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Beato Luigi della Consolata (Andrea Bordino) Fratello cottolenghino

25 agosto

Castellinaldo, Cuneo, 12 agosto 1922 Torino, 25 agosto 1977

Cresce in un ambiente di Messa quotidiana, di recita del Rosario, di pratica sacramentale e soprattutto di relazione con suore e sacerdoti di alta qualità spirituale. In questo sano ambiente familiare egli matura un’identità cristiana forte. Nel 1942, a vent'anni, fu arruolato nel IV Reggimento di Artiglieria Alpina e in piena estate parte per il fronte russo. Incaricato delle vettovaglie, Andrea, però, non sarà mai in prima linea né parteciperà agli scontri diretti. Dopo aver patito fame, sete e ogni sorta di privazione nei vari campi di concentramento anche in Siberia, riesce alla fine della guerra a tornare in patria, insieme al fratello. Dopo l'esperienza bellica, Andrea sente il fascino della vita religiosa e il desiderio di consacrarsi al servizio dei sofferenti. Il 23 luglio 1946 fa così il suo ingresso al Cottolengo. Al postulandato inizia una vita di preghiera e di pratica della carità, assicurando l'igiene dei malati, le medicazioni, l'assistenza ai pazienti gravi, la pulizia dei barboni e dei malati immobilizzati a letto. Si presta volentieri a lavare i piatti, pulire i pavimenti, lavorare nei campi. Dopo un anno entra in noviziato e indossa per la prima volta l'abito dei religiosi cottolenghini, sulla cui talare nera è appuntato un cuore di panno rosso all'altezza del petto, a sinistra. Alla vestizione Andrea prende il nome di fratel Luigi della Consolata. Nel gennaio del 1966 la professione perpetua. Chiamato il gigante buono per la sua corporatura robusta, si presta volentieri a ogni tipo di servizio. Di poche parole, con il sorriso e il volto sereno, riusciva a infondere sicurezza e fiducia. Diviene presto l'infermiere più richiesto dagli ammalati, dalle suore, dai medici, perché esperto, efficiente, sicuro, riservato. Colpito da leucemia, fratel Luigi si addormenta piamente nel Signore il 25 agosto 1977, a 55 anni. Solennemente è stato beatificato a Torino il 2 maggio 2015.



Bordino era nato da una famiglia di vignaioli a Castellinaldo (Cuneo) il 12 agosto 1922. Più propenso allo sport che allo studio, Andrea (il nome Luigi lo prenderà quando vestirà l’abito religioso), dal fisico atletico, diventa campione di pallone elastico, uno sport molto seguito nelle sue terre e si forma cristianamente fra le mura domestiche, la parrocchia e l’Azione Cattolica. «Tra i filari non sentiva la fatica, nelle gare nessuno riusciva a batterlo e le coetanee non avevano occhi che per lui» ha scritto il giornalista Carlo Cavicchioli.
A Vent’anni Andrea viene reclutato tra gli artiglieri alpini della divisione «Cuneese», destinata al fronte russo. Lui è addetto al vettovagliamento. Ma ecco gli orribili giorni  della  ritirata (le truppe dell’Armir sono accerchiate dalla controffensiva sul Don) in quell’inferno di ghiaccio e di sovrumano dolore che fu la campagna di Russia. La sconfitta e la resa portarono fame, distruzione  e «morte bianca».
Andrea cade prigioniero, insieme a suo fratello Risbaldo, il 26 gennaio 1943. Approda prima agli orrori dei lager siberiani e poi nei campi della Mongolia. Ma non bada a se stesso, bensì agli altri e nel lazzaretto del campo 19/3 di Pactarol si prende cura di infettivi e moribondi. Con i suoi compagni cammina per lande e steppe gelate, su sentieri costeggiati di morti e proprio in quel tempo matura la sua vocazione religiosa.
È fra i pochi a rivedere la sua famiglia, la sua terra e, non più abituato ad un letto, dorme per un po’ sul pavimento: ritornare alla vita non è davvero cosa semplice. Il 23 luglio 1946 bussa alla porta del Cottolengo di Torino. Diventa fratel Luigi della Consolata. Le sue giornate si dipanano nella preghiera e nel servizio ai malati: è l’infermiere più richiesto dal corpo medico e dai pazienti delle corsie, sia per le sue capacità professionali, sia per la sua carica umana, apostolica. Incarna in tutto e per tutto il «Caritas Christi urget nos» del Cottolengo. Il suo atteggiamento verso i malati è lo stesso che ha di fronte all’Eucaristia.
Poi, improvvisa, la malattia. Ha 55 anni quando egli stesso diagnostica la leucemia che lo assale. Inizia un calvario di immane sofferenza, accompagnato dalla sua serena e forte lode a Dio. Morirà il 27 agosto 1977. Il suo biografo, fratel Domenico Carena, nonché vicepostulatore della causa, ha scritto di lui: «Fratel Luigi non ha solo seguito Cristo, ma si è identificato in lui e per questo ne ha irradiato l’amore tra i poveri che ha servito».
La Positio (vita, opere, testimonianze e documenti) è composta da ben 1650 pagine: ad appena 13 anni dalla sua morte (1977) furono interrogati dieci testimoni in 9 sessioni e il 21 gennaio 1991 fu aperto il processo diocesano  e vennero interrogati 48 testimoni de visu in 52 sessioni. Fra i testi 6 sacerdoti, 5 religiosi, 10 religiose e 21 laici. Il processo diocesano si è chiuso il 17 novembre 1993 ed è stato approvato il 20 aprile 1994. Papa Giovanni Paolo II il 12 aprile 2003 ha dichiarato Fratel Luigi “Venerabile”. Infine, sabato 2 maggio 2015, a Torino il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha presieduto la cerimonia di beatificazione. La memoria liturgica del novello Beato Luigi Bordino è stata fissata al 25 agosto, anniversario della nascita al Cielo.

