Elzeáro nacque nel 1285 o nel 1286 nella Provenza, probabilmente a Robians, presso Ansouis. Era figlio di Ermengaud de Sabran e di Laudune d’Albe de Roquemartine. La famiglia Sabran apparteneva all’alta aristocrazia provenzale ed era strettamente inserita nella rete politica degli Angioini. Il padre Ermengaud aveva ottenuto da Carlo II d’Angiò il comitato di Ariano, nel Regno di Napoli, consolidando così il legame della famiglia con la monarchia angioina. La formazione di Elzeáro è collegata soprattutto all’ambiente dell’abbazia benedettina di San Vittore a Marsiglia, dove era abate lo zio Guglielmo de Sabran. Le fonti agiografiche svilupparono successivamente molti particolari sulla sua infanzia e sulla sua precoce inclinazione religiosa; tali racconti devono essere distinti dai dati che emergono dalla documentazione storica. La sua educazione si svolse comunque in un ambiente nel quale l’aristocrazia provenzale, la corte angioina e i movimenti religiosi legati ai francescani avevano rapporti molto stretti. Questo contesto sarà importante per comprendere la successiva esperienza spirituale di Elzeáro e Delfina.
Il matrimonio con Delfina Nel 1299 Elzeáro sposò Delfina di Signe, appartenente anch’essa a una nobile famiglia provenzale. Il matrimonio rispondeva alle esigenze politiche e patrimoniali delle rispettive famiglie e fu celebrato quando entrambi erano ancora molto giovani. La particolarità della loro esperienza matrimoniale fu la scelta della continenza. La tradizione successiva ha presentato questa decisione come un elemento centrale della loro santità, ma la documentazione permette di inserirla più precisamente nel contesto religioso della Provenza del primo Trecento. Elzeáro e Delfina furono infatti influenzati da esponenti dell’ambiente francescano spirituale, che proponevano ai laici una forma di vita cristiana particolarmente rigorosa, fondata sulla preghiera, la penitenza e quella che veniva definita castità evangelica. Nel 1316 i due coniugi fecero voto di castità alla presenza del frate minore Jean Jolia. La scelta non comportò una separazione: continuarono a vivere insieme secondo il loro stato matrimoniale, interpretando però il matrimonio in una prospettiva ascetica. Le fonti ricordano anche l’esistenza di norme di comportamento predisposte da Elzeáro per i propri domini e per la sua casa, nelle quali emerge la volontà di disciplinare la vita dei familiari e dei servitori secondo criteri morali rigorosi.
Il conte di Ariano Alla morte del padre, Elzeáro ereditò i suoi diritti e i suoi titoli, compreso quello di conte di Ariano. La sua presenza nell’Italia meridionale si inserisce nella complessa struttura politica del Regno di Napoli sotto gli Angioini. Il rapporto con Ariano non fu inizialmente semplice. Il nuovo conte dovette affermare la propria autorità in una città nella quale esistevano resistenze alla signoria feudale. La tradizione locale sottolinea la capacità di Elzeáro di conquistare progressivamente la fiducia degli abitanti attraverso un governo considerato equo e attraverso la sua attenzione alle necessità della popolazione. Il dato generale del suo ruolo politico e amministrativo è confermato dalla documentazione relativa alla sua attività nel Regno di Napoli, mentre alcuni particolari della tradizione locale devono essere accolti con maggiore prudenza. La sua esperienza italiana mostra comunque una caratteristica importante della sua figura: Elzeáro non fu un religioso separato dalla società, ma un aristocratico che cercò di conciliare le responsabilità proprie del suo rango con una forma intensa di vita cristiana.
L’attività politica e militare Nel 1312 Elzeáro fu coinvolto nella campagna militare organizzata dal re Roberto d’Angiò in favore del papa contro le forze dell’imperatore Enrico VII. La sua partecipazione alle vicende politiche e militari del Regno di Napoli non è quindi soltanto un elemento della tradizione agiografica, ma appartiene alla sua attività documentata. Il suo ruolo, tuttavia, non si limitò all’ambito militare. Negli anni successivi egli fu impiegato dal governo angioino in diverse missioni amministrative e diplomatiche. Gli archivi angioini conservano testimonianze della sua attività: nel 1322 fu inviato ad Amalfi per indagare sulle violenze avvenute durante un conflitto tra nobili e popolazione e nello stesso anno intervenne nella controversia tra l’abbazia di Cava dei Tirreni e i suoi vassalli. Questi incarichi mostrano che la corte riconosceva in lui una figura adatta a trattare situazioni politicamente delicate.
