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San Vincenzo Do Yen Sacerdote domenicano, martire

30 giugno

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Nam Dinh, 1764 - 30 giugno 1838

Martirologio Romano: Nella città di Hải Dương nel Tonchino, ora Viet Nam, san Vincenzo Đỗ Yến, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che morì decapitato sotto l’imperatore Minh Mạng in odio alla fede cristiana.


Yen nacque in una famiglia cristiana nel villaggio di Tra-Lu della prefettura di Nam Dinh, nell’anno 1764, al battesimo cristiano gli fu dato anche il nome di Vincenzo, come era consuetudine missionaria a quell’epoca.
Appena giovane entrò nella “Casa di Dio”, una forma di seminario locale, venendo consacrato sacerdote nel 1798 dal beato Ignazio Delgado, Vicario Apostolico nel Tonchino Orientale.
Nel 1798 venne emanata una persecuzione contro i cristiani da parte di Canh-Thinh, che proseguì anche nel 1799, quando Dô-Yên venne catturato e messo in carcere con la gogna al collo; grazie alla somma di denaro offerta dai suoi fedeli ai mandarini, dopo un mese venne liberato.
Volendo raggiungere una maggiore perfezione, volle fare la professione nell’Ordine dei Predicatori, il 22 luglio 1808, come figlio del convento di Manila; testimonianze reali lo descrissero come uomo dotato di meravigliosa dolcezza di carattere; misericordioso senza limiti; portatore di singolare bellezza, indole angelica riflessa nella nobiltà del fisico e nella bellezza del volto.
Yen (Dô-Yên) risiedeva nel villaggio di Ke Sat ove reggeva l’importante parrocchia con una fiorente comunità cristiana e là venne sorpreso dalla persecuzione di Minh Mang, il quale con l’editto del 1832, obbligava i cristiani del luogo a distruggere con le loro mani, la chiesa e la casa della Missione.
I fedeli di Ke Sat dopo la distruzione, ospitarono segretamente nelle loro case il domenicano, per oltre sei anni. Nel Tonchino Orientale non si era giunti a spargimenti di sangue, finché il terribile Minh Mang nel 1837, non strigliò con rimproveri, il governatore Trinh Quang Khanh, perché troppo tiepido con i cristiani, per cui questi infuriato si prefisse di stroncare il Cristianesimo.
A febbraio 1838, i mandarini cominciarono ad aggirarsi con i soldati, per tutta la provincia; giunta la notizia di una prossima rappresaglia contro il villaggio per aver ospitato il padre domenicano, questi decise per evitare sofferenze alla popolazione, di fuggire a Buong.
Ma qui, tratto in inganno, venne denunciato da un pagano, così l’8 giugno del 1838 venne catturato, messo in catene e gogna e trasferito a Hai Duong capitale della provincia. L’11 giugno fu interrogato dai giudici e gli fu suggerito dal suo amico il medico Han, di dichiararsi dottore invece che sacerdote per aver salva la vita; ma Yen rifutò non volendo accettare la grazia al prezzo di menzogna e rinnegando il suo stato di consacrato.
Indeciso, il governatore chiese al re, se poteva spostare il prigioniero nella provincia meridionale, di cui il padre domenicano era originario; il re invece stabilì il 20 giugno 1838, che “la testa di Dô-Yên sia tagliata, non v’è motivo di consegnarlo alla provincia meridionale”.
Trascorse in carcere dieci giorni, più libero dalle catene, assistito dal medico Han suo amico e ricevendo i fedeli ammessi alla visita. Il 30 giugno 1838, arrivò l’ordine dell’esecuzione e il vecchio domenicano con un sorriso sul bel volto, si avviò al supplizio con gioia, costituendo l’ammirazione di quanti lungo il percorso, assistevano al passaggio.
Arrivato sul luogo prescelto si stese su una stuoia con un cuscino, preparata dai fedeli e dopo una fervorosa preghiera, porse la testa al carnefice che con il primo colpo di spada, la fece rimbalzare lontano.
Le sue vesti e tutto quel sangue fu raccolto devotamente dai fedeli; il corpo fu sepolto sotto il pavimento della distrutta chiesa di Tho Ninh; aveva 74 anni.
Fu beatificato da papa Leone XIII il 27 maggio 1900 e canonizzato da Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988. Festa il 30 giugno.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-10-31

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