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Verín, Galizia, Spagna, 1590-1591 - Hokobaru presso Ōmura, Nagasaki, Giappone, 25 agosto 1624
Nato nella Galizia in Spagna, entrò nell'Ordine e visse prima a Madrid e
poi a Manila. Volle ugualmente trasferirsi in Giappone, nonostante il
pericolo di vita, a causa della persecuzione scatenata contro i
missionari cattolici stranieri. Il 18 aprile 1623 fu arrestato e
imprigionato per aver nascosto il corpo di un suo confratello martire,
il b. Ludovico Flòres. Rimase nel carcere di Omura per circa un anno,
affrontando con spirito di fede e grande serenità le durissime
condizioni della prigionia e i disagi, come appare dalle lettere che
scrisse durante questo periodo. Il 25 agosto 1624 fu bruciato vivo.
Etimologia: Dal greco Petros, attraverso il latino Petrus, e significa 'roccia', 'pietra'.
Emblema: Palma del martirio; abito domenicano; elementi riferiti al martirio sul rogo.
Martirologio Romano: A Shimabara in Giappone, beati martiri Michele Carvalho, della Compagnia di Gesù, Pietro Vázquez dell’Ordine dei Predicatori, Ludovico Sotelo e Ludovico Sasanda, sacerdoti, e Ludovico Baba, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, bruciati vivi per la loro fede in Cristo.
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Le fonti non concordano perfettamente sull'anno di nascita di Pietro Vazquez: la Real Academia de la Historia indica il 1590, mentre una ricerca specialistica pubblicata in Archivo Dominicano lo colloca nel 1591. Anche una tradizione documentaria domenicana antica registra il 1591. È dunque più prudente parlare di una nascita intorno al 1590-1591. Il luogo, Verín, nella provincia ecclesiastica di Ourense, è invece costantemente attestato. Ancora giovane si trasferì a Madrid, dove entrò nel convento di Nuestra Señora de Atocha dell'Ordine dei Predicatori. La documentazione domenicana indica il 30 aprile 1609 come data della professione religiosa. Assunse il nome di Pietro di Santa Caterina, denominazione con cui compare in diverse fonti relative ai martiri del Giappone. Dopo la professione completò la propria formazione negli studi domenicani: la tradizione documentaria indica filosofia nel convento di Santa Cruz di Segovia e teologia presso il convento di Santo Tomás de Ávila. La sua formazione avvenne quindi all'interno della tradizione intellettuale dell'Ordine dei Predicatori, ma fu presto orientata verso la missione. La Provincia domenicana del Santissimo Rosario, con centro nelle Filippine, costituiva infatti uno dei principali strumenti dell'espansione missionaria dell'Ordine nell'Asia orientale.
Dalla Spagna alle Filippine Nel 1615 Pietro raggiunse le Filippine con la missione domenicana. Le fonti antiche lo collocano nella provincia di Cagayan, dove svolse attività pastorale e missionaria in diverse comunità. Il suo ministero filippino rappresentò una preparazione concreta alla successiva esperienza giapponese. In quegli anni la missione del Giappone era però diventata una delle frontiere più pericolose dell'evangelizzazione cattolica. Dopo l'editto del 1614, la politica dello shogunato Tokugawa aveva progressivamente trasformato la presenza cristiana in un'attività perseguita dalle autorità. Missionari e laici vivevano nascosti, i sacerdoti entravano clandestinamente nel paese e le comunità erano costrette a sviluppare forme di vita religiosa segrete. Per Pietro Vazquez il pericolo non costituì un motivo sufficiente per rinunciare alla missione. Nel 1621 si offrì per il Giappone insieme ad altri religiosi.
L'arrivo in Giappone L'11 luglio 1621 lasciò Manila diretto verso il Giappone e il 22 luglio raggiunse Nagasaki. La sua presenza coincise con una fase particolarmente intensa della persecuzione. I missionari non potevano svolgere pubblicamente il ministero e dovevano spostarsi continuamente, cercando rifugi presso i cristiani locali. Vazquez operò soprattutto nell'area di Nagasaki e nei territori di Arima e Ōmura. La sua attività non consisteva soltanto nella predicazione. Il ministero clandestino comprendeva l'amministrazione dei sacramenti, la visita ai cristiani, l'assistenza ai prigionieri e il sostegno spirituale a quanti erano destinati al martirio. In questo lavoro ebbe rapporti stretti con altri domenicani, in particolare Domingo Castellet e Diego Collado. La documentazione relativa a Castellet costituisce una fonte particolarmente preziosa anche per ricostruire gli ultimi mesi di libertà di Vazquez e il suo arresto.
