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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles Condividi su Facebook

Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles Martiri indios

Festa: 15 settembre

San Francisco Cajonos, Oaxaca, Messico, circa 1660-1663 - Santo Domingo Xagacía, Oaxaca, Messico, 16 settembre 1700

Furono due laici zapotechi della Sierra Norte di Oaxaca, nel Messico coloniale, nati intorno al 1660 nel villaggio di San Francisco Cajonos. Sposati e padri di famiglia, partecipavano attivamente alla vita civile e religiosa della loro comunità. Formati nella fede cattolica dai missionari domenicani, svolsero compiti di servizio alla comunità cristiana e furono coinvolti nella catechesi e nella vigilanza sulla vita religiosa del villaggio. Il 14 settembre 1700 segnò una svolta decisiva. I due denunciarono ai domenicani la celebrazione clandestina di un rito indigeno che le autorità ecclesiastiche dell'epoca consideravano idolatrico. L'intervento provocò una grave reazione della popolazione. Rifugiatisi presso il convento domenicano, Giovanni Battista e Giacinto furono richiesti dalla folla, che minacciava di aggredire anche i religiosi. Per evitare ulteriori vittime, i due accettarono di consegnarsi. Nei giorni successivi furono sottoposti a percosse e pressioni perché rinnegassero la fede cristiana. Rimasero invece fedeli al battesimo e furono uccisi il 16 settembre 1700 nella zona di Santo Domingo Xagacía. La loro morte fu riconosciuta dalla Chiesa come martirio in odium fidei. Dopo una lunga storia di devozione locale e di ricerca documentaria, furono beatificati da Giovanni Paolo II il 1 agosto 2002 nella Basilica di Guadalupe.

Etimologia: Giovanni Battista, dall'ebraico Yohanan, 'il Signore è misericordioso', con Battista, 'colui che battezza'; Giacinto, dal greco Hyákinthos, nome di origine antica legato alla tradizione mitologica e poi cristiana.

Emblema: Abito indigeno zapoteco, croce, palma del martirio e strumenti della passione.

Martirologio Romano: In località Santo Domingo Xagacía in Messico, beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles, martiri, che, catechisti, crudelmente percossi per essersi rifiutati di venerare idoli pagani al posto di Cristo, imitando la sua passione meritarono di ottenere il premio della vita eterna.


Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles appartenevano al popolo zapoteco e vivevano nella Sierra Norte di Oaxaca, una regione montuosa caratterizzata da una forte identità comunitaria. Nacquero a San Francisco Cajonos intorno al 1660, quando l'evangelizzazione cattolica della regione era ormai consolidata da oltre un secolo, ma conviveva ancora con pratiche religiose indigene che le autorità ecclesiastiche cercavano di reprimere o ricondurre nell'ambito della nuova religione.
La presenza domenicana ebbe un'importanza decisiva nella formazione cristiana delle comunità della Sierra. La vicaria di San Francisco Cajonos era affidata ai religiosi dell'Ordine dei Predicatori, tra i quali sono ricordati Gaspar de los Reyes e Alonso de Vargas. Giovanni Battista e Giacinto crebbero dunque all'interno di una comunità nella quale la vita civile e quella religiosa erano strettamente intrecciate.
La loro biografia presenta un elemento particolarmente significativo: non erano chierici né religiosi, ma laici sposati e inseriti nella vita ordinaria del loro villaggio.
Giovanni Battista era sposato con Josefa de la Cruz. Dalla loro unione nacque una figlia, Rosa, battezzata nel 1689. Giacinto era sposato con Petrona de los Ángeles e aveva due figli, Juan e Nicolasa. La documentazione utilizzata nella causa testimonia quindi uomini pienamente inseriti nella vita familiare.

