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Roma, data imprecisata (probabilmente II-IV sec.)
Il suo nome, inciso su un'ampolla rinvenuta insieme alle reliquie nel cimitero di Pretestato con la formula 'Calcedonius in pace', costituisce l'unica testimonianza storica certa della sua esistenza. Nel 1753, Papa Benedetto XIV donò queste reliquie ai gesuiti del convento della Madonna di Manresa a Malta, dando inizio a un culto che si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia e nel napoletano. La devozione si espanse grazie all'opera della Compagnia di Gesù e ai miracoli attribuiti al santo nei primi anni following la traslazione. Padre E. Aguilera documentò minuziosamente le solenni celebrazioni del 1754 per la traslazione di parte delle reliquie nella cappella dedicata nella chiesa di San Francesco Saverio a Palermo. Papa Clemente XIII, il 22 novembre 1766, concesse alla città e diocesi di Palermo l'autorizzazione al culto con Messa propria. Oggi San Calcedonio è venerato in diverse date: il 7 settembre a Lipari e Palermo, il 24 luglio a Malta, il 17 febbraio a Mazara del Vallo. La tradizione popolare lo invoca per ottenere un felice esito nei parti.
Etimologia: Dall'antico greco Calcedonio, abitante di Calcedonia, antica città dell'Asia Minore sul Bosforo, di fronte a Bisanzio (oggi Kadıköy in Turchia).
Emblema: Palma del martirio, crocifisso, armatura romana.
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Di San Calcedonio non possediamo notizie biografiche dirette. La sua figura emerge dall'anonimato dei secoli esclusivamente grazie a un'iscrizione funeraria. Come milioni di cristiani dei primi secoli, Calcedonio trovò sepoltura nelle catacombe romane, in particolare nel cimitero di Pretestato, situato lungo la Via Appia Pignatelli, una delle più antiche aree cimiteriali sotterranee di Roma, probabilmente iniziata nel III secolo. Le catacombe romane furono il principale luogo di sepoltura della comunità cristiana durante l'epoca delle persecuzioni e nei secoli successivi. In questi cimiteri sotterranei venivano tumulati i martiri e i fedeli, spesso con semplici iscrizioni che riportavano il nome seguito dalla formula 'in pace', testimonianza della fede nella resurrezione. L'ampolla rinvenuta con le reliquie di Calcedonio recava proprio questa dicitura: 'Calcedonius in pace'. Non sappiamo quando Calcedonio visse, né le circostanze della sua morte. Se la tradizione lo qualifica come martire, questo potrebbe indicare che morì durante le persecuzioni contro i cristiani, probabilmente tra il II e il IV secolo. Tuttavia, mancano elementi per stabilire se subì il martirio sotto quale imperatore o in quali circostanze precise. Anche il significato del suo nome offre un indizio geografico: Calcedonio indica un abitante di Calcedonia, l'antica città greca sull'Asia Minore, di fronte a Bisanzio. Questo potrebbe suggerire origini orientali, ma potrebbe anche essere semplicemente un nome diffuso tra i cristiani dell'epoca, senza implicazioni geografiche dirette.
L'estrazione dalle catacombe e la donazione papale Per oltre quindici secoli, Calcedonio rimase uno tra i tanti cristiani sepolti nelle catacombe. La sua 'scoperta' avvenne nel contesto del fenomeno dei 'corpi santi' che caratterizzò la Chiesa tra il XVI e il XVIII secolo. In questo periodo, l'estrazione di reliquie dalle catacombe romane divenne una pratica sistematica per soddisfare la richiesta di reliquie da parte di chiese e comunità in tutta Europa. Nel 1753, Papa Benedetto XIV decise di donare le reliquie di Calcedonio ai gesuiti del convento della Madonna di Manresa a Malta. Questa donazione si inseriva in una prassi consolidata: i papi concedevano reliquie estratte dalle catacombe a chiese, ordini religiosi e personalità che ne facevano richiesta. L'identificazione come martire si basava esclusivamente sulla presenza dell'ampolla con l'iscrizione, considerata segno distintivo di sepoltura martiriale secondo i criteri dell'epoca. I 'corpi santi' delle catacombe rappresentavano per la Chiesa del Settecento un legame tangibile con i primi cristiani e i martiri della fede. Sebbene nella maggior parte dei casi si trattasse di semplici fedeli defunti in pace, la devozione popolare e le pratiche devozionali dell'epoca tendevano a considerarli martiri, alimentando così nuovi culti locali.
