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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > San Cremete (o Chremete) Condividi su Facebook

San Cremete (o Chremete) Abate

Festa: 6 agosto

† Francavilla di Sicilia, Messina, intorno al 1099.

La sua esistenza si colloca in un periodo di profonde trasformazioni per l'isola, segnato dal passaggio dalla dominazione araba a quella normanna. Ritiratosi in gioventù a condurre vita eremitica tra le pendici dell'Etna e la foresta di Placa, Cremete seppe mantenere viva la fiamma della spiritualità basiliana in un contesto storico ostile. Con l'arrivo del Conte Ruggero I d'Altavilla, l'eremita uscì dal suo isolamento per diventare promotore di una rinascita cenobitica, ottenendo nel 1092 la concessione per fondare il monastero di San Salvatore della Placa. 

Etimologia: Dal greco Chremetes, nome proprio di persona, forse legato a chrismà (unzione) o a chrema (bene, cosa).

Emblema: Abito monastico basiliano, barba, talvolta raffigurato mentre offre selvaggina al Conte Ruggero o in preghiera tra le rocce dell'Etna.


Le notizie sulle origini di Cremete (o Chremete) sono frammentarie, come spesso accade per i protagonisti del monachesimo italo-greco. Nato in Sicilia nel corso dell'XI secolo, in un'epoca in cui l'isola era sotto la dominazione saracena, egli scelse fin da giovane la via della radicale sequela evangelica. Abbandonati gli insediamenti urbani, si ritirò a condurre vita eremitica tra le pendici dell'Etna e la foresta di Placa, in una zona impervia e ricca di anfratti naturali. Qui, seguendo il modello dei Padri del deserto, trascorse anni in preghiera, penitenza e solitudine, custodendo la fede cristiana e la tradizione liturgica greca in un territorio dove le istituzioni ecclesiastiche erano state quasi completamente smantellate.

L'incontro con il Conte Ruggero e la fondazione
La svolta nella vita di Cremete avvenne con la conquista normanna della Sicilia. Quando il Conte Ruggero I d'Altavilla, dopo aver sconfitto i musulmani, consolidò il suo potere sull'isola, l'eremita decise di uscire dal suo volontario esilio. Secondo la tradizione agiografica, Cremete si presentò al sovrano per chiedergli aiuto nella ricostruzione del diroccato cenobio che sorgeva nella zona della Placa. Come gesto di omaggio e di pace, gli offrì in dono della selvaggina viva, simbolo della natura selvaggia che aveva dominato e ora sottometteva al servizio della comunità.
Ruggero I, noto per la sua politica di sostegno alle istituzioni religiose che potessero garantire stabilità al regno, accolse favorevolmente la richiesta. Nel 1092 emanò un diploma di concessione con cui assegnava a Cremete il feudo della Placa e i dintorni, autorizzando la ricostruzione del monastero e della chiesa annessa, dedicati al Santissimo Salvatore. Cremete, da semplice eremita, divenne così il primo egumeno della nuova comunità monastica, guidandola secondo la regola di San Basilio Magno.

Gli ultimi anni e la morte
Sotto la guida di Cremete, il monastero di San Salvatore della Placa (noto in seguito anche come La Badiazza) divenne un importante centro di spiritualità, cultura e agricoltura, contribuendo alla rinascita economica e religiosa della Valle Alcantara. L'abate seppe armonizzare la sua vocazione contemplativa con le nuove responsabilità istituzionali, mantenendo un rigoroso tenore di vita monastico.
Cremete morì intorno al 1099, lasciando una comunità consolidata e un'eredità spirituale destinata a durare nei secoli. La sua memoria liturgica fu fissata al 6 agosto, giorno dedicato alla Trasfigurazione del Signore, in stretta connessione con la dedicazione del monastero al Santissimo Salvatore.

Il monastero di San Salvatore della Placa
La fondazione voluta da Cremete e Ruggero I divenne un punto di riferimento per il monachesimo basiliano in Sicilia. Il complesso, fortificato nei secoli successivi, svolse un ruolo cruciale nella preservazione della lingua e della liturgia greca nell'isola.

Reliquie e culto
Il corpo di San Cremete è conservato in un reliquiario che presenta un'iscrizione in lingua greca, testimonianza della sua appartenenza alla tradizione italo-greca. Le reliquie sono oggetto di particolare venerazione a Francavilla di Sicilia e, periodicamente, vengono portate in processione anche a Moio Alcantara, a testimonianza del suo patronato sulla Valle Alcantara.

La questione onomastica
In alcuni documenti storici e trascrizioni successive, il nome di Cremete è stato erroneamente riportato come Clemente. Studi filologici e l'analisi dell'iscrizione greca sul reliquiario hanno tuttavia confermato che la dicitura originale è Chremete (o Cremete), un nome proprio di persona di origine greca, distinto dal più noto papa Clemente.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Purtroppo di questo santo eremita e poi abate, vissuto nel lontano XI secolo, non ci sono pervenute molte notizie. La ‘Vita’ scritta, si basa su tradizioni locali e su documenti del monastero di S. Salvatore di Placa a Francavilla in provincia di Messina.
Sulla Sicilia vi era la dominazione saracena e Cremete si era ritirato fra le rovine di un antico eremitaggio, posto fra le pendici dell’Etna e la foresta di Placa.
Quando Ruggero I, principe d’Altavilla († 1101) dopo aver combattuto i musulmani, riuscì ad impadronirsi di tutta l’isola, Cremete gli si presentò per chiedergli aiuto nella ricostruzione del diroccato cenobio, portandogli in dono della selvaggina viva.
Il re gli concesse quanto chiedeva; il diploma di fondazione del monastero e della chiesa annessa di Francavilla, porta la data del 1092; essi furono dedicati al S. Salvatore e Cremete ne divenne l’abate; morì intorno al 1099.
Altre notizie storiche non ci sono, la festa liturgica di s. Cremete ricorre insieme a quella del S. Salvatore a cui era dedicato il monastero cioè il 6 agosto; in questo giorno si espone il suo corpo, posto in un reliquiario con iscrizione in greco.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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