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Esparreguera, Catalogna, 7 ottobre 1592 - Nagasaki, Giappone, 8 settembre 1628
Domenico Castellet fu un sacerdote domenicano catalano che dedicò gli ultimi anni della propria vita alla missione clandestina nel Giappone della grande persecuzione anticristiana. Nato a Esparreguera nel 1592, entrò ancora adolescente nel convento domenicano di Santa Caterina a Barcellona, assumendo il nome religioso di Domenico. Dopo la formazione filosofica e teologica, nel 1615 partì per le Filippine, dove per circa sei anni esercitò il ministero missionario nelle comunità affidate ai domenicani. Nel 1621 fu destinato al Giappone, dove giunse in un momento particolarmente drammatico per la comunità cristiana. A differenza di una missione ordinaria, l'attività di Castellet dovette svolgersi nella clandestinità. Il missionario si occupò dei cristiani perseguitati, dei prigionieri e dei confratelli ricercati dalle autorità, affrontando continuamente il rischio dell'arresto. Fu anche autore di relazioni e lettere sulla situazione della cristianità giapponese, documenti di notevole interesse per la storia delle missioni domenicane in Estremo Oriente. Nel 1627 fu nominato vicario provinciale dei domenicani operanti in Giappone. L'anno successivo venne arrestato e rinchiuso in carcere. Il 8 settembre 1628 fu condotto a Nagasaki e messo a morte insieme ad altri cristiani. Il Martirologio Romano lo ricorda insieme al francescano Antonio da San Bonaventura e a venti compagni, alcuni religiosi e gli altri laici, tra i quali numerosi bambini. Tutti morirono per la fede cristiana, alcuni mediante la spada e altri nel fuoco.
Etimologia: Dal latino 'Dominicus', significa 'del Signore'.
Emblema: Palma del martirio, abito domenicano, croce.
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Antonio da San Bonaventura, dell’Ordine dei Frati Minori, Domenico Castellet, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e venti compagni, martiri, alcuni dei quali laici e molti bambini: tutti subirono il martirio per Cristo con la spada o sul rogo.
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Domenico Castellet nacque a Esparreguera, nella Catalogna, nel 1592. Le fonti locali lo identificano con Francesco Castellet, nato nell'area dell'attuale piazza di Santa Eulàlia. La memoria della sua origine è rimasta particolarmente viva nella città natale, dove la sua casa è stata ricordata dalla tradizione locale e dove ancora oggi esistono istituzioni e testimonianze pubbliche a lui dedicate. Il 23 ottobre 1608 entrò nel convento di Santa Caterina vergine e martire di Barcellona, uno dei principali centri domenicani della Catalogna, assumendo il nome religioso di Domenico. L'anno seguente emise la professione religiosa. Iniziò quindi gli studi filosofici e proseguì la formazione teologica nel convento di Santa Croce di Segovia, dove si sviluppò anche il suo interesse per l'attività missionaria nell'Estremo Oriente. La scelta missionaria va collocata nel più ampio sviluppo della Provincia domenicana del Santo Rosario, fondata per sostenere l'evangelizzazione dell'Asia orientale. Per giovani religiosi come Castellet, le Filippine costituivano la principale base di partenza verso le regioni dell'Asia ancora difficilmente accessibili.
La missione nelle Filippine Nel 1613 Castellet lasciò la Spagna dirigendosi verso le Filippine. Dopo il lungo viaggio attraverso l'America giunse a Manila nell'aprile 1615. Fu destinato alla missione domenicana nella provincia di Cagayan, nel nord dell'isola di Luzon, dove operò nelle comunità cristiane affidate all'Ordine. Le fonti missionarie ricordano la sua attività a Pata, Fotol e Nalfotan. In questo periodo acquisì esperienza nell'evangelizzazione, nella catechesi e nella vita pastorale in territori nei quali la presenza missionaria era ancora in fase di consolidamento. Il suo apostolato nelle Filippine durò circa sei anni. Nel frattempo, la situazione del cristianesimo giapponese diventava sempre più drammatica. La politica di repressione avviata dal governo di Tokugawa aveva trasformato la presenza dei missionari stranieri in un'attività clandestina e pericolosissima. La Provincia del Santo Rosario continuava tuttavia a inviare religiosi nel paese, nella convinzione che fosse necessario assistere le comunità cristiane rimaste senza sacerdoti.