La vita civile e religiosa
Prima del martirio entrambi esercitarono incarichi nella comunità. Le fonti ecclesiastiche della causa li presentano come uomini di riconosciuta integrità personale, familiare e civile. Nella società indigena dell'epoca gli incarichi comunitari costituivano una forma concreta di servizio al villaggio e potevano accompagnarsi a responsabilità religiose.
Particolare rilievo ebbe la funzione di fiscal. I fiscales erano laici incaricati di collaborare con il sacerdote e di sostenere l'organizzazione della comunità cristiana, vigilando anche sull'osservanza delle norme morali e religiose. La funzione era inserita nella struttura delle comunità indigene cristianizzate e risaliva, nella sua formalizzazione ecclesiastica, anche alle disposizioni del III Concilio Provinciale Messicano del 1585.
La tradizione documentaria ecclesiastica ha considerato entrambi come fiscales. Uno studio storico specialistico, tuttavia, ha osservato che i documenti relativi alla rivolta sembrano attestare con maggiore precisione il precedente esercizio della funzione da parte di Giovanni Battista, mentre il ruolo di Giacinto richiede una maggiore cautela interpretativa. Si tratta di una questione storiografica che non modifica il dato essenziale della loro partecipazione alla vita cristiana della comunità.

La notte del 14 settembre 1700
L'episodio che avrebbe condotto alla loro morte ebbe inizio il 14 settembre 1700.
Secondo la documentazione storica, Giovanni Battista e Giacinto vennero a conoscenza di una riunione tenuta nella casa di José Flores, nella quale diversi abitanti della comunità stavano compiendo un rito tradizionale che le autorità ecclesiastiche consideravano contrario alla fede cattolica. I due informarono il domenicano Gaspar de los Reyes. Il religioso, accompagnato dai due indigeni e da alcuni spagnoli, intervenne nel luogo della celebrazione.
L'episodio deve essere collocato nel più ampio contesto delle campagne contro le pratiche religiose indigene condotte nella Sierra di Oaxaca alla fine del XVII secolo. La situazione era complessa: l'evangelizzazione aveva prodotto comunità cristiane autenticamente integrate nella Chiesa, ma non aveva eliminato completamente le antiche concezioni e pratiche religiose.
La denuncia dei due uomini fu quindi percepita da una parte della popolazione non soltanto come un atto religioso, ma anche come una rottura della solidarietà comunitaria. Da quel momento la vicenda assunse una dimensione politica e sociale che andò ben oltre il contrasto tra due differenti pratiche religiose.

La rivolta e la consegna dei due uomini
Il giorno successivo, 15 settembre, una folla si radunò davanti al convento domenicano di San Francisco Cajonos, dove Giovanni Battista e Giacinto si erano rifugiati. I rivoltosi ne chiedevano la consegna e minacciavano di aggredire anche i religiosi se i due non fossero stati loro affidati.
La situazione divenne estremamente pericolosa. Secondo la documentazione della causa, Giovanni Battista e Giacinto preferirono esporsi personalmente al pericolo piuttosto che permettere che il convento venisse assalito e che i religiosi o altre persone venissero uccisi.
Prima di consegnarsi ricevettero i sacramenti. Le testimonianze raccolte nel corso della causa attribuiscono a Giovanni Battista parole che esprimono la consapevolezza di affrontare la morte per la fede. La documentazione li presenta come uomini decisi a rimanere fedeli al battesimo e alla religione cristiana.

Il martirio
Dopo la consegna, i due furono condotti fuori dal villaggio e sottoposti a violenze. Le fonti ricordano percosse, maltrattamenti e tentativi di indurli ad abbandonare la fede cristiana.
La mattina del 16 settembre furono condotti verso la zona di Santo Domingo Xagacía, in un'area montuosa che la tradizione locale avrebbe poi associato al loro martirio. Qui vennero definitivamente uccisi. La morte violenta è attestata anche dagli atti del procedimento civile contro alcuni dei responsabili, nel quale furono raccolte confessioni e testimonianze relative all'esecuzione.
La memoria ecclesiale ha interpretato il loro comportamento come una partecipazione alla passione di Cristo. Il Martirologio Romano li ricorda come catechisti che furono crudelmente percossi per essersi rifiutati di venerare gli idoli al posto di Cristo.
Alcuni racconti successivi hanno aggiunto particolari molto drammatici sulle modalità dell'uccisione. Tali elementi appartengono alla tradizione agiografica e non devono essere confusi con i dati storici più solidamente documentati.