La diffusione del culto in Sicilia e a Malta L'arrivo delle reliquie a Malta segnò l'inizio di una rapida diffusione del culto di San Calcedonio. I gesuiti della provincia siciliana dell'Ordine si fecero promotori attivi della devozione, sostenuti anche dai miracoli che venivano attribuiti al santo nei primi anni following l'invenzione delle reliquie. La Compagnia di Gesù, con la sua vasta rete di collegi e chiese in Sicilia e nel Mediterraneo, rappresentò il veicolo ideale per l'espansione del culto. Padre E. Aguilera, gesuita, lasciò una testimonianza dettagliata delle celebrazioni del 1754 in occasione della traslazione di parte delle reliquie nella cappella dedicata a San Calcedonio nella chiesa di San Francesco Saverio a Palermo. Questo documento costituisce una fonte preziosa per comprendere l'entusiasmo e la solennità con cui la comunità accolse il nuovo santo patrono. Il culto si radicò profondamente in numerose località della Sicilia e del napoletano. Furono dedicati altari a San Calcedonio a Messina e Catania, mentre a Palermo venne eretta una sontuosa cappella, dove tuttora si conserva una sua reliquia. La devozione si manifestava attraverso feste patronali, processioni e la pratica di invocare il santo per bisogni specifici, in particolare per il felice esito dei parti.
Il riconoscimento ufficiale della Santa Sede Il 22 novembre 1766, Papa Clemente XIII concesse alla città e diocesi di Palermo l'autorizzazione al culto di San Calcedonio martire con Messa propria. Questa concessione rappresentò il riconoscimento formale del culto da parte della Santa Sede, legittimando la devozione che si era sviluppata spontaneamente negli anni precedenti. La richiesta era stata avanzata non solo dalle autorità ecclesiastiche palermitane, ma anche dal viceré marchese Fogliani, testimonianza di come il culto avesse assunto rilevanza sia religiosa che civile. L'autorizzazione a celebrare una Messa propria significava che San Calcedonio entrava a pieno titolo nel calendario liturgico locale, con testi specifici per la celebrazione eucaristica.
Le diverse tradizioni liturgiche Una caratteristica peculiare del culto di San Calcedonio è la varietà delle date in cui viene celebrato nei diversi luoghi di venerazione. A Malta la festa si celebra il 24 luglio; a Mazara del Vallo il 17 febbraio; a Lipari e Palermo il 7 settembre, data che è diventata la memoria liturgica principale. Questa diversificazione riflette probabilmente le diverse tradizioni locali sviluppatesi in seguito alle traslazioni delle reliquie e alle consacrazioni di altari e chiese dedicate al santo. Ogni comunità fissò la propria data commemorativa in base agli anniversari locali più significativi, creando un calendario articolato che testimonia la vitalità del culto nei diversi territori.
Il fenomeno dei corpi santi San Calcedonio si inserisce nel vasto fenomeno dei 'corpi santi' delle catacombe romane. Tra il XVI e il XVIII secolo, l'estrazione di reliquie dai cimiteri sotterranei di Roma divenne una pratica diffusa per fornire oggetti di venerazione alle chiese di tutta Europa. Le catacombe di Pretestato, insieme a quelle di Callisto, Sebastiano e altri cimiteri, furono oggetto di sistematiche esplorazioni. I criteri di identificazione dei martiri si basavano su elementi considerati significativi: la presenza di ampolle con iscrizioni, vasi di vetro o terracotta (ritenuti contenenti sangue del martire), e formule epigrafiche specifiche. Oggi la storiografia critica riconosce che nella maggior parte dei casi si trattava di semplici fedeli sepolti nelle catacombe, non necessariamente martiri. Tuttavia, la devozione dell'epoca interpretava questi elementi come segni certi di martirio.
