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> Home > Sezione M > Beata Maria del Divin Cuore di Gesù (Maria Droste Zu Vischering) Condividi su Facebook Twitter

Beata Maria del Divin Cuore di Gesù (Maria Droste Zu Vischering) Vergine

8 giugno

Münster, Germania, 8 settembre 1863 – Oporto, Portogallo, 8 giugno 1899

Maria Droste Zu Vischering, figlia di due nobili tedeschi, si sentì attratta dalla prima giovinezza verso il servizio alle ragazze abbandonate: entrò quindi nella Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore col nome di suor Maria del Divin Cuore di Gesù. Inviata a Lisbona prima e a Oporto poi, si distinse per la carità con cui accudiva i bambini orfani e con cui provvedeva alle svariate miserie del popolo. Seguendo un impulso interiore, scrisse a papa Leone XIII per suggerirgli la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore di Gesù. Quell’atto avvenne l’11 giugno 1899, ma suor Maria, affetta da tempo dal morbo di Pott, era morta tre giorni prima, a 35 anni. È stata beatificata a Roma dal Beato Paolo VI il 1° novembre 1975, entrando a buon diritto tra quelle figure di mistiche particolarmente attente al mistero dell’umanità e divinità del Signore, simboleggiato dal suo Cuore. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Ermesinde, in Portogallo.

Martirologio Romano: A Oporto in Portogallo, beata Maria del Divino Cuore di Gesù Droste zu Vischering, vergine, della Congregazione delle Suore della Carità del Buon Pastore, che promosse mirabilmente la devozione verso il Sacratissimo Cuore di Gesù.


L’infanzia e la famiglia
Nacque l’8 settembre 1863, preceduta da un gemello, a Münster, nel palazzo Erbdrostenhof. Era figlia di due nobili tedeschi, il conte Clemens Droste zu Vischering e la baronessa Helen von Galen, che in tutto ebbero undici figli, tre dei quali (due maschi e una femmina) morirono in tenera età. La famiglia divenne in seguito famosa perché, negli anni del Kulturkampf, si mantenne fedele alla Chiesa di Roma e al Papa. Uno dei parenti della madre, Clemens August von Galen, divenne poi vescovo di Münster e Cardinale (è Beato dal 2005).
I due gemelli ricevettero il Battesimo sotto condizione per mano del medico che aveva assistito al parto: benché fosse un massone, sapeva che i conti erano credenti. Il maschio fu chiamato Max, la bambina Maria, perché era nata il giorno della Natività della Madonna. I riti furono completati due giorni dopo nella cattedrale di Münster, amministrati da monsignor Maximilian von Galen, zio dei neonati: alla più piccola furono quindi messi i nomi di Maria Anna Johanna Franziska Theresia Antonia Huberta.
I due gemelli crebbero inseparabili, però Maria si distinse per il suo carattere irrequieto e fin troppo vivace: correva nell’erba, si gettava nel fango senza curarsi dei vestiti che indossava e, a volte, graffiava i suoi fratelli e sputava loro addosso, così da meritarsi il soprannome di “gattina selvatica”. Allo stesso tempo, iniziava ad accorgersi dei poveri del villaggio vicino e andava a visitarli appena possibile.
Il 1875 fu per lei un anno speciale: fece la prima Confessione il 29 gennaio, ricevette la Prima Comunione il 25 aprile e, l’8 luglio, la Cresima, sempre insieme al fratello gemello. Proprio dopo la Cresima, sentì nascere in lei un principio di vocazione religiosa.