Alla corte di Napoli Elzeáro fu legato anche alla corte di Roberto d’Angiò e alla famiglia reale. A partire dal secondo decennio del Trecento assunse responsabilità nella formazione e nell’assistenza a Carlo di Calabria, figlio ed erede del re. La sua posizione a corte gli permetteva di esercitare un’influenza che le fonti agiografiche interpretano soprattutto in termini morali e spirituali. La documentazione storica mostra invece più concretamente il suo ruolo di uomo di fiducia della monarchia, capace di svolgere compiti amministrativi e diplomatici. Parallelamente continuò, insieme a Delfina, a mantenere rapporti molto stretti con i francescani. La loro esperienza spirituale va collocata nel particolare ambiente religioso dell’Italia meridionale e della Provenza, dove alcuni gruppi di laici aristocratici cercavano forme di vita evangelica ispirate alla spiritualità minoritica.
La missione diplomatica a Parigi Nel 1323 Elzeáro ricevette l’incarico di recarsi in Francia per trattare il matrimonio tra Carlo di Calabria e Maria di Valois, figlia di Carlo di Valois. La missione testimonia la fiducia riposta in lui dalla corte angioina e il carattere internazionale delle sue responsabilità. Dopo avere accompagnato Delfina fino ad Avignone, proseguì verso Parigi. Le trattative con la corte francese portarono alla conclusione di un accordo matrimoniale il 4 ottobre 1323, ma Elzeáro non poté assistere alla conclusione della vicenda. Colpito da una malattia improvvisa, morì a Parigi il 27 settembre 1323. La data del 27 settembre è ampiamente attestata nelle fonti agiografiche, nella tradizione liturgica e negli studi storici; una voce del Dizionario Biografico degli Italiani di Treccani presenta invece nel testo una discordanza interna indicando il 17 settembre, mentre la stessa tradizione bibliografica e le fonti richiamate convergono sul 27 settembre. Prima della morte ricevette i sacramenti e fu assistito da Francesco da Meyronnes, frate minore e suo amico. Il corpo fu destinato alla sepoltura ad Apt, nella chiesa dei Frati Minori, secondo una volontà già espressa nel testamento del 1317.
La morte e la prima venerazione La morte di Elzeáro rappresentò l’inizio di una rapida fama di santità. Secondo le fonti raccolte durante il processo canonico, presso la sua tomba ad Apt si verificarono numerosi miracoli e si sviluppò una venerazione che attirò presto l’attenzione delle autorità ecclesiastiche. Nel 1327 il vescovo di Apt, Raymond Bot, presentò a papa Giovanni XXII una supplica per ottenere l’approvazione del culto. La richiesta, sostenuta dal francescano François de Meyronnes, non ebbe allora seguito. Una nuova iniziativa fu avviata nel 1351, questa volta sostenuta dagli Stati di Provenza. Con la bolla ‘Grandis nobis adest’ del 1º settembre 1351, papa Clemente VI ordinò un’inchiesta sulla vita e sui miracoli di Elzeáro. L’indagine raccolse la testimonianza di 68 persone su 170 articoli. Gli atti originali non sono giunti fino a noi, ma ne sopravvive un sommario redatto nel 1363 per papa Urbano V.
La canonizzazione Urbano V aveva un legame personale con Elzeáro: secondo la documentazione storica, era stato da lui portato al fonte battesimale. Quando divenne papa, esaminò la pratica relativa al suo padrino. Il procedimento giunse alla canonizzazione il 15 aprile 1369 a Roma. Elzeáro fu quindi canonizzato da Urbano V. Poiché il pontefice morì poco dopo avere lasciato Roma, la bolla di canonizzazione fu promulgata dal successore Gregorio XI il 5 gennaio 1371 ad Avignone, nella chiesa di Saint-Didier. Il documento è noto con l’incipit ‘Rationi congruit’. La canonizzazione è quindi un dato storicamente ben documentato e costituisce uno degli elementi più solidi della biografia di Elzeáro.
Le reliquie e il culto ad Apt Tra il 1371 e il 1373 fu costruito ad Apt un monumento funerario dedicato a Elzeáro. Nel 1373 i suoi resti furono traslati in una nuova sistemazione monumentale. La regina Giovanna di Napoli contribuì alla realizzazione di un busto-reliquiario d’argento nel quale fu collocata parte del cranio del santo. Il culto rimase particolarmente forte ad Apt e si diffuse anche al di fuori della Provenza. Nel 1562 la tomba fu distrutta dagli ugonotti durante le guerre di religione. Nonostante la dispersione e le successive vicende delle reliquie, la venerazione di Elzeáro sopravvisse. Nel 1791 le reliquie furono trasferite dalla chiesa francescana alla cattedrale di Apt, dove sono tuttora venerate insieme a quelle della beata Delfina. Una parte delle reliquie fu inoltre trasmessa ad Ariano.
