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Beato Cipriano Michele Iwene Tansi Religioso

20 gennaio

Primo beato della Nigeria, è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 22 marzo 1998 ad Onitsha. Nacque nel 1903 ad Igboezunu nel Sud della Nigeria nella tribù degli Igbo, protagonisti negli anni 1967-70 della guerra civile del Biafra. Iwene (questo il suo primo nome) fu mandato a scuola dai missionari, che erano in Nigeria dal 1890. A nove anni venne battezzato col nome di Michele. Vincendo l'opposizione dei genitori nel 1925 entrò in seminario a Igbarian, diventando sacerdote nel 1937 nella cattedrale di Onitsha. Nominato parroco a Dunukofia, si impegnò in una vasta opera di evangelizzazione permettendo a molti di superare superstizioni e ingiustizie vissute nel nome della religione tradizionale. Dal 1945 al 1949 fu parroco ad Aguleri. Seguendo il desiderio del vescovo di avere in diocesi un'esperienza monastica, padre Tansi si recò in Inghilterra, entrando nel 1950 nell'abbazia trappista di Mount St. Bernard. Nel 1952 fu ammesso al noviziato, diventando fra' Cipriano ed emettendo nel 1956 i voti perpetui. Nel 1964, al momento di recarsi in Camerun per guidare la nuova comunità monastica, fu colpito da un aneurisma aortico che il 20 gennaio lo portò al decesso nell'ospedale di Leicester. (Avv.)

Martirologio Romano: Nel monastero di Mount Saint Bernard presso Leicester in Inghilterra, beato Cipriano (Michele) Iwene Tansi, sacerdote dell’Ordine cistercense: nato nella regione di Onitsha in Nigeria, ancora fanciullo professò, contro la volontà della famiglia, la fede cristiana e, ordinato sacerdote, con grande zelo si dedicò alla cura pastorale, finché fattosi monaco meritò di coronare la sua santa vita con una morte santa.