Primi segnali di vocazione
La prima decisione in tal senso, comunque, avvenne il 21 novembre 1880. Nel corso di una celebrazione religiosa nella scuola frequentata dai suoi fratelli Max e Wilhelm, udì per la prima volta le parole del Salmo 44: «Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; il re è invaghito della tua bellezza». Le parve che quelle frasi descrivessero perfettamente la sua situazione. Dopo la celebrazione, fu mandata a chiamare dal sacerdote, il gesuita padre Melchior Hauser, che conosceva la sua famiglia, e gli aprì il suo cuore: da allora fu il suo direttore spirituale.
A quindici anni fu inviata a studiare nel collegio delle Religiose del Sacro Cuore a Riedenburg, in Austria. Lì iniziò a sviluppare la propria devozione al Sacro Cuore di Gesù e imparò a tenere a freno la sua impulsività, ma si ammalò anche di polmonite, per cui rientrò in famiglia. Comprese, quindi, che poteva cogliere l’occasione per riparare all’egoismo e ai comportamenti sbagliati tenuti durante l’infanzia.
Il 5 agosto 1882, in occasione del venticinquesimo anniversario di nozze dei suoi genitori, Maria comunicò loro la sua decisione di farsi suora. Li trovò molto ben disposti, però il padre le suggerì di aspettare il compimento dei ventuno anni, anche per via dei suoi problemi ai polmoni.
Nel giugno 1883, la famiglia Droste fece un ritiro a ridosso della solennità del Sacro Cuore. La domenica compresa in quei giorni, dopo aver ricevuto la Comunione nella cappella di famiglia, a Maria parve di sentire una voce che le diceva: «Sarai la sposa del mio cuore». Riconoscendo in quelle parole una chiamata divina, se ne sentiva in ogni caso indegna. Ne parlò dunque a padre Hauser, il quale le rispose: «Allora diventerai sposa di nostro Signore. Come puoi pensare che questa sia illusione o arroganza, quando Lui stesso ti ha scelta?». Col suo permesso, l’8 dicembre, emise il voto di verginità perpetua.
A partire dal 21 novembre 1886, iniziò a vivere sobriamente quello che per lei era un vero e proprio “noviziato in casa”: liberò la sua camera nel castello di Darfeld, un altro possedimento dei genitori, da tutti i mobili superflui. Tuttavia, accettò di essere presente almeno ai pasti, di non vestirsi da suora ma con abiti scuri e di partecipare a qualche chiacchierata sui membri della sua numerosa famiglia.

Nella Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore
Continuò il suo impegno caritativo, focalizzandolo sui poveri ammalati ricoverati nell’ospedale fondato da suo padre. Un giorno, durante le visite, s’imbatté insieme alla madre in una donna, che veniva isolata dai visitatori in quanto ritenuta una “traviata”. La madre stava per allontanarla, ma lei, riflettendo sul fatto che, se Gesù fosse stato presente in quel momento, avrebbe riservato la sua tenerezza proprio a quella donna, vinse la propria repulsione e strinse la mano all’ammalata.
Non molto tempo dopo quel gesto, capì di dover entrare nella Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, fondata da santa Maria di Sant’Eufrasia Pelletier nel 1829, le cui religiose si dedicavano, tra l’altro, alle ragazze smarrite e alle ex prostitute. Dopo sette anni trascorsi in un’attesa che le sembrava interminabile, a 26 anni Maria entrò nel convento di quelle suore a Münster, il 21 novembre 1888. Il 10 gennaio 1889 ricevette l’abito religioso e, con esso, il nuovo nome di suor Maria del Divin Cuore di Gesù. Quell’appellativo era poco usuale in Germania, ma a lei provocò una gioia immensa. Per una curiosa coincidenza, il 10 gennaio 1889, ma in Francia, la giovane Thérèse Martin ricevette l’abito carmelitano e divenne suor Teresa di Gesù Bambino, poi Santa e Dottore della Chiesa.