Elzeáro e la tradizione francescana La tradizione francescana ha avuto un ruolo decisivo nella costruzione e nella diffusione della memoria di Elzeáro. Nel XV secolo egli fu inserito nelle raccolte relative ai santi del Terz’Ordine e rappresentato in cicli agiografici francescani. La sua immagine compare, per esempio, nel ciclo realizzato da Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco. Occorre però distinguere tra la tradizione francescana posteriore e la documentazione contemporanea. André Vauchez osserva che nei documenti contemporanei conservati, compreso il testamento del 1317, non compare una dichiarazione esplicita dell’appartenenza di Elzeáro al Terz’Ordine. Il suo stretto rapporto con i francescani è invece indiscutibile: nel testamento dispose lasciti a favore dei conventi francescani di Provenza e chiese di essere sepolto con l’abito dell’Ordine. La qualifica di ‘terziario francescano’ è dunque fortemente radicata nella tradizione agiografica, ma deve essere formulata con una certa cautela sul piano strettamente documentario.
Le fonti della memoria di Elzeáro La conoscenza di Elzeáro deriva da una combinazione di documenti storici, testi agiografici e testimonianze relative al suo culto. Particolarmente importante è il testamento del 18 luglio 1317, conservato e pubblicato in epoca moderna. Sono inoltre note le ‘Coutumes’ o disposizioni morali attribuite alla sua amministrazione dei domini provenzali. La tradizione agiografica medievale comprende una Vita latina anonima composta probabilmente tra il 1363 e il 1370 e una Vita occitanica redatta alla fine del XIV secolo sulla base della Vita latina e della tradizione orale. L’esistenza di una tradizione letteraria in volgare è confermata anche dalla conservazione di manoscritti della Vita di Elzeáro presso la Bibliothèque nationale de France. Di particolare rilievo è inoltre il sommario dell’inchiesta canonica, conservato attraverso la documentazione relativa al processo. Le indagini sul culto di Elzeáro e di Delfina permettono di studiare non soltanto la loro memoria religiosa, ma anche la società aristocratica e la religiosità laicale della Provenza del XIV secolo.
La coppia Elzeáro e Delfina La memoria di Elzeáro è inseparabile da quella della moglie Delfina. La loro unione costituisce uno dei più noti esempi medievali di matrimonio vissuto nella continenza. Il tema fu centrale nella costruzione della loro fama di santità e fu interpretato dagli studi moderni nel contesto della spiritualità francescana e della religiosità aristocratica del tempo. Le fonti consentono però di evitare una rappresentazione puramente devozionale della coppia. La loro scelta ascetica non significò abbandono delle responsabilità sociali: Elzeáro continuò a svolgere incarichi politici e diplomatici, mentre Delfina rimase inserita per anni nell’ambiente della corte napoletana. Proprio questa compresenza di vita aristocratica, responsabilità pubbliche e aspirazione evangelica costituisce uno degli aspetti storicamente più interessanti della loro vicenda.
La memoria ad Ariano Il titolo di conte di Ariano ha contribuito in modo decisivo alla permanenza della memoria di Elzeáro nell’Italia meridionale. Ariano Irpino lo venera come compatrono e conserva testimonianze artistiche e cultuali legate alla sua figura. Il legame con Ariano non è soltanto una costruzione agiografica posteriore: deriva dalla reale titolarità della contea e dall’inserimento di Elzeáro nella struttura politica angioina del Regno di Napoli. La sua memoria ha quindi assunto una doppia dimensione, provenzale e italiana, corrispondente ai due principali ambiti geografici della sua vita.
Curiosità - Elzeáro e Delfina appartengono alla particolare categoria degli sposi venerati per avere vissuto il matrimonio nella continenza. Il tema compare già nelle fonti medievali e divenne centrale nella costruzione della loro fama di santità. - La causa di canonizzazione di Elzeáro fu avviata oltre quarant’anni dopo la sua morte e coinvolse 68 testimoni interrogati su 170 articoli. - Urbano V, che canonizzò Elzeáro nel 1369, era stato suo figlioccio al battesimo. - La memoria di Elzeáro si diffuse nell’arte francescana e fu rappresentata anche da Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco. - La forma francese Elzéar e le forme latine Elizarius ed Elziarius testimoniano la notevole varietà linguistica con cui il nome compare nelle fonti medievali.