L'ingresso clandestino in Giappone Nel 1621 Castellet fu destinato alla missione giapponese. L'11 luglio partì da Manila insieme al domenicano Pedro Vázquez e il 22 luglio giunse a Nagasaki. Il Giappone che trovò era ormai un paese nel quale la professione pubblica del cristianesimo poteva condurre all'arresto e alla morte. Castellet iniziò a studiare la lingua giapponese in clandestinità e si preparò così a esercitare il ministero senza attirare l'attenzione delle autorità. Dalla primavera del 1622 la sua attività pastorale divenne particolarmente intensa. Il compito dei missionari non consisteva soltanto nel predicare. Dovevano raggiungere i cristiani nascosti, amministrare i sacramenti, confortare i prigionieri e mantenere i rapporti fra comunità disperse e continuamente minacciate. Castellet si dedicò soprattutto a questo lavoro di assistenza. Secondo le fonti agiografiche, arrivò a introdursi clandestinamente nelle carceri per assistere i prigionieri cristiani. La tradizione missionaria gli attribuisce anche l'amministrazione della confessione a un numero molto elevato di cristiani destinati al martirio. Pur dovendo usare cautela nell'accettare i numeri tramandati dalle fonti devozionali, il dato fondamentale è confermato dalla documentazione storica: Castellet fu effettivamente impegnato nell'assistenza ai cristiani perseguitati e ai missionari incarcerati.
Testimone della persecuzione Gli anni trascorsi in Giappone permisero a Castellet di assistere direttamente all'inasprimento della persecuzione. Nel 1622 vide cadere diversi suoi confratelli e collaboratori, tra cui il domenicano Jacinto Orfanell e, nell'agosto dello stesso anno, Luis Flores e Pedro de Zúñiga. La sua posizione divenne quindi anche quella di un testimone diretto della repressione. Castellet raccolse informazioni e testimonianze sui martiri. A lui viene attribuita una Relación verdadera de la prisión y martirio de los beatos fr. Luis Flores y fr. Pedro de Zúñiga, importante testimonianza contemporanea sulle vicende dei due missionari. Sono inoltre documentate varie lettere e relazioni da lui inviate alla Provincia del Santo Rosario delle Filippine tra il 1623 e il 1628. Questa attività letteraria costituisce uno degli aspetti meno conosciuti ma più significativi della sua figura. Castellet non fu soltanto un missionario esposto al rischio del martirio: fu anche un osservatore della situazione politica e religiosa del Giappone e un informatore diretto dei superiori e delle autorità ecclesiastiche.
La difesa della missione Una delle sue lettere, inviata nel 1624 al confratello Diego Collado, è stata recentemente studiata dagli storici delle missioni. Castellet denunciava le pressioni esercitate da ambienti di Manila e Macao affinché il re di Spagna rinunciasse a sostenere l'invio di missionari in Giappone, poiché la loro presenza poteva danneggiare gli interessi commerciali con le autorità giapponesi. La posizione di Castellet appare particolarmente interessante perché mostra come la missione giapponese fosse inserita in una complessa rete di rapporti politici, commerciali e religiosi. Egli riteneva che gli interessi economici non dovessero determinare l'abbandono delle comunità cristiane perseguitate. La documentazione conservata negli archivi della Santa Sede permette oggi di collegare alcune sue lettere alla più ampia discussione sulla competenza della Congregazione di Propaganda Fide e sui rapporti fra la nuova istituzione romana e il sistema dei patronati iberici. Una sua lettera originale del 1624 è conservata nell'Archivio Storico di Propaganda Fide. È significativo che Castellet sostenesse, in determinate circostanze, anche una possibile pressione militare spagnola sul Giappone per ottenere la cessazione delle persecuzioni. Questo elemento, documentato dalla storiografia, non deve essere letto attraverso categorie moderne estranee al XVII secolo, ma come parte della complessa mentalità politico-religiosa della missione nell'età della monarchia cattolica.
Vicario provinciale Nel 1627 Castellet fu nominato vicario provinciale dei domenicani operanti nel territorio giapponese. L'incarico testimonia la fiducia che l'Ordine riponeva in lui dopo anni di attività clandestina. In una situazione nella quale molti missionari erano stati arrestati, uccisi o costretti alla fuga, egli assunse una responsabilità particolarmente gravosa. La sua azione si concentrò soprattutto sull'assistenza ai cristiani della zona di Nagasaki. Le missioni erano ormai costrette a operare quasi completamente in clandestinità e ogni spostamento comportava il rischio di essere individuati. La persecuzione aveva ormai raggiunto una fase nella quale non era sufficiente evitare le autorità: anche il semplice contatto con un sacerdote poteva essere sufficiente per coinvolgere intere famiglie. Castellet continuò comunque a svolgere il proprio ministero.