La memoria dei martiri
La fama dei due non scomparve dopo la loro morte. La popolazione locale conservò il ricordo dei due uomini come testimoni della fede e nel corso dei secoli si sviluppò una devozione popolare intorno alla loro memoria.
Un ruolo importante nella riscoperta storica della vicenda fu svolto dall'arcivescovo Eulogio Gillow di Oaxaca alla fine del XIX secolo. Gillow recuperò documentazione relativa al martirio e raccolse tradizioni locali. Nel 1889 furono inoltre trasferiti a Oaxaca i resti attribuiti ai due martiri, sottoposti anche a esame per l'identificazione.
La vicenda mostra così due livelli distinti: da una parte la documentazione storica del procedimento civile e delle testimonianze relative alla morte; dall'altra una tradizione devozionale formatasi progressivamente nel territorio. La distinzione tra questi due livelli è importante per comprendere correttamente la storia dei Martiri di Cajonos.

La causa di beatificazione
La causa moderna di beatificazione ebbe una lunga gestazione. Nel 1990 l'arcidiocesi di Oaxaca presentò formalmente la richiesta di apertura della causa e il 25 gennaio 1991 la Santa Sede concesse il nihil obstat. Il processo diocesano sul martirio fu aperto il 21 febbraio dello stesso anno e concluso nel dicembre 1991; la validità del processo fu successivamente riconosciuta dalla Santa Sede.
La documentazione fu quindi sottoposta allo studio degli organismi competenti della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell'esame fu riconosciuto il carattere di martirio in odium fidei, cioè la morte subita a causa della fedeltà alla fede cristiana. Il riconoscimento del martirio rese superflua, secondo la disciplina canonica applicabile, la prova di un miracolo attribuito all'intercessione dei due per la beatificazione.
Il 7 luglio 2002 Giovanni Paolo II autorizzò la beatificazione, che ebbe luogo il 1 agosto successivo nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico.

La beatificazione
La cerimonia del 1 agosto 2002 ebbe un particolare significato per la Chiesa messicana e per le comunità indigene. Giovanni Paolo II presentò Giovanni Battista e Giacinto come uomini semplici, fedeli servitori di Dio e della comunità, sottolineando il loro stato di laici, di sposi e di padri di famiglia.
Il Papa insistette anche sul rapporto tra fede cristiana e cultura indigena. Nella sua omelia osservò che i due martiri costituiscono un esempio di come sia possibile giungere a Dio senza rinunciare alla propria cultura, lasciandosi tuttavia illuminare dal Vangelo. Il riferimento è particolarmente significativo perché evita di presentare il martirio semplicemente come il risultato di uno scontro tra identità etniche: la loro vicenda viene invece interpretata nel quadro di una fede cristiana vissuta all'interno della cultura zapoteca.

Una santità laicale
La caratteristica forse più significativa dei due beati è la loro condizione di laici.
Non furono sacerdoti, monaci o missionari. Erano uomini sposati, inseriti nel lavoro, nella famiglia e nella vita politica e religiosa della loro comunità. La loro testimonianza appartiene quindi alla storia della santità laicale e mostra come, nella società cristiana dell'Oaxaca coloniale, anche i laici potessero assumere responsabilità rilevanti nella vita della Chiesa.
Giovanni Paolo II, durante la beatificazione, mise esplicitamente in evidenza la loro condizione di sposi e padri di famiglia e la loro condotta nella vita pubblica. La loro figura assume così un significato che va oltre il solo episodio del martirio: essi rappresentano una forma di cristianesimo vissuto quotidianamente nella famiglia e nella comunità.

Culto e memoria
Il culto dei Martiri di Cajonos rimase particolarmente vivo nella regione di Oaxaca. La memoria locale si è intrecciata con la documentazione storica, con la devozione popolare e con la conservazione delle reliquie.
Il luogo tradizionalmente associato al martirio è quello di Santo Domingo Xagacía, nella zona montuosa conosciuta nella tradizione come Monte dei Fiscales Santos. Le reliquie furono recuperate dopo la loro morte e, nel corso del tempo, trasferite a Oaxaca, dove sono venerate nella Cattedrale dell'Assunzione.
La memoria liturgica attualmente indicata dalla Santa Sede è il 15 settembre. La data non coincide con quella del martirio, avvenuto il 16 settembre 1700, e va pertanto distinta dalla data storica della morte.