Il corpo del martire Ludovico Flores e l'arresto Uno degli episodi che precedettero immediatamente l'arresto di Pietro fu collegato al martirio del domenicano Ludovico Flores, ucciso a Nagasaki il 19 agosto 1622 insieme all'agostiniano Pietro de Zúñiga e a diversi cristiani giapponesi. Dopo l'esecuzione, Vazquez partecipò al recupero e alla sepoltura clandestina del corpo del confratello. L'episodio è attestato nella tradizione storica della missione domenicana e assume particolare rilievo perché mostra la continuità del suo ministero anche davanti al rischio concreto di essere scoperto. Il 18 aprile 1623 fu infine catturato. Stava cercando di raggiungere Domingo Castellet quando venne individuato dalle autorità. Una testimonianza di Castellet descrive il momento dell'arresto e ricorda che Vazquez, essendo debole di vista, rimase indietro rispetto al confratello, consentendo ai persecutori di raggiungerlo. Fu condotto dapprima davanti alle autorità e rinchiuso nella prigione di Nagasaki. Successivamente venne trasferito nella più dura prigione di Ōmura.
La lunga prigionia La permanenza in carcere rappresentò una parte sostanziale dell'ultima fase della sua vita. Le testimonianze della missione domenicana descrivono le condizioni estremamente dure delle prigioni giapponesi: spazi angusti, maltrattamenti, malnutrizione e continua incertezza sulla sorte dei detenuti. A Ōmura Vazquez incontrò altri missionari detenuti, tra cui il francescano Ludovico Sotelo e, successivamente, Michele Carvalho e i francescani giapponesi Ludovico Sasada e Ludovico Baba. La prigionia divenne così anche un luogo di solidarietà fra missionari appartenenti a ordini diversi. La documentazione conservata sulla missione permette di vedere in questa fase un tratto caratteristico della sua figura: la capacità di continuare a vivere il ministero sacerdotale anche quando gli era stata sottratta la libertà. Le fonti successive ricordano inoltre l'atteggiamento fermo con cui affrontò la detenzione. La durata esatta della prigionia è stata riportata in maniera diversa dalle varie fonti antiche e moderne. Considerando la data dell'arresto, 18 aprile 1623, e quella dell'esecuzione, 25 agosto 1624, si tratta comunque di oltre sedici mesi.
Il martirio del 25 agosto 1624 Il 25 agosto 1624 le autorità decisero di porre fine alla detenzione. Vazquez fu condotto al luogo dell'esecuzione insieme al gesuita Michele Carvalho, al francescano Ludovico Sotelo e ai francescani giapponesi Ludovico Sasada e Ludovico Baba. Il gruppo fu condotto verso il luogo del supplizio nell'area di Ōmura, identificato dalle fonti con Hokobaru, nella regione di Nagasaki. Il Martirologio Romano ricorda collettivamente i cinque martiri e li presenta come uomini bruciati vivi a causa della fede in Cristo. Il supplizio fu quello del rogo lento, una delle forme di esecuzione utilizzate durante la persecuzione dei cristiani in Giappone. Le fonti della tradizione martiriale riferiscono che i condannati rimasero fedeli alla loro confessione cristiana fino alla morte. Pietro Vazquez morì il 25 agosto 1624. Aveva trascorso soltanto tre anni in Giappone, ma il suo ministero si era svolto interamente nella clandestinità e sotto la minaccia dell'arresto.
La dispersione dei resti Come accadde per numerosi martiri della persecuzione giapponese, dopo l'esecuzione non fu consentita la conservazione dei corpi come reliquie. Le autorità miravano anche a impedire che i luoghi del martirio diventassero centri di culto. Per questo motivo i resti di Vazquez non sono oggi conservati in una reliquia identificabile. Le fonti riferiscono che furono dispersi, secondo una pratica deliberatamente adottata per impedire la venerazione dei martiri. L'assenza di reliquie materiali non impedì però alla memoria del martire di conservarsi all'interno della comunità cattolica e, soprattutto, dell'Ordine domenicano.
