Nato a Corticelle Pieve (BS) il 29 gennaio 1879, undicenne si trasferì a Brescia con la famiglia. Suo padre morì nel 1892, lasciando la moglie e cinque figli piccoli. Giacomo cominciò a lavorare nella bottega di un calzolaio. Cresceva generoso e benvoluto, affezionato alla casa e diligente nei doveri. Aveva diciotto anni quando morì sua madre; senza una guida, si lasciò progressivamente trascinare da cattive compagnie. Abbandonò la pratica religiosa, divenne svogliato, scontento di sé e scostante con gli altri. Nella festa dell’Immacolata del 1913 visse l’esperienza della conversione. Da tempo covava nell’animo il rimorso per una vita difforme dagli ideali della sua adolescenza. L’otto dicembre 1913, nel santuario della Madonna a Corticelle, ritrovò la grazia e l’energia per mettersi alla sequela di Gesù. Per altri quindi anni visse a Brescia da laico esemplare, impegnato nel lavoro di calzolaio e in una forte testimonianza di fede. Inaugurava ogni sua giornata con tre ore di preghiera nella Chiesa di San Giovanni; con il curato della parrocchia collaborava nell’oratorio; in casa sua riuniva e istruiva i piccoli che non frequentavano la chiesa. Era squisito con i poveri, ai quali riservava quanto del suo guadagno non gli era strettamente necessario. A cinquanta anni entrò nel convento di San Francesco a Brescia e vestì l’abito dei frati minori conventuali. Incaricato della portineria e dei poveri, esplicava ogni incombenza con diligenza e fedeltà straordinarie. Per un trentennio servì la portineria e i poveri con sorriso e pazienza; continuò il lavoro di calzolaio rattoppando le scarpe dei frati, dei giovani chierici e di tanti indigenti. Il segreto della sua vita fu la preghiera continua e profonda, di cui aveva il dono. Visse l’obbedienza con radicalità, in dipendenza totale dai suoi superiori; riservato per carattere, volle per sé l’ultimo posto in tutto , contento di servire senza apparire, nello stile di vita della Vergine Maria, alla quale era affezionatissimo. Solo dopo la sua morte fu conosciuta la qualità mistica della sua spiritualità. Nei Diari, scritti per ordine dei superiori, con il povero linguaggio dell’ uomo di pochi studi fra Giacomo fissò esperienze interiori e locuzioni che lo accomunano ai mistici. Trascorse gli ultimi anni relegato nella sua cella, impossibilitato a camminare e in balia dei disagi d’una esistenza quasi novantenne. Morì la sera del 27 gennaio 1967 e fu sepolto nel cimitero cittadino. Il 17 novembre 1989 iniziò il processo diocesano per la raccolta degli scritti e delle memorie sulla sua vita e virtù. Conclusa la ricerca diocesana, nel 1991 le testimonianze furono trasferite a Roma, alla competente Congregazione. La sera del 28 aprile 1994 il corpo di fra Giacomo fu trasportato ed inumato nella chiesa di San Francesco a Brescia. Da allora la sua tomba è meta di pellegrinaggio per tanti credenti che cercano di conformarsi a Cristo.
Autore: Elisabetta Nardi
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Aggiunto il 2002-11-21
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