Primo beato della Nigeria, è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 22 marzo 1998 ad Onitsha – Nigeria. Ha la caratteristica di aver avuto nella sua vita ben tre nomi, Iwene alla sua nascita, Michele quando divenne cristiano e Cipriano come frate trappista.
Nacque nel 1903 ad Igboezunu ai margini della foresta, vicino all’antichissima città di Aguleri, nel Sud della Nigeria; era della nota e gloriosa tribù degli Igbo, che fu protagonista negli anni 1967-70 della sanguinosa guerra civile del Biafra.
Il Vangelo era arrivato nella sua zona nel 1890, portato dai primi missionari cattolici alsaziani, sostituiti poi dagli irlandesi della Congregazione dello Spirito Santo; i genitori di Iwene, contadini, erano praticanti della religione tradizionale degli Igbo e secondo le loro aspirazioni, desideravano per il figlio una istruzione e quindi a sei anni lo mandarono dai missionari, che avevano in quel tempo l’iniziativa dell’educazione scolastica, in un villaggio cristiano Nduka, dove visse ospite di una zia.
Suo insegnante nella scuola della missione, fu il cugino cristiano Robert Orekie; a nove anni nel 1912, venne battezzato con il nome di Michele, l’anno successivo insieme al cugino si trasferì ad Onitsha, iscrivendosi alla Scuola Primaria gestita dal sistema dell’allora possedimento britannico della Nigeria, che frequentò per sei anni con serietà e impegno agli studi, fino a conseguire nel 1919 il diploma d’insegnante.
Restò come professore nella stessa scuola fino al 1924, quando rientrato ad Aguleri divenne direttore della School St. Joseph; nel contempo in lui maturava la vocazione sacerdotale e quindi vincendo l’opposizione dei genitori, a 22 anni, nel 1925 entrò nel seminario di San Paolo a Igbarian.
Dopo aver percorso con profitto tutto il piano di studi necessari, il 19 dicembre 1937, fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Onitsha, primo sacerdote della zona di Anguleri e secondo come clero indigeno della Diocesi. Nel 1939 fu nominato parroco di Dunukofia, vastissima zona i cui abitanti erano in massima parte legati alla religione tradizionale, non molto favorevoli ad accogliere il messaggio evangelico.
Padre Michele Iwene Tansi non disperò e intraprese una coraggiosa opera di conversione dei fedeli sia in campo dottrinale, sia in campo di revisione dei costumi locali alquanto maschilisti; combatté il concubinato prematrimoniale con l’istituzione di centri per la preparazione al matrimonio; sfatò il mito di una ‘foresta maledetta’; istituì l’Associazione della ‘Legione di Maria’ con risultati sorprendenti.
Esercitò il ministero come parroco in quella zona per sei anni percorrendo il vasto territorio a piedi o in bicicletta; dal 1945 al 1949 passò alla parrocchia di Akpu ad Aguleri, con lo stesso impegno e zelo pastorale.
Tra il 1949 e il 1950 il vescovo mons. Heerey, espresse il desiderio che uno dei suoi sacerdoti indigeni abbracciasse l’esperienza monastica, per poter portare in seguito, nella diocesi, il seme della vita contemplativa. Padre Tansi che già in cuor suo aspirava a questa forma di vita spirituale, vide nella richiesta del vescovo, come una risposta dall’alto alle sue aspirazioni, quindi si propose per questa esperienza, affiancato dal suo vice parroco Marco Ulogu.
Furono presi contatti con l’abbazia trappista di Mount St. Bernard, nella contea di Leichester in Inghilterra e fu deciso che Padre Tansi sarebbe entrato come oblato. Durante il pellegrinaggio parrocchiale fatto a Roma durante l’Anno Santo 1950, padre Tansi invece di ritornare in Nigeria, proseguì per l’abbazia trappista, dove giunse il 2 luglio 1950.
Qui avvenne la metamorfosi spirituale del religioso nigeriano, da pioniere ed organizzatore della giovane Chiesa nigeriana, divenne un monaco umile e docile, impegnato a realizzare l’’ora et labora’ nell’austera e silenziosa vita quotidiana trappista. Dopo circa tre anni trascorsi come oblato, il 7 dicembre 1952, fu ammesso al noviziato, assumendo il nome di fra’ Cipriano e l’8 dicembre 1956, emise i voti perpetui.
Per altri sette anni visse la rigorosa vita di trappista in piena umiltà, ubbidienza e nascondimento, nella preghiera, nel silenzio, nella separazione dal mondo, impegnato nelle più umili mansioni, tutto secondo l’austera regola della Congregazione dei Certosini Riformati, noti appunto con il nome di trappisti, nome scaturito dall’abbazia di Notre-Dame-de-la-Trappe, in Francia da dove iniziò la Riforma nel 1664.
Nel 1963 sembrò che i tempi fossero maturi per fondare in terra nigeriana quella comunità contemplativa desiderata dal vescovo nel 1950. Ma le vicissitudini politiche nigeriane, che sfoceranno nella guerra civile del Biafra, sconsigliarono i superiori, che optarono per il confinante Camerum; per padre Cipriano Tansi, che era stato nominato maestro dei novizi della nascente comunità, fu un colpo non facile da assorbire, visto il forte legame per la sua terra e il motivo iniziale della sua scelta, ma la sua grande formazione spirituale fece sì che accettasse anche questo come volontà di Dio.
Ma mentre si preparava a questo nuovo impegno, nel gennaio 1964 frate Cipriano ebbe improvvisi e grandi disturbi ad una gamba che si gonfiò enormemente. Venne ricoverato d’urgenza nell’Ospedale di Leichester, dove gli fu diagnosticato un’aneurisma aortico; il monaco che l’accompagnava, ritornò al monastero con l’intento di ritornare il mattino seguente, ma durante la notte il male peggiorò e il mattino del 20 gennaio 1964, morì completamente solo, in un’anonima stanza di un ospedale straniero, senza aver potuto più rivedere la sua terra, da quando era partito nel 1950.
La salma fu riportata al monastero e il 22 furono celebrati i funerali con la presenza di altri sacerdoti nigeriani residenti a Londra. Il centro monastico in Camerum, si aprì dopo la sua morte e quando nel 1986 a 22 anni dalla sua dipartita, si aprì nella cattedrale di Omitsha il processo per la beatificazione, in Nigeria funzionavano due Comunità trappiste una maschile e l’altra femminile e una di benedettine.
Nel 1988 il corpo fu esumato e traslato con l’aereo in Nigeria; nella cattedrale di Onitsha fu tenuto il solenne rito funebre durante il quale avvenne un miracolo, riconosciuto tale come di ‘prima categoria’ su una ragazza di 17 anni affetta da grave tumore inoperabile, che il vescovo aveva concesso di accostarsi a toccare il feretro, e che dopo il rito le scomparve completamente.
In suo nome è sorta in Nigeria la Pia Associazione ‘Fr. Tansi Solidarity Prayer Movement’, composta da 40.000 iscritti che indossando un abito particolare, si riuniscono nelle parrocchie a pregare e cantare lodi nello spirito trappista.