L'arresto e la prigionia Nel 1628 la rete dei persecutori riuscì finalmente a catturarlo. Fu incarcerato nella regione di Omura, nella prigione di Kuwara, dove incontrò anche i domenicani giapponesi Tommaso di San Giacinto e Antonio di Santo Domingo. La prigionia non significò la fine della sua attività sacerdotale. Le testimonianze ricordano il suo impegno nella preghiera e nell'incoraggiamento degli altri prigionieri. Le lettere scritte durante il periodo della detenzione costituiscono una delle testimonianze più preziose sulla sua ultima fase di vita. Il suo atteggiamento non può essere ricostruito soltanto attraverso la successiva letteratura devozionale. La presenza di documenti contemporanei, lettere e relazioni permette di riconoscere nel prigioniero un uomo consapevole della gravità della situazione e deciso a non abbandonare la propria missione.
Il martirio a Nagasaki Il 8 settembre 1628 Castellet fu condotto a Nagasaki e ucciso durante la persecuzione dei cristiani. La tradizione storica e agiografica colloca il martirio nella zona di Nagasaki destinata alle esecuzioni dei cristiani. Fu arso vivo. Nello stesso giorno furono uccisi Antonio da San Bonaventura, francescano, e venti compagni. Il gruppo comprendeva sacerdoti e religiosi, ma anche laici giapponesi, donne, famiglie e bambini. Il Martirologio Romano ricorda l'insieme dei ventidue martiri sottolineando che alcuni furono uccisi con la spada e altri nel fuoco. Il martirio di Castellet si inserisce quindi nella più ampia storia della persecuzione anticristiana giapponese del XVII secolo. Non fu un episodio isolato, ma uno dei molti momenti di una repressione che cercava di eliminare sia la presenza dei missionari sia la sopravvivenza delle comunità cristiane.
La beatificazione Il riconoscimento ecclesiale giunse molto tempo dopo la morte. Il 7 luglio 1867 papa Pio IX beatificò a Roma 205 martiri del Giappone, appartenenti a differenti ordini religiosi e comprendenti anche numerosi cristiani giapponesi. Domenico Castellet fu incluso in questo gruppo. La beatificazione collettiva del 1867 ebbe un significato particolare. I 205 martiri rappresentavano diverse generazioni della persecuzione giapponese, con vittime appartenenti agli anni compresi fra il 1617 e il 1632. Il loro riconoscimento contribuì a riportare all'attenzione della Chiesa universale la storia della prima evangelizzazione del Giappone e della lunga resistenza dei cristiani perseguitati. Domenico Castellet non è stato canonizzato e rimane quindi nella condizione ecclesiale di beato.
Il gruppo dei martiri dell'8 settembre 1628 Il gruppo liturgicamente associato a Domenico Castellet comprende ventidue martiri: Antonio da San Bonaventura, francescano; Domenico Castellet, domenicano; e venti compagni. Tra questi figurano i domenicani Tommaso di San Giacinto e Antonio di Santo Domingo, il francescano Domenico di Nagasaki, la vedova Lucia Luisa e numerosi cristiani giapponesi appartenenti a famiglie e confraternite. Diversi erano bambini. La composizione del gruppo è particolarmente significativa perché mostra come la persecuzione non colpisse soltanto i missionari stranieri. La repressione coinvolgeva anche i cristiani giapponesi che li sostenevano, li nascondevano o continuavano a professare pubblicamente o clandestinamente la fede.
Un missionario e anche uno storico della missione Una caratteristica originale di Castellet è la sua attività di scrittore. La Relación verdadera relativa alla prigionia e al martirio di Luis Flores e Pedro de Zúñiga e le sue lettere sulla situazione della missione costituiscono fonti contemporanee utilizzate dagli studiosi della presenza domenicana in Giappone. Questi scritti permettono di conoscere non soltanto la condizione dei cristiani, ma anche le difficoltà interne alla missione, i rapporti fra gli ordini religiosi e le tensioni tra esigenze missionarie, interessi commerciali e politica internazionale.
La memoria a Esparreguera La città natale conservò una particolare memoria del beato. L'edificio oggi occupato dalla Biblioteca Beat Domènech Castellet sorge sul luogo tradizionalmente identificato con la sua casa natale. Dopo la beatificazione del 1867, nella chiesa parrocchiale di Santa Eulàlia venne celebrata annualmente una messa in suo onore l'8 settembre e si diffuse il canto dei goigs dedicati al martire. La memoria civica e religiosa di Castellet è quindi rimasta strettamente legata alla sua città d'origine, nonostante la sua vita adulta si sia svolta quasi interamente lontano dalla Catalogna.
Autore: Giampietro Cattini
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