Il culto e la beatificazione La memoria di Pietro Vazquez rimase legata a quella dei numerosi missionari e cristiani giapponesi uccisi durante la grande persecuzione del XVII secolo. Il suo nome entrò nella causa dei 205 martiri del Giappone, comprendente uomini e donne, religiosi, sacerdoti, catechisti e semplici fedeli uccisi tra il 1617 e il 1632. La causa collettiva fu una delle più importanti iniziative di riconoscimento del martirio cristiano in Giappone. Il decreto sul martirio fu promulgato il 26 febbraio 1866 e Pio IX procedette alla beatificazione il 7 luglio 1867. In quell'occasione furono elevati alla gloria degli altari 205 martiri appartenenti a diverse famiglie religiose e a diverse condizioni sociali. Pietro Vazquez non fu canonizzato e il suo culto rimane quindi quello proprio di un beato. La sua memoria individuale è celebrata il 25 agosto, anniversario della morte. È inoltre ricordato il 10 settembre insieme agli altri 205 martiri del Giappone.
I 205 martiri del Giappone La vicenda di Vazquez acquista il suo significato più completo se inserita nel quadro della persecuzione giapponese del XVII secolo. I 205 martiri beatificati nel 1867 appartenevano a diverse nazionalità e condizioni sociali. Vi erano sacerdoti e religiosi, ma anche catechisti, membri delle confraternite, donne, uomini e bambini giapponesi. Tra i religiosi erano rappresentati gesuiti, domenicani, francescani e agostiniani. Vazquez occupa in questo gruppo una posizione particolare perché rappresenta la componente domenicana europea impegnata nella missione clandestina. La sua storia mostra inoltre quanto fosse ormai fragile la distinzione tra attività pastorale ordinaria e testimonianza martiriale: amministrare i sacramenti, visitare un prigioniero, recuperare il corpo di un confratello o semplicemente muoversi da una comunità cristiana all'altra poteva significare esporsi all'arresto e alla morte. La sua vicenda permette quindi di comprendere il martirio non soltanto come momento finale, ma come esito di una lunga quotidianità vissuta sotto la minaccia della persecuzione.
Pietro Vazquez e l'esperienza domenicana in Giappone La figura di Vazquez va collocata nella più ampia presenza dell'Ordine dei Predicatori in Giappone. I domenicani della Provincia del Santissimo Rosario delle Filippine avevano sviluppato una rete missionaria che collegava Filippine, Cina e Giappone. La missione giapponese richiedeva però modalità completamente diverse da quelle proprie dei territori nei quali il cristianesimo poteva essere professato pubblicamente. In Giappone i missionari dovevano spesso vivere nascosti, cambiare continuamente rifugio e dipendere dalla collaborazione dei cristiani locali. La loro attività era possibile grazie a una rete clandestina di laici che offrivano ospitalità, cibo, informazioni e protezione. Pietro Vazquez rappresenta dunque non soltanto il missionario che affrontò il martirio, ma anche il sacerdote inserito in una complessa rete di solidarietà cristiana. La sua esperienza testimonia il ruolo decisivo svolto dalle comunità locali nella sopravvivenza del cattolicesimo giapponese durante gli anni della persecuzione.
Le fonti antiche sul martirio Una particolare importanza documentaria possiede la Relación del martyrio del B. P. Fr. Pedro Vázquez, pubblicata a Manila nel 1625, appena un anno dopo la morte del missionario. L'opera fu ordinata dal domenicano Francisco Carrero e stampata nel Collegio di Santo Tomás da Tomás Pinpin. La Biblioteca Nacional de España ne conserva la registrazione bibliografica e la prima edizione è stata oggetto di successive ristampe. Il testo appartiene al genere delle relazioni martiriali dell'età moderna. È quindi una fonte di grande interesse storico, ma deve essere letta tenendo conto delle finalità religiose e narrative proprie di questo tipo di letteratura. La sua importanza è comunque notevole: la memoria del martirio di Vazquez fu messa per iscritto quasi immediatamente dopo l'evento e successivamente confluì nel più ampio Triunfo del Santo Rosario y Orden de Santo Domingo en los reinos del Japón. La storiografia contemporanea ha continuato a studiare la figura del domenicano. Particolare rilievo ha lo studio di José Delgado García, El beato Pedro Vázquez de Santa Catalina, O. P. (1591-1624), pubblicato in Archivo Dominicano, rivista specialistica dell'Ordine dei Predicatori.
Autore: Giampietro Cattini
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