Contemplativa nelle azioni quotidiane
I primi incarichi di suor Maria del Divin Cuore furono quelli di portinaia e di assistente all’insegnamento verso le ragazze che venivano affidate alle suore. Riusciva a conquistarsele facilmente, ma attribuiva quei successi al Sacro Cuore. Aveva però una speciale predilezione, come scrisse nella sua autobiografia: «Quando preferivo una ragazza, era sempre la più infelice e sfortunata».
In mezzo alle sue attività, la giovane suora sentiva comunque il bisogno di una vita più contemplativa, tanto da domandarsi se tutti i suoi incarichi non la distraessero da Gesù. Durante la Settimana Santa del 1890, credette di sentire la risposta dentro di sé: «Quando lavori io lavoro attraverso di te. Quando riposi, io riposo in te. In tutto ciò che fai non sarai tu, ma io mediante te. Io vedo coi tuoi occhi, lavoro con le tue mani, parlo con la tua bocca e prego attraverso di te».

A Lisbona e Oporto
Il 24 gennaio 1894 suor Maria venne inviata a Lisbona, in Portogallo. Le difficoltà non furono poche e misero alla prova il suo temperamento: in una lettera a un fratello, scrisse che era stata sul punto di scagliare nel fuoco la grammatica portoghese. In compenso, il clima le fece bene, tanto che poteva pregare in comune con le altre suore e allietarle nei momenti di ricreazione.
Non molti mesi dopo, giunse la notizia che la superiora del convento di Oporto aveva avuto una crisi di nervi e che la Casa madre delle suore ad Angers era stata informata del fatto. Il 12 maggio, un telegramma notificò a suor Maria la sua nomina come nuova superiora. Ormai superati i problemi con la lingua, lei seppe far valere le sue doti di prudenza e di organizzazione, maturate negli anni in cui aveva osservato l’amministrazione delle proprietà familiari, e contribuì a ripristinare la disciplina che latitava nella comunità.
Intanto, fedeli di ogni ceto e provenienza avevano iniziato a bussare alla porta del convento per chiederle aiuto e preghiere. Suor Maria si prese a carico tutte quelle situazioni dolorose: famiglie lacerate, matrimoni da legittimare, sacerdoti in crisi, spose senza dote. In particolare sentiva compassione per i bambini dai tre ai cinque anni: per ospitarne ancora di più, decise di trasformare la sala comunitaria per ricavare altri cinque posti. «Il mio principio», spiegò alle consorelle, «è di non rifiutare mai un bambino finché non ci sia più nemmeno un angolino libero in casa, e di preferire sempre i bambini più poveri e abbandonati, perché questi sono quelli tanto amati dal Divin Cuore, e io desidero ardentemente lasciare questo principio come testamento quando morirò».

Malata del morbo di Pott
Nel frattempo, aveva cominciato a soffrire d’insonnia e di frequenti mal di testa. Erano tutti sintomi di una mielite, poi degenerata in tubercolosi ossea o morbo di Pott. Dal 21 luglio 1896 non fu più in grado di alzarsi da sola, tanto da essere portata nella sala comunitaria su una sedia. L’operazione le causava non poco dolore, ma riusciva a celarlo con la sua abituale allegria, quella stessa che, a detta delle consorelle, avrebbe fatto ridere i sassi.
Vari medici cercarono di alleviare le sue sofferenze, ma ne aggiungevano altre: ad esempio, le applicavano ferri caldi sulla schiena o le praticavano scosse elettriche. In tutto questo, suor Maria non smise di badare alle questioni del convento e nemmeno di scrivere o dettare lettere. Due di queste, in particolare, avrebbero avuto un impulso notevole su tutta la Chiesa.