Cronologia - 1285 o 1286 - Nascita di Elzeáro nella Provenza, probabilmente a Robians presso Ansouis. - 1299 - Matrimonio con Delfina di Signe. - 1309/1310 - Alla morte del padre Ermengaud, Elzeáro eredita il titolo di conte di Ariano. - 1312 - Partecipa alla campagna angioina contro le forze dell’imperatore Enrico VII. - 1316 - Elzeáro e Delfina fanno voto di castità. - 1317 - Elzeáro redige il proprio testamento a Tolone. - 1322 - Svolge diverse missioni per la monarchia angioina. - 1323 - Viene inviato a Parigi per una missione diplomatica relativa al matrimonio di Carlo di Calabria con Maria di Valois. - 27 settembre 1323 - Muore a Parigi. - 1327 - Il vescovo di Apt presenta a Giovanni XXII una prima richiesta di approvazione del culto. - 1351 - Clemente VI ordina un’inchiesta sulla vita e sui miracoli di Elzeáro. - 1363 - Viene redatto il sommario dell’inchiesta per la pratica sottoposta a Urbano V. - 15 aprile 1369 - Urbano V canonizza Elzeáro a Roma. - 5 gennaio 1371 - Gregorio XI promulga la bolla di canonizzazione. - 1373 - Traslazione dei resti nella nuova sistemazione monumentale ad Apt. - 1562 - La tomba viene distrutta durante le guerre di religione francesi. - 1791 - Le reliquie vengono trasferite dalla chiesa francescana alla cattedrale di Apt.
Valutazione storico-critica - L’esistenza storica di Elzeáro, la sua appartenenza alla famiglia de Sabran, il matrimonio con Delfina, il titolo di conte di Ariano, l’attività al servizio della monarchia angioina e la morte a Parigi nel 1323 sono elementi complessivamente ben documentati. - La data di nascita non può essere fissata con assoluta certezza: gli studi la collocano generalmente nel 1285 o nel 1286. Anche il luogo è indicato in modo più preciso dalle fonti moderne come Robians, presso Ansouis, mentre alcune tradizioni lo collegano genericamente ad Apt. - La data della morte deve essere indicata come 27 settembre 1323. Una discordanza compare nella voce del Dizionario Biografico degli Italiani di Treccani, che nel testo riporta il 17 settembre, ma la tradizione documentaria, agiografica e liturgica converge sul 27 settembre. - La scelta della continenza matrimoniale è un elemento centrale e storicamente significativo della vicenda della coppia. Le fonti la collegano al clima spirituale francescano della Provenza e alla presenza di direttori spirituali appartenenti all’ambiente degli spirituali. - La qualifica di terziario francescano è tradizionale e ampiamente presente nella successiva memoria dell’Ordine, ma non deve essere presentata senza riserve come un dato documentato da fonti contemporanee. Il testamento del 1317 dimostra invece con certezza lo stretto rapporto di Elzeáro con i francescani e la sua volontà di essere sepolto con il loro abito. - La storia del culto è particolarmente ben documentata. La venerazione presso la tomba di Apt, le richieste di canonizzazione, l’inchiesta del 1351, il sommario del 1363 e la canonizzazione del 1369 permettono di seguire concretamente la trasformazione della memoria di Elzeáro in culto ufficialmente riconosciuto. - La canonizzazione costituisce un dato documentario particolarmente solido: Urbano V la celebrò il 15 aprile 1369 e Gregorio XI promulgò la relativa bolla nel 1371. - Le fonti agiografiche medievali sono indispensabili per comprendere la costruzione della fama sanctitatis, ma devono essere utilizzate criticamente perché furono redatte dopo la morte e contengono elementi propri della tradizione agiografica. - La figura storica di Elzeáro emerge soprattutto dall’intreccio fra responsabilità aristocratiche, servizio politico alla monarchia angioina, rapporti con l’ambiente francescano e rigorosa vita religiosa. La successiva tradizione agiografica ha accentuato soprattutto gli aspetti ascetici e miracolosi, mentre la documentazione amministrativa e diplomatica permette di ricostruire anche il suo ruolo concreto nella società del primo Trecento. - La vicenda di Elzeáro è quindi sufficientemente solida sul piano storico, ma richiede una distinzione costante tra documentazione contemporanea, testimonianze del processo canonico e sviluppo successivo della tradizione agiografica.