Il significato del termine fiscales
Il termine fiscal non deve essere inteso nel senso moderno di pubblico ministero. Nelle comunità indigene cristiane del Messico coloniale indicava un laico investito di specifiche responsabilità civili e religiose. Il fiscal collaborava con il sacerdote, contribuiva alla vita della comunità ecclesiale, vigilava sui comportamenti pubblici e poteva avere il compito di segnalare pratiche considerate incompatibili con la fede cristiana.
Il ruolo permette di comprendere perché Giovanni Battista e Giacinto si trovarono al centro della crisi del 1700: la loro denuncia non fu un'iniziativa privata, ma si collocava, secondo le fonti ecclesiastiche della causa, nell'ambito delle responsabilità che avevano assunto nella comunità.

Fede cristiana e tradizioni indigene
La vicenda dei due beati deve essere collocata nel contesto complesso dell'evangelizzazione dell'Oaxaca. La cristianizzazione non comportò la cancellazione immediata delle antiche forme religiose indigene. Per lungo tempo pratiche cristiane e tradizioni precedenti continuarono a convivere, talvolta in forme di adattamento e talvolta in aperto contrasto.
Gli studi contemporanei invitano quindi a evitare una lettura semplicistica della vicenda come pura contrapposizione tra cristianesimo e cultura zapoteca. Giovanni Battista e Giacinto erano essi stessi zapotechi e cristiani. La loro storia dimostra che l'evangelizzazione aveva ormai prodotto anche all'interno della popolazione indigena persone che consideravano la fede cristiana parte integrante della propria identità.

Il martirio secondo la Chiesa
Nel riconoscimento ecclesiale il punto decisivo non è costituito dalla violenza in quanto tale, ma dalla motivazione religiosa della morte. La Santa Sede presenta infatti i due come martiri che rifiutarono di rinnegare Cristo e di aderire al culto degli idoli.
La beatificazione del 2002 ha quindi riconosciuto nella loro morte una testimonianza cristiana qualificata dal martirio in odium fidei. Non si tratta semplicemente di due vittime di una rivolta locale, ma di persone che, secondo l'accertamento della causa, affrontarono la morte senza rinnegare la propria fede.

Curiosità
- Giovanni Battista e Giacinto erano entrambi sposati e padri di famiglia. Giovanni Battista aveva una figlia, Rosa; Giacinto aveva due figli, Juan e Nicolasa.
- Giovanni Battista e Giacinto erano indigeni zapotechi e non missionari europei: la loro formazione cristiana e il loro impegno ecclesiale nacquero quindi all'interno della stessa popolazione evangelizzata.
- La loro vicenda è documentata non soltanto da tradizioni devozionali posteriori, ma anche dalla documentazione civile relativa alla rivolta e alla loro uccisione.
- Alla fine del XIX secolo l'arcivescovo Eulogio Gillow raccolse documenti e tradizioni relative ai due martiri, contribuendo alla successiva riscoperta della loro vicenda.
- La beatificazione avvenne nella Basilica di Guadalupe il 1 agosto 2002, durante il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II in Messico.
- Nonostante alcune fonti secondarie riportino date differenti, la pagina ufficiale della Santa Sede dedicata ai due beati indica attualmente il 15 settembre come memoria liturgica.

Cronologia
- Circa 1660-1663 - Nascita di Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles a San Francisco Cajonos, nella Sierra Norte di Oaxaca.
- 1689 - È documentato il battesimo di Rosa, figlia di Giovanni Battista e Josefa de la Cruz.
- 14 settembre 1700 - Giovanni Battista e Giacinto denunciano una celebrazione rituale considerata idolatrica dalle autorità ecclesiastiche.
- 15 settembre 1700 - Una folla assedia il convento domenicano e pretende la consegna dei due uomini.
- 16 settembre 1700 - Giovanni Battista e Giacinto vengono uccisi nella zona di Santo Domingo Xagacía.
- 1889 - Eulogio Gillow promuove la riscoperta documentaria della vicenda e vengono trasferiti a Oaxaca i resti attribuiti ai due martiri.
- 25 gennaio 1991 - La Santa Sede concede il nihil obstat per l'introduzione della causa.
- 21 febbraio 1991 - Si apre il processo diocesano sul martirio.
- 2001 - Viene riconosciuto il carattere di martirio in odium fidei.
- 7 luglio 2002 - Giovanni Paolo II autorizza la beatificazione.
- 1 agosto 2002 - Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles sono beatificati da Giovanni Paolo II nella Basilica di Guadalupe a Città del Messico.
- 15 settembre - Memoria liturgica dei due beati.

