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San Giovanni Soan di Gotò Gesuita martire in Giappone

6 febbraio

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† Nagasaki, Giappone, 5 febbraio 1597


L’elenco dei martiri appartenenti all’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti) è molto lungo; il loro eroismo e la fedeltà alla Chiesa, hanno caratterizzato nei secoli la Compagnia, presente in ogni Nazione.
E Giovanni Soan lo troviamo nel lontano Giappone; nacque nel 1578 da una famiglia cristiana, in una delle isolette dell’arcipelago di Gotò e da bambino fu affidato ai gesuiti, che in quell’epoca, sotto il regno di Luigi I, convertito al cristianesimo, operavano efficacemente in quelle sperdute isole.
Ma morto il re, il trono fu usurpato dal fratello idolatra, che approfittò del legittimo erede, Luigi II che era un minorenne.
Fomentato dai bonzi scatenò una persecuzione contro i cristiani, molte famiglie furono costrette a rifugiarsi a Nagasaki, compresa quella dei Soan.
A quindici anni, Giovanni chiese di entrare nella Compagnia di Gesù, ma fu accettato solo come catechista e per un periodo di prova, fu affiancato come aiuto al padre Pietro de Mareçon e insieme, esercitò il suo compito nell’isola di Scicki e poi ad Osaka.
Rinnovò in seguito la sua domanda e fu accolto come novizio e aggregato ai padri Paolo Miki e Giovanni Kisai, dai quali non si separò più.
La persecuzione contro i cristiani raggiunse il loro gruppo, furono arrestati e condotti a Meaco, dove Giovanni Soan subì il taglio di un pezzo dell’orecchio sinistro, trasportato su di un carro per le vie della città, esposto al disprezzo dei pagani, finché raggiunse la prigione di Nagasaki.
Alla vigilia della sua morte, ebbe la consolazione di pronunciare i voti religiosi come gesuita; portato sulle colline che sovrastano Nagasaki, abbracciò la croce che gli era stata assegnata per esservi legato ed innalzato.
Questo giovane di appena 19 anni, dimostrò nel martirio, una forza d’animo incredibile, mandò a salutare padre Mareçon, tramite un cristiano presente tra la folla; confortò il proprio padre, che si era avvicinato mentre lo legavano alla croce e fra i due ci furono parole di esortazione reciproca e di affermazione della propria fede cristiana; Giovanni gli consegnò il suo rosario, l’eroico padre non si allontanò finché il figlio non venne trafitto con le lance e trapassato il cuore, bagnandosi del suo sangue, era il 5 febbraio 1597.
Con lui morirono anche i gesuiti Paolo Miki e Giovanni Kisai; ma su quelle colline non furono i soli a morire martiri, centinaia di cristiani e religiosi trovarono la morte bruciati vivi, impalati, trafitti da lance, crocifissi.
Il gruppo fu beatificato il 3 luglio 1627 e canonizzato il 9 giugno 1862. La festa religiosa è al 6 febbraio.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2002-10-10

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