Le lettere a papa Leone XIII e la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore
Il 4 giugno 1898 suor Maria colse di sorpresa il suo direttore spirituale, l’abate benedettino Ildefonso Schober, riferendogli che il Signore le aveva dato l’ordine di scrivere al Santo Padre con la richiesta di consacrare l’intero genere umano al Sacro Cuore. Dopo numerosi confronti con lui, dettò una prima missiva a papa Leone XIII nel giugno 1898 e ne scrisse di proprio pugno un’altra nel gennaio 1899.
Proprio un mese dopo, nel febbraio 1899, al Pontefice fu diagnosticato un tumore benigno, che fu rimosso tramite un’operazione. La rapida guarigione fu da lui attribuita alle preghiere di tutti i fedeli, ma gli tornarono alla mente anche quelle lettere da Oporto. Durante la convalescenza, le riprese e le diede da esaminare al cardinal Camillo Mazzella, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti.
La sua risposta fu che evidentemente c’era del buono, ma che un tale passo non poteva essere compiuto sulla base di una rivelazione privata e senza fondamenti teologici accertati. In più, c’era da superare la questione per cui un atto di consacrazione tanto esteso comprendeva anche i non credenti e i non cristiani. Dopo un attento esame, il cardinale concluse che le basi teologiche potevano essere trovate nella dottrina di san Tommaso d’Aquino.
Così, il 25 maggio 1899, fu pubblicata l’enciclica «Annum Sacrum», che, oltre ad annunciare il Giubileo del 1900, fissava l’atto di consacrazione a domenica 11 giugno 1899, a ridosso della solennità del Sacro Cuore. In preparazione a quella giornata, fu indetto un solenne triduo di preghiera. Nel corso di un’udienza privata avvenuta nell’aprile precedente, Leone XIII aveva dichiarato al vescovo di Liegi, monsignor Doutreloux: «Noi stiamo per compiere il più grande atto del nostro Pontificato».

La morte
Suor Maria, ormai ridotta agli estremi (aveva ricevuto più volte l’Unzione e il Viatico), apprese la notizia tramite i giornali e raccomandò di curare particolarmente le celebrazioni prescritte. Tuttavia, fece appena in tempo a ricevere, venerdì 8 giugno 1899, due copie dell’enciclica, mandate dal Papa in persona mediante il Nunzio apostolico in Portogallo: morì alle tre del pomeriggio di quello stesso giorno, mentre le suore stavano per iniziare il triduo con la celebrazione dei Primi Vespri del Sacro Cuore. Aveva 35 anni. Ai suoi funerali sei nobili di diverse famiglie di Oporto si offrirono volontari per portare in processione il suo corpo, mentre folle di fedeli la piangevano.

Il processo di beatificazione
A fronte della sua fama di santità a Oporto e non solo, nel 1921 iniziò il processo informativo sulle sue virtù eroiche, integrato da inchieste rogatorie a Münster, Angers, Tui e Bratislava. Il decreto con cui suor Maria del Divin Cuore era dichiarata Venerabile fu autorizzato il 13 febbraio 1964.
A seguito dell’approvazione di un miracolo, ossia la guarigione della giovane Isabella dos Santos da peritonite e meningite nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 1952 a Oporto, è stata beatificata dal Beato Paolo VI il 1° novembre 1975. Per un’altra felice coincidenza, non solo era un Anno Santo, ma cadeva anche il terzo centenario delle rivelazioni del Sacro Cuore a santa Margherita Maria Alacoque.
Un ulteriore presunto miracolo per ottenere la canonizzazione, avvenuto nella diocesi di Rockville Centre negli Stati Uniti d’America, è stato oggetto del relativo processo dal 15 giugno al 1° novembre 2013. Tuttavia, i periti medici hanno giudicato scientificamente spiegabile la guarigione presa in esame e hanno riscontrato anche la mancanza di parte della documentazione relativa. Per cui, finché non emergerà un altro miracolo comprovato e documentato, la causa di canonizzazione è ferma.

Il culto
I resti mortali della Beata Maria del Divin Cuore di Gesù sono venerati nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Ermesinde, nel nord del Portogallo. Un’altra sua reliquia è invece esposta nel santuario di Cristo Re di Almada. La sua memoria liturgica è stata fissata, per le Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore (riunificazione, dal 2014, della Congregazione fondata da santa Maria di Sant’Eufrasia Pelletier con l’Unione di Nostra Signora della Carità fondata da san Giovanni Eudes), all’8 giugno, giorno della sua nascita al Cielo.
 


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-02-22

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