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> Home > Sezione M > Beata Maria del Sacro Cuore di Gesł (Maria Schininą Arezzo) Condividi su Facebook Twitter

Beata Maria del Sacro Cuore di Gesł (Maria Schininą Arezzo) Fondatrice

11 giugno

Ragusa, 10 aprile 1844 - Ragusa, 11 giugno 1910

La beata di oggi era una nobile, come si evince dal nome che per intero suona così: Maria Schininà (cognome del padre) Arezzo (della madre) dei marchesi di Sant'Elia, baroni del Monte e dei duchi di San Filippo delle Colonne. Nata a Ragusa nel 1844, condusse vita signorile fino a quando - morto il padre e sposatisi tutti i fratelli - rimase sola con la madre. Iniziò così il cammino verso i poveri, abbattendo le barriere non solo di censo, ma soprattutto culturali, ai tempi fortissime. Riprovata da fratelli e conoscenti per essersi spogliata degli averi di famiglia, fu chiamata dal carmelitano Salvatore La Perla a dirigere le Figlie di Maria, dedite al soccorso dei poveri. Nel 1889 fondò le Suore del Sacro Cuore, che furono molto attive nel terremoto di Messina. Prese il nome di Maria del Sacro Cuore. Morì nel 1910. È beata dal 1990. Il palazzo dove nacque è oggi sede del vescovado di Ragusa. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Ragusa, beata Maria Schininą, vergine, che scelse di vivere in umiltą e semplicitą dedicandosi alla cura degli infermi, degli abbandonati e dei poveri e istituģ le Suore del Sacro Cuore di Gesł perché fossero di aiuto in ogni genere di miseria.


Discendente da antica nobiltà siciliana, Maria Schininà Arezzo ebbe come genitori il padre Giambattista dei marchesi di S. Elia e dei baroni di S. Filippo e del Monte, la madre Rosalia Arezzo Grimaldi dei duchi di S. Filippo delle Colonne e nacque a Ragusa il 10 aprile del 1844.
Crebbe in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani, ricevendo un’educazione integerrima con l’aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili.
Seguendo l’istinto della sua età frequentò, sempre con liceità, la danza, la moda, soprattutto la musica cui aveva una particolare predilezione; al punto che nel 1860, a 16 anni, divenne l’animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa e in occasione dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia ebbe il privilegio da parte del maestro della banda, di battere il tempo con la bacchetta, durante il concerto nella piazza adiacente la cattedrale.
Ma la sua vita doveva essere un’altra, intimamente si sentiva insoddisfatta, ella dava ascolto alle più profonde esigenze del suo spirito che anelava ad una più approfondita ricerca di Dio. Rifiutò più volte le proposte di matrimonio e si dedicò ad una vita più devota, quando anche l’ultimo fratello si sposò, nel 1874 rimase sola con la madre che non la ostacolava e quindi spogliatosi dell’elegante vestiario, si rivestì con quello delle popolane, mettendosi a servizio dei poveri.
Fu una scelta, diremmo oggi scioccante, per la società dell’epoca, perché infranse un muro esistente fra ricchi e poveri, nobile e popolo, per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati, la cui situazione critica si era acutizzata con tutte le problematiche della "Questione Meridionale”.
Maria li chiamava ‘ la pupilla di Dio’ e in loro vedeva il volto di Gesù; il carmelitano Salvatore Maria La Perla, la nominò Iª direttrice della nuova istituzione delle ‘Figlie di Maria’ sorta in quel 1877 a Ragusa, radunò intorno a sé molte giovani, vivacizzò la società e la Chiesa ragusane, istituì nuove forme di apostolato, come l’insegnamento del catechismo ai fanciulli, la solennità della Prima Comunione, il soccorso dei poveri a domicilio, la propagazione della devozione al S. Cuore tra il clero ed i fedeli.
Morta sua madre nel 1884, espresse il desiderio di farsi suora di clausura, ma consigliata dall’arcivescovo di Siracusa, rimase in città a continuare le sue opere di misericordia.
Nel 1885 si associò ad alcune compagne formando un gruppo di apostolato e nel 1889, il 9 maggio, si unì in comunità con le prime cinque giovani, fondando così l’Istituto del S. Cuore con lo scopo di offrire ricovero alle orfane abbandonate e povere e per propagare il catechismo a Ragusa e comuni vicini, dare asilo agli anziani invalidi, assistendo i carcerati e gli operai che lavoravano nelle miniere di ‘pietra pece’ il cui sfruttamento nei dintorni di Ragusa, era cominciato verso la fine dell’800.
La sua era una vita tutta di preghiera e fede, al punto che si impresse sul petto in nome “Jesus” con ferro arroventato. Papa Leone XIII la ricevette in udienza nel 1890, nel 1892 iniziò la costruzione della prima casa dell’Istituto che diverrà anche la casa – madre.
Fu chiamata ad organizzare a Ragusa, l’Associazione delle Dame di Carità, ospitò dal 1906 al 1908 nel suo Istituto le prime monache carmelitane giunte in città; dal 1908 al 1909 diede asilo ai profughi del disastroso terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria.
Dopo aver consolidato la sua Istituzione e dopo aver affidato alle sue Suore del Sacro Cuore, il comandamento dell’amore, madre Maria del S. Cuore morì l’11 giugno 1910 a Ragusa a 66 anni.
La sua opera si è estesa in tre Continenti e dappertutto le sue suore espandono con misericordia l’amore e la carità per i più bisognosi, seguendo lo spirito della fondatrice.
E’ stata beatificata da papa Giovanni Paolo II il 4 novembre 1990.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-08-02

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