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Sant' Alessandra d'Egitto la Reclusa Penitente

14 febbraio

Etimologia: Alessandra = forma femminile di Alessandro, protettrice degli uomini, dal greco


E' una santa della Chiesa Copta, vissuta probabilmente nella seconda metà del IV secolo e morta verso la fine dello stesso. Le notizie pervenutaci sono fornite per primo da Palladio di Elenopoli (363 - ca. 437) nella “Historia Lausiaca” e poi dalla matrona romana Melania la Giovane (383-439) la quale una volta aveva fatto visita alla reclusa.
Nei primi secoli della Chiesa, si sentiva il bisogno, da parte dei penitenti, di trovare forme di mortificazione del corpo, per purificare sempre più lo spirito, così da poter accostarsi di più a Dio in intima unione, senza distrazioni dovute alle necessità e alle cure del corpo.
Pertanto si ricercavano anche forme di penitenza, ritenute oggi assurde e inconcepibili, come quella di vivere sopra una colonna, in una grotta, nel deserto, senza sedersi mai, senza parlare con nessuno o come in questo caso farsi murare in un ambiente (reclusione) con sola una piccola apertura per l’introduzione del cibo, affidata ad anime buone, con digiuni più o meno forzosi.
Condizioni di vita, diciamo oggi, ‘estreme’ che portavano il più delle volte ad una breve esistenza; Alessandra fu una di queste figure di eremiti, già più rara in quanto donna.
Nata ad Alessandria d’Egitto, fin da giovane si era chiusa in una specie di tomba, con una semplice finestra come apertura e che veniva utilizzata per il cibo; visse in questa condizione per dieci anni fino alla sua morte avvenuta il 7 am_ïr (14 febbraio), quindi molto giovane, presumibilmente sui trent’anni.
Melania che l’aveva visitata, aggiunge che Alessandra aveva lasciato il mondo per sfuggire alle tentazioni provenienti da un uomo, credendo di salvare così la sua e altrui anima.
Il tempo trascorreva pregando, lavorando e meditando sulle vita dei patriarchi, profeti, apostoli e martiri. In un ‘Sinassario’ si legge che Melania la Giovane, la serviva, cioè le procurava del cibo e delle bevande, vestita con un cappuccio da servo e quest’opera di misericordia l’estendeva anche ad altri penitenti del luogo.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2002-06-16

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