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Beata Emilia Bicchieri Domenicana

3 maggio

Vercelli, 1238 – 3 maggio1314

Fondò con l’eredità paterna il monastero domenicano di Santa Margherita a Vercelli, ove sin dall’età di 18 anni volle servire il Redentore seguendo l’austero itinerario che Egli stesso le aveva indicato. La rettitudine d’intenzione che esclude dal nostro agire fini secondi mantenendoci costantemente protesi verso Dio e la filiale gratitudine per i doni ricevuti sono le due doti dominanti della sua vita spirituale.

Martirologio Romano: A Vercelli, beata Emilia Bicchieri, vergine dell’Ordine di san Domenico, che, sebbene nominata più volte priora, svolse con letizia di spirito tra le sue consorelle i più umili servizi domestici.


Nella splendida basilica cattedrale eusebiana di Vercelli tra i molti santi e beati che vi riposano sono anche gelosamente custodite le spoglie della Beata Emilia Bicchieri, personaggio con cui ebbe inizio il Terz’Ordine Regolare Domenicano. Esso consisteva in comunità di religiose, legate da voti e poste sotto la Regola del Terz’Ordine che, essendo assai più mite di quella delle monache dell’ordine, permetteva alle suore di dedicarsi anche ad opere di carità.
Emilia nacque a Vercelli nel 1238, quartogenita fra sette sorelle, figlia del patrizio ghibellino Pietro Bicchieri. Famiglia assai facoltosa, curò di educare santamente la numerosa prole. La piccola Emilia, semplice e gioiosa, mostrò presto un’assennatezza ben superiore alla sua età. Odiava i discorsi inutili ed il suo principale piacere consisteva nel ritirarsi in solitudine nella sua camera per conversare con Dio. Spesso si udiva la sua vocina squillare per la casa, modulando con grazia il canto dei salmi. Rimase presto orfana di madre, ma il papà seppe comunque nutrire nei suoi confronti un tenerissimo affetto. Proprio ciò costituì il più grande ostacolo da sormontare non appena ella decise di voler seguire la chiamata di Dio.
Alla fine il padre cedette alle pressioni della figlia e decise nel 1255di far edificare a proprie spese alla periferia di Vercelli un nuovo monastero domenicano intitolandolo a Santa Margherita. Qui la sua diletta figlia si rinchiuse con altre ragazze per intraprendere la vita religiosa sotto la Regola del Terz’Ordine di San Domenico. Dal 1273 divenne ella stessa priora del monastero, conducendo l’intera comunità ad una gran perfezione di vita cristiana. La sua parola d’ordine era: “Fare tutto per Iddio solo”. Inculcò anche insistentemente nei cuori delle consorelle una grande gratitudine per i numerosi benefici che il buon Dio aveva donato loro. Dimentica delle sue agiate origini, visse nell’umiltà più profonda, felice di potersi fare serva delle sue consorelle. Provò sempre una spiccata devozione all’Eucaristia, Alla Passione di Nostro Signore ed alla Vergine Santissima.
La preghiera e l’intima unione con Dio animarono l’intera vita di Emilia, che nella più fiduciosa preghiera spirò a Vercelli il 3 maggio 1314. Proprio in tale anniversario è ancora oggi commemorata dal Martyrologium Romanum, essendo stato riconosciuto ufficialmente il suo culto quale “beata” dal pontefice Clemente XIV il 19 luglio 1769. Le sue reliquie, inizialmente conservate nel monastero dove aveva vissuto, nel 1811 vennero traslate nella cattedrale cittadina.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-04-24

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