002-02-26

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