Autore: Cristina Siccardi

 


 

Andrea Bordino nacque a Castellinaldo (provincia di Cuneo e diocesi di Alba) il 12 agosto 1922, a sette anni ricevette la prima comunione e a 13 anni la cresima, completate le scuole elementari, aiutò il padre nel lavoro delle vigne nelle Langhe; atletico ed esuberante, trascorse la sua adolescenza tra la parrocchia ed il lavoro, si formò cristianamente con l’amicizia del viceparroco di Castellinaldo, il quale visto le ottime doti e disponibilità, lo nominò a 19 anni, presidente dell’Azione Cattolica della parrocchia.
Nel gennaio 1942, a 20 anni fu arruolato nell’artiglieria alpina della ‘Cuneense’, coinvolto anche lui nella grande sconsideratezza della II Guerra Mondiale; dovette partire, insieme al fratello per la tristemente famosa “Campagna di Russia”, dove oltre i pericoli e le sofferenze per l’inadeguatezza delle truppe italiane per quel clima gelido, dovette subire l’umiliazione della prigionia, infatti ad un anno dal loro arrivo i due fratelli furono fatti prigionieri a Valuiki e le loro sorti si divisero.
Andrea Bordino fu inviato in Siberia, nel famigerato “Campo 99”; ridotto ad una larva umana, fra tanta disperazione che provocò la morte di decine di migliaia di alpini, si prodigò per quel che poteva, a dare conforto discreto, umano e cristiano ai morenti, sofferenti e sopravvissuti.
Continuò in quest’opera di carità anche quando fu trasferito nell’Uzbekistan, tra gli ammalati agonizzanti isolati nelle baracche perché infetti; rifiutò per due anni ogni vantaggio personale, confortato dalla presenza del ritrovato fratello anch’egli prigioniero e addetto alle cucine.
Con il cessare della guerra, i due fratelli rientrarono in Italia nell’ottobre 1945; le terribili esperienze e la visione della morte di tanti giovani compatrioti, segnarono per sempre Andrea Bordino, che una volta libero e ripreso le forze sufficienti, decise di dedicarsi proprio alle persone colpite dalla malattia e dal dolore, nel suo cuore sbocciò la vocazione alla carità.
Il 23 luglio 1946, bussa così alla porta della “Piccola Casa della Divina Provvidenza” cioè al ‘Cottolengo’ di Torino, con l’intento di donarsi agli altri come laico consacrato.
Il 23 luglio 1947 iniziò il noviziato e nel 1948 emise la professione religiosa fra i Fratelli di s. Giuseppe Cottolengo o ‘Fratelli Cottolenghini’, dediti alla cura e all’assistenza dei tanti ricoverati dell’Istituto, fondato nel 1832 da s. Giuseppe Benedetto Cottolengo, affetti dalle più disparate malattie, deformità e disabilità fisiche e psichiche; assumendo il nome di Fratel Luigi della Consolata.
Frequentò negli anni 1950-51 un corso di scuola infermieristica con grande profitto e incominciò a lavorare nel settore ortopedico e chirurgico del ‘Cottolengo’; infermiere e anestesista di eccezionale bravura, fu pioniere tra i donatori di sangue, divise il proprio tempo con gioia, tra i sofferenti ed i disgraziati che lo circondavano in continuazione.
A sera si dedicava ai poveri che venivano dalla città e dintorni, lavando e curando piaghe di ogni tipo, perché in loro, specie i più gravi, vedeva Gesù sofferente. Dal 1959 al 1967 ebbe dai suoi confratelli e dal cardinale Pellegrino, arcivescovo di Torino, cariche di responsabilità fra i ‘Fratelli Cottolenghini’ e nella direzione della stesso ‘Cottolengo’.
Nel giugno 1975, sentendosi poco bene si sottopose a delle analisi, che diagnosticarono una leucemia mieloide, malattia che egli conosceva bene e il cui esito era fatale. Fratel Luigi senza disperazione, benedisse la Provvidenza con la preghiera cottolenghina “Deo gratias”, per due anni gestì la sua dolorosa malattia come fosse di un altro, finché il 25 agosto 1977 chiuse santamente la sua vita e come atto supremo di donazione offrì le cornee a due non vedenti; erano gli unici organi del suo corpo rimasti sani.
Dal 1993 è in corso il processo di beatificazione. Del 12 aprile 2003 è il titolo di Venerabile di questo gigante dell’anima e del corpo, che venuto dal freddo della Siberia, donò la sua intera vita durata 55 anni, a lenire le sofferenze altrui, specie degli ultimi, nello spirito della carità di Cristo. Fratel Luigi Bordino è stato beatificato il 2 maggio 2015. La cerimonia di beatificazione, presieduta dal card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione per le cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio), si è svolta a Torino, nello spazio antistante la chiesa del Santo Volto: vi hanno partecipato quasi 4.000 fedeli. Nelle prime file c'erano tante “penne nere” giunte da tutto il Piemonte, ma soprattutto tante persone malate e disabili, gli amici prediletti di fratel Luigi. “Sacrificio, dedizione, modestia, generosità, affabilità sono tutte piccole virtù che fioriscono sull'albero santo della carità”, ha osservato il card. Amato durante l'omelia, “è questa l'eredità che fratel Bordino ci lascia, non a parole ma attraverso il suo luminoso esempio”.


Autore:
Antonio Borrelli


Note:
Per approfondire: www.fratelluigibordino.it

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Aggiunto/modificato il 2015-05-07

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