Nota storica
La vicenda dei Martiri di Cajonos richiede una distinzione particolarmente attenta tra documentazione storica e tradizione agiografica. Sono solidamente documentati l'origine zapoteca, l'inserimento nella comunità di San Francisco Cajonos, la crisi del settembre 1700, la rivolta, la cattura e la morte violenta dei due uomini. Anche il procedimento civile contro alcuni responsabili costituisce una testimonianza importante.
Alcuni particolari delle modalità del martirio e diversi racconti prodigiosi appartengono invece alla tradizione sviluppatasi successivamente e devono essere presentati con la necessaria cautela. La stessa ricerca storica contemporanea ha inoltre sottolineato che la documentazione relativa ai ruoli ricoperti dai due uomini non è completamente uniforme.
Il riconoscimento ecclesiale del martirio e la beatificazione del 2002 costituiscono invece dati certi della storia della Chiesa. Giovanni Battista e Giacinto sono tuttora beati, non santi canonizzati. La Santa Sede li annovera tra i martiri di Oaxaca e ne celebra la memoria liturgica il 15 settembre.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Beati JUAN BAUTISTA e JACINTO DE LOS ANGELES, indios martiri

I due indios zapotechi della Sierra di Oaxaca in Messico, Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles, sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 1° agosto 2002, nella basilica della Madonna di Guadalupe a Città del Messico.
Essi sono l’esempio più lampante di come si debba tenere fede al proprio battesimo di cristiani, rifiutando in questo caso, l’idolatria anche a costo della propria vita.
La storia dei cristiani martiri, specie dei primi secoli è densa di figure, che hanno affrontato la morte nelle più strazianti forme, pur di non rinunciare alla fede cristiana da poco abbracciata e rifiutando i riti di devozione agli idoli dell’epoca.
Così è successo secoli e secoli dopo con i due indios messicani oggi beati; nacquero intorno al 1660-63 a S. Francisco Cajonos (Oaxaca), erano dei semplici laici sposati, catechisti responsabili di una cappellania rurale, dirigevano il culto ed aiutavano il parroco; inoltre essendo cristiani maturi e di indubbia moralità e fede, avevano l’incarico di ‘fiscales’ cioè avevano il dovere di denunciare ai sacerdoti e alle autorità civili, ogni caso di spergiuro, immoralità, apostasia che venisse compiuto dalla popolazione.
Giacché vi erano stati alcuni casi di idolatria fra gli indios già convertiti al cristianesimo, essi fecero la loro denunzia; la requisizione delle offerte rituali da parte dei militari, fece infuriare la popolazione che decise di incendiare la chiesa e il convento con i padri domenicani dentro, se non gli fossero stati consegnati i due ‘fiscales’.
Il capitano comandante acconsentì e i due indios dopo aver ricevuto i sacramenti, per evitare danni ai padri si consegnarono nelle mani dei rivoltosi; furono frustati, ingiuriati e sollecitati ad abiurare il cristianesimo e ritornare ad adorare i loro idoli ancestrali; al loro diniego furono condotti nella località montuosa di S. Domingo Xagacía e qui uccisi a colpi di bastone e di machete, era il 16 settembre 1700; il monte del martirio porta ancora il nome di “Fiscal-Santo”.
Papa Giovanni Paolo II, durante la cerimonia di beatificazione ha detto: “I due beati costituiscono un esempio di come, senza mitizzare i propri costumi ancestrali, si possa giungere a Dio senza rinunciare alla propria cultura, lasciandosi però illuminare dalla luce di Cristo, che rinnova lo spirito religioso delle migliori tradizioni dei popoli”.
La festa liturgica è stata fissata al 18 settembre, al termine di una suggestiva cerimonia a cui hanno partecipato migliaia di indios delle varie etnie e provenienti da tutto il Messico.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-07

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