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San Villibaldo

7 luglio

Wesse (Inghilterra meridionale), ca. 700 - Eichstätt (Germania), 786/787

Nasce intorno al 700 a Wesse, in Inghilterra. La sua famiglia lo mette a scuola dai monaci di Waltham, dove poi decide di farsi monaco. Ma è già fuori dalla cella e dall'Inghilterra prima dei voti definitivi: va in Terrasanta con un gruppo di pellegrini. Sta due anni a Roma, poi continua verso la Palestina, allora sotto gli arabi. Nel 729 rieccolo a Roma, dopo sette anni. Papa Gregorio II (715-731) lo manda a Montecassino, dove il tenacissimo bresciano Petronace ha rimesso in piedi i muri dopo la distruzione longobarda. Così il quasi-monaco d'Inghilterra ricompone una comunità nel solco della vera tradizione e dello stile di vita insegnato dal Fondatore. Dopo dieci anni torna a Roma, vi trova un Papa nuovo, Gregorio III (731-741), che lo invia a evangelizzare i tedeschi. Dalla Germania lo ha richiesto Winfrido, detto poi Bonifacio. Sta organizzando in Baviera una struttura diocesana, e nel 740 ordina Villibaldo sacerdote, consacrandolo poi vescovo di Eichstätt già l'anno dopo. Il vescovo Villibaldo costruisce la sua cattedrale, fonda un monastero. Si fa poi predicatore itinerante, davanti ad ascoltatori che solo in parte sono cristiani. Quest'opera lo impegna fino alla morte, avvenuta nel 787. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Eichstätt nella Franconia, in Germania, san Villibaldo, vescovo, che, divenuto monaco, peregrinò a lungo per luoghi santi e per molte regioni per rinnovare la vita monastica e aiutò nell’evangelizzazione della Germania san Bonifacio, dal quale fu ordinato primo vescovo di questa città, convertendo a Cristo molte genti.


E' a questo camminatore inglese che Montecassino deve la sua rinascita spirituale, dopo la distruzione a opera del longobardo Zottone nel 580-81. La sua famiglia lo mette a scuola dai monaci di Waltham, dove poi Villibaldo decide di farsi monaco. Ma è già fuori dalla cella e dall’Inghilterra prima dei voti definitivi: va in Terrasanta con un gruppo di pellegrini, tra cui suo padre (che morirà a Lucca) e suo fratello Vinnibaldo. Sta due anni a Roma, poi continua senza il fratello verso la Palestina, allora sotto gli arabi. I pellegrini cristiani vi sono in genere bene accolti; in quel momento, tuttavia, per tensioni politiche con l’Impero d’Oriente, Villibaldo e i suoi rischiano la prigione: li credono spie. Ma il soggiorno prosegue in pace, e nel 729 rieccolo a Roma, dopo sette anni.
Ma non torna poi in patria. Papa Gregorio II (715-731) lo manda nel 729 a Montecassino, dove il tenacissimo bresciano Petronace ha rimesso in piedi i muri. Ora si tratta di rifare i monaci, dopo l’abbandono dei tempi di Zottone, quando con l’abate Bonito essi cercarono scampo a Roma, portando con sé soltanto la provvista di pane e il libro della Regola. Così il quasi-monaco d’Inghilterra (non ha ancora emesso la “professione” definitiva) ricompone una comunità nel solco della vera tradizione e dello stile di vita insegnato dal Fondatore. E in quest’opera spende altri dieci anni.
Tornato poi a Roma, vi trova un Papa nuovo, Gregorio III (731-741), che gli dice: "C’è bisogno di te per evangelizzare i tedeschi". Pronto, Villibaldo riparte, a suo agio dovunque, e soprattutto “di casa” in ogni parte d’Europa. Dalla Germania lo ha richiesto al papa Winfrido, detto poi Bonifacio, l’apostolo del mondo tedesco, che è imparentato con lui e ha già con sé il fratello Vinnibaldo. Sta organizzando in Baviera una struttura diocesana, e nel 740 ordina Villibaldo sacerdote, consacrandolo poi vescovo di Eichstätt già l’anno dopo.
Il vescovo Villibaldo costruisce la sua cattedrale, fonda un monastero e soprattutto controlla rigorosamente tutti gli altri, per incarico di Bonifacio. E poi incomincia per lui un’esperienza nuova: quella del predicatore itinerante, davanti ad ascoltatori che solo in parte sono cristiani. Quest’opera lo impegna fino alla morte. E lo rende eccezionalmente popolare, già con una fama di santità in vita, che poi si trasformerà in culto spontaneo e duraturo, molto in anticipo sul riconoscimento canonico.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto il 2002-07-01

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