Fonti e bibliografia essenziale - Vauchez, André, ‘Elzeario de Sabran, santo’, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 42, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993. - Vauchez, André, ‘Aux origines de la Fama sanctitatis d’Elzéar († 1323) et de Dauphine de Sabran († 1360): le mariage virginal’, in Le peuple des saints. Croyances et dévotions en Provence et Comtat Venaissin des origines à la fin du Moyen Âge, Avignon, Académie de Vaucluse, 1987, pp. 153-163. - Acta Sanctorum, Septembris, vol. VII, Paris, 1867, pp. 494-564, comprendendo il materiale relativo alla vita, al culto e alla canonizzazione di Elzeáro. - Cambell, Jacques, Vies occitanes de saint Auzias et de sainte Dauphine, Bibliotheca Pontificii Athenaei Antoniani, 12, Roma, Pontificium Athenaeum Antonianum, 1963. - Cambell, Jacques, Le sommaire de l’enquête pour la canonisation de saint Elzéar de Sabran, in Miscellanea Franciscana, LXXIII, 1973, pp. 438-473. - Cambell, Jacques, Enquête pour le procès de canonisation de Dauphine de Puimichel, comtesse d’Ariano, Torino, Bottega d’Erasmo, 1978. L’edizione comprende la documentazione processuale relativa a Delfina e offre importanti elementi anche per la conoscenza di Elzeáro. - Bernard, Suzanne, Les Époux vierges. Elzéar de Sabran et Delphine de Signe, Paris, Perrin, 1994. - Dizionario Biografico degli Italiani, voce ‘Elzeario de Sabran, santo’, di André Vauchez, fonte moderna fondamentale per la ricostruzione storico-critica della figura. - Telma - Chartes, documento di Urbano V del 5 marzo 1363 relativo all’inchiesta sulla vita e sui miracoli di Elzeáro e Delfina. - Bibliothèque nationale de France, ms. français 13504, testimone della tradizione occitanica relativa alle Vitae di Elzeáro e Delfina. Autore: Giampietro Cattini
Un santo laico del XIII secolo, francese di nascita, sposo casto, condottiero di esercito, difensore del papa, è compatrono di Ariano Irpino città dell’Avellinese, di cui porta il titolo di conte.
Elzeario, il cui nome nei vari processi di canonizzazione è modificato in vari modi fra latino, lingua volgare e francese, nacque ad Apt in Provenza fra il 1284 e il 1287, primogenito di Ermengao de Sabran conte di Ariano e di Laudana d’Albe de Roquemartine.
Studiò presso lo zio Guglielmo de Sabran, abate del monastero benedettino di S. Vittore in Marsiglia. Per volere del re Carlo II d’Angiò, dovette sposare verso i 18 anni nel 1299, la futura beata Delfina di Signe, così pur non volendo, si incontrarono due anime belle, che riluttanti al matrimonio, stabilirono di comune accordo, di conservare la loro castità..
Elzeario, morto il padre, ereditò fra l’altro il titolo di conte d’Ariano, quindi venne in Italia, in Irpinia, per prendere possesso della contea, ma l’accoglienza di quel popolo fu ostile, in quanto contrario al vassallaggio, preferendo dipendere direttamente dal re.
Fu suo merito e per le virtù professate, che riuscì a conquistare l’amore del popolo, per questo fu apprezzato dal re di Napoli Roberto d’Angiò, che quando nel 1312, fu necessario inviare dei soldati in aiuto del papa assediato a Roma dall’esercito dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ne affidò il comando ad Elzeario.
Fu inoltre incaricato di delicate missioni presso la corte di Francia, dove nel 1323, durante uno di questi incarichi, si ammalò gravemente, tanto da morire a Parigi il 27 settembre 1323 a soli 38 anni; fu sepolto ad Apt nella chiesa dei Francescani, di cui era fedele Terziario.
La sua fama di grande uomo di carità, specie nell’assistenza ai lebbrosi, si diffuse largamente al punto di attirare l’interesse dei pontefici dell’epoca e fu proprio papa Urbano V, che era suo figlioccio di battesimo, che ne riconobbe la santità, ma che venne poi proclamata ufficialmente il 5 gennaio 1371 dal suo successore papa Gregorio XI.
Le sue reliquie furono trasferite nel 1791 dalla chiesa francescana di Apt, alla cattedrale della città, dove sono tuttora venerate, insieme a quelle della sua casta sposa, la beata Delfina.
Ha culto liturgico in Apt, in Avignone, nella Badia di S. Vittore di Marsiglia, nell’Ordine Francescano e in Ariano Irpino, dove nel giorno della sua festa il 27 settembre, si tiene un’antichissima fiera con grande partecipazione di popolo.
Autore: Antonio Borrelli
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