Beati DAVIDE OKELO e GILDO IRWA, i martiri di Paimol "Siete disposti ad andare a Paimol? Sapete bene che la gente di quel paese è tanto cattiva e tu Gildo sei tanto piccolo!". "Davide però è grande - rispose - e noi staremo insieme". "Ma se vi ammazzeranno?". "Andremo in paradiso! C'è già Antonio - soggiunge Davide - io non temo la morte. Gesù non è morto per noi?". "Io ero commosso - testimonia P. Cesare Gambaretto, il missionario comboniano del distretto di Kitgum, nel Nord Uganda - quasi presentivo qualcosa, ma mi scosse Gildo". "Padre, non temere. Gesù e Maria sono con noi!". Inizia così il cammino di fede che porterà al martirio Davide Okelo e Gildo Irwa, due giovani neo-cristiani. Era la festa di Ognissanti - I° novembre 1917 - a Kitgum - in territorio Acholi nel nord Uganda. Davide Okelo e Gildo Irwa sono due catechisti molto giovani, da poco convertiti al cristianesimo, battezzati il 6 giugno 1916 e cresimati il 15 ottobre dello stesso anno. Sono legati da una profonda amicizia e dall'entusiasmo giovanile di una comune missione, quella di insegnare la religione cristiana ai loro connazionali. Antonio, catechista di Paimol, è morto e Davide, suo fratello, chiede al P. Gambaretto se ha uno da mandare al suo posto. "Non ho nessuno', è la risposta. Il giorno dopo Davide si presenta con Gildo e gli dice "Padre, se vuoi, andiamo noi due a Paimol". P. Cesare resta sorpreso, espone loro le difficoltà reali di Paimol e cerca di dissuaderli. Poi, come per guadagnare tempo, dice:"Venite domani. Vedremo". I due si presentano il giorno seguente con le loro stuoie e coperte, pronti a partire. Era risaputo che la regione attorno a Paimol era in subbuglio. La Gran Bretagna usava le maniere forti per imporre il suo Protettorato e obbligava gli uomini a turni di lavoro forzato, provocando forti reazioni tra la gente. I Missionari Comboniani, arrivati nel 1915 nella zona Acholi di Kitgum nel Nord Uganda, erano impegnati nel lavoro di evangelizzazione, coadiuvati da alcuni catechisti nella prima istruzione cristiana dei catecumeni nelle zone non ancora raggiunte dal missionario. C'erano molte difficoltà, alcune create dalla prima guerra mondiale, altre dalla peste, dal vaiolo e dalla carestia. Per i responsabili della religione tradizionale (i cosiddetti stregoni), l'arrivo della nuova religione era la causa di tutte le disgrazie. Sorsero movimenti anticristiani e anticoloniali, promossi dagli stregoni e appoggiati da gruppi di rivoltosi locali (Adui) e da musulmani (Abas) che vedevano minacciati i loro commerci di avorio e di schiavi. Le lotte tribali intestine e le azioni di guerriglia contrastavano fortemente sia l'avanzata dello straniero dominatore che l'attività missionaria, e promuovevano il rigetto di tutto ciò che era "nuovo" rispetto agli usi e tradizioni del paese. La rivolta politica fu soffocata dalle autorità britanniche nel 1919. Ma nel frattempo Davide e Gildo erano stati uccisi il fine settimana tra il 18-20 ottobre 1918, martiri della fede in Cristo. A Paimol Davide e Gildo condividevano la stessa capanna. Testi oculari riferiscono:"Facevano solo il loro dovere di insegnare il catechismo"."Io pure - afferma un altro testimone - andai da loro per essere istruit o nel catechismo. Si comportavano bene e tutta la gente voleva loro bene". Un catechista che insegnava in un villaggio vicino a Paimol ha lasciato una bella testimonianza del loro servizio. "Non c'era alcuna cosa; cattiva nel loro lavoro. I ragazzi andavano volentieri da loro. E tutta la gente del villaggio, senza eccezione, li amava per il bene che facevano, poiché essi inse-~ gnavano ai ragazzi e procuravano che fossero puliti. Le mamme erano assai contente dei catechisti che) aiutavano i loro ragazzi e anche i papà erano contenti. Erano totalmente dediti all'adempimento del loro dovere, finché non li uccisero senza che avesser commesso alcunché di male. Morirono nell'adempimento esatto del loro insegnamento". Furono trafitti con le lance da Okidi e Opio, due Adu (rivoltosi che avevano preso le armi contro i cap imposti dalle autorità coloniali). Prima di ucciderli cercarono di convincere Davide e Gildo a lasciare i paese e I'insegnamento del catechismo e tornarsene a loro villaggi. Avrebbero avuto salva la vita. Rifiutarono. A Gildo fu fatto cenno di fuggire. Ma egli rispose: "Abbiamo lavorato nella stessa opera se è necessario morire, bisogna morire insieme". Quando furono portati fuori del villaggio per esser trucidati, Davide piangeva. Fu rassicurato dal piccol Gildo "Perché piangi. Muori senza motivo; non ha fatto male a nessuno". Era poco prima dell'alba del fine settimana 18-20 ottobre 1918. Davide Okelo aveva 16-18 anni e Gildo Irw 12-14 anni. Alcuni missionari considerarono da subito la morte dei due giovani non solo come conseguenza dell'odio verso lo straniero, ma soprattutto del rigetto della nuova religione. Anche la gente di Paimol espresse la stessa convinzione e venerazione per i suoi martiri. Le testimonianze raccolte tra i cattolici, i protestanti e i pagani di Paimol, tra i quali c'era anche uno degli uccisori, parlano chiaramente di martirio. Parlano di due giovanissimi catechisti africani che si offronospontaneamente al servizio dell'evangelizzazione e sacrificano volontariamente la vita piuttosto che rinnegare la fede e fuggire davanti ai loro uccisori. Il 23 aprile 2002 il Papa ha dato il suo assenso a questa visione della storia di Davide e Gildo, li ha riconosciuti martiri e li ha proposti alla venerazione dei fedeli. La beatificazione è avvenuta in Piazza S. Pietro il 20 ottobre 2002, Giornata Missionaria Mondiale. Il ruolo del Catechista oggi La storia dell'avvento e della crescita del cristianesimo in Uganda si imbatte da subito nella figura del catechista, la persona che ha avuto il ruolo più importante nella diffusione della parola di Dio nei villaggi e nelle comunità cristiane. In effetti i catechisti hanno rappresentato, e tuttora rappresentano, il più stretto legame tra i sacerdoti e le piccole comunità, perché essi vivono tutto il tempo con la gente e altrettanto bene conoscono i luoghi dove abitano. Anche oggi continuano ad essere indispensabili nella crescita e nel sostegno delle parrocchie e delle cappelle. Infatti garantiscono il contatto immediato con la gente del posto e l'organizzazione del lavoro pastorale nelle loro comunità. Senza di loro, i sacerdoti troverebbero veramente arduo poter condurre avanti il lavoro pastorale nelle loro parrocchie. I catechisti quindi, tanto sono vitali per la comunità cristiana, quanto sono i riconosciuti leaders del loro popolo: insomma punto di riferimento in ogni tempo ed evenienza. Si capisce allora che in questa parte del paese, concretamente nell'Arcidiocesi di Gulu, tra il 1986 e il 2002, almeno 66 abbiano perso la vita nell'esercizio del loro ministero. La drammaticità dei numeri non scoraggia però lo sforzo intrapreso per la loro formazione. Al momento, 630 di loro sono attivamente presenti sul campo.
(Una diversa versione della biografia dei due martiri e' disponibile nella scheda agiografica del Beato Gildo (Jildo) Irwa).
Spunti bibliografici a cura di
LibreriadelSanto.it
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SugarCo, 2008 - 184 pagine
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I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI,
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Come riconoscere i santi e i patroni nell'arte e nelle immagini popolari,
Jaca Book, 2007 - 237 pagine
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Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa,
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- Dardanello Tosi Lorenza,
Storie di santi e beati e di valori vissuti,
Paoline Edizioni, 2006 - 208 pagine
- Butler Alban,
Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario,
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- Giusti Mario,
Trenta santi più uno. C'è posto anche per te,
San Paolo Edizioni, 1990 - 220 pagine
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Aggiunto il 2002-10-12
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