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San Paolino d'Aquileia Vescovo

11 gennaio

m. Cividale, 802

La storia di Paolino, nato a Cividale, nel ducato longobardo del Friuli, verso l’anno 730, è strettamente legata al progetto coltivato da Carlo Magno di unificare l’Europa (con l’appoggio del Papa e sotto il segno della Croce di Cristo): fu nella storia il primo vero progetto di Unità europea, intesa anche in senso culturale. A tale scopo il sovrano aveva riunito ad Aquisgrana, nell’'Accademia Palatina' (il prototipo delle future università), un gruppo di sette saggi (il nome più celebre è quello di Alcuino di York) che dovevano aiutarlo nell’impresa, stringendo fra loro una forte amicizia ed elaborando assieme le linee culturali del progetto. E Paolino fu chiamato a farne parte. Gli amici lo definirono «Luce di Ausonia» (cioè d’Italia). Nel 787 fu nominato patriarca di Aquileia (il cui governo abbracciava l’Istria, il Friuli, Padova, Vicenza, Verona, Trento) e si dedicò subito alla riforma della sua Chiesa, riportandone la liturgia all’antica bellezza. Partecipò ai concili del tempo per combattere le sempre insidiose eresie, e intraprese un’ampia attività missionaria verso la Slovenia. Era di ingegno ampio e versatile: s’intendeva di teologia (e ci ha lasciato importanti trattati dottrinali), di letteratura e perfino di musica. Ma le sue composizioni poetico-musicali, che piaceranno perfino a Manzoni e Carducci, avevano sempre un intento didattico. E non c’è quasi comunità cristiana che non abbia una volta o l’altra cantato quell’inno Ubi Caritas et Amor («Dov’è carità e Amore») che ci è stato appunto regalato da san Paolino.

Martirologio Romano: A Cividale del Friuli, san Paolino, vescovo di Aquileia, che si adoperò nel convertire alla fede gli Avari e gli Sloveni e dedicò al re Carlo Magno un celebre poema sulla regola di fede.


Paolino, di origine e formazione cividalese, dopo l’occupazione franca del ducato longobardo del Friuli, divenne familiare di Carlo Magno che lo associò alla sua scuola palatina ; nel 787 divenne patriarca d’Aquileia. Si impegnò in un grande rinnovamento della sua Chiesa, come testimoniano, tra l’altro, gli atti del Concilio di Cividale del 796 e la riforma dell’antica liturgia aquileiese. Poeta sensibile, fu autore di diverse composizioni sacre. Contribuì attivamente a confutare l’eresia adozionista, partecipando ai Concili di Ratisbona (792) e di Francoforte (796) e scrivendo notevoli trattati polemici (Libellus sacrosyllabus; Contra Felicem, libri tres). La sua personalità e la sua opera gli meritarono un posto di preminenza anche nella cultura europea del tempo. Organizzò l’attività missionaria fra le vicine popolazioni slave.
Morì a Cividale nell’802.


Autore:
P. Renzo Bon

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Aggiunto il 2002-09-20

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