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Venerabile Giacomo Bulgaro Religioso dei Frati Minori Conventuali

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Corticelle Pieve, Brescia, 29 gennaio 1879 - Brescia, 27 gennaio 1967

Giacomo Bulgaro nacque a Corticelle Pieve, in provincia di Brescia, il 29 gennaio 1879. A undici anni si trasferì nel capoluogo, ma perse successivamente il padre e la madre. Privo di riferimenti educativi, cominciò a frequentare cattive compagnie, si allontanò dalla religione e divenne chiuso e scostante. Col tempo cominciò a provare rimorso e rimpianto perché non era più buono e diligente come quand’era ragazzo. Il culmine di questo processo avvenne l’8 dicembre 1913, quando confidò le sue pene alla zia Caterina, sorella della madre, la quale lo affidò alla Madonna. Nei successivi quindici anni visse nel mondo, educando i ragazzi che non frequentavano la parrocchia di San Giovanni a Brescia e collaborando col parroco. Di mestiere era calzolaio, sin da poco dopo la morte del padre. Ormai cinquantenne, chiese di essere ammesso tra i Frati Minori Conventuali: come religioso non sacerdote, fu addetto alla questua e alla portineria del convento di San Francesco a Brescia, continuando a riparare le calzature dei confratelli e di tanti poveri. In obbedienza ai superiori, scrisse dei Diari in cui, pur non essendo molto istruito, toccò vette quasi mistiche, che furono palesi solo dopo la sua morte, avvenuta il 27 gennaio 1967. Il 28 novembre 2019 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui fra Giacomo Bulgaro, i cui resti mortali riposano dal 28 aprile 1994 nella chiesa di San Francesco a Brescia, veniva dichiarato Venerabile.



Giacomo Bulgaro nacque a Corticelle Pieve (BS) il 29 gennaio 1879. Undicenne si trasferì a Brescia con la famiglia. Suo padre Giovan Battista morì nel 1892, lasciando la moglie Orsola Cassamali e cinque figli piccoli. Giacomo cominciò a lavorare nella bottega di un calzolaio. Cresceva generoso e benvoluto, affezionato alla casa e diligente nei doveri.
Aveva diciotto anni quando morì sua madre: senza una guida, si lasciò progressivamente trascinare da cattive compagnie. Abbandonò la pratica religiosa, divenne svogliato, scontento di sé e scostante con gli altri.
Da tempo, però, covava nell’animo il rimorso per una vita difforme dagli ideali della sua adolescenza. L’8 dicembre 1913 aprì il suo cuore a una sorella della madre, zia Caterina, che l’affidò alla Madonna. Da allora ritrovò la grazia e l’energia per mettersi alla sequela di Gesù.
Per altri quindici anni visse a Brescia da laico esemplare, impegnato nel lavoro di calzolaio e in una forte testimonianza di fede. Inaugurava ogni sua giornata con tre ore di preghiera nella Chiesa di San Giovanni; con il curato della parrocchia collaborava nell’oratorio; in casa sua riuniva e istruiva i piccoli che non frequentavano la chiesa. Era squisito con i poveri, ai quali riservava quanto del suo guadagno non gli era strettamente necessario.
A cinquant’anni entrò nel convento di San Francesco a Brescia e vestì l’abito dei frati minori conventuali. Incaricato della portineria e dei poveri, esplicava ogni incombenza con diligenza e fedeltà straordinarie. Per un trentennio servì la portineria e i poveri con sorriso e pazienza; continuò il lavoro di calzolaio rattoppando le scarpe dei frati, dei giovani chierici e di tanti indigenti.
Il segreto della sua vita fu la preghiera continua e profonda, di cui aveva il dono. Visse l’obbedienza con radicalità, in dipendenza totale dai suoi superiori; riservato per carattere, volle per sé l’ultimo posto in tutto, contento di servire senza apparire, nello stile di vita della Vergine Maria, alla quale era affezionatissimo.
Solo dopo la sua morte fu conosciuta la qualità mistica della sua spiritualità. Nei Diari, scritti per ordine dei superiori, con il povero linguaggio dell’uomo di pochi studi fra Giacomo fissò esperienze interiori e locuzioni che lo accomunano ai mistici.
Trascorse gli ultimi anni relegato nella sua cella, impossibilitato a camminare e in balia dei disagi d’una esistenza quasi novantenne. Morì la sera del 27 gennaio 1967. Il suo corpo, inizialmente sepolto nel cimitero cittadino, la sera del 28 aprile 1994 fu traslato nella chiesa di San Francesco a Brescia.
Il 17 novembre 1989 iniziò il processo diocesano per la raccolta degli scritti e delle memorie sulla sua vita e virtù, che si concluse il 22 marzo 1991. Come da prassi, una copia delle testimonianze fu trasferita a Roma, alla Congregazione delle Cause dei Santi, che il 27 novembre 1992 emise il decreto di convalida degli atti processuali.
La “Positio super virtutibus” fu consegnata nel 2003. Il 26 giugno 2018 i Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciarono a favore dell’eroicità delle sue virtù. Anche i cardinali e i vescovi della stessa Congregazione, il 19 novembre 2019, espressero parere positivo.
Il 28 novembre 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui fra Giacomo Bulgaro veniva dichiarato Venerabile.


Autore:
Elisabetta Nardi

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Aggiunto/modificato il 2019-12-06

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