Autore: Antonio Borrelli





Nel 1998 la Nigeria ha avuto il suo primo beato nella persona di Padre Cyprian Michael Iwene Tansi, che dal sacerdozio attivo e superimpegnato è passato con estrema naturalezza ed eccezionale efficacia al silenzio ed alla vita contemplativa della Trappa. Nasce nel 1903 ai margini della foresta, nella Nigeria meridionale, in una famiglia pagana, da una tribù che sessant’anni dopo sarà protagonista della tristemente famosa e sanguinosa guerra civile del Biafra. I genitori, anche se ferventi praticanti della religione locale, non trovano affatto disdicevole mandare il loro figlio di sei anni a studiare in una scuola gestita dai missionari cattolici. Iwene, insieme alle prime nozioni, può così frequentare regolarmente il catechismo e tre anni dopo viene battezzato con il nuovo nome di Michael. L’intelligenza viva di cui è dotato gli permette di concludere brillantemente anche gli studi superiori, diplomarsi insegnante e diventare addirittura direttore della scuola cattolica della sua città, mentre sempre più prepotente sente nascere in lui la vocazione sacerdotale. Scontata la ferma opposizione dei genitori e dell’intero clan, che tuttavia non gli impedisce a 22 anni di entrare in seminario e a 34 anni di essere ordinato sacerdote: è il secondo sacerdote indigeno della diocesi ed il primo in assoluto della sua zona natale. Dopo due anni di esperienza pastorale gli affidano una zona vastissima che percorre in lungo e in largo con la sua bicicletta e con una vecchia motocicletta che lo lascia spesso a piedi. Ora quella sua enorme parrocchia è suddivisa in ben 14 parrocchie e testimonia l’immensa mole di lavoro svolto da quel sacerdote che si spende per la sua gente con un’inesauribile generosità, con una catechesi semplice e profonda, con una preghiera prolungata davanti all’eucaristia. Vuole affrancare la donna nigeriana dalla condizione subalterna rispetto all’uomo, organizza incontri prematrimoniali, coltiva le vocazioni sacerdotali che fioriscono numerosissime durante il suo ministero, dedica molto tempo all’istruzione dei ragazzi, senza dimenticare, da buon giocatore di calcio qual era stato da giovane, di inserire l’attività sportiva nel suo progetto di educazione della gioventù. Sulla soglia dei 50 anni accetta l’invito del vescovo a fare un’esperienza monastica, per poter poi trapiantare in Nigeria il seme della vita contemplativa. Quanti gli costi separarsi dalla sua gente e dalla sua comunità lo dimostra il fatto che parte alla chetichella, durante il pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo, prendendo la direzione dell’Inghilterra anziché quella del ritorno in Africa. Nell’abbazia inglese gli danno il nuovo nome di Padre Cyprian e lui si lascia immergere nel clima contemplativo dei monaci, passando con naturalezza dal vorticoso lavoro missionario al silenzio della Trappa. Così per 14 anni, edificando tutti con la sua preghiera e la sua penitenza, fino a quando, quasi alla vigilia del suo ritorno in Nigeria, il 20 gennaio 1964 muore improvvisamente nella solitudine di un ospedale inglese, dove è stato ricoverato per aneurisma aortico. Dopo 24 anni la sua salma rientra in Nigeria e durante le solenni esequie una ragazza, toccando la sua bara, guarisce in modo istantaneo e definitivo da un tumore che l’aveva portata in fin di vita: la firma di Dio su una straordinaria testimonianza di vita sacerdotale intensamente e profondamente donata.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2002-06-30

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