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Servo di Dio Bernardo Sartori Missionario comboniano

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Falzè di Trevignano, Treviso, 20 maggio 1897 - Ombaci, Uganda, 3 aprile 1983


Padre Bernardo Sartori è una delle figure di missionario più caratteristiche di questo nostro tempo contrassegnato da sfide e provocazioni senza fine.
Anche padre Bernardo ha lanciato le sue sfide: alla povertà che gli impediva d’intraprendere e proseguire gli studi, alla durezza di un padre che non “capiva “ il figlio sacerdote e poi missionario, alla tubercolosi che lo indeboliva, ai disagi, alla fame, alla guerra e agli odi tribali che dilaniavano l’Uganda, alla cocciutaggine dei superiori, alla pazienza di Dio, alla comprensione materna della Madonna… Soprattutto ha sfidato sé stesso, il suo temperamento da “grande capo” che avrebbe costretto collaboratori a vivere “alla sua ombra”. Padre Bernardo ha vinto le sue sfide mettendosi in ginocchio: davanti a Dio e agli uomini. Questa posizione gli era diventata così familiare da esservi colto anche nel supremo istante della vita, mentre adorava Cristo risorto, davanti al tabernacolo, il mattino di Pasqua del 1983.
E’ significativo, e ha valore di testimonianza, in una società di "uomini in piedi" - o che fanno di tutto per essere tali – imbattersi in un "uomo-in-ginocchio", e vederlo vincitore.

DESCRIZIONE

Padre Bernardo Sartori è da molti ricordato come un padre, un missionario, un vero "santo". I segni erano numerosi e ben chiari: la sua assiduità alla preghiera, la sua devozione all’Eucarestia e alla Madonna, il suo zelo per la pastorale missionaria, il suo volto sempre sorridente e il suo incontro sempre pacificatore, il suo amore per tutti e specialmente per gli Africani. Quanti si accostavano alla confessione se ne andavano via con una pace meravigliosa, con la certezza di avere ottenuto il perdono di Dio e di aver trovato la guida sicura per continuare il cammino. Sempre schivo era disponibile a tutti per un servizio generoso e incondizionato per chiunque avesse avuto bisogno della sua opera.

La sua vita si può dividere in tre periodi:

1. La vita sana e laboriosa nel suo paese natale, Falzè di Trevignano, dove la fede e la preghiera nutrivano ogni vicenda. Bernardo vi era nato il 20 maggio del 1897. Un periodo che termina con la prima guerra mondiale che Bernardo Sartori vive e soffre in prima persona come soldato (parte nel marzo del 1917). Un’esperienza dura, dove approfondisce la sua fede in Dio e il suo amore alla Madonna e soprattutto il suo spirito di servizio per tutti, specie per i sofferenti.
2. La sua vocazione comboniana che inizia il 20 dicembre 1921 con l’ingresso in noviziato a Venegono Superiore (Va); il 31 marzo 1923 viene ordinato sacerdote dal Beato Mons. Giacinto Longhin, vescovo di Treviso. Dal 1923 al 1927 è animatore propagandista a Venegono, Padova, Verona e Brescia. Nel 1927 si trasferisce a Troia (FG) come fondatore e superiore del seminario missionario. Il 30 maggio 1933 la chiesa di Troia viene consacrata da mons. Farina col titolo di S. Maria Mediatrice di tutte le Grazie. Questa vocazione, vissuta per 11 anni in Italia, vede intensificare la sua devozione alla Madonna Mediatrice che diventerà l’arma vincente nelle sue mani sia per l’attività durante la formazione sia in missione.
3. L’Africa. Parte per l’Uganda il 5 novembre 1934 con destinazione Arua. Qui spende la parte più lunga della sua vita; quasi 50 anni di lavoro, durante un periodo delicatissimo della storia dell’Africa in generale e dell’Uganda in particolare. La seconda guerra mondiale con la fine del colonialismo e le tensioni per l’indipendenza; le sofferenze di tutti con la dittatura militare di Idi Amin Dada; negli ultimi anni la terribile esperienza della guerra civile con la caduta della dittatura, la "liberazione" dei tanzaniani e la successiva situazione d’insicurezza e di lotte intestine. P. Sartori non volle mai ritirarsi: egli, sino alla fine, rimase un punto di riferimento per tutti, una certezza per la popolazione sconvolta dagli avvenimenti e per i confratelli, tutti affascinati dalla sua fede e dal suo amore alla Madonna.

Alcune date:
- 8 nov. 1937: superiore a Lodonga;
- 11 giugno 1940 è prigioniero a Katigondo; termina la prigionia il 6 dic. 1941.
- 7 gennaio 1951 fonda Koboko;
- 8 dic. 1954 viene incoronata la Mediatrice a Lodonga.
- 15 aprile 1961 p. Bernardo è trasferito a Otumbari.
- 17 giugno 1966 è trasferito ad Arivu.
- in luglio 1969 cessa di essere superiore.
- 1979 va per qualche mese in Zaire come profugo con i profughi;
- 1980 torna ad Otumbari;
- 1981 è ad Ombaci dove muore nel 1983.
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La sua ultima giornata: era iniziata come al solito verso le 4 del mattino con la preghiera davanti al Santissimo Sacramento; solo che quel giorno era un giorno speciale, il giorno di Pasqua di Risurrezione, il 3 aprile 1983. "Di buon mattino, il primo dopo il sabato, era quello un grande sabato…", così cantava la liturgia di quel giorno. P. Bernardo si recò davanti al tabernacolo. Aveva la vecchia lanterna a petrolio in mano. Si compose sui gradini, probabilmente si prostrò con la faccia a terra, le braccia aperte e la corona nella mano. Il giovedì santo precedente aveva commemorato il suo 60° di sacerdozio. In quella posizione e in quel luogo fu colto da embolia. Verso le 7.30, fratel Giovanni Bonafin passò casualmente dalla cappella e lo vide. Era ancora caldo. Insieme alla Madonna, che al mattino di Pasqua era andata a vedere la tomba del Figlio, anche padre Bernardo incontrò per primo il suo Signore nello sfolgorio della risurrezione e con lui andò a celebrare la più bella mattina della sua vita. Appena diffusa la notizia della sua morte, è cominciata la processione interminabile dei Logbara. Verso le due del pomeriggio è stata portata la salma in chiesa e da allora è sempre stata piena di gente in preghiera; anche di notte a centinaia sono rimasti a vegliare, a pregare e a cantare per il loro P. Bernardo in cielo.
Il funerale è cominciato alle ore 10 del 4 aprile, presente il vescovo di Arua, mons. Angelo Tarantino, 21 sacerdoti e una folla immensa. Il funerale si trasformò in un’apoteosi di festa caratterizzata più dalla gioia che dal dolore. P. Bernardo giaceva in una bara bianca e aveva il volto che rifletteva ancora una strana luminosità, quella che stava attingendo dal tabernacolo durante l’ultima preghiera.


Autore:
Denis Venturato

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Aggiunto/modificato il 2002-08-06

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