L'invocazione per i parti Particolarmente significativa è la tradizione che invoca San Calcedonio per ottenere un felice esito nei parti. Questa pratica devozionale si inserisce in un modello ricorrente nell'agiografia: i santi vengono invocati per bisogni specifici legati alla vita quotidiana e alle preoccupazioni delle persone. La protezione durante il parto rappresentava una delle necessità più sentite in un'epoca in cui la mortalità materna era elevata. Questa specializzazione dell'intercessione di San Calcedonio potrebbe essere legata a miracoli attribuitigli nei primi anni del culto, o forse a una devozione popolare sviluppatasi spontaneamente e poi consolidatasi nel tempo.
L'architettura del culto La diffusione del culto di San Calcedonio si accompagnò alla creazione di spazi architettonici dedicati. La cappella nella chiesa di San Francesco Saverio a Palermo rappresentò il centro principale della devozione, ma altari dedicati sorsero anche a Messina e Catania. Questi spazi divennero luoghi di preghiera, di celebrazione eucaristica e di venerazione delle reliquie. Le reliquie stesse furono oggetto di particolare venerazione. Conservate in reliquiari preziosi, venivano esposte durante le feste principali e portate in processione. La presenza fisica delle reliquie costituiva il fulcro della devozione, creando un legame tangibile tra i fedeli e il santo.
Curiosità Il nome Calcedonio richiama l'antica città di Calcedonia, sede nel 451 del IV Concilio Ecumenico, dove fu affermato il dogma delle due nature di Gesù Cristo. Sebbene non vi sia alcun collegamento storico diretto tra il nostro martire e il concilio, questa coincidenza onomastica ha talvolta suggerito interpretazioni teologiche del nome. Autore: Enrico Quiri
Non ci si può credere, ma da una reliquia o ‘corpo santo’, donata ai gesuiti del convento della Madonna di Manresa a Malta, da parte di papa Benedetto XIV nel 1753, è scaturito un culto così diffuso per Calcedonio sia a Malta che in Sicilia. Il ‘corpo santo’ proveniva dal cimitero di Pretestato e dall’iscrizione dell’ampolla, rinvenuta con le sacre reliquie, “Calcedonius in pace”, fu identificato per il martire Calcedonio. Poi alla diffusione della sua devozione ci pensarono i gesuiti della provincia siciliana dell’Ordine, sotto la spinta anche dei miracoli che venivano attribuiti al santo, nei primi anni dopo l’invenzione delle reliquie. Padre E. Aguilera gesuita, descrisse in un racconto molto particolareggiato le feste del 1754 tenute in occasione della traslazione di parte delle reliquie, nella cappella a lui dedicata, nella chiesa di s. Francesco Saverio in Palermo. Il culto si diffuse in numerosi luoghi della Sicilia e del napoletano; gli furono dedicati degli altari a Messina e Catania; a Palermo, come già detto, una sontuosa cappella, dove tuttora si conserva una sua reliquia. La sua festa è stata diversificata nei vari luoghi dove è venerato; a Malta il 24 luglio; a Mazara del Vallo il 17 febbraio; a Lipari e Palermo il 7 settembre. Papa Clemente XIII con disposizione del 22 novembre 1766, concesse alla città e diocesi di Palermo l’autorizzazione al culto di s. Calcedonio martire con Messa propria; concessione richiesta anche dal viceré marchese Fogliani. Il santo martire è invocato per ottenere un felice esito nei parti. Il nome Calcedonio è inteso come abitante di Calcedonia, antica città dell’Asia Minore sul Bosforo, di fronte a Bisanzio, oggi villaggio di Kadiköy in Turchia; la città fu sede, nel 451 d. C. del IV Concilio Ecumenico detto di Calcedonia, dove si affermò il dogma che in Gesù Cristo vi è una sola persona con due nature (umana e divina).
Autore: Antonio Borrelli
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