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Beato Liberato Weiss e compagni Martiri francescani

3 marzo

Konnersreuth, Baviera, 4 gennaio 1675 - Gondar, 3 marzo 1716

Martirologio Romano: Presso Gondar in Etiopia, beati Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori e martiri, che morirono lapidati per la fede cattolica.


Ci fu un tempo in cui ci si accapigliava e ci si uccideva semplicemente in nome di idee contrastanti sulla persona di Gesù. E’ quello che succede ancora oggi, anche se sulla base di altre argomentazioni, quando la religiosità autentica cede il passo all’integralismo, al fanatismo e all’intolleranza. Ne abbiamo un esempio nella vita dei Frati Minori Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli, che nel 1716 coronarono con il martirio la loro testimonianza cristiana e la cui morte non è da imputarsi agli “infedeli” o ai pagani, ma agli stessi fratelli di fede, se pur eretici. Weiss è di origine bavarese, Marzorati varesotto di Biumo Inferiore ed il terzo (il cui cognome è ancora incerto) di Zerbo, in provincia di Pavia: il caso, l’ubbidienza francescana o la Provvidenza li fanno incontrare e li associano in un’impresa che, umanamente parlando, a dir fallimentare è davvero poco. Liberato Weiss, giovane sacerdote ventottenne, nel 1703 si offre come missionario per l’Etiopia, dove c’è bisogno, su esplicita richiesta del re, di sacerdoti cattolici per contrastare la predicazione monofisita, cioè delle chiese che si rifanno ad una eresia vecchia di quasi 1400 anni, e come tale condannata dal Concilio di Calcedonia, in base alla quale in Cristo non ci sarebbero le due nature (umana e divina), ma soltanto quella divina. Liberato si imbarca con sette compagni, ma non mette neppure piede in Etiopia, per via di una insurrezione contro il re che ha chiamato i missionari. Sei anni di viaggio lungo la riva del Nilo, aspettando che la situazione cambi, senza mai raggiungere la meta; dei suoi sette compagni alcuni desistono e ritornano in patria, altri muoiono, e alla fine anche lui, rimasto solo con Michele Pio, ritorna in Egitto. Un anno dopo si decide di raggiungere l’Etiopia attraverso la via del Mar Rosso ed a Liberato e Michele Pio si aggiunge Samuele Marzorati. Questa volta la spedizione è più fortunata: partiti il 3 novembre da Il Cairo, i tre raggiungono la capitale dell’Etiopia il 20 luglio dell’anno successivo. La situazione politica e religiosa è però sempre turbolenta e devono praticamente vivere in clandestinità: per ordine del nuovo re, che teme disordini: non possono predicare, non possono discutere questioni religiose, neppure possono dichiararsi missionari cattolici mandati da Roma, perché c’è una profonda diffidenza verso i “romani”, e gli europei in genere sono poco graditi. Si limitano così a studiare la lingua del luogo, a curare i malati e a sperare…che dall’Europa si ricordino di loro. I tre, infatti, hanno la sensazione di essere stati dimenticati da Dio e dagli uomini: i soldi da Propaganda Fide arrivano con il contagocce, e comunque in modo insufficiente non solo per acquistare le medicine di cui avrebbero bisogno per curare i malati, ma addirittura per il loro sostentamento. Si aggiustano come possono, Liberato fa l’orefice, ma la situazione è tale da creare anche tensioni fra di loro, soprattutto fra Liberato e Samuele. Odiati di cuore dal popolo, individuati come “missionari di una religione cattiva”, oggetto di calunnie e di false dicerie, praticamente isolati, vengono infine arrestati e processati il 2 marzo 1716. Confessano apertamente di essere missionari cattolici, rifiutano con decisione la circoncisione in cambio della quale avrebbero salva la vita, contestano ai loro accusatori di essere “cristiani di nome e non di fatto”. Inevitabile la loro condanna a morte mediante lapidazione, eseguita il 3 marzo sulle rive del torrente Angareb. E’ un monaco ad incitare l’avvio della lapidazione, dichiarando “maledetto, scomunicato e nemico della Vergine Maria” chi non tirerà contro di loro almeno cinque pietre. I tre muoiono dopo un intenso abbraccio e la vicendevole assoluzione, testimoni dell’autenticità del Cristo non con la predicazione, ma con il loro sangue. Giovanni Paolo II° li ha beatificati a Vienna il 20 novembre 1988.

Autore: Gianpiero Pettiti





Lungo i secoli vi sono stati tanti tentativi dei missionari cattolici, di poter penetrare nei territori a religione musulmana, per portare il Vangelo anche lì, ma gli sforzi si sono dimostrati in buona parte inefficaci, vista la intolleranza religiosa che ha caratterizzato il sempre presente estremismo islamico.
E in base a questo estremismo più o meno autorizzato dalle autorità del momento, che i nostri missionari hanno dovuto pagare un tributo di sangue costante, in particolare l’Ordine Francescano.
Anche Liberato Weiss era un francescano, nato a Konnersreuth in Baviera (Germania) il 4 gennaio 1675; entrò nell’Ordine dei Frati Minori nel convento di Graz della provincia austriaca di S. Bernardino, il 13 ottobre 1698.
Fu ordinato sacerdote a Vienna il 14 settembre 1699. Nel 1703 il Commissario generale dell’Ordine chiedeva alle province di presentare dei missionari adatti per l’Etiopia, richiesti dal re di quel Paese.
Liberato Weiss subito si offrì e fu accettato da ‘Propaganda Fide’, venne inviato in Etiopia insieme ad altri sette missionari, guidati da padre Giuseppe da Gerusalemme; essi lasciarono Il Cairo in Egitto il 14 gennaio 1705, per raggiungere la carovana dei mercanti che si recava in Etiopia.
In giugno giunsero a Debba nel Sudan dove incontrarono i soldati in piena ribellione al re di Sennar, questo impedì il loro proseguire e per sfuggire alle violenze dei rivoltosi, il 21 agosto 1705 si rifugiarono ad Allefun, che era rispettata a causa di un famoso santuario musulmano, lì esistente.
Rimasero lì fino al 31 marzo 1708, quando furono chiamati a Sennar dal re, che aveva vinto i ribelli. Degli otto iniziali missionari erano rimasti solo tre: Giuseppe da Gerusalemme, Liberato Weiss, Michele Pio da Zerbo, mentre alcuni erano ritornati al luogo di partenza l’Egitto e alcuni erano invece morti.
A maggio 1709, morì il capo guida padre Giuseppe da Gerusalemme e così rimasti solo in due, gli altri il 30 giugno 1710, ritornarono anch’essi in Egitto. Padre Michele Pio nella sua funzione di segretario del capo guida, descrisse in iscritto il viaggio apostolico che era durato dal 1704 al 1710, lungo la via del Nilo, fermatosi nel Sudan, purtroppo senza raggiungere l’Etiopia.
Propaganda Fide decise di fare un altro tentativo per la via del Mar Rosso e il 20 aprile 1711, incaricò Liberato Weiss come prefetto apostolico, Michele Pio da Zerbo e Samuele Marzorati da Biumo della provincia francescana di Milano, di intraprendere il nuovo viaggio.
Il gruppo partì da Il Cairo il 3 novembre 1711, giungendo il 20 luglio 1712 a Gondar capitale dell’Etiopia, dove furono bene accolti dal re. Ma la situazione generale del regno etiope non era tranquilla, gli europei erano poco graditi e il re Justos era fortemente contrastato, quindi i missionari dovevano stare quasi nascosti in attesa che la situazione migliorasse.
Si diffusero dicerie su di loro e sulla religione professata, per cui il re, prima non diede ascolto ma poi per evitare ulteriori discordie, li mandò in altra provincia, il Tigré. Dopo la loro partenza il re Justos si ammalò e di questo approfittarono i suoi avversari che incoronarono David figlio di un altro re.
I missionari furono richiamati a Gondar dagli usurpatori, processati, furono condannati a morte in ‘odio alla fede’, il 3 marzo 1716 furono lapidati nella piazza Abbo.
Il processo informativo per la loro beatificazione si tenne a Vienna, provincia francescana d’origine del padre guida della spedizione Liberato Weiss, negli anni 1932-33.
Sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 20 novembre 1988 a Vienna, durante il suo viaggio in Austria.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2008-12-08

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