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San Giustiniano di Vercelli Vescovo

21 marzo

Fu vescovo dal 435 al 452 ma non oltre il mese di marzo, perché in quella primavera le orde degli Unni di Attila, invasero Milano, Pavia e città vicine come Vercelli, uccidendo gli infelici abitanti, saccheggiando e distruggendo tutto, quindi Giustiniano se fosse stato vivo, sarebbe stato certamente ucciso; invece la lapide della tomba dice in latino ‘che varcò festoso la soglia del cielo’ e non parla di morte violenta. Inoltre questa lapide dice ancora che governò 16 anni, 6 mesi ed alcuni giorni; nei dieci esametri celebra con enfasi la santità di vita, la fedeltà alla giustizia, la gloria celeste del mistico ‘antistite’, padre della Chiesa vercellese e partecipe della schiera apostolica. Secondo vari studi, Giustiniano non deve essere nativo di Vercelli, probabilmente era allievo di s. Martino di Tours e quindi venuto da fuori città, ma accolto, accettato dalla popolazione, come un padre. In pratica fu vescovo insigne della città e guida dei chierici-monaci. La sua firma si leggeva nell’epistola sinodale del 451, con la quale i vescovi della provincia milanese aderivano alla dottrina cattolica contro l’eresia di Eutiche.


Il rito eusebiano commemorava s. Giustiniano il 21 marzo e lo invocava nelle proprie litanie. Nella serie iconografica dei primi quaranta vescovi di Vercelli, che era dipinta nell'antica basilica cattedrale, ora scomparsa, egli figurava come quarto successore del protovescovo s. Eusebio, ma il nome si leggeva sincopato in Iustianus, come nell'epistola sinòdale del 451, con la quale i vescovi della provincia milanese aderivano alla dottrina cattolica contro l'eresia di Eutiche, in cui tra le firme dei suffraganei, al terz'ultimo posto, è quella di Iustianus, vescovo di Vercelli. Il nome vero era peraltro Iustinianus, come si legge nella sua iscrizione sepolcralè, composta di dieci esametri celebranti con enfasi la santità di vita, la fedeltà alla giustizia e la gloria celeste del mistico antistite, padre della Chiesa vercellese e partecipe della schiera apostolica, che resse la diocesi sedici anni, sei mesi e alcuni giorni.
Durante il suo episcopato, nel 448, passò per Vercelli s. Germano, vescovo di Auxerre, diretto a Ravenna dove poco dopo mori. Trasportata in patria, la salma sostò brevemente in città, e fu detto che al suo ingresso nella cattedrale vercellese, che doveva essere consacrata in seguito a grandi lavori di restauro, le fiaccole e i ceri miracolosamente si accesero per indicare che ii santo, sebbene defunto compiva il rito della consacrazione.
Una tradizione locale, non priva di fondamento, sebbene qualche storico moderno non l'accetti, identifica il nostro Giustiniano con l'omonimo vescovo di Tours, del quale si legge una breve notizia nella Historia Francorum di s. Gregorio vescovo della stessa città.
Considerando che Giustiniano resse la diocesi vercellese sedici anni, sei mesi e alcuni giorni, come dice l'epitafio, collocando la sua morte non oltre il marzo del 452, l'inizio dell'episcopato cade verso la seconda meta del 435.
L'anno del decesso di Giustiniano non può essere posticipato perché altrimenti egli non sarebbe sfuggito al massacro delle orde unniche di Attila, che nella primavera del 452 invasero Milano, Pavia e altre città vicine compresa Vercelli, e dovunque saccheggiarono, depredarono e trucidarono gli infelici abitanti. L'epitafio non accenna a morte violenta, ma afferma che il santo vescovo "ovans penetravit limina coeli", cioè varcò festoso la soglia del cielo.
A confermare la tradizione vercellese possono contribuire in certo modo due versi dello stesso epitafio, dei quali uno dice: "Hunc veneranda suscepit ecclesia patrem", cioè la veneranda Chiesa vercellese ricevette, accolse, accettò per sé questo padre; la quale espressione sembra indicare una elezione non regolare, altrimenti l'autore degli esametri si sarebbe dovuto esprimere non con il verbo suscepit, ma con elegit, indicante la consúeta procedura di elezione del vescovo. L'altro verso dice: "Apostolicae numeratus in ordine turbae", che sembra si debba rettamente interpretare nel senso che Giustiniano fece vita monastica, allora detta vita apostolica. Egli inoltre, quasi a conferma di questa interpretazione, è celebrato nell'epitafio come mistico antistite, dedito dunque alla vita contemplativa, quale si professa appunto in monastero.
Qualcuno non riconosce il valore di questa interpretazione e ritiene che il verso indichi in Giustiniano semplicemente il vescovo, " membro della turba apostolica " in quanto i vescovi sono i successori degli apostoli. In questo caso bisogna dire che l'epitafio ripete troppe volte lo stesso concetto, già espresso con i termini di mistico antistite e di padre della Chiesa vercellese. La nostra interpretazione rende inoltre comprensibile la preferenza dimostrata dalla comunità verso il vescovo pellegrino, perché essa vide in Giustiniano il pastore che occorreva, dovendo il presule vercellese, secondo quanto scrisse s. Ambrogio, reggere il monastero e governare la diocesi; oltre all'ufficio pastorale comune a tutti i vescovi, egli doveva dirigere il.cenobio ecclesiastico fondato da s. Eusebio. In esso i chierici si esercitavano nella disciplina ascetica, attendevano agli studi, si preparavano al ministero, vivevano in comunità e osservavano una disciplina simile a quella dei monasteri. Per queste ragioni e concomitanze non sembra doversi facilmente respingere la tradizione che identifica il nostro Giustiniano con l'alunno di s. Martino di Tours, ed anzi si comprende come egli stesso preferisse trattenersi nella sede di Vercelli, che cosí bene rispondeva alle inclinazioni del suo spirito, piuttosto che insistere a Roma per la convalida di una elezione avvenuta in un ambiente inquieto e a danno del legittimo pastore calunniato.


Autore:
Ercole Crovella


